Archivio per la categoria ‘ambiente’

GC11_misure giornodi Fabrizio Biolé

Il Gruppo Progetto Partecipato aderisce e partecipa alla marcia in sostegno alla lotta contro l’inceneritore del Gerbido e nell’ottica della strategia Rifiuti Zero, che si terrà sabato 11 maggio da Beinasco a Torino. Il ritrovo per tutti è in piazza Dolci a Beinasco per le h 14.30, da dove ci si muoverà verso Torino, attraversando Corso Orbassano, via Filadelfia, Corso Agnelli, l’arrivo è previsto in Piazza d’Armi a Torino.

Il fondo Progetto Partecipato ha aderito al sostegno economico della campagna “5 € per difenderci dall’inceneritore” proposta dal coordinamento No-Inc di Torino e relativa al monitoraggio del deposito di sostanze tossiche e metalli pesanti nei tessuti umani.

Inoltre sollecito tutti i cittadini torinesi e piemontesi, attenti all’ambiente, alla salute e alla corretta gestione dei rifiuti, a partecipare alla marcia e a sottoscrivere la Legge d’Iniziativa Popolare “Rifiuti Zero”.

loghidi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

A partire dalla sua lontana e sanguinosa istituzione, la giornata del primo maggio di quest’anno rappresenta forse il momento di più particolare di riflessione, in tempi di recessione innanzitutto culturale e poi anche economica.

Riflettere sulla giornata internazionale della festa del lavoro implica non aver dimenticato che questo è il giorno in cui ci si riunisce per ricordare la fondamentale importanza dei movimenti operai, sindacali e politici nati nelle seconda metà del XIX° secolo nella costruzione del “mondo nuovo” dei lavoratori: un mondo che da fine ‘800 alla Seconda Guerra Mondiale significò innanzitutto riduzione dell’orario di lavoro, miglioramenti salariali e progresso delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie in ogni parte del mondo. Dal secondo dopoguerra alla fine del XX° secolo, in quasi tutti i Paesi europei e nordamericani ed oltre i confini del ricco Occidente imperialista, grande fu il traguardo che i lavoratori riuscirono a conseguire, resistendo alla repressione violenta e spesso mortale dei suoi protagonisti più brillanti e attivi: nacquero le repubbliche a sovranità popolare, le democrazie parlamentari e il “welfare state” che realizzarono il mondo nuovo, dimostrando ch’esso era sempre stato non un illusorio sogno o una vana speranza ma un’idea concretizzabile e portatrice di benessere per tutti.

Oggi, nell’annus horribilis 2013, quel mondo nuovo è ormai da tempo divenuto un mondo vecchio. Nell’anno che sancisce il passaggio alla povertà di decine di milioni di persone che vivono in Europa a causa della disoccupazione e della precarietà, celebrare il primo maggio comporta il porsi ancora una volta di fronte l’obiettivo di sempre: costruire il nuovo mondo nuovo, apprendendo dalle vittorie delle tante lotte ovunque condotte per l’emancipazione, la libertà e la giustizia e imparando dalla sconfitta dei continuatori di tali lotte, che sono ormai un patrimonio del passato che perciò non va rinnegato e disperso, bensì conosciuto e tramandato.

Di queste lotte del passato, a motivarci nel ricominciare a plasmare il presente ed ad illuminare di una luce diversa il nostro futuro potrebbero essere soprattutto due cruciali battaglie: la riduzione dell’orario di lavoro e la garanzia di fondamentali forme di protezione sociale quali i sussidi e i servizi.

Di fronte alle convulsioni di un capitalismo neo-liberista, finanziario e guerrafondaio che non riesce più neanche ad assicurare i tradizionali, minimi e persuasivi privilegi per pochi (in primis, le centinaia di milioni di lavoratori occidentali) per perpetrare la schiavizzazione e lo sfruttamento dei molti (i cinque miliardi e mezzo di esseri che vivono nel mondo, la metà dei quali sopravvivendo con meno di un dollaro al giorno tra miseria, dolore e ignoranza), chi si batte o intende battersi per i diritti propri e altrui, per fermare la sopraffazione dei rapinatori globali (i proprietari privati ultimi della proprietà di banche, corporations e fondi) e la loro guerra non dichiarata a chi vive di lavoro salariato perché privo di qualunque altro mezzo di sussistenza deve domandarsi: attorno a quale ideale comune e condiviso occorre ri-formare e ri-organizzare la volontà e la forza della classe lavoratrice italiana, greca, tedesca, cinese, cilena, congolese, indonesiana,… mondiale?

