Archivio per aprile, 2013

-soldi-sotto-la-lente-d-ingrandimentodi Fabrizio Biolé

In relazione agli accrediti che,nelle more dell‘inchiesta sui fondi di funzionamento dei gruppi consiliari, oggi mi sono stati contestati, si tratta esclusivamente di rimborsi relativi a spese per rifornimenti di benzina/gpl e biglietti del trasporto pubblico.

Come da nota regola non scritta interna al gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle, i “rimborsi” di trasporto ai consiglieri venivano da me richiesti tramite autocertificazione (allegando gli scontrini) e in aggiunta ai soli 2.500 euro da me mensilmente percepiti.

Purtroppo, su proposta del mio ex capogruppo fatta in riunione regionale a marzo 2011, a partire da quella data, una quota degli stessi è stata inopinatamente bonificata da chi teneva la contabilità, e su autorizzazione dello stesso, dal conto corrente per il funzionamento del gruppo (anziché dal conto corrente cointestato con gli avanzi degli stipendi eccedenti i 2.500 euro mensili).

Nel momento in cui, analizzando a fondo gli estratti conto, già alcuni mesi fa, ho individuato il totale cumulativo di tali non corrette operazioni, ho rifuso immediatamente la somma al conto corrente per il funzionamento del gruppo.

Contestualmente alla presente sintetica dichiarazione, esprimo massima stima e rispetto e ovviamente disponibilità, per chi ad ogni livello sta conducendo le indagini.

Appuntamenti importanti della settimana:

Venerdì 19 aprile: inaugurazione del GLBT Festival a Torino

Venerdì 19 aprile: serata Rifiuti Zero a Savigliano (CN)

Sabato 20 aprile: La Scelta a Valdieri (CN)

Sabato 20 aprile: marcia contro il Terzo Valico a Novi Ligure (AL)

Sabato 20 aprile: convegno sull’Acqua Pubblica a Cuneo

Domenica 21 aprile: Marcia per la terra regionale a Cuneo

Domenica 21 aprile: Marcia a difesa della riserva della Vauda a San Francesco al Campo (TO)

Lunedì 22 aprile: proiezione “life in Italy is ok” a cura di Emergency a Cuneo, Novara, Santena e Alessandria

Martedì 23 aprile: conferenza stampa con Luca Mercalli e Angelo Tartaglia a Torino

Mercoledì 24 aprile: fiaccolata per la Liberazione a Cuneo

marciadi Fabrizio Biolé

Domenica 21 aprile parteciperò, anche come concreto sostenitore dell’evento, alla Marcia per la Terra per la salvaguardia dei terreni liberi e fertili, organizzata dal Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio.

Sarò presente anzitutto per ribadire che le istituzioni, ad ogni livello, hanno ormai il dovere morale di abbandonare nei fatti metodi e iniziative volte alla cementificazione ed allo sfruttamento indiscriminato del territorio a scopo speculativo, abbracciando invece concretamente strategie virtuose e sinergiche di tutela del paesaggio e promozione di una corretta gestione in armonia con la natura.

Non causalmente la manifestazione si terrà a Cuneo, città simbolo di un consumo indiscriminato del suolo, che nasce da ipotesi sovradimensionate di sviluppo del tessuto urbano, quando buona parte del costruito è di fatto inutilizzato; formalmente mi impegno, insieme a molti altri citadini e associazioni, a fermare, con ogni mezzo pacifico, l’ennesimo potenziale scempio del territorio cuneese: il devastante lotto 1.6 della inutilizzata bretella dell’A33, il quale, per posizione, costi e impatto, darebbe il colpo di grazia a buona parte della pianura fertile a nord della citttà, cancellando strade vicinali, tagliando canali irrigui, consumando irreversibilmente ettari di terra cuneese, per la spropositata cifra di oltre 150 milioni di euro per sette chilometri, a suggello del demenziale sillogismo “grandi opere=sviluppo”.

La Marcia rappresenta un’importante occasione di partecipazione popolare, strettamente collegata ai temi per cui recentemente ho presentato un ordine del giorno sugli inevitabili limiti della crescita e sul rapporto tra le azioni antropiche e le leggi che giocoforza governano la natura.

