Archivio per la categoria ‘ambiente’

Inconveniente indigesto o prevedibile disastro?

Pubblicato: 26 agosto 2013 da mallamacidaniele in ambiente, energia, legalità, salute
torrente veglia inquinato moria pesci di Fabrizio Biolé
Di pochi giorni fa la notizia di un grave inquinamento da digestato da produzione di biogas nel torrente Veglia di Fossano, affluente diretto del fiume Stura di Demonte.Pare a causa del malfunzionamento di una pompa di un’azienda di Loreto ci sarebbe stata la fuoriuscita da una vasca di molte centinaia di metri cubi di liquame fortemente inquinante, rilevato dall’esperienza diretta di alcuni pescatori che hanno dato l’allarme all’arrivo e la diffusione nelle acque in cui svolgevano la propria attività di una macchia scura e maleodorante di notevoli dimensioni, la quale nei giorni successivi avrebbe causato la moria di numerosi animali acquatici.

Vista la dovuta e solerte azione di rilevamento dell’Agenzia ARPA, ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente alla Giunta Regionale (in allegato) per conoscere in tempo reale lo svolgimento dell’attività e i rilievi e le potenziali conseguenze per il territorio, l’ambiente, l’ecosistema del torrente e i cittadini fossanesi.

Incidenti simili, che succedono purtroppo a cadenza costante lungo tutta la penisola, devono necessariamente interrogare amministratori e legislatori sull’opportunità di una produzione energetica così potenzialmente pericolosa come quella del biogas da digestione anaerobica.

Per rendere l’idea della pericolosità dell’evento, basti pensare che quindici giorni fa, a causa di un simile “incidente” a Civitanova Marche, con lo sversamento in un affluente del fiume Chienti di digestato di fermentazione anaerobica (che in quel caso era a monte già comunque diluito in acqua), il Sindaco ha vietato la balneazione sul litorale della cittadina, anche su suggerimento dell’Agenzia per L’Ambiente marchigiana, a causa di potenziali pericoli anche per la salute umana, oltre a quella della fauna fluviale e marina.
A fronte dell’insostenibilità economica di detta produzione – in mancanza di incentivi e certificati – vale la pena: aumentare le emissioni per la lavorazione dei terreni, aumentare la competizione alimentare – il 90% delle produzioni di biogas da deiezioni o rifiuti è infatti integrata da componenti vegetali sottratte all’alimentazione -, rendere criticha la quantità di emissioni dovute ai trasporti del materiale e soprattutto consumare indiscriminatamente grandi quantità di humus con il conseguente aumento dell’erosione e il dilavamento dei terreni agricoli, già messi a dura prova dalla scellerata cementificazione?

Io credo di no: forse, il brutto episodio di Fossano potrà essere spunto di riflessione approfondita anche a livello politico sull’opportunità di spinte incentivanti la produzione indotta di biogas, o almeno così mi auguro.

Intanto l’ecosistema del Veglia, e del tratto finale dello Stura, e i fossanesi ringraziano!

Io non ci Expo!

Pubblicato: 5 luglio 2013 da fabiole in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, Economia, energia

https://i2.wp.com/www.investireoggi.it/green/files/2013/06/Il-Diavolo-veste-Prada-No-si-tinge-di-verde.jpgdi gruppo consiliare Progetto Partecipato

CHE COS’E’ MILANO EXPO 2015?

EXPO 2015, è formalmente un’esposizione universale, ovvero “una manifestazione che ha come scopo principale l’educazione del pubblico: può esporre i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare i bisogni della civilizzazione, dimostrare il progresso raggiunto in uno o più rami dell’attività umana, o indicare prospettive per il futuro” ma i mezzi di comunicazione si dimenticano sempre di trattare tutti gli altri aspetti correlati all’organizzazione di una Esposizione Universale, non ultimo il rapporto che le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno con questi eventi, essendo luogo di richiamo di ingenti capitali e finanziamenti.

CHE COS’E’ VERAMENTE MILANO EXPO 2015?

