Intervista a Fabrizio Biolè

Pubblicato: 11 gennaio 2013 da fabiole in Senza categoria

Intervista a Fabrizio Biolè

di Alberto MelottoMegachip

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Gli ultimi mesi del 2012 hanno visto il Movimento 5 Stelle navigare in mari sempre più turbolenti.

Se da un lato, le elezioni amministrative, ultime quelle siciliane, hanno portato in dono successi in grado di far sognare percentuali da favola e gloria imperitura in vista delle elezioni politiche, dall’altro l’insofferenza di Beppe Grillo per chiunque possieda un’opinione lievemente diversa dalla sua (o forse un’ opinione tout-court?) hanno portato all’espulsione di Favia, Salsi, tacciati di dividere il Movimento, essere corrotti e corruttori, ungere le porte delle case dei contadini per portare la peste, e via dicendo.

Per chiarirci le idee su un fenomeno ancora in buona parte sconosciuto qual è il Movimento 5 Stelle, ci siamo rivolti per un’intervista a Fabrizio Biolè, eletto nella primavera del 2010 alla carica di Consigliere Regionale in Piemonte. Una mattina di inizio novembre, Biolè si è visto recapitare una missiva, in cui gli si intimava di non utilizzare per la sua attività politica il logo del Movimento 5 Stelle. Mittente: l’avvocato di Beppe Grillo.

Ben presto Fabrizio Biolè, approfittando dell’assenza del vincolo di mandato (ah, queste maledette istituzioni liberaldemocratiche!) decideva di non lasciare l’incarico di consigliere. Nei giorni successivi, il suo ex-sodale Davide Bono, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Regione Piemonte, tuonava con la consueta pacatezza: “NOI ANDREMO AVANTI COMUNQUE”, o qualche altra amenità del genere. Parafrasando Woody Allen, leggere certe frasi di Davide Bono mi fa venir voglia di invadere la Polonia.

Ma cos’avra mai commesso di così grave, questo benedetto ragazzo? Leggete e saprete.

Vuoi raccontarci quali sono stati i tuoi primi passi in politica, anche per spiegare meglio ai lettori qual è il senso della motivazione ufficiale del tuo allontanamento? Ai tuoi esordi, avevi fatto parte di una lista civica, in un piccolo paese del cuneese.

Sì, io avevo fatto parte di una lista civica, “Rinascita della montagna”, in un comune di soli 500 abitanti, Gaiola. In quel contesto, fare attività politica può essere paragonato allo svolgere un servizio civile, anzi è molto difficile trovare delle persone disposte a darsi da fare come amministratori pubblici in realtà così piccole. Venni eletto nel 1999 per la prima volta, venni rieletto nel 2004. Al momento della mia candidatura a consigliere regionale nel 2010, non rientravo quindi in uno dei parametri da rispettare per potermi candidare. Feci presente io stesso questa anomalia allo staff di Beppe Grillo.

E possiamo dire che non venne sollevata alcuna obiezione alla tua candidatura, in quel preciso momento?

No, fu un’accettazione silente, non venne sollevata alcuna questione; o meglio: io mi prenunii sia con chi aveva rapporti diretti con Grillo che con i cittadini in rete, misi tutto nero su bianco in modo che fosse evidente che era necessaria una deroga, anche perché in quel momento non vi erano molte altre persone disponibili a candidarsi nella provincia di Cuneo. Le uniche reazioni furono alcune battute di quelle che si fanno tra amici, pareva che nulla ostasse alla mia candidatura.

Col procedere della tua attività di consigliere regionale sono sorte alcune tensioni, pare che all’interno dello staff regionale che supporta – o meglio supportava – l’attività tua e dell’altro consigliere Davide Bono si siano levate voci ostili nei tuoi confronti. Alcune voci sostengono che proprio dall’interno dello staff regionale sia partita la sollecitazione, rivolta a Grillo,a ffinchè tu venissi allontanato bruscamente e senza rimedio dal Movimento.

