Archivio per maggio, 2013

immagine comunicato finanziariadi Fabrizio Biolé

Infine la inopinata finanziaria 2013, con allegato bilancio previsionale, è stata, con più di tre mesi di ritardo, approvata. Praticamente nessuna richiesta delle opposizioni è stata accolta, tanto meno quelle che in qualche modo avrebbero rappresentato seppur piccoli risparmi.

Dal prossimo anno si è sancito l’aumento della tassazione, con l’aliquota IRPEF; strutture fallimentari, e anzi costose, come le federazioni sanitarie vengono fatte ignavamente sopravvivere; la spada di Damocle pur momentaneamente spuntata del Fondo Immobiliare Sanitario continua a pendere sulla testa dei piemontesi.

E ciliegina sulla torta, a latere dei drastici tagli alle politiche sociali, alla cultura e al diritto allo studio, la grande confusione sul TPL, con dichiarazioni divergenti da Assessori diversi, mette ulteriormente in difficoltà pendolari, operatori e amministratori.

Come sottofondo la solita, perenne e cocciuta volontà di non ridefinire le priorità, continuando ad usare vecchi metodi per problemi attualissimi!

sciopero-orsa-treni BONINO SUL TPL: NUMERI CASUALI E SPREZZO DEL CONSIGLIO…
Dopo la richiesta più volte reiterata dai gruppi di opposizione rispetto ad un’informativa sulla programmazione del Trasporto Pubblico Locale, oggi finalmente l’Assessore Bonino ha effettuato la comunicazione in aula, ripetendo pedestremente i dati che, guarda caso, da 36 ore sono presenti sui giornali. Anzi: i dati riscontrati sui media scendono molto più nel dettaglio…Questa è diventata la modalità di alcuni Assessori di confrontarsi con il Consiglio Regionale: entro le ore 6 del 3 maggio dovremmo chiudere forzatamente la discussione di finanziaria e di bilancio, a causa dell’assurdo contingentamento dei tempi voluto dalla maggioranza e suggellato dal Presidente Cattaneo, ed ancora, soprendentemente, a distanza di 5 minuti uno dall’altro, l’Assessore al Bilancio Pichetto Fratin smentisce la stessa Bonino, e di conseguenza gli stessi articoli di giornale stampati il 1° maggio.

Nella sostanza: a 15 ore dalla coatta chiusura della discussione del bilancio consiglieri, cittadini e operatori non hanno nessuna certezza sui numeri del TPL e la stessa Giunta si contraddice al suo interno!

Inaccettabili e ridicoli!

loghidi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

A partire dalla sua lontana e sanguinosa istituzione, la giornata del primo maggio di quest’anno rappresenta forse il momento di più particolare di riflessione, in tempi di recessione innanzitutto culturale e poi anche economica.

Riflettere sulla giornata internazionale della festa del lavoro implica non aver dimenticato che questo è il giorno in cui ci si riunisce per ricordare la fondamentale importanza dei movimenti operai, sindacali e politici nati nelle seconda metà del XIX° secolo nella costruzione del “mondo nuovo” dei lavoratori: un mondo che da fine ‘800 alla Seconda Guerra Mondiale significò innanzitutto riduzione dell’orario di lavoro, miglioramenti salariali e progresso delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie in ogni parte del mondo. Dal secondo dopoguerra alla fine del XX° secolo, in quasi tutti i Paesi europei e nordamericani ed oltre i confini del ricco Occidente imperialista, grande fu il traguardo che i lavoratori riuscirono a conseguire, resistendo alla repressione violenta e spesso mortale dei suoi protagonisti più brillanti e attivi: nacquero le repubbliche a sovranità popolare, le democrazie parlamentari e il “welfare state” che realizzarono il mondo nuovo, dimostrando ch’esso era sempre stato non un illusorio sogno o una vana speranza ma un’idea concretizzabile e portatrice di benessere per tutti.

Oggi, nell’annus horribilis 2013, quel mondo nuovo è ormai da tempo divenuto un mondo vecchio. Nell’anno che sancisce il passaggio alla povertà di decine di milioni di persone che vivono in Europa a causa della disoccupazione e della precarietà, celebrare il primo maggio comporta il porsi ancora una volta di fronte l’obiettivo di sempre: costruire il nuovo mondo nuovo, apprendendo dalle vittorie delle tante lotte ovunque condotte per l’emancipazione, la libertà e la giustizia e imparando dalla sconfitta dei continuatori di tali lotte, che sono ormai un patrimonio del passato che perciò non va rinnegato e disperso, bensì conosciuto e tramandato.