In realtà si tratta, nei fatti, di una gigantesca operazione mediatica, di indebitamento dei cittadini e di sfruttamento dei lavoratori, volta al consolidamento di relazioni nazionali e internazionali che hanno come unico scopo il raggiungimento del massimo profitto possibile, a scapito dei servizi pubblici locali e dei diritti dei cittadini stessi, le cui conseguenze ambientali saranno peraltro gravissime a causa del pesantissimo consumo di suolo libero, processo irreversibile a danno del paesaggio, del territorio e della collettività.

EXPO 2015 rappresenta la quintessenza del modello unico dominante anche per un altro motivo: dal 1994 le Expo sono anche, da Statuto, “strumenti chiave per l’educazione allo sviluppo sostenibile”, quindi è chiaro come venga usato l’evento per colpire la coscienza delle giovani generazioni e “ingannarle”, in aperta antitesi con i limiti dello sviluppo e la necessità di convertire ogni settore della società secondo i criteri di sostenibilità come indicato anche dall’appello “La terra non si governa con l’economia”.

Ciliegina sulla torta, il tema dominante dell’EXPO 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è una provocazione di cattivo gusto nei confronti di quanto davvero accade nel mondo e che viene registrato ogni anno, oltre che per la natura stessa dell’iniziativa.

Negli ultimi Expo, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto alcun riscontro positivo e le amministrazioni pubbliche si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’evento.

Il territorio si troverà a dover gestire aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti appositamente per l’evento che resteranno vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Torino 2006 i cui effetti devastanti sono ormai di dominio pubblico.

La Regione Piemonte il 13 luglio 2012 ha firmato con la Regione Lombardia e il Commissario dell’EXPO 2015 un protocollo di intesa per sostenere congiuntamente l’evento e il 12 settembre 2012 ha dato vita a un Comitato ristretto, con rappresentanti delle camere di commercio, dell’ANCI, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Ma che cosa lega davvero la Regione Piemonte all’EXPO di Milano? Forse la vecchia idea di finanziare tecnologie vecchie e inquinanti, come le automobili (la nuova Fiat 500L sarà auto ufficiale dell’evento), anziché la riconversione energetica; oppure la disponibilità a condividere le potenziali infiltrazioni ‘ndranghetiste, che hanno portato nel recente passato allo scioglimento di diversi comuni del territorio piemontese?

CHE COS’E’ IL COMITATO “NO EXPO”?

Contro l’EXPO 2015 e ciò che rappresenta è stato creato dall’unione di diversi soggetti il Comitato NO EXPO 2015, il quale organizza domenica 7 luglio una grande manifestazione, una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che bisogna finanziare e sostenere consiste nella riappropriazione dei diritti, nell’accesso al  reddito, nella difesa del territorio. La data è determinante perché il 7 luglio verrà inaugurata la sede dell’EXPO a Villa Reale di Monza.

L’appuntamento è per le 15.00 a Monza, in Largo Mazzini, con la presenza di gazebo informativi, e la marcia della massa critica NOExpo. (Partenza col pullman da Torino alle 11 al parcheggio di Piazza Caio Mario costo a/r 15,00 € – info 348-271784)

Per chi vuole farsi un’idea su ciò che Expo 2015 comporterà per il nostro paese: il Dossier Exit Expo.

 

Comitato SniaRischiosa: la lotta continua

Pubblicato: 18 giugno 2013 da mallamacidaniele in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, politica

diatto

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato.

Giornata movimentata, per il Comitato SniaRischiosa in lotta contro la privatizzazione e la cementificazione dell’area della Diatto ex-Snia, in zona Borgo San Paolo.

Dopo il recente, improvviso sgombero imposto con la forza ai cittadini del quartiere che da mesi si ritrovavano pacificamente per tutelare e valorizzare una storica parte del loro territorio sottraendolo alle grinfie della speculazione targata Fondo Città di Torino (strumento finanziario tramite cui gli amministratori della città stanno svendendo il patrimonio immobiliare torinese e compartecipato dal Comune di Torino, dalla ex “Pirelli Real Estate” oggi “Prelios” e dalla controllata d’Intesa – San Paolo “Equiter”, la struttura della fabbrica – in stile liberty e perciò tutelata dalla Sopraintendenza con legge regionale – è già stata demolita.

