Inconveniente indigesto o prevedibile disastro?

Pubblicato: 26 agosto 2013 da mallamacidaniele in ambiente, energia, legalità, salute
torrente veglia inquinato moria pesci di Fabrizio Biolé
Di pochi giorni fa la notizia di un grave inquinamento da digestato da produzione di biogas nel torrente Veglia di Fossano, affluente diretto del fiume Stura di Demonte.Pare a causa del malfunzionamento di una pompa di un’azienda di Loreto ci sarebbe stata la fuoriuscita da una vasca di molte centinaia di metri cubi di liquame fortemente inquinante, rilevato dall’esperienza diretta di alcuni pescatori che hanno dato l’allarme all’arrivo e la diffusione nelle acque in cui svolgevano la propria attività di una macchia scura e maleodorante di notevoli dimensioni, la quale nei giorni successivi avrebbe causato la moria di numerosi animali acquatici.

Vista la dovuta e solerte azione di rilevamento dell’Agenzia ARPA, ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente alla Giunta Regionale (in allegato) per conoscere in tempo reale lo svolgimento dell’attività e i rilievi e le potenziali conseguenze per il territorio, l’ambiente, l’ecosistema del torrente e i cittadini fossanesi.

Incidenti simili, che succedono purtroppo a cadenza costante lungo tutta la penisola, devono necessariamente interrogare amministratori e legislatori sull’opportunità di una produzione energetica così potenzialmente pericolosa come quella del biogas da digestione anaerobica.

Per rendere l’idea della pericolosità dell’evento, basti pensare che quindici giorni fa, a causa di un simile “incidente” a Civitanova Marche, con lo sversamento in un affluente del fiume Chienti di digestato di fermentazione anaerobica (che in quel caso era a monte già comunque diluito in acqua), il Sindaco ha vietato la balneazione sul litorale della cittadina, anche su suggerimento dell’Agenzia per L’Ambiente marchigiana, a causa di potenziali pericoli anche per la salute umana, oltre a quella della fauna fluviale e marina.
A fronte dell’insostenibilità economica di detta produzione – in mancanza di incentivi e certificati – vale la pena: aumentare le emissioni per la lavorazione dei terreni, aumentare la competizione alimentare – il 90% delle produzioni di biogas da deiezioni o rifiuti è infatti integrata da componenti vegetali sottratte all’alimentazione -, rendere criticha la quantità di emissioni dovute ai trasporti del materiale e soprattutto consumare indiscriminatamente grandi quantità di humus con il conseguente aumento dell’erosione e il dilavamento dei terreni agricoli, già messi a dura prova dalla scellerata cementificazione?

Io credo di no: forse, il brutto episodio di Fossano potrà essere spunto di riflessione approfondita anche a livello politico sull’opportunità di spinte incentivanti la produzione indotta di biogas, o almeno così mi auguro.

Intanto l’ecosistema del Veglia, e del tratto finale dello Stura, e i fossanesi ringraziano!

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