Sottolineo infine che alla manifestazione i cittadini cuneesi potranno sottoscrivere la legge di iniziativa popolare nazionale “rifiuti zero”.

terradi Fabrizio Biolé

Martedì 23 aprile alle 13 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris presenterò alla stampa, alla presenza del Professor Luca Mercalli e dell’Ingegner Angelo Tartaglia, il mio Ordine del Giorno (sottoscritto già da diversi altri colleghi consiglieri, quali Monica Cerutti, Tullio Ponso, Angela Motta)  “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi della natura prevalgono su quelle dell’uomo”, col quale intendo impegnare il Consiglio Regionale ad affrontare finalmente la non più rimandabile questione posta nell’omonimo appello a gennaio 2013 da più di 460 docenti e ricercatori italiani attivi nel Paese e all’estero, primi tra tutti proprio Mercalli e Tartaglia.

L’appello costituisce, a mio avviso, un esempio di alta onesta intellettuale e grande coraggio – circostanza rara in questo periodo di oscurantismo culturale e tecnicismo istituzionale – perché rompe il lungo, assordante silenzio sullo stato della situazione globale nell’attuale epoca storica.

Si tratta di una situazione allarmante e in rapido deterioramento, considerando le principali tendenze generali in corso come: l’aumento della popolazione, il riscaldamento climatico, la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse, l’instabilità politica, la carenza alimentare, la distruzione di suolo fertile, l’accumulo di rifiuti tossici e l’inquinamento persistente nell’aria, nelle acque e nei suoli oltre alla scarsità d’acqua potabile.

Significativamente, l’appello contiene anche una denuncia chiara del dominio culturale del dogma della crescita: crescita della finanza come unica modalità di progresso, crescita della ricchezza come forzata unità di misura del benessere, crescita della produzione come unico rimedio alla delocalizzazione, crescita dei consumi come unica soluzione allo smantellamento industriale.

Nonostante la complessità e la quasi irreversibilità dei processi in atto nel mondo sociale e naturale, la  crescita è, infatti, in ogni campagna elettorale e nelle dichiarazioni ufficiali prospettata come l’unica soluzione possibile ed efficace alla crisi in atto.

In disaccordo con il pensiero unico “crescista”, Mercalli, Tartaglia e gli altri firmatari auspicano e chiedono di prendere in considerazione un radicale cambio di paradigma culturale. In particolare, come ripreso dal mio Ordine del Giorno relativamente al’istituzione di competenza, propongono di aprire un dibattito pubblico, rigoroso e documentato sulla situazione, anzitutto riconsiderando un punto di vista ad oggi sistematicamente e volontariamente escluso dal dibattito main-stream dei media: quello della decrescita.

Il concetto che più intendo sottolineare è la solo apparente aleatorietà dei concetti espressi nell’appello, rispetto alla contingenza legata alle grandi problematiche che affliggono la società piemontese e italiana: niente di più falso! Cambiare punto di vista come rappresentante istituzionale, così come cittadino, rende molto più affrontabili anche le questioni più concrete, non fosse altro che per le soluzioni “laterali” che in questo modo si riesce ad elaborare.

L’invito è dunque per martedì 23 aprile alle 13 in Sala dei Presidenti, via Alfieri 15, Torino.

bicchieredi Fabrizio Biolé

Nonostante per ben due volte i cittadini  italiani (e i piemontesi) si siano espressi contro lo sviluppo della filiera elettronucleare, è importante sottolineare continuamente che le conseguenze della filiera conclusasi negli anni ’80 sono ricadute, ricadono e, ahinoi, ricadranno ancora per molti lustri sulla salute, sull’ambiente e sulle casse pubbliche!