Dunque, solo l’occupazione militare Diatto ex-Snia ha permesso l’avvio dei lavori, nonostante la contrarietà dei cittadini che abitano e lavorano in questo storico quartiere che intende reagire alla violenza e alla truffa del “metodo democratico” con cui la giunta Fassino sta imponendo alla comunità tutta un’urbanizzazione selvaggia, contraria all’interesse popolare, alla salvaguardia dell’ambiente e votata a garantire il profitto dei pochi, soliti noti.

Stamattina, verso le 11.15, nuovamente le più essenziali regole democratiche sono state violate: addirittura, in occasione della seduta del Diritto di Tribuna concessa al Comitato, all’entrata di Palazzo di Città una persona qualificatasi come “il comandante dei Vigili” ha ripetutamente impedito l’accesso ai 25 cittadini presentatisi.

Precedentemente, scalpore aveva fatto la decisione del Comune di limitare a 25 il numero di partecipanti alla seduta, rifiutando al Comitato la richiesta di una sala sufficientemente capiente. Apparentemente, anche 25 persone erano troppe per gli standard democratici del Comune: ad eccezione dei primi tre firmatari della petizione, a tutti gli altri intervenuti l’ingresso è stato inizialmente negato senza alcuna motivazione legittima.

In ogni caso, a seguito delle proteste del Comitato, l’ingresso nella sala dove si sarebbe tenuta il Diritto di Tribuno è stato infine concesso all’intera compagine.

In sala non era però presente alcun assessore: assente l’assessore al bilancio Passoni, assente l’assessore all’urbanistica Curti.

Solo cinque i consiglieri presenti, che comunque non avevano diritto di parola. Buona la presenza di giornalisti.

Qui c’è il resoconto “ufficiale” della giornata da parte del Comitato.

fuku bassa
di Gruppo Consiliare Progetto partecipato
Il 6 e il 12 giugno 2013, rispettivamente a Cuneo e Torino, Progetto Partecipato Piemonte del consigliere regionale Fabrizio Biolé, presenta il docu-film “Fukushame – The Lost Japan”, diretto da Alessandro Tesei e prodotto da Teatro Primo Studio. La proiezione sarà seguita da un breve dibattito con il regista della pellicola, nel quale si cercherà anche di sottolineare le criticità tuttora presenti in Piemonte, rispetto alla filiera nucleare conclusasi a fine anni ’80.
La parola “Fukushame” è la contrazione del nome della città giapponese di Fukushima (sita sull’isola di Hunshu e abitata da circa 300.000 persone), nota al mondo per il disastro nucleare seguito alla semi-distruzione della centrale atomica di Fukushima Dai-ichi) e del vocabolo inglese “shame” (in italiano: “vergogna”).
L’11 marzo 2011, a seguito del terremoto e maremoto di Tohoku (di magnitudo 9, il più potente mai registrato in Giappone e il settimo più potente mai registrato al mondo, con epicentro a 30 km di profondità al largo della parte settentrionale dei Paese ed a seguito del quale l’asse terrestre si sarebbe spostato di circa 17 cm), uno tsunami formato da ondate successive plurime alte fino a 10 metri e veloci circa 759 km/h si è abbattuto sulla costa prospiciente la centrale di Dai-ichi, uccidendo più di 15.000 persone (cui si sono aggiunti 5.000 feriti e 4.000 dispersi) e provocando la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori dell’impianto e così determinando una fuga radioattività d’intensità paragonabile solo a quella conseguente il disastro di Cernobyl dell’aprile del 1986.
Già a partire dal giorno stesso della tragedia, tanto le autorità pubbliche nipponiche governative ed amministrative quanto i vertici della TEPC (Tokyo Electric Power Company), l’azienda proprietaria e gestrice dell’impianto nucleare, pur organizzando l’evacuazione di più di 180.000 persone hanno malamente condotto un’azione di salvaguardia della popolazione e dell’ambiente della città e della regione interessate dal disastro, poco trasparente e soprattutto non adeguata a reagire alla dispersione a macchia di leopardo di un’incalcolabile quantità di particelle radioattive pericolose per la vita dell’uomo e dell’ambiente.
A tutt’oggi, l’inquinamento radioattivo che si registra addirittura nella capitale Tokio e a macchia di leopardo in tutti il Giappone segna livelli largamente superiori ai limiti tollerabili per la salute: tale contaminazione si è naturalmente diffusa all’intero pianeta Terra.
Ragioni sufficienti per spingere il regista indipendente Alessandro Tesei a recarsi in estremo oriente sui luoghi dell’incidente e realizzare un documentario che ne spiega la cronistoria e le conseguenze – tanto quelle conclamate quanto quelle taciute – divulgando informazioni ancora sconosciute al grande pubblico e rivelando retroscena inquietanti e censurati, nonché riportando le versioni ufficiali dello Stato nipponico e del consiglio di amministrazione della TEPC per confrontarle con i dati reali e le testimonianze dei sopravissuti raccolte e filmate.
A sette mesi dal disastro, Tesei è riuscito a giungere fino a 1 km dalla centrale, penetrando dunque nella famigerata “zona rossa” nella quale per un diametro di 20 km da Dai-Ichi non è permesso a nessuna telecamera avvicinarsi.