La risposta non è facile, specie considerata la dominante, profonda confusione culturale che si traduce in subalternità politica, divisione sociale e indifferenza individuale.

Eppure la risposta esiste ed è una e una soltanto: la nostra volontà e la nostra forza di lavoratori e di classe lavoratrice deve ritornare ad essere il miglioramento della nostra condizione, in una situazione di estrema debolezza e completa inefficacia delle nostre usuali modalità di pensiero e d’azione.

Istituire il salario minimo garantito per chiunque non abbia altra fonte di reddito ad esclusione del salario ricevuto in cambio del suo lavoro è una delle due priorità fondamentale attorno alla quale riorganizzarsi, così permettendo a tutti i lavoratori adesso esclusi e in via di emarginazione dal dibattito sul presente e sul futuro di informarsi, partecipare e mobilitarsi, nonostante la mancanza del bene più importante per la sopravvivenza del corpo e l’emancipazione della mente: il lavoro.

Ridurre l’orario di lavoro è invece la seconda priorità fondamentale per affermare gli interessi della maggioranza a scapito di quelli della minoranza della popolazione globale, ridistribuendo il sempre più scarso, malsano e inquinante lavoro già esistente tra i lavoratori. Chiunque lavori singolarmente vivendo meglio collettivamente (poiché con maggior tempo ed energia a disposizione per gli affetti e le passioni) e tutti si lavori per produrre e consumare quanto basta a soddisfare i bisogni veri dell’uomo, della società e della natura, rifiutando il superfluo del consumismo e la rigettando propaganda dello spettacolo.

La riduzione dell’orario di lavoro e l’istituzione del salario minimo garantito sono i due pilastri sui quali si regge la soluzione non-capitalistica della crisi in corso: la decrescita, ovvero la necessaria e radicale riorganizzazione della società umana che ridiscuta e rivoluzioni l’odierno sistema di produzione e consumo, entrambi ancora incentrati su un’egoista logica mirante a soddisfare un unico proposito: la crescita infinita dell’accumulazione di capitale e della compromissione della biosfera, a scapito della coesione di sempre più popoli entro le loro nazioni, della sostenibilità nell’uso delle risorse tra nazioni e della pace nella loro condivisione tra i popoli della Terra.

Festeggiare il primo maggio, quindi, è un coraggioso atto di solidarietà verso chi già lotta e un lungimirante atto d’impegno per unirsi a quella lotta, aiutando a resistere allo sfascio di centocinquant’anni di vittorie dei lavoratori e contribuendo alla conquista della dignità e della felicità di poter capire il presente e decidere il futuro.

Il mondo nuovo è già qui ora, e non si chiama austerity, sacrificio e mercato: la decrescita deve esser il baricentro del nuovo movimento dei lavoratori d’oggi e decrescista deve esser il mondo nuovo di domani.

marciadi Fabrizio Biolé

Domenica 21 aprile parteciperò, anche come concreto sostenitore dell’evento, alla Marcia per la Terra per la salvaguardia dei terreni liberi e fertili, organizzata dal Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio.

Sarò presente anzitutto per ribadire che le istituzioni, ad ogni livello, hanno ormai il dovere morale di abbandonare nei fatti metodi e iniziative volte alla cementificazione ed allo sfruttamento indiscriminato del territorio a scopo speculativo, abbracciando invece concretamente strategie virtuose e sinergiche di tutela del paesaggio e promozione di una corretta gestione in armonia con la natura.

Non causalmente la manifestazione si terrà a Cuneo, città simbolo di un consumo indiscriminato del suolo, che nasce da ipotesi sovradimensionate di sviluppo del tessuto urbano, quando buona parte del costruito è di fatto inutilizzato; formalmente mi impegno, insieme a molti altri citadini e associazioni, a fermare, con ogni mezzo pacifico, l’ennesimo potenziale scempio del territorio cuneese: il devastante lotto 1.6 della inutilizzata bretella dell’A33, il quale, per posizione, costi e impatto, darebbe il colpo di grazia a buona parte della pianura fertile a nord della citttà, cancellando strade vicinali, tagliando canali irrigui, consumando irreversibilmente ettari di terra cuneese, per la spropositata cifra di oltre 150 milioni di euro per sette chilometri, a suggello del demenziale sillogismo “grandi opere=sviluppo”.