Non sono in grado di confermare queste voci, di sicuro sui social network mi e successo di dover rispondere alle critiche del capogruppo Davide Bono e di alcuni membri dello staff regionale, questo non lo nego. Mi riuscirebbe difficile dare la colpa a qualcuno in particolare, quando si creano situazioni di così forte tensione non si può attribuire la colpa soltanto ad una parte. Dalle persone che ho appena citato è stata sollevata l’obiezione alla legittimità della mia candidatura, ma tale obiezione è sorta quando ormai siedevo ormai da diversi mesi sui banchi del Consiglio Regionale.

Veniamo agli ultimi mesi. A fine estate ricevi una fatale telefonata dallo staff di Grillo che ti “esorta” a dimetterti …

Sì, a inizio del mese di settembre ho ricevuto una telefonata da Grillo in persona. Qualcosa non mi quadrava, ne ho tratto l’impressione che Beppe non avesse ben chiara la situazione. Gli ho spiegato che la mia candidatura era stata accettata dal suo stesso staff, e in seguito gli ho spedito i documenti che comprovavano quanto avevo affermato. La mia era la classica “eccezione che conferma la regola”, ma tutto era stato approvato a suo tempo. Una così netta cesura della mia attività non rispetta, fra l’altro, quella che è la volontà dell’elettorato.

Inoltre, il comunicato dell’avvocato di Grillo ti invita ad interrompere qualsiasi tipo di attività politica nel nome del Movimento 5 Stelle, non soltanto quella legata alla carica istituzionale di consigliere regionale. Sui social network alcuni attivisti hanno criticato la tua scelta di restare in Consiglio Regionale, affermando che se tu volessi davvero il bene del Movimento, potresti rimanere in qualità di semplice militante. Tale strada ti è stata sbarrata, di fatto.

È così, è una situazione paradossale, anche perché dal punto di vista legale e giuridico vi è lo socntro fra chi vuole tutelare la proprietà commerciale di un marchio, e le leggi dello stato che tutelano chi è stato eletto nel diritto di continuare la propria attività nelle istituzioni. Certamente il passo che ha suscitato le proteste più veementi è stata la decisione di continuare la mia attività di consigliere della Regione Piemonte. Non poter più sviluppare i miei progetti e le mie idee nel più ampio contesto del Movimento 5 Stelle è per molti versi castrante. Io non credo di aver tradito nulla e nessuno, il fatto che da un momento all’altro si possa venire esclusi dal Movimento, senze vere ragioni, deve far riflettere gli aderenti, spero che possa essere l’inizio di un percorso di crescita e maturazione.

Secondo molti non sarebbe affatto casuale il fatto che la scomunica di Grillo sia giunta proprio la settimana successiva alla tua presa di posizione sul caso Salsi; ricordiamo che Federica Salsi si era presentata presso un talk-show televisivo, Ballarò, e aveva ricevuto degli insulti alquanto gratuiti e rozzi da parte dello stesso Grillo.

Anche in questo caso bisognerebbe domandare al mittente, non vi è un legame così netto e intelligibile fra i due eventi, io mi sono semplicemente permesso di sollevare una critica rispetto a quelli che reputo essere metodi inopportuni. Poteva essere legittimo criticare Federica Salsi per la sua apparizione in tv, ma una critica così volgare, capace soltanto di parlare alla pancia delle persone, da parte di una persona come Grillo che si appresta ad essere il garante del Movimento a livello nazionale, doveva essere evitata.

Pensi comunque che il Movimento 5 Stelle saprà riformarsi e sbarazzarsi di queste pecche o il fatto stesso di avere un leader così decisionista e ingombrante finirà coll’impedire che si creino spazi autentici di discussione democratica?

Di certo senza Grillo non esisterebbe il Movimento, ne è stato l’ispiratore, il creatore, il fondatore, insieme a Gianroberto Casaleggio, ci sono migliaia di intelligenze al lavoro nel Movimento, impegnate nelle amministrazioni comunali, o anche semplicemente a fare banchetti. Sono fiducioso sul fatto che l’utilizzo della rete come modalità di confronto potrà far superare questo tipo di problemi. Di sicuro i venti punti percentuali guadagnati negli ultimi mesi sono la causa stessa di queste problematiche. Il fatto di non possedere strutture, ma di avere il simbolo, il nome del Movimento in mano ad una singola persona, per quanto questa persona sia in buona fede, allo stato attuale crea non poche difficoltà.

Fonte:  Megachip

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