Di queste lotte del passato, a motivarci nel ricominciare a plasmare il presente ed ad illuminare di una luce diversa il nostro futuro potrebbero essere soprattutto due cruciali battaglie: la riduzione dell’orario di lavoro e la garanzia di fondamentali forme di protezione sociale quali i sussidi e i servizi.

Di fronte alle convulsioni di un capitalismo neo-liberista, finanziario e guerrafondaio che non riesce più neanche ad assicurare i tradizionali, minimi e persuasivi privilegi per pochi (in primis, le centinaia di milioni di lavoratori occidentali) per perpetrare la schiavizzazione e lo sfruttamento dei molti (i cinque miliardi e mezzo di esseri che vivono nel mondo, la metà dei quali sopravvivendo con meno di un dollaro al giorno tra miseria, dolore e ignoranza), chi si batte o intende battersi per i diritti propri e altrui, per fermare la sopraffazione dei rapinatori globali (i proprietari privati ultimi della proprietà di banche, corporations e fondi) e la loro guerra non dichiarata a chi vive di lavoro salariato perché privo di qualunque altro mezzo di sussistenza deve domandarsi: attorno a quale ideale comune e condiviso occorre ri-formare e ri-organizzare la volontà e la forza della classe lavoratrice italiana, greca, tedesca, cinese, cilena, congolese, indonesiana,… mondiale?

La risposta non è facile, specie considerata la dominante, profonda confusione culturale che si traduce in subalternità politica, divisione sociale e indifferenza individuale.

Eppure la risposta esiste ed è una e una soltanto: la nostra volontà e la nostra forza di lavoratori e di classe lavoratrice deve ritornare ad essere il miglioramento della nostra condizione, in una situazione di estrema debolezza e completa inefficacia delle nostre usuali modalità di pensiero e d’azione.

Istituire il salario minimo garantito per chiunque non abbia altra fonte di reddito ad esclusione del salario ricevuto in cambio del suo lavoro è una delle due priorità fondamentale attorno alla quale riorganizzarsi, così permettendo a tutti i lavoratori adesso esclusi e in via di emarginazione dal dibattito sul presente e sul futuro di informarsi, partecipare e mobilitarsi, nonostante la mancanza del bene più importante per la sopravvivenza del corpo e l’emancipazione della mente: il lavoro.

Ridurre l’orario di lavoro è invece la seconda priorità fondamentale per affermare gli interessi della maggioranza a scapito di quelli della minoranza della popolazione globale, ridistribuendo il sempre più scarso, malsano e inquinante lavoro già esistente tra i lavoratori. Chiunque lavori singolarmente vivendo meglio collettivamente (poiché con maggior tempo ed energia a disposizione per gli affetti e le passioni) e tutti si lavori per produrre e consumare quanto basta a soddisfare i bisogni veri dell’uomo, della società e della natura, rifiutando il superfluo del consumismo e la rigettando propaganda dello spettacolo.

La riduzione dell’orario di lavoro e l’istituzione del salario minimo garantito sono i due pilastri sui quali si regge la soluzione non-capitalistica della crisi in corso: la decrescita, ovvero la necessaria e radicale riorganizzazione della società umana che ridiscuta e rivoluzioni l’odierno sistema di produzione e consumo, entrambi ancora incentrati su un’egoista logica mirante a soddisfare un unico proposito: la crescita infinita dell’accumulazione di capitale e della compromissione della biosfera, a scapito della coesione di sempre più popoli entro le loro nazioni, della sostenibilità nell’uso delle risorse tra nazioni e della pace nella loro condivisione tra i popoli della Terra.

Festeggiare il primo maggio, quindi, è un coraggioso atto di solidarietà verso chi già lotta e un lungimirante atto d’impegno per unirsi a quella lotta, aiutando a resistere allo sfascio di centocinquant’anni di vittorie dei lavoratori e contribuendo alla conquista della dignità e della felicità di poter capire il presente e decidere il futuro.

Il mondo nuovo è già qui ora, e non si chiama austerity, sacrificio e mercato: la decrescita deve esser il baricentro del nuovo movimento dei lavoratori d’oggi e decrescista deve esser il mondo nuovo di domani.