La Marcia rappresenta un’importante occasione di partecipazione popolare, strettamente collegata ai temi per cui recentemente ho presentato un ordine del giorno sugli inevitabili limiti della crescita e sul rapporto tra le azioni antropiche e le leggi che giocoforza governano la natura.

Sottolineo infine che alla manifestazione i cittadini cuneesi potranno sottoscrivere la legge di iniziativa popolare nazionale “rifiuti zero”.

terradi Fabrizio Biolé

Martedì 23 aprile alle 13 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris presenterò alla stampa, alla presenza del Professor Luca Mercalli e dell’Ingegner Angelo Tartaglia, il mio Ordine del Giorno (sottoscritto già da diversi altri colleghi consiglieri, quali Monica Cerutti, Tullio Ponso, Angela Motta)  “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi della natura prevalgono su quelle dell’uomo”, col quale intendo impegnare il Consiglio Regionale ad affrontare finalmente la non più rimandabile questione posta nell’omonimo appello a gennaio 2013 da più di 460 docenti e ricercatori italiani attivi nel Paese e all’estero, primi tra tutti proprio Mercalli e Tartaglia.

L’appello costituisce, a mio avviso, un esempio di alta onesta intellettuale e grande coraggio – circostanza rara in questo periodo di oscurantismo culturale e tecnicismo istituzionale – perché rompe il lungo, assordante silenzio sullo stato della situazione globale nell’attuale epoca storica.

Si tratta di una situazione allarmante e in rapido deterioramento, considerando le principali tendenze generali in corso come: l’aumento della popolazione, il riscaldamento climatico, la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse, l’instabilità politica, la carenza alimentare, la distruzione di suolo fertile, l’accumulo di rifiuti tossici e l’inquinamento persistente nell’aria, nelle acque e nei suoli oltre alla scarsità d’acqua potabile.

Significativamente, l’appello contiene anche una denuncia chiara del dominio culturale del dogma della crescita: crescita della finanza come unica modalità di progresso, crescita della ricchezza come forzata unità di misura del benessere, crescita della produzione come unico rimedio alla delocalizzazione, crescita dei consumi come unica soluzione allo smantellamento industriale.

Nonostante la complessità e la quasi irreversibilità dei processi in atto nel mondo sociale e naturale, la  crescita è, infatti, in ogni campagna elettorale e nelle dichiarazioni ufficiali prospettata come l’unica soluzione possibile ed efficace alla crisi in atto.

In disaccordo con il pensiero unico “crescista”, Mercalli, Tartaglia e gli altri firmatari auspicano e chiedono di prendere in considerazione un radicale cambio di paradigma culturale. In particolare, come ripreso dal mio Ordine del Giorno relativamente al’istituzione di competenza, propongono di aprire un dibattito pubblico, rigoroso e documentato sulla situazione, anzitutto riconsiderando un punto di vista ad oggi sistematicamente e volontariamente escluso dal dibattito main-stream dei media: quello della decrescita.

Il concetto che più intendo sottolineare è la solo apparente aleatorietà dei concetti espressi nell’appello, rispetto alla contingenza legata alle grandi problematiche che affliggono la società piemontese e italiana: niente di più falso! Cambiare punto di vista come rappresentante istituzionale, così come cittadino, rende molto più affrontabili anche le questioni più concrete, non fosse altro che per le soluzioni “laterali” che in questo modo si riesce ad elaborare.

L’invito è dunque per martedì 23 aprile alle 13 in Sala dei Presidenti, via Alfieri 15, Torino.

bicchieredi Fabrizio Biolé

Nonostante per ben due volte i cittadini  italiani (e i piemontesi) si siano espressi contro lo sviluppo della filiera elettronucleare, è importante sottolineare continuamente che le conseguenze della filiera conclusasi negli anni ’80 sono ricadute, ricadono e, ahinoi, ricadranno ancora per molti lustri sulla salute, sull’ambiente e sulle casse pubbliche!

Mai è stato definito dai governi succedutisi in questi trent’anni un deposito definitivo su suolo italiano; treni speciali con scorie e residui attraversano costantemente nottetempo i territori del nord Italia alla volta ora della Gran Bretagna, ora della Francia, ora degli Stati Uniti; il rischio di un disastro di dimensioni apocalittiche, dovuto alla presenza del 90% dei residui di filiera sulle rive della Dora, a Saluggia, in provincia di Vercelli, è sempre in agguato, dopo essere stato miracolosamente scongiurato durante le alluvioni del 2001.