Mai è stato definito dai governi succedutisi in questi trent’anni un deposito definitivo su suolo italiano; treni speciali con scorie e residui attraversano costantemente nottetempo i territori del nord Italia alla volta ora della Gran Bretagna, ora della Francia, ora degli Stati Uniti; il rischio di un disastro di dimensioni apocalittiche, dovuto alla presenza del 90% dei residui di filiera sulle rive della Dora, a Saluggia, in provincia di Vercelli, è sempre in agguato, dopo essere stato miracolosamente scongiurato durante le alluvioni del 2001.

Nessun piemontese si può dire sicuro, nessun territorio della nostra regione è matematicamente salvo in caso qualche cosa andasse storto. Appena di giovedì scorso la notizia allarmante di perdita di liquido da una vasca, la WP719, dello stabilimento Eurex. Qui è stoccato il materiale liquido, il più pericoloso perchè difficilmente contenibile, quello che desta la preoccupazione più grande nella popolazione tutte le volte che sul territorio si abbattono delle piogge abbondanti.

Non è una novità la pericolosità e l’emergenzialità della situazione. Piuttosto l’elemento nuovo è che al limite massimo di riempimento della vasca, dovuto appunto alle precipitazioni atmosferiche succedutesi, si aggiunge il rinvenimento di due fessurazioni nella parete della stessa, dalle quali sta fuoriuscendo liquido con tracce di Cesio e Americio il quale, giocoforza, percola sul suolo circostante.

Come rappresentante istituzionale pro tempore, sono veramente idignato e molto preoccupato per le eventuali conseguenze, per questo depositerò immediatamente una interrogazione urgente all’Assessore Ravello. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa è successo, che cosa non si è fatto, che cosa attendersi come conseguenza della fuoriuscita di liquido radioattivo. E la Regione si deve rendere conto che diventa ormai imperativo risolvere una volta per tutte la questione nucleare piemontese, alla radice, con programmi ben definiti ed è intollerabile che centinaia di migliaia di cittadini siano costantemente nel terrore che un semplice temporale possa irrimediabilmente contaminare i pozzi dell’acquedotto del Monferrato, uno dei più importanti della nostra regione!

carceredi  Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Il IX Rapporto dell’associazione Antigone sulla situazione carceraria in Italia è a dir poco allarmante! Nel 2012, le prigioni italiane hanno registrato un ulteriore incremento del costante fenomeno del sovraffollamento, il cui tasso è attualmente del 142,5% (contro una media europea del 99,6%): a fronte di una capienza regolamentare di 45.742 posti, infatti, nei 206 penitenziari del Paese sono rinchiusi 66.675 detenuti. Di questi, il 40,1% è in custodia cautelare, ovvero non ha ancora ricevuto una condanna definitiva.

Ad esser incarcerati sono soprattutto esponenti delle popolazioni più povere che abitano sul suolo italiano: maschi italiani di origine meridionale (più del 60% del totale della popolazione carceraria) e maschi di origine straniera (circa il 35%, percentuale tra le più alte d’Europa).

Inoltre, nonostante la Costituzione sancisca la funzione rieducativa della detenzione, in carcere oggi si continua sia a morire (93 i detenuti morti in prigione quest’anno, di cui 50 per suicidio, uno per sciopero della fame e 31 per “cause ancora da accertare”), sia a restare sempre e solo dietro le sbarre (in media per 20 ore al giorno, sebbene le 4 ore d’aria siano ovunque soggette a restrizioni crescenti relative alla quantità e qualità del tempo concesso al detenuto per uscire fuori dalla propria cella).

Per di più, Antigone registra numerosissimi casi di detenuti a cui sono negati diritti basilari, tra i quali quelli alla salute ed a non esser trasferito arbitrariamente lontano dai propri affetti.

La Costituzione prevede pure il reinserimento sociale del carcerato che ha scontato la sua pena: eppure, il 68% dei detenuti è recidivo. Significativo infine il dato relativo ai suicidi tra gli agenti carcerari: 68 tra il 2000 e il 2012.

La regione Piemonte rientra nella media delle regioni italiane, pur presentando alcune peculiarità virtuose: tra le tante ricordiamo il progetto del birrificio presente all’interno del “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, gestito dalla cooperativa “Pausa Caffè”, che vede impegnati alcuni ospiti con contratto diretto con la cooperativa e che ha negli anni incrementato la propria produzione, fornendo birre di altissima qualità, grazie all’abnegazione e alle competenze del mastro birraio Andrea Bertola e alla collaborazione con gli educatori presenti nella struttura.