Le proiezioni saranno due: una il 6 giugno presso il cinema Monviso di Cuneo e una il 12 giugno presso il Centro incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23; entrambe alle ore 21 ed entrambe ad ingresso gratuito.

sniadi Fabrizio Biolé

Doveva accadere e così è stato:

all’alba di oggi, le Forze dell’Ordine hanno occupato “militarmente” l’edifico della Diatto ex-Snia, occupato simbolicamente dal comitato “Snia Rischiosa”,  un gruppo di abitanti del quartiere di Borgo San Paolo in segno di protesta contro la politica urbanistica  della Giunta Fassino, imperniata sul consumo di territorio, sulla cementificazione dall’alto e il non-dialogo con i cittadini.

L’imponente e lucrosa speculazione immobiliare prevista per l’area sta in questo ore demolendo l’architettura liberty d’una delle prime e più importanti fabbriche di Torino, e con essa una parte di storia della città per far posto a un complesso residenziale di 250 alloggi non popolari, di un parcheggio sotterraneo, d’un centro commerciale e d’un (micro)parco di 30×35 metri.

 

A gestire questa redditizia e miope operazione è il Fondo Città di Torino, il famoso strumento finanziario co-partecipato da controllate del Gruppo Prelios (già Pirelli S.p.A.) e d’Intesa San Paolo, insieme al Comune di Torino (sottoscrittore del 35% del Fondo), tramite il quale Fassino sta privatizzando una significativa parte del patrimonio immobiliare pubblico, destinata ad “entrare nel portafoglio d’investitori prestigiosi”.

Di fronte a quest’atto di cieca e sorda negazione delle fondamenta democratiche della convivenza civile con cui il Comune di Torino risponde alle istanze di partecipazione e decisioni condivise, con la polizia in difesa degli interessi di “palazzinari” e finanzieri; di fronte all’ultima dimostrazione della volontà di un Sindaco che delega a banche, fondi e multinazionali gli indirizzi di politica urbanistica; dinnanzi all’ideologia della crescita infinita del profitto incarnata dal Gruppo Prelios, da Intesa San Paolo e da chi amministra la città, è necessario che tutti i cittadini torinesi siano presenti il 18 giugno 2013 presso Palazzo di Città contestualmente alla seduta in cui il comitato “Snia Rischiosa” aveva recentemente ottenuto il diritto ad esporre le sue ragioni per opporsi alla distruzione della ex-Diatto e proporre una riqualificazione dell’area conservativa e concertata.

C’è vita in città!

Pubblicato: 29 maggio 2013 da fabiole in ambiente, arte e cultura, decrescita, salute
logo bioma

Clicca l’immagine per vedere il video della presentazione del progetto

di Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Biodiversità in città” è il nome dell’interessante progetto propostoci da Isabella Zanotti e presentato alla conferenza stampa del 23 maggio scorso presso il Museo di Scienze Naturali di Torino (clicca l’immagine a fianco per vedere il video della presentazione del progetto).

Isabella intende realizzare un blog di contenuti ambientali e partecipato dai cittadini di Torino e del torinese.

Il blog vuole essere uno strumento di comunicazione e informazione, funzionale a promuovere una maggiore conoscenza della biodiversità cittadina, allo stesso tempo incoraggiandone una gestione radicalmente innovativa, tanto nella forma (come tutelare la biodiversità?) quanto nella sostanza (perché tutelarla?).