Nessun piemontese si può dire sicuro, nessun territorio della nostra regione è matematicamente salvo in caso qualche cosa andasse storto. Appena di giovedì scorso la notizia allarmante di perdita di liquido da una vasca, la WP719, dello stabilimento Eurex. Qui è stoccato il materiale liquido, il più pericoloso perchè difficilmente contenibile, quello che desta la preoccupazione più grande nella popolazione tutte le volte che sul territorio si abbattono delle piogge abbondanti.

Non è una novità la pericolosità e l’emergenzialità della situazione. Piuttosto l’elemento nuovo è che al limite massimo di riempimento della vasca, dovuto appunto alle precipitazioni atmosferiche succedutesi, si aggiunge il rinvenimento di due fessurazioni nella parete della stessa, dalle quali sta fuoriuscendo liquido con tracce di Cesio e Americio il quale, giocoforza, percola sul suolo circostante.

Come rappresentante istituzionale pro tempore, sono veramente idignato e molto preoccupato per le eventuali conseguenze, per questo depositerò immediatamente una interrogazione urgente all’Assessore Ravello. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa è successo, che cosa non si è fatto, che cosa attendersi come conseguenza della fuoriuscita di liquido radioattivo. E la Regione si deve rendere conto che diventa ormai imperativo risolvere una volta per tutte la questione nucleare piemontese, alla radice, con programmi ben definiti ed è intollerabile che centinaia di migliaia di cittadini siano costantemente nel terrore che un semplice temporale possa irrimediabilmente contaminare i pozzi dell’acquedotto del Monferrato, uno dei più importanti della nostra regione!

di Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Dai primi anni ottanta il WWF ha organizzato sul territorio nazionale un servizio di guardie volontarie, che sono inquadrate come “Guardie Particolari Giurate”, nominate con appositi decreti del Prefetto e della Provincia, che prestano attività di vigilanza sul territorio, al fine di prevenire e reprimere gli illeciti amministrativi e penali.  L’incarico è molto ampio e la materia complessa, con controllo diretto del territorio tramite interventi, anche a seguito di segnalazione dei cittadini, spesso in stretta collaborazione e a supporto dell’Autorità Giudiziaria e delle Forze di Polizia.
Settore primario delle Guardie è quello della vigilanza in materia di tutela faunistica  e vigilanza venatoria, ittica, ambientale, nell’esercizio delle quali funzioni le guardie volontarie sono Pubblici Ufficiali e limitatamente alle rispettive competenze svolgono funzioni di Polizia Giudiziaria. Per gli illeciti legati all’attività venatoria, alla pesca, alla protezione degli animali e dell’ambiente intervengono direttamente redigendo processi verbali, comminando sanzioni, sequestrando i corpi di reato ed i mezzi illeciti.
Le oltre 300 Guardie volontarie del WWF, presenti in 14 regioni e 49 province, sono organizzate in Gruppi Regionali e Nuclei Provinciali. In Piemonte dal 1999 è attivo anche in provincia di Cuneo un Nucleo di Guardie WWF, che opera prevalentemente nella zona ovest del territorio provinciale.

I dati del cuneese nel 2012: 300 persone e 42 veicoli controllati, l’accertamento di 80 illeciti amministrativi, di cui quattro penali. Oltre 650 ore di servizio e 5.230 chilometri percorsi nella Granda, in particolare sulle piste forestali delle valli. 71 verbali, per complessivi 12.400 euro, la maggior parte per percorsi fuori strada con mezzi motorizzati e irregolarità nell’esercizio di caccia, pesca e raccolta funghi. Altre sanzioni: abbandono rifiuti, detenzione animali, raccolta di fauna minore, parcheggi su prati e zone boschive. Quattro persone sono state inoltre denunciate per cattura e uccisione di animali protetti e caccia con l’aiuto di richiamo elettroacustico.

tabella wwf

In quest’inizio di 2013, le Guardie Particolari Giurate del WWF di Cuneo hanno avuto un problema: il loro unico mezzo di locomozione, una Panda 4X4, si era rotto. 1.000 euro il costo da sostenere per riparare la macchina, usurata dopo più di 5.300 km di strada, anzi: soprattutto pista forestale nelle valli cuneesi. Ma non avrebbero potuto affrontare la spesa per la riparazione di tale dotazione fondamentale allo svolgimento del proprio lavoro, mantenendo i livelli di servizio finora garantiti alla comunità.