La situazione è comunque molto grave e tale da richiedere un intervento strutturale urgente e rinnovatore del legislatore nazionale, proprio nel momento in cui il legislatore regionale tenta di cancellare con un colpo di spugna l’istituzione del “Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive delle libertà personale”. E’ infatti giacente in Consiglio Regionale la proposta di legge numero 188, che, tacciando le piccolissime risorse necessarie per la figura del garante, di “spreco” sta spingendo per un arretramento del Piemonte, prima Regione ad istituirlo, pur non avendolo mai nominato!

Dal canto suo, a causa di questo status quo, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti.

Al fine di cambiare le leggi criminogene all’origine del problema, un gruppo di associazioni ha lanciato un appello per la raccolta firme atta a depositare tre proposte di legge d’iniziativa popolare per:

          modificare la legge sulle droghe

          affermare la legalità nelle carceri così rispettando la carta costituzionale

          introdurre nel codice penale il reato di tortura

La prima proposta muove da un dato: ogni anno, in Italia circa 28.000 fra consumatori e piccoli spacciatori sono incarcerati per reati connessi in violazione della normativa antidroga (la cosiddetta legge  “Fini-Giovanardi”) e 15.000 tossicodipendenti hanno subito dei passaggi nelle patrie galere: metà della popolazione carceraria, quindi ha a che fare con la legge sulle droghe. Depenalizzare il consumo di droga e ridurre l’impatto penale della normativa in materia è dunque un primo passo fondamentale per ridurre il sovraffollamento nei penitenziari del Paese.

La seconda legge si adopera per introdurre nel nostro ordinamento al figura del Garante nazionale dei detenuti, (proprio nel momento in cui la nostra Regione lo vuole abolire), la conversione della pena nel caso di mancanza di posti disponibili nelle carceri con l’istituzione di cosiddette liste d’attesa, insieme con modifiche alla recidiva, ai benefici ed alle pene alternative.

La terza legge, infine, colma un vuoto legislativo intollerabile, con una proposta ormai non più procrastinabile, visti anche i numerosissimi casi di violenza su fermati, arrestati o carcerati che hanno negli ultimi anni riempito le cronache giornalistiche. Un passo verso l’umanizzazione di un paese che si professa democratico, ma che nei fatti spesso dimostra esattamente il contrario.

Le leggi sono sottoscrivibile da qualunque cittadino italiano maggiorenne; informazioni, date e luoghi per dare il proprio contributo le trovate sul sito ufficiale della campagna. Da par nostro cercheremo di supportare fattivamente questa battaglia di civiltà!

Alcuni interessanti appuntamenti della prossima settimana:

Sabato 13 aprile: in bici per dire NO alla violenza a Cuneo

Sabato 13 aprile: energia, salute e autodeterminazione a Paesana (CN)

Domenica 14 aprile: emergenza democratica in Val Susa a Grugliasco (TO)

Giovedì 18 aprile: Quale futuro per i CRAS regionali? a Grugliasco (TO)

Giovedì 18 aprile: Pirogassificatori, ambiente, salute a Genola (CN)

Venerdì 19 aprile: presentazione del libro Binario Morto al centro Sereno Regis – Torino

trenitagliadi Fabrizio Biolé

Come preannunciato alcuni giorni fa oggi ho depositato un atto formale a salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia. Vista la calendarizzazione dei lavori e la trasversalità delle prese di posizione in difesa della tratta, anziché un’interrogazione ho deciso di presentare un ordine del giorno che è stato sottoscritto dai gruppi di Sel, Idv e Udc, oltre al collega Toselli del PdL e che è stato inserito nell’ordine del giorno del Consiglio Regionale.

Senza nessuna velleità di primogenitura, ho ritenuto urgente trasformare quello che è una volontà ormai condivisa da cittadini, sindaci, consiglieri, commercianti, enti in un atto che esprima contrarietà all’assurda e deprecabile  ipotesi.

La storia della linea vorrebbe l’anno in corso come ricorrenza del centocinquantenario deLl’arrivo della ferrovia a Tenda; non c’è peggior prospettiva che vedere invece la chiusura potenziale dell’intera tratta.

Sono sicuro che con l’impegno di tutti gli attori coinvolti si riuscirà a trovare una programmazione ad ampio respiro per ravvivarla e rilanciarla, rendendola turisticamente più appetibile (le potenzialità ci sono), in un futuro prossimo che vedrà giocoforza un ritorno all’incremento del trasporto locale su ferro, modalità di gran lunga più sostenibile e praticabile rispetto alla gomma, o quantomeno un’equa interrelazione tra le due modalità di trasporto.

Mi auguro che la Giunta, pur nelle difficoltà di cassa tenga conto del valore popolare, cuturale, turistico e commerciale della linea Cuneo-Ventimiglia e si attivi di conseguenza, anche perché non si tratta di una battaglia di parte: come tutti sanno anche rappresentanti di forze politiche che sostengono la maggioranza regionale hanno preso netta posizione negli ultimi giorni.

Per il supporto al TPL , le risorse a livello nazionale ci sono, basta scegliere le giuste priorità!

WP_001006di Fabrizio Biolé

Anche in seguito al partecipato sit-in posto in essere davanti al Tribunale di Torino nel pomeriggio di lunedì 8 aprile (foto in allegato) nel quale decine di cittadini hanno voluto esprimere la propria solidarietà e vicinanza a pubblici ministeri minacciati da lettere anonime, ho depositato oggi un Ordine del Giorno per chiedere una presa di posizione di solidarietà verso i Pubblici Ministeri Nino Di Matteo, Sergio Lari e Domenico Gozzo, da parte del Consiglio Regionale, in seguito ai gravi episodi intercorsi nei giorni passati. Come risaputo, Di Matteo è il magistrato della Procura Antimafia di Palermo che sta occupandosi dell’indagine sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”. Lari e Gozzo sono invece impegnati nella Procura di Caltanissetta a sbrogliare la matassa sugli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti e tre sono stati minacciati di morte. Cosa Nostra avrebbe in progetto una serie di attentati stragisti nei loro confronti: questo è quanto emerge dal contenuto delle due lettere anonime recapitate al Procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Messineo. Poche righe che riportano con precisione e fedeltà i luoghi e gli orari consueti della vita lavorativa e privata dei tre magistrati.

A Torino, nel 1983 un altro magistrato fu ucciso dalla criminalità organizzata: Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino. Le indagini da lui promosse e condotte riguardavano l’intrecciato, brulicante mondo dei rapporti tra i mondi della politica, degli affari e della mafia, che non sempre sono popolati da individui che ricercano il progresso e il benessere comune.

Individui che invece spesso tramano per il proprio personale profitto e potere. Il risultato della loro azione, all’epoca non del solo Bruno Caccia, ma dei tanti, troppi “Bruno Caccia” è stato la “strategia della tensione”: il regresso democratico della Prima Repubblica, che aveva comunque garantito al Paese anni di ricostruzione, boom economico e servizi sociali.

La Prima Repubblica terminò proprio con una serie di stragi, di matrice apparentemente non solo mafiosa, non solo “meridionale”: una su tutte, quella del giudice Giovanni Falcone, che il 23 maggio 1992 a Capaci morì saltando in aria con l’auto sulla quale stava viaggiando con altre persone, a causa di un’esplosione che dilaniò l’intera sezione autostradale.

Siccome la storia insegna che il nostro Stato non ha mai cambiato ordinamento (dalla monarchia alla Repubblica) o assetto (dalla Prima alla Seconda Repubblica) senza una “guerra”, calda o fredda, sempre violenta, ho suggerito al Consiglio Regionale di impegnarsi a suggerire al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno una ferma reazione tramite misure urgenti in contrasto con il contenuto delle due lettere.