Tale riscoperta e valorizzazione della biodiversità, infatti, costituisce l’elemento centrale per interrompere ed invertire quel generale e pericoloso processo di distruzione dell’ecosistema, in atto anche e soprattutto nelle nostre metropoli.

Spiegando e diffondendo un’idea della biodiversità diversa da quella tradizionale, ovvero intesa come fondamento della salute umana e dell’ambiente, il blog si pone l’obiettivo di raccontare e favorire la biodiversità urbana mediante l’interfaccia d’un sito e di una mappa interattiva.

Usando questi due canali, i cittadini/utenti potranno facilmente ed efficacemente segnalare i luoghi e i momenti nei quali accada loro d’imbattersi in una manifestazione del patrimonio cittadino di biodiversità, per esempio quando scorgono un uccello particolare o scoprono un grande albero.

Su una simile interazione, il blog proverà a costruire un’identità collettiva alternativa a quella attuale, fondata su un’irrisolvibile dicotomia uomo/natura.

L’identità della collettività del futuro, invece, dovrà ruotare attorno ad una nozione di biodiversità nella quale tra l’animale uomo, il suo ambiente (la città) e il suo ecosistema non vi siano divisioni o conflitti di sorta.

Ciò sarà possibile solo facendo avanzare il prima possibile e il più possibile l’alfabetizzazione ecologica, facendo progredire la vivibilità urbana e facendo aumentare la quantità e la qualità delle informazioni condivise.

Data l’ambizione del risultato, la realizzazione del blog s’articolerà in un vero e proprio “percorso di rete” che coinvolgerà anche quelle numerose,  ma poco note realtà cittadine che già operano nell’ambito della biodiversità avanzandone una concezione diversa da quella dominante, in ambito pubblico e privato. Inoltre, il progetto si avvarrà della collaborazione di scrittori, giardinieri, artisti che già operano per la salvaguardia del patrimonio naturale cittadino.

Grande e continua importanza, infine, rivestirà il coinvolgimento di quei gruppi o individui attivi nella costruzione di orti urbani e di giardini privati e pubblici, verranno coinvolte  le scuole e centri di ritrovo giovanili.

L’interazione e l’integrazione di tutti questi soggetti avverrà attraverso un modello di organizzazione dei dati basato su costanti e liberi aggiornamenti autonomamente postabili sul blog stesso, così da accrescerne la visibilità e amplificarne le sinergie di rete.

Il progetto si dipanerà per la durata iniziale di un anno, interamente finanziata in due tranches (di cui una già investita e fatturata) dal Fondo Progetto Partecipato, per poi automantenersi anche dal punto di vista economico ed avere uno sviluppo potenziale attraverso la contaminazione di altre realtà urbane piemontesi.

forteexillesdi Fabrizio Biolé

Inaccettabile la situazione che si è andata creando rispetto ad una delle attrazioni turistico-culturali tra le più significative della Provincia di Torino, il Forte di Exilles.
A partire dal 2000 il Museo della Montagna, attraverso una convenzione gestisce in nome e per conto della Regione, la struttura. Purtroppo però via via che le risorse regionali diminuivano, l’attività si è ridotta sensibilmente e rischia in questi giorni di interrompersi. E questo in una situazione che vede ancora lontana la liquidazione delle risorse regionali relative al contributo del 2012.

Come può una Regione come il Piemonte dimenticarsi o far finta di dimenticarsi delle proprie eccellenze, che, nella fattispecie hanno potenzialità enormi?

Come possiamo ancora una volta assistere all’abbandono da parte delle istituzioni di un contesto a favore del quale in passato si sono spesi svariati milioni di euro di risorse pubbliche?

Partendo dal presupposto che la contingenza economica non permette roboanti promesse, ho depositato presso il Consiglio Regionale un ordine del giorno che semplicemente impegna la Giunta ad un atto di buon senso: proporre e condurre un percorso di pianificazione e confronto per il futuro del Forte, ciò che spesso amministratori locali e attori direttamente competenti hanno sommessamente richiesto. Mi auguro che la proposta venga presa in considerazione seriamente e fino ad una programmazione consapevole e dettagliata!

La terra non si governa con l'economia

di Fabrizio Biolé

Venerdì 17 maggio 2013, alle h.11, si svolgerà presso la sala Viglione della sede del Consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15 la conferenza-dibattito ispirata all’appello “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo”:

http://www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp

Relatori dell’incontro saranno due dei primi firmatari di questa alto esempio di coraggio intellettuale e civile: il docente del Politecnico di Torino Angelo Tartaglia e il metereologo Luca Mercalli.

L’appello è un manifesto di condanna all’egemonia culturale dominante tanto nel dibattito scientifico quanto in quello pubblico tout court: un dibattito drogato da media compiacenti al potere e perciò incentrato sull’idea di crescita infinita del profitto e del consumo delle risorse del pianeta. Tartaglia, Mercalli e gli altri 458 firmatari dell’appello (ultimo in ordine alfabetico un altro piemontese: il professore del Politecnico Massimo Zucchetti) chiedono l’apertura di un confronto informato e aperto, per avere la possibilità di dimostrare e spiegare quanti e quali dati siano da tempo a disposizione sia dei cittadini per capire che i limiti dell’uomo, della società e dell’ecosistema non possono essere compatibili con il capitalismo finanziario globale oggi in crisi, sia dei governanti per risolvere tale crisi adottando politiche fondate sulla riorganizzazione del nostro modo di pensare produzione e consumo.

Di fronte al dramma della nostra modernità, venerdì mattina Tartaglia e Mercalli dibatteranno con il pubblico dopo l’introduzione del consigliere regionale Fabrizio Biolé di Progetto Partecipato, firmatario di un ordine del giorno che recepisce l’appello, non solo di cultura, economia, politica e società ma innanzitutto della vita e del futuro.

CN XXmigliadi Fabrizio Biolé
Anche se le rassicurazioni sono arrivate nelle ore scorse da parte del Ministro Lupi in persona, oltre che da parte di Cota, o forse proprio a causa di queste mediatiche e vaghe rassicurazioni, sono ancora preoccupato, e molto, del futuro della linea Cuneo-Nizza.Il Ministro Lupi sarà in Piemonte la prossima settimana, con l’intenzione dichiarata di rassicurare Sindaci, Consiglieri e popolazione a proposito del ripristino delle somme per le compesazioni promesse come contrappeso ai danni che il cantiere dell’alta velocità ha causato e causerà al territorio; per contro l’Assessore Bonino è stata pochi giorni fa a Roma a battere cassa rispetto al malandato comparto del Trasporto Pubblico Locale.

Le successive rassicurazioni mi preoccupano, come accennato, in quanto le enormi contraddizioni riscontrabili nella coalizione del governo nazionale fanno presagire un’ingessatura che mal si adatta alle complesse emergenzialità tipiche del contesto attuale.

Onde mantenere costantemente alta l’attenzione su una problematica che ha portato ormai migliaia di cittadini a sottoscrivere le petizioni online per la tutela ed il rilancio della linea ferroviaria, ho depositato oggi un nuovo atto di sindacato ispettivo affinchè le carte vengano palesate e sia possibile conoscere nel dettaglio idee, strategie e rogrammi dell’Assessorato ai Trasporti a proposito della Cuneo-Nizza.

Nel frattempo, di concerto con il Comitato in Difesa delle Ferrovie Locali di Cuneo, parteciperò alla manifestazione popolare che si terrà a Breil il 25 maggio per difendere il nostro treno (per chi vuole, si parte in treno da Cuneo alle 8,43)

Non mi basta sentire l’Assessore Bonino che nega una sua eventuale volontà di chiudere la linea: anche l’omissione di soccorso nel nostro ordinamento è un grave reato, non è necessario essere gli assassini materiali per determinare la morte di qualcuno (o di qualcosa). Non mi accontento inoltre di sapere dai giornali che la sua importanza sia riconosciuta da tutti e a tutti i livelli: i cittadini piemontesi non mangiano dichiarazioni, non si curano con le dichiarazioni e non esercitano il proprio diritto alla mobilità con le dichiarazioni!

striscione

https://fabriziobiole.org/2013/05/09/marcia-no-inc-da-beinasco-a-torino-sabato-11-maggio/