Adesso, con il contributo del fondo Progetto Partecipato, la Panda corre di nuovo: un piccolo aiuto per un grande servizio!

Appuntamenti della prossima settimana:

domenica 7 aprile: passeggiata naturalistica a Cherasco (CN)

lunedì 8 aprile: sciopero metropolitano a Torino

lunedì 8 aprile: sit in di solidarietà al pm Di Matteo a Torino (e Palermo)

martedì 9 aprile: lancio raccolta firme leggi di inziativa popolare per la giustizia e i diritti

giovedì 11 aprile: presentazione della legge di inziativa popolare sul testamento biologico a Torino

venerdì 12 aprile: presentazione del libro L’armata di Grillo a MOndovì (CN)

tpldi Fabrizio Biolé
Mercoledì mattina 3 aprile ho presenziato come rappresentante regionale, oltre che come pendolare, all’incontro indetto presso la sede della Provincia di Torino dall’ANAV Piemontese, che ha convocato i Sindaci e gli amministratori provinciali della regione per definire le priorità attuali del sistema trasportistico piemontese.A seguito dei dati snocciolati la settimana scorsa dall’Assessore Barbara Bonino si paventerebbe un taglio, a metà anno, del 35% delle risorse per il TPL, mossa che decreterebbe la sicura distruzione della rete trasportistica con inimmaginabili ripercussioni per pendolari e studenti, oltre ad un abnorme esubero del personale addetto.

Già nell’anno passato il territorio ha subito la cancellazione di quattordici linee ferroviarie, e l’intenzione di Cota e Bonino darebbe il colpo di grazia al settore, che con un ammanco di oltre 100 milioni di euro crollerebbe in breve tempo portandosi dietro indotto e la cancellazione di servizi essenziali.

La scaletta blindata degli interventi, e il copione già scritto e riscontrabile nei discorsi di personaggi funzionali al sistema come il Presidente Antonio Saitta o il Sindaco Piero Fassino, ha centrato il proprio obiettivo: codificare una condivisibile battaglia per il mantenimento del servizio di trasporto, senza scoperchiare troppo le enormi contraddizioni, nè fornire alternative essenziali nel momento di carenza di risorse come il presente: nessuno ha infatti delineato l’imminente crollo della mobilità privata,ormai codificato da molti; nessuno ha saputo (voluto?) traslare la discussione da mera opposizione ai tagli della Giunta Regionale verso la necessità di una pianificazione trasportistica efficace a livello nazionale, nella quale il TPL ritorni basilare e prioritario e le carrettate di miliardi spesi per la presente, e soprattutto la futura – e inutile e devastante – alta velocità ferroviaria, vengano definite per quello che sono: inopportune e clientelari; nessuno infine, causa il palese uso elettoral-feudale che se ne fa periodicamente, ha accennato all’inopportunità e all’insostenibilità di una rete aeroportuale che, per rimanere nel settore trasportistico, ci porta ad avere in Italia uno scalo ogni 50 miseri chilometri…

Se dunque da un lato è rilevante la presenza di centinaia di fasce tricolore, si tratta di un’ennesima occasione perduta, subita dai cittadini che, nonostante tutto, fruiscono quotidianamente dei servizi di TPL e subdolamente voluta da chi non ha alcun interesse a trovare un vera impostazione a lungo termine, perchè non vuole, ma soprattutto perchè le lobbies che sulle grandi opere speculano, non glielo permetterebbero!

manidi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Questo fine settimana si preannuncia intenso e importante sotto molti punti di vista:

Venerdì 22 saremo presenti alla fiaccolata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si terrà a Cuneo con partenza alle ore 21 dal Parco della Resistenza. Durante il percorso verranno, come da tradizione, letti i nomi dei cittadini caduti sotto i colpi delle organizzazioni mafiose in Italia. Una passeggiata tutti insieme per celebrare la memoria delle vittime e stabilire l’importanza della legalità.

 cherasco

Domenica 24 pomeriggio saremo invece ospiti del Comitato contro lacirconvallazione di Cherasco, che agisce da alcuni anni per salvaguardare flora e fauna di un ambiente unico contro un nastrone d’asfalto che costerà alla collettività milioni e milioni di euro, devastando campi coltivati a grano e un tipico microecosistema sostenuto da un risorgiva, il quale presentà un biodiversità veramente d’eccezione. E la quarta edizione della passeggiata naturalistica che percorre i sentieri che verrebbero cancellati dalla circonvallazione. Ritrovo alle 15,30 in via Industria a Cherasco (CN)

Nel frattempo abbiamo aderito ufficialmente al corteo NO TAV Susa-Bussoleno di sabato 23 marzo perché la lotta contro lo spreco e il devastante impatto delle Grandi Opere Inutili è parte integrante della nostra iniziativa politica e istituzionale.

