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Regime APT: conosciamolo per evitarlo!

Pubblicato: 31 gennaio 2014 da mallamacidaniele in democrazia, diritti, Economia, Europa, politica, trasparenza
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di Fabrizio Biolé
In due ne discutono; pochissimi rappresentanti di livello internazionale ne parlano; sulla punta delle dita, a livello mondiale, si contano i giornalisti indipendenti che abbiano la competenza, le informazioni, il coraggio e l’autorevolezza per divulgarne le potenziali nefaste conseguenze. Tra questi la più attiva, la dottoressa Lori Wallach, direttrice di www.citizen.org.

Si tratta del temibile Accordo sul Partenariato Transatlantico (abbreviato in APT oppure TTIP), un insieme di misure che dovrebbero essere messe nero su bianco in un Trattato internazionale vincolante entro il 2015 e che riproporrebbero, moltiplicandole all’ennesima potenza, tutte le conseguenze negative che, a livello europeo, erano contenute nella versione originale della Direttiva Bolkestein, già di per sè in parte disarmata prima della sua versione definitiva, grazie soprattutto agli allarmi ed alle azioni di informazione svolte da alcune associazioni e movimenti “sul pezzo”, come ATTAC.

In sintesi, nascondendosi dietro uno smalto di virtuosi promotori dell’incremento di occupazione – sul sito della Commissione Europea si azzarda addirittura la stima di centinaia di migliaia di posti di lavoro in più – e dell’ampliamento del valore delle economie europea, statunitense e mondiale – con stime di aumento rispettivamente di 120, 90 e 100 miliardi di euro –  Michael Froman, Delegato al Commercio per gli USA, e Karel de Gucht, Commissario Europeo al Commercio, stanno negoziando, a partire dal luglio scorso, per giungere all’elaborazione di un trattato intercontinentale e sovragovernativo che sancisca la totale liberalizzazione degli scambi economici di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti.
Tutto questo, come è facile intendere, a scapito delle tipicità dei prodotti, dei diritti di lavoratori e consumatori, della prossimità dei rapporti umani e ad unico ed enorme vantaggio dei grandi capitali, delle multinazionali, del profitto della finanza globale.

Ma quel che forse è ancor più grave è che se un singolo stato, in regime di TTIP, tentasse di sottrarsi all’omologazione al ribasso degli standard di sicurezza, equità o sostenibilità oppure osasse porre in atto misure di tutela di servizi, prodotti, lavoratori, salute e ambiente, contravvenendo alla totale liberalizzazione, incapperebbe in un meccanismo di forzato adeguamento e di milionarie sanzioni e risarcimenti a favore dell’eventuale multinazionale querelante!

Chi sa, in un momento di fase transitoria come la presente, che cosa possa essere davvero considerato per il nostro Consiglio Regionale, come “indifferibile ed urgente”?
Certo: i provvedimenti di bilancio che in questi giorni stanno prendendo faticosamente forma tra commissioni e aula rientrano nel nòvero.
Fatto sta che una discussione sul cambiamento storico e devastante come quello che si avrebbe con l’improvvida entrata in vigore del Trattato di partenariato transatlantico, a partire dalla macroeconomia di scambi tra il vecchio e il nuovo continente e, a cascata, fino alle economie nazionali, regionali e locali in cui circolano prodotti e servizi essenziali per i cittadini – insieme con antichi saperi e filiere tradizionali – non può nè deve essere rimandata, nè dentro nè fuori le istituzioni, a prescindere dalla legittimità sub judice che queste possano temporaneamente avere.

Per questo sto per depositare un atto in Consiglio Regionale in tema APT/TTIP che possa, mi auguro, trovare un momento dedicato ad essere trattato in modo approfondito e con tempi congrui e suggerisco contestualmente a tutti i piemontesi (poichè tutti, come cittadini, utenti e consumatori ne siamo direttamente interessati) di seguire la discussione sull’argomento nei rari momenti di approfondimento extra-istituzionali, a partire dall’importante incontro pubblico di mercoledì 29 gennaio alle 21 presso il caffè Basaglia a Torino, organizzato da Attac e poi tenendosi aggiornati, magari tramite la mailing list dell’Associazione stessa.

Istruzione, informazione e consapevolezza sono le armi più potenti che un cittadino possa avere, insieme con la condivisione e il mutuo aiuto: usiamole quotidianamente!

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di Fabrizio Biolé
L’elefantiaco (nelle aspettative) “summit” interregionale Burlando-Cota di mercoledì 8 a Genova ha partorito il proverbiale “topolino”, o forse nemmeno quello…

Di fatto, i risultati scaturiti dal raggiungimento del minimo comun denominatore tra le politiche trasportistiche delle due giunte regionali sono un formale e misero impegno alla creazione di un tavolo tecnico con Rfi, Trenitalia e Rff e la richiesta di un confronto immediato con il Ministero.

Confronto per cosa? Per inoltrare a Maurizio Lupi la proposta di “spostare” il chilometraggio degli intercity Torino-Genova – a gestione ministeriale – posto in esubero dall’aumento del servizio regionale piemontese sulla medesima tratta, sulla Cuneo-Ventimiglia.

La brillante ipotesi è vecchia di almeno sette settimane, da quando, come un coniglio dal cilindro, scaturì dall’ufficio stampa dell’Assessora Bonino. Però, si sa: i tempi della politica sono lunghi e artificiosi e solo adesso si è trovato il tempo di condividerla ufficialmente. Nel frattempo le corse sono state falcidiate, le promesse di Letta e Lupi non sono state mantenute e i cittadini cornuti e mazziati per l’ennesima volta!

Ai sette Assessori, di cui nessun cuneese, più due Presidenti presenti all’incontro chiedo: visto il risultato pressochè nullo, non poteva bastare una telefonata tra Torino e Genova, al limite una teleconferenza? Ma soprattutto: dato che la finestra utile – a detta loro – per riassettare gli orari della rete ferroviaria regionale, è fra poco più di un mese, davvero immaginano di poter avere una risposta dal Ministero e tecnicamente riattivare le coppie cancellate da metà dicembre sulla linea Vermenagna-Roia in così poco tempo? A scanso di equivoci me lo auguro fortemente, anche se sono molto molto scettico in merito!

In conclusione un suggerimento: se, come è vero, Cota e Burlando si trovano in condizioni di bilancio che non permettono loro di mantenere gli impegni del cosiddetto “Accordo di Tivoli” facciano fronte comune affinchè il Governo riassegni le risorse previste per l’inutile, devastante e costosissimo Terzo Valico dei Giovi (almeno sei miliardi e mezzo di euro a preventivo) destinandole alla rete ferroviaria regionale ordinaria, pendolare e turistica: magari il “gruppo Gavio” e annessi speculatori no, ma i piemontesi e liguri apprezzerebbero molto!

Allo scopo di continuare a rivendicare la tutela e il rilancio della linea Torino-Cuneo-Ventimiglia-

Nizza, sarò presente, come da inviti ricevuti, sia alla Commissione Trasporti comunale a Cuneo venerdi 10 gennaio alle 18, sia al Tavolo di lavoro Provinciale sabato 11 gennaio alle 11,30.

https://i2.wp.com/coc.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/13174/ipocrisia.jpgdi Fabrizio Biolé

Negli ultimi giorni, determinanti per la definizione delle misure legate alla Legge di Stabilità 2014 – che è poi stata blindata antidemocraticamente sotto il voto di fiducia – si sono alzati i toni di discussione sulle necessità ormai non più procrastinabili per il mantenimento, la tutela ed il rilancio della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza. E in particolare: entusiaste quanto fuorvianti affermazioni arrivano dall’assortito manipolo di eletti cuneesi del Partito Democratico (ma solo a comando, cioè se qualcuno critica con prove provate l’assenza di misure sulla Cuneo-Nizza all’interno della stessa Legge di Stabilità 2014); attenzioni ad intermittenza si è rivelata quella del Senatore Andrea Olivero ex Scelta Civica (con un emendamento presentato in commissione e non ripresentato in aula del Senato, nonostante l’impegno preso in tal senso con il Comitato Ferroviario e i 20.000 cittadini firmatari); l’unica rappresentante cuneese in Parlamento con il Movimento 5 Stelle. la Deputata Fabiana Dadone ha preso a cuore l’istanza, subendo dapprima una decisione di suoi colleghi del Senato e però portando a casa una tardiva quanto inequivocabilmente negativa risposta del Ministro Maurizio Lupi.

Enrico Costa e Michelino Davico, rappresentanti cuneesi rispettivamente in Camera e in Senato hanno da par loro esercitato un silenzio roboante e vergognoso.

Solitamente per poter oggettivamente definire i termini di uno scambio di vedute è necessario partire da dati certi e fatti oggettivi, e così intenderei fare in questo mio breve scritto, con cui intendo stimolare commenti e risposte:

– Nonostante nella fase di discussione nelle due commissioni bilancