Archivio per la categoria ‘acqua pubblica’

PPPSegnaliamo questi interessanti appuntamenti a cui consigliamo di partecipare questo sabato:

 – sabato 26 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, davanti alla stazione di Cuneo, presidio per la salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Nizza

 – sabato 26 ottobre, dalle 15.00, a Bussoleno (Salone Don Bunino), incontro tra la Costituente dei Beni Comuni e il Movimento NO TAV, con Gianna De Masi, Ugo Mattei, rappresentanti del Teatro Valle di Roma e giuristi

 – sabato 26 ottobre, corteo “Basta menzogne sull’inceneritore”, ritrovo h 14.00 davanti alla vecchia stazione Porta Susa e arrivo davanti alla RAI di via Verdi.

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di Fabrizio Biolé
Alcune volte, dopo aver analizzato, verificato e fugato ogni dubbio rispetto alla scarso approfondimento da parte degli enti pubblici sugli interventi da essi finanziati tramite bando – dunque con soldi appartenenti a tutti i cittadini – e vedendo che gli interventi in questione non subiscono nemmeno un rallentamento finalizzato al verificarne la validità sotto ogni punto di vista, specie se drenano ingenti quantità di risorse economiche, per il cittadino è veramente difficile non ipotizzare profili di malafede, siano essi poco rilevanti come macroscopici.

E’ questo il caso dello scellerato progetto di bacino irriguo nel territorio del comune di Boves, in località località Molettino della frazione Rivoira.

Andando con ordine: il progetto relativo alla realizzazione dell’opera, lago artificiale di circa cinquantamila metri cubi funzionale in prima istanza alla creazione della pressione necessaria per una costruenda rete di irrigazione a goccia, è stato giudicato ammissibile dalla Regione Piemonte all’interno del “Bando per la realizzazione di infrastrutture irrigue strategiche 2007-2009” per un totale di circa un milione quattrocentomila euro e, dopo alcune fasi di dialettica con realtà territoriali e associative che hanno rilevato diversi elementi di inopportunità, è ad oggi in fase di appalto.

Diversi ordini di obiezioni rimangono tutt’ora validi e assolutamente mai “smontati” da chi, amministrazione comunale di Boves in primis, ha ritenuto di proseguire con il paraocchi quello che avrebbe invece potuto essere un percorso di confronto costruttivo e partecipato per la realizzazione di un’opera tutt’altro che indifferente come impatto sul territorio bovesano: come prima cosa lascia molto perplessi la localizzazione del bacino, che, pur con qualche piccola variazione morfologica rispetto al progetto originale comprometterebbe in modo permanente più di un ettaro e mezzo di terreno agricolo di forte pregio, con una ingente valenza pure paesaggistica; in secondo luogo si dimostra un non-senso progettuale la collocazione su superficie pressochè piana, il che comporterà, a differenza di una collocazione su pendio, l’irreversibilità del processo, con ingenti lavori di rimozione e trasporto (dove?) dei cinquantamila metri cubi di smarino, che nella fattispecie del progetto non potranno nemmeno essere ceduti a titolo oneroso in quanto questo comporterebbe attività di cava, obbligatoriamente sottoponibile a Valutazione d’Impatto che per il progetto di cui all’oggetto non è prevista (a questo si aggiunge una stima di 5000 viaggi di mezzi pesanti per l’asportazione del materiale dal circondario); ancora: da dati scientifici incontrovertibili, il livello di falda in loco, desumibile dal livello di alcuni pozzi circostanti, va dai circa 5 ai circa 3 metri dal piano di campagna e il bacino, profondo più di 6 metri, verrebbe scavato letteralmente nella falda acquifera, pratica pericolosa e scrupolosamente evitata in tutti i casi analoghi per una serie consistente di motivi.

Altre fondate obiezioni, non ideologiche ma profondamente scientifiche, sono che per esempio le ingenti risorse e il forte impatto avranno come contropartita un insulso utilizzo irriguo per meno di due mesi l’anno, oppure che – osservazione tutt’altro che marginale – entrambe le finalità del bacino, quella di messa in pressione dell’irrigazione a goccia e quella di riserva d’acqua in periodi secchi, non sono in nessun caso risolti da un progetto con quei parametri. Per la prima finalità la stessa efficienza (30 litri al secondo), ma anche un’efficienza superiore possono essere ottenute tramite l’uso di acqua corrente o di pozzi, molti dei quali già presenti, e con una spesa irrisoria; per la seconda finalità, più sistemica, un bacino delle dimensioni di cui all’oggetto è assolutamente insignificante: la riserva idrica verrebbe garantita solo da grandi invasi, la cui opportunità meriterebbe un dicorso a parte, con rese ben maggiori rispetto al pur maggiore investimento economico!

E ho volontariamente taciuto i tempi e costi di manutenzione per la proliferazione potenziale di alghe nei filtri di ogni singolo impianto, così come il fatto che mai siano stati posizionati sul territorio strumenti di rilevazione della portata e della pioggia. Insomma: ritengo che da parte dell’Amministrazione Comunale e dall’Amministrazione Regionale, che ha destinato all’inutile ma impattante progetto quasi un milione e mezzo di euro pubblici, si debba finalmente, prima di sprechi irreparabili, ragionale sulle concrete opportunità. Le misere modifiche poste in essere durante gli scorsi mesi di rielaborazione non sono che fumo negli occhi.

Tralascio la curiosa e “conflittuale” coincidenza di un Assessore Regionale all’Agricoltura che erogherebbe contributi di per un progetto proposto da uno dei propri genitori, in quanto legale rappresentante attuale del Consorzio Irriguo “valle Gesso, Valle Vermenagna, Cuneese bovesano”, per fare un’appello al buonsenso, e concretizzarlo – l’appello – in un’interrogazione urgente appena depositata in Consiglio Regionale, su una vicenda che grida allo spreco sotto molti punti di vista!

Sotto la delega, niente?

Pubblicato: 9 settembre 2013 da mallamacidaniele in acqua pubblica, decrescita, democrazia, diritti, legalità, politica, solidarietà

kiengedi Fabrizio Biolé

Se ci fosse stato bisogno di confermarlo, la visita della dottoressa Kyenge ha sprizzato, a mio avviso, pochezza e mancanza di contenuti sotto molti punti di vista.

Intendiamoci: ben venga l’attenzione di una rappresentante governativa verso le problematiche territoriali, magari accompagnata da un formale momento di incontro e confronto con cittadini e rappresentanze. Però, nel caso del consesso di Saluzzo, è mancato il secondo ed è stata pessimamente coniugata la prima, a cominciare dall’escamotage alla base della tappa saluzzese della Ministra all’Integrazione, incastrata succedaneamente in testa al bagno di folla (?) con i GD braidesi.

E del maldestro incastro i convenuti hanno subìto le conseguenze fin dalle tempistiche: la brevissima permanenza della Kyenge a Saluzzo, schiacciata tra un rovinoso ritardo in arrivo – poco mancava al giro completo della lancetta – e appunto la fretta verso l’incontro molto “giovane” e altrettanto “democratico” in quel di Bra, in partenza.

In quanto ai contenuti, con tutto il rispetto per il formale mezzo A4 letto dalla dottoressa Impresa, Prefetto di Cuneo, e il vivace intervento di don Bruno Dalmasso, direttore Caritas – cui forse è mancato uno spunto critico che invece sarebbe stato adeguato -, tralasciando i comprensibilmente istituzionali discorsi della Vicepresidente di ANCI Tisi e del Presidente di Coldiretti Quaglia – ciascuno incentrato sulle istanze della propria rappresentanza -, alcuni tratti dell’intervento del Sindaco Allemano e quasi l’integrale discorso di chiusura della stessa Ministra hanno di molto abbassato il livello globale del breve incontro.

E’ molto probabile che il mio giudizio sia viziato da pregiudizi dovuti al susseguirsi di decisioni per me poco comprensibili, se non addirittura irragionevoli, da parte del Primo Cittadino – il rifiuto di un concreto intervento, a costo zero per il Comune, da parte delle associazioni cattoliche operanti sul territorio; il cocciuto trincerarsi dietro una dichiarazione di non competenza diretta, per evitare utili quanto semplici atti concreti (per esempio la fornitura emergenziale di acqua e luce ai migranti); il risibile pugno di ferro dello sgombero formale di pochi mesi fa, episodi che certo un qualche dubbio sulla totale buona fede lo fanno nascere.

Chicca di Allemano, io credo, la supercàzzola espressa circa a metà discorso che suona più o meno così: “…abbiamo tentato di non incentivare i migranti a trattenersi per non essere costretti ad abbassare il livello dell’accoglienza…”, in altre parole: non abbiamo dato loro nulla per evitare di dimostrare che avremmo potuto dar loro molto poco, e infatti l’unica cosa data in modo deciso è stata la mazzata dello sgombero con sequestro di tutti i miseri arredi presenti in loco!..

Il ripetitivo discorso della Ministra mi ha invece negativamente stupito, sia perché mi sarei aspettato qualcosa in più in merito all’analisi della situazione, sia perché, pur senza pretendere una soluzione certa e pronta alla situazione strutturale, un accenno al concreto intervento sulla realtà contingente, non sarebbe stato certo pleonastico.

Ritengo intanto che abbia dimenticato parole del tono di “neocolonialismo”, “sovranità”, “approccio globale” concentrandosi sul termine “lavoro”, la cui importanza non voglio affatto sminuire neppure la metà di quanto la sua continua ripetizione è parsa fare nel diluito discorso dell’Onorevole Kyenge.

Ma forse qualche risposta specifica e strutturale alla situazione saluzzese è saltata fuori durante l’applaudita puntata in Sala Arpino a Bra, come una inelegante chiosa della Deputata Gribaudo, la più assenteista della Granda, facente gli onori di casa, ha lasciato intendere prima della dipartita della Ministra per la città della Zizzola. In tal caso lo scoprirò dai prossimi numeri dei periodici locali.

Chiudendo proprio con il concetto di “ assenza”, a partire da quella (l’ennesima!) dall’Aula Parlamentare della su citata Deputata, anche nei giorni in cui è in discussione nientemeno che la modifica della base legislativa del nostro Paese – la Carta Costituzionale -, segnalo la vergognosa e completa assenza del Governo Provinciale e di quello Regionale, col quale, per par mio, tenterò di affrontare lo spinoso argomento anche tramite l’interrogazione che ho depositato qualche settimana fa presso Palazzo Lascaris.

In ultimo da segnalare l’assenza, intesa come mancata visita, ancora per motivi di tempo presumo (sic), di Kyenge a “Guantànamo”, il significativo soprannome che è stato dato alla baraccopoli presso il Foro Boario nella quale risiedono gli esseri umani causa di tutta questa concitata e inconcludente attenzione. Mancata visita che ben si coniuga con la stizzita risposta della Ministra alla domanda diretta di uno dei ragazzi africani che hanno potuto presenziare all’incontro: “signora Kyenge, perché non sei venuta al campo a vedere in che condizioni mangiamo, dormiamo, viviamo? Per terra e senza nulla, come animali”. Provate a pensare se il soffocato “grazie” ricevuto in cambio dall’autorevole interlocutrice non racchiuda in sé buona parte della causa delle considerazioni critiche malamente espresse dal sottoscritto in questa paginetta…

bicchieredi Fabrizio Biolé

Nonostante per ben due volte i cittadini  italiani (e i piemontesi) si siano espressi contro lo sviluppo della filiera elettronucleare, è importante sottolineare continuamente che le conseguenze della filiera conclusasi negli anni ’80 sono ricadute, ricadono e, ahinoi, ricadranno ancora per molti lustri sulla salute, sull’ambiente e sulle casse pubbliche!

Mai è stato definito dai governi succedutisi in questi trent’anni un deposito definitivo su suolo italiano; treni speciali con scorie e residui attraversano costantemente nottetempo i territori del nord Italia alla volta ora della Gran Bretagna, ora della Francia, ora degli Stati Uniti; il rischio di un disastro di dimensioni apocalittiche, dovuto alla presenza del 90% dei residui di filiera sulle rive della Dora, a Saluggia, in provincia di Vercelli, è sempre in agguato, dopo essere stato miracolosamente scongiurato durante le alluvioni del 2001.

Nessun piemontese si può dire sicuro, nessun territorio della nostra regione è matematicamente salvo in caso qualche cosa andasse storto. Appena di giovedì scorso la notizia allarmante di perdita di liquido da una vasca, la WP719, dello stabilimento Eurex. Qui è stoccato il materiale liquido, il più pericoloso perchè difficilmente contenibile, quello che desta la preoccupazione più grande nella popolazione tutte le volte che sul territorio si abbattono delle piogge abbondanti.

Non è una novità la pericolosità e l’emergenzialità della situazione. Piuttosto l’elemento nuovo è che al limite massimo di riempimento della vasca, dovuto appunto alle precipitazioni atmosferiche succedutesi, si aggiunge il rinvenimento di due fessurazioni nella parete della stessa, dalle quali sta fuoriuscendo liquido con tracce di Cesio e Americio il quale, giocoforza, percola sul suolo circostante.

Come rappresentante istituzionale pro tempore, sono veramente idignato e molto preoccupato per le eventuali conseguenze, per questo depositerò immediatamente una interrogazione urgente all’Assessore Ravello. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa è successo, che cosa non si è fatto, che cosa attendersi come conseguenza della fuoriuscita di liquido radioattivo. E la Regione si deve rendere conto che diventa ormai imperativo risolvere una volta per tutte la questione nucleare piemontese, alla radice, con programmi ben definiti ed è intollerabile che centinaia di migliaia di cittadini siano costantemente nel terrore che un semplice temporale possa irrimediabilmente contaminare i pozzi dell’acquedotto del Monferrato, uno dei più importanti della nostra regione!

manidi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Questo fine settimana si preannuncia intenso e importante sotto molti punti di vista:

Venerdì 22 saremo presenti alla fiaccolata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si terrà a Cuneo con partenza alle ore 21 dal Parco della Resistenza. Durante il percorso verranno, come da tradizione, letti i nomi dei cittadini caduti sotto i colpi delle organizzazioni mafiose in Italia. Una passeggiata tutti insieme per celebrare la memoria delle vittime e stabilire l’importanza della legalità.

 cherasco

Domenica 24 pomeriggio saremo invece ospiti del Comitato contro lacirconvallazione di Cherasco, che agisce da alcuni anni per salvaguardare flora e fauna di un ambiente unico contro un nastrone d’asfalto che costerà alla collettività milioni e milioni di euro, devastando campi coltivati a grano e un tipico microecosistema sostenuto da un risorgiva, il quale presentà un biodiversità veramente d’eccezione. E la quarta edizione della passeggiata naturalistica che percorre i sentieri che verrebbero cancellati dalla circonvallazione. Ritrovo alle 15,30 in via Industria a Cherasco (CN)

Nel frattempo abbiamo aderito ufficialmente al corteo NO TAV Susa-Bussoleno di sabato 23 marzo perché la lotta contro lo spreco e il devastante impatto delle Grandi Opere Inutili è parte integrante della nostra iniziativa politica e istituzionale.

Passeggeremo dunque in Valle di Susa per ribadire la nostra vicinanza e solidarietà al Movimento NO TAV e per affermare che la democrazia è ben altra cosa rispetto alla condanna di qualsiasi critica e criminalizzazione del dissenso volto alla costruzione di un ordine autoritario su misura degli interessi di pochi, che il TAV è un’opera insostenibile, dannosa e inutile e che il Movimento NO TAV rappresenta un esempio positivo di pratica per la costruzione di una società più a misura di chi ci vive – uomini, animali, piante, ecosistemi, ecc. – e non di beni senza vita come il denaro.

Nel ruolo di cittadini temporaneamente impegnati nelle istituzioni, vogliamo sottolineare le parole d’ordine di questa manifestazione: Difendi il tuo futuro, SI alla valle che r-esiste, NO a spese inutili.

E’ inaccettabile che si utilizzino decine di miliardi di euro provenienti dalle tasse dei cittadini per realizzareun’infrastruttura non sostenibile, dannosa e inutile anziché per affrontare la crisi in atto creando occupazione e aiutando disoccupati e lavoratori in difficoltà, investendo in salute, scuola, ricerca e socialità.

Infatti, come abbiamo già scritto, il TAV è un’opera:

– Non sostenibile poiché i lavori devastano il territorio di una valle alpina il cui ecosistema è già irrimediabilmente compromesso da una linea ferroviaria, un’autostrada e due strade statali, inquinando ed esponendo la popolazione locale ad un comprovato rischio-amianto.

– Dannosa essendo una spesa che alimenta un giro d’affari a esclusivo beneficio delle imprese appaltanti, sub-appaltanti e fornitrici e non per la comunità valsusina e italiana, fornendo un richiamo irresistibile per investimenti a dir poco di dubbia provenienza.

– Inutile perché sebbene sia stata costosamente ammodernata, la linea ferroviaria esistente è ampiamente sotto-utilizzata e ormai da anni registra un decremento del volume di traffico passeggeri e merci.

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Il dissenso e la manifestazione del dissenso vengono definiti “violenza” e “disordine pubblico”, il movimento legittimamente espresso dalla Val Susa viene represso con la militarizzazione del territorio e così le ragioni del dissenso vengono sepolte sotto strati di propaganda del “manganello mediatico” e scompaiono, trasformate in una questione di ordine pubblico e di scontri di piazza, una vecchia tecnica di manipolazione dei fatti e mistificazione della realtà ulteriormente migliorata.

In Valle Susa è in corso un’emergenza democratica che deve richiamare l’attenzione e deve sviluppare dibattito non solo a livello tecnico-scientifico sull’opportunità dell’opera -che si collega alla transizione ad una società umana in armonia con l’ecosistema, all’impossibilità di una crescita infinita su un pianeta finito e ad un uso sostenibile delle risorse secondo criteri di uguaglianza e giustizia sociale – ma sulla sovranità popolare, la rappresentanza democratica e la pratica della democrazia sui territori – come spiegato da Marco Bersani, portavoce di ATTAC Italia e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, nel suo libro Come abbiamo vinto il referendum:

Che cosa unisce infatti le decine di vertenze sui temi ambientali e di difesa dei territori con la straordinaria esperienza del movimento nazionale per l’acqua pubblica? Esattamente la questione della democrazia. Questione che nasce dalla consapevolezza di come, nella fase della globalizzazione neoliberista, i ruoli tradizionali della rappresentanza sociale e politica siano entrati in una crisi profonda e forse definitiva: se fino alla seconda metà del secolo scorso il tradizionale filo rosso tra bisogni emersi nella società, loro rappresentanza sociale da parte delle grandi organizzazioni sindacali e loro rappresentanza politica da parte dei partiti conservava una propria continuità, ora quel filo si è completamente rotto. Le parti attive della società oggi si muovono dentro la consapevolezza della frammentazione sociale e come portatrici di interessi precisi benché legati ad un senso più generale e collettivo (nasce da qui la tendenza a definirsi “popolo”, da cui “il popolo dell’acqua”, “il popolo NO TAV”, quello “delle carriole” a L’Aquila, ecc.), rifiutano ogni delega o rappresentanza e reclamano una democrazia diretta e partecipava. D’altronde, cosa nella battaglia in Val di Susa è veramente inaccettabile per i poteri forti? Non certo il fatto che si costruisca o meno la linea ad alta velocità… anche il più idiota dei governanti sa infatti che militarizzare una valle ostile per oltre dieci anni non sarebbe praticabile neppure per una dittatura. Ciò che non può essere ammesso è il fatto che una popolazione non solo rivendichi la difesa del proprio territorio, bensì lo faccia in nome di un interesse generale e reclami il diritto di poter decidere. In tempi in cui la rappresentanza non ha ormai più alcun significato, a questa legittima richiesta viene così risposto che giammai chi si trova nei vertici più bassi della scala gerarchica di potere può immaginare di rappresentare l’interesse generale, essendo quest’ultimo appannaggio automatico ed indiscutibile di chi siede al vertice. Dietro ogni conflitto aperto nel Paese, vi è dunque una rivendicazione di democrazia reale, da praticare qui ed ora su ogni scelta che coinvolga la vita delle persone. Perché la democrazia rappresentativa è al suo stadio finale, preparato consapevolmente e da tempo, attraverso lo svuotamento di ogni luogo consiliare e parlamentare in favore della delega agli esecutivi, e attraverso le ondate progressive di privatizzazioni che hanno drasticamente ridotto il ruolo del pubblico e del controllo democratico”.

Ci vediamo sabato 23 marzo alle 14.00 a Susa in piazza d’Armi.

il mio votodi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Prosegue la mobilitazione per l’attuazione dei risultati dei referendum sull’acqua bene comune del 12 e 13 giugno 2011.

Il 28 dicembre 2012 l’Authority dell’Energia Elettrica e del Gas (AEEG), dopo i referendum,  aveva varato una  tariffa idrica che di fatto cancellava i risultati referendari di giugno 2011, reinserendo quanto abrogato dal voto democratico.

Come faremo presente attraverso uno specifico ordine del giorno di prossimo deposito in Consiglio Regionale (non è il primo e, purtroppo, non sarà l’ultimo), recentemente il Consiglio di Stato, con il parere n° 267 del 25 gennaio 2013, ha decretato che l’abrogazione del 7% di remunerazione del capitale investito – obiettivo raggiunto con il secondo quesito che aveva raggiunto il 95% dei consensi – doveva avere effetto immediato a partire dal 21 luglio 2011, data di promulgazione dell’esito referendario.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha denunciato ogni tentativo di scippo della sovranità sull’esito referendario al popolo italiano e ha anche chiesto le dimissioni dei vertici dell’AEEG, che nonostante il parere del Consiglio di Stato ha varato tariffe “truffa” ancora comprensive del 7%, proseguendo nel furto di democrazia e cancellando il voto democratico, popolare e sovrano dei cittadini del 12 e 13 giugno 2011.

La nuova tariffa idrica deve essere decurtata del 7% che i cittadini italiani hanno continuato a pagare illegalmente fino ad oggi e che quindi va restituito alle famiglie.

Sabato 9 febbraio alle h 15.00 in piazza palazzo di Città, di fronte al Municipio, il Comitato Acqua Bene Comune di Torino ha organizzato una manifestazione: il popolo dell’acqua torna in piazza per ribadire che  si scrive acqua e si legge democrazia!

Fuori l’acqua dal mercato, fuori il profitto dall’acqua! (fg)

il mio voto

di Fabrizio Biolé

Sabato 15 Dicembre si svolge a Reggio Emilia la manifestazione nazionale del Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua, promotore dei referendum sull’acqua bene comune e custode della vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011.

Il corteo è solo uno dei tanti appuntamenti della mobilitazione nazionale in corso per tenere aggiornata la cittadinanza e protestare contro i continui e palesi tentativi di “scippo” della sovranità sull’esito referendario al popolo italiano.

Infatti, dopo alcuni tentativi di carattere legislativo, già durante il Governo Berlusconi, sui quali mi produssi in un Ordine del Giorno tuttora giacente, che garantisse il supporto del Consiglio Regionale all’attuazione della volontà popolare rispetto ai referendum di giugno 2011, in questi giorni l’Autorità per l’Energia e il Gas (AEEG) sta per varare una nuova tariffa idrica che cancellerà di fatto i risultati dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, reinserendo sotto mentite spoglie ciò che era il profitto garantito per i gestori, abrogato dal voto democratico della maggioranza degli italiani, come spiegato in modo preciso dallo stesso Forum dei Movimenti per l’Acqua nelle proprie osservazioni al metodo tariffario transitorio predisposto dall’AEEG (documento 1 e documento 2).

Hanno preceduto e seguiranno la mobilitazione di domani, numerose iniziative locali per ribadire con determinazione che il voto degli italiani va rispettato e che ogni tentativo di aggirarlo o annullarlo, da qualsiasi parte provenga, troverà una mobilitazione sociale diffusa pronta a contrastarlo.

Ad esempio, giovedì 13 dicembre a Roma i militanti del Coordinamento Romano Acqua Pubblica hanno organizzato la “ricostruzione della scena del crimine dell’omicidio dei referendum” davanti alla sede romana dell’AEEG, portando striscioni e sagome raffiguranti i cittadini che hanno votato per l’acqua pubblica nel 2011, oggi minacciati dal colpo di mano che l’Authority sta tentando di portare a segno contro la volontà popolare”.

La mobilitazione dei Comitati per l’Acqua Bene Comune contro la nuova tariffa idrica proseguirà ad oltranza e in tutta Italia.

Come noi, chiunque difende e promuove la democrazia diretta e la sovranità popolare, sancite dalla Costituzione della Repubblica, ha l’obbligo morale di sostenere e appoggiare la nuova mobilitazione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Sarà per di più utile un aggiornamento dell’ordine del mio ordine del giorno, in quanto lo strumento, la modalità e l’organismo per ignorare il voto dei cittadini cambia, ma lo scopo che intravvedo nelle mosse dell’AEEG è sempre lo stesso: rendere prioritario il vantaggio economico di pochi rispetto alla tutela e alla garanzia nei confronti di un bene comune di tutti.

Ancora una volta si scrive acqua e si legge democrazia!