Passeggeremo dunque in Valle di Susa per ribadire la nostra vicinanza e solidarietà al Movimento NO TAV e per affermare che la democrazia è ben altra cosa rispetto alla condanna di qualsiasi critica e criminalizzazione del dissenso volto alla costruzione di un ordine autoritario su misura degli interessi di pochi, che il TAV è un’opera insostenibile, dannosa e inutile e che il Movimento NO TAV rappresenta un esempio positivo di pratica per la costruzione di una società più a misura di chi ci vive – uomini, animali, piante, ecosistemi, ecc. – e non di beni senza vita come il denaro.

Nel ruolo di cittadini temporaneamente impegnati nelle istituzioni, vogliamo sottolineare le parole d’ordine di questa manifestazione: Difendi il tuo futuro, SI alla valle che r-esiste, NO a spese inutili.

E’ inaccettabile che si utilizzino decine di miliardi di euro provenienti dalle tasse dei cittadini per realizzareun’infrastruttura non sostenibile, dannosa e inutile anziché per affrontare la crisi in atto creando occupazione e aiutando disoccupati e lavoratori in difficoltà, investendo in salute, scuola, ricerca e socialità.

Infatti, come abbiamo già scritto, il TAV è un’opera:

– Non sostenibile poiché i lavori devastano il territorio di una valle alpina il cui ecosistema è già irrimediabilmente compromesso da una linea ferroviaria, un’autostrada e due strade statali, inquinando ed esponendo la popolazione locale ad un comprovato rischio-amianto.

– Dannosa essendo una spesa che alimenta un giro d’affari a esclusivo beneficio delle imprese appaltanti, sub-appaltanti e fornitrici e non per la comunità valsusina e italiana, fornendo un richiamo irresistibile per investimenti a dir poco di dubbia provenienza.

– Inutile perché sebbene sia stata costosamente ammodernata, la linea ferroviaria esistente è ampiamente sotto-utilizzata e ormai da anni registra un decremento del volume di traffico passeggeri e merci.

susa

Il dissenso e la manifestazione del dissenso vengono definiti “violenza” e “disordine pubblico”, il movimento legittimamente espresso dalla Val Susa viene represso con la militarizzazione del territorio e così le ragioni del dissenso vengono sepolte sotto strati di propaganda del “manganello mediatico” e scompaiono, trasformate in una questione di ordine pubblico e di scontri di piazza, una vecchia tecnica di manipolazione dei fatti e mistificazione della realtà ulteriormente migliorata.

In Valle Susa è in corso un’emergenza democratica che deve richiamare l’attenzione e deve sviluppare dibattito non solo a livello tecnico-scientifico sull’opportunità dell’opera -che si collega alla transizione ad una società umana in armonia con l’ecosistema, all’impossibilità di una crescita infinita su un pianeta finito e ad un uso sostenibile delle risorse secondo criteri di uguaglianza e giustizia sociale – ma sulla sovranità popolare, la rappresentanza democratica e la pratica della democrazia sui territori – come spiegato da Marco Bersani, portavoce di ATTAC Italia e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, nel suo libro Come abbiamo vinto il referendum:

Che cosa unisce infatti le decine di vertenze sui temi ambientali e di difesa dei territori con la straordinaria esperienza del movimento nazionale per l’acqua pubblica? Esattamente la questione della democrazia. Questione che nasce dalla consapevolezza di come, nella fase della globalizzazione neoliberista, i ruoli tradizionali della rappresentanza sociale e politica siano entrati in una crisi profonda e forse definitiva: se fino alla seconda metà del secolo scorso il tradizionale filo rosso tra bisogni emersi nella società, loro rappresentanza sociale da parte delle grandi organizzazioni sindacali e loro rappresentanza politica da parte dei partiti conservava una propria continuità, ora quel filo si è completamente rotto. Le parti attive della società oggi si muovono dentro la consapevolezza della frammentazione sociale e come portatrici di interessi precisi benché legati ad un senso più generale e collettivo (nasce da qui la tendenza a definirsi “popolo”, da cui “il popolo dell’acqua”, “il popolo NO TAV”, quello “delle carriole” a L’Aquila, ecc.), rifiutano ogni delega o rappresentanza e reclamano una democrazia diretta e partecipava. D’altronde, cosa nella battaglia in Val di Susa è veramente inaccettabile per i poteri forti? Non certo il fatto che si costruisca o meno la linea ad alta velocità… anche il più idiota dei governanti sa infatti che militarizzare una valle ostile per oltre dieci anni non sarebbe praticabile neppure per una dittatura. Ciò che non può essere ammesso è il fatto che una popolazione non solo rivendichi la difesa del proprio territorio, bensì lo faccia in nome di un interesse generale e reclami il diritto di poter decidere. In tempi in cui la rappresentanza non ha ormai più alcun significato, a questa legittima richiesta viene così risposto che giammai chi si trova nei vertici più bassi della scala gerarchica di potere può immaginare di rappresentare l’interesse generale, essendo quest’ultimo appannaggio automatico ed indiscutibile di chi siede al vertice. Dietro ogni conflitto aperto nel Paese, vi è dunque una rivendicazione di democrazia reale, da praticare qui ed ora su ogni scelta che coinvolga la vita delle persone. Perché la democrazia rappresentativa è al suo stadio finale, preparato consapevolmente e da tempo, attraverso lo svuotamento di ogni luogo consiliare e parlamentare in favore della delega agli esecutivi, e attraverso le ondate progressive di privatizzazioni che hanno drasticamente ridotto il ruolo del pubblico e del controllo democratico”.

Ci vediamo sabato 23 marzo alle 14.00 a Susa in piazza d’Armi.

cinghdi Fabrizio Biolé

Mi allarma molto la notizia diffusa a partire da giovedì 7 marzo rispetto alle analisi effettuate su capi campione di cinghiali abbattuti nella nostra regione, e in particolare nel comprensorio della Val Sesia nel biennio 2012-2013.

Da questi dati risulterebbe una presenza dell’isotopo Cesio 137 all’interno dei tessuti di tali animali, con valori anche dieci volte superiori a quelli limite.

Per inciso, l”isotopo del Cesio 137 è stato pressochè inesistente in natura fino all’inizio dell’attività nucleare antropica, cioè i test sulle bombe nucleari; esso è un sottoprodotto della fissione nucleare artificiale con pochissimi usi pratici, in quanto ha buona capacità di reagire chimicamente ed è solubile in acqua, per cui risulta pericoloso in quanto poco controlabile.

A prescindere dalle cause che hanno determinato una dose così massiccia all’interni di un rapprersentante tipico della fauna selvatica piemontese come il cinghiale, credo sia assolutamente necessario non sottovalutare l’impatto che l’isotopo ha potuto potenzialmente avere per la sua presenza all’interno dei capi destinati all’alimentazione che sono appartenuti a battute di caccia da cui i campioni sottoposti ad analisi provengono.

Ritengo dunque essenziale che la Regione, come da proprio Statuto garante della salute e della sicurezza alimentare, faccia tutto quanto in proprio potere per valutare la situazione, pianificare provvedimenti all’altezza della sua gravità e, per quanto possibile, evitare l’ingresso dei eventuali altri capi contaminati all’interno della catena alimentare umana, oltre a concorrere alla comprensione della causa diretta, ipotizzata nella nube radioattiva proveniente dalla centrale di Chernobyl nei mesi successivi al tragico incidente. A tale scopo ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente in merito (in allegato) in modo che la Giunta possa comunicarci repentinamente tutte le azioni poste in essere o previste per il prossimo futuro. E fughi soprattutto un dubbio: non si tratta per caso di esemplari importati recentemente proprio dalle zone del disastro, visti i valori così alti?

Sembra infine retorico, ma è doveroso ribadire ancora una volta che tutti gli accenni alla volontà politica o amministrativa di ritornare a proporre filiere elettronucleari di qualsivoglia importanza è assolutamente criminale e studi, analisi, dati scientifici, a volte quasi casuali, sugli effetti collaterali continuano anno dopo anno, giorno dopo giorno, a confermarlo!

incdi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Il 30 aprile 2013 presumibilmente entrerà in funzione l’inceneritore di rifiuti cosiddetto del Gerbido, progettato, costruito e gestito da TRM (società pubblica di diritti privato) e il cui costo è di circa 450 milioni di euro di fondi pubblici, attraverso il sistema del project financing che vizia ogni tentativo di diminuzione della produzione di rifiuti e buona parte della filiera della raccolta differenziata, per non parlare dell’installazione di impianti per il trattamento a freddo, in quanto all’impianto deve essere garantito un quantitativo di rifiuti pari a 420 mila tonnellate l’anno.

L’inceneritore, impropriamente ed inganevolmente definito “termovalorizzatore”, rappresenta la fase terminale di “smaltimento” dei rifiuti, ovvero nella pratica la trasformazione dei rifiuti solidi residui dalla raccolta differenziata in sostanze volatili – quindi a maggior diffusione – pericolose per l’ambiente e la salute umana (diossine, furani, polveri ultrafini, metalli pesanti come arsenico, cadmio, cromo, mercurio, piombo, ecc.) in quanto assumibili per via aerea.

La concentrazione di sostanze nocive si accumula inoltre nei tessuti attraverso i vari passaggi della catena alimentare (suolo, vegetali, animali, uomo), provocando danni alla salute umana.

Oltre a fumi e polveri volatili, l’incenerimento produce comunque un 31% di rifiuti da smaltire in discarica, di cui il 24% come inerti e il 7% di ceneri tossiche che vanno in stoccaggi dedicati per rifiuti pericolosi.

Gli unici vantaggi di un “mostro” come quello del Gerbido sono quelli economici, enormi per chi concorre ala sua costruzione e alla sua gestione, infatti i cittadini ci rimetteranno risorse (soldi pubblici) e salute, i Comuni saranno indebitati per molti anni e l’ambiente ci rimettera in termini di inquinamento dell’aria e del suolo. In più la garanzia di ciclo continuo si avrà solo con la combustione di enormi quantità di gasolio e derivati del petrolio.

Per questo la politica dello smaltimento tramite incenerimento non avrebbe alcun senso se non fosse viziata dagli incentivi e dall’ottusità di molti amministratori.

Sarà l’ARPA Piemonte a gestire tra le altre cose il sistema di monitoraggio e controllo dell’aria nella zona del Gerbido. Ma, per poter garantire risultati oggettivi e affidabili, vista l’ormai presumibile impossibilità di impedire l’accensione dell’impianto, a partire dal 16 febbraio, il Coordinamento No Inceneritore – Rifiuti Zero di Torino ha avviato una nuova campagna per denunciare i danni alla salute e all’ambiente che provocherà l’inceneritore del Gerbido.

Si tratta di una raccolta fondi tra tutti i cittadini (indicativamente sono sufficienti 5 euro a testa) per finanziare uno studio indipendente sulla concentrazione di metalli pesanti nell’organismo umano, attraverso una prossima raccolta dati sulla popolazione infantile che vive nella zona adiacente all’inceneritore, indicativamente tra i 3 e i 6 chilometri di distanza, zona più a rischio secondo la pur scarsa letteratura pregressa.

La correttezza e la scientificità dello studio verrà certificata dai medici dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) mentre il finanziamento da parte della cittadinanza sarà garanzia di un’azione obiettiva e indipendente.

Se verranno riscontrati aumenti di tali sostanze, nel tempo saranno avviate nuove azioni legali che utilizzeranno questi dati scientifici per formalizzare la dimostrazione che la salute peggiora proprio a causa dell’inceneritore.

Il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero sarà dunque pronto e attrezzato per denunciare con prove certe i danni patologici, inchiodando alle proprie responsabilità anche gli amministratori degli Enti Locali, in particolare i sindaci, cui spetta il compito istituzionale di tutori della salute dei cittadini.

La raccolta fondi del Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero, cui ho voluto contribuire con una somma del conto Progetto Partecipato sarà organizzata con gazebo in varie parti della città di Torno e nel circondario, iniziative pubbliche e incontri sul territorio. Tra le prossime ritengo utile segnalare l’assemblea di giovedì 14 marzo alle  21 a Rivalta organizzata dalla stessa aministrazione comunale. Si terrà al Centro Incontri “Il Mulino” in via Balegno 2.

Sul sito  www.rifiutizerotorino.info il calendario completo e la possibilità di contribuire online tramite versamento con Paypal.

Fermiamo tutti assieme questa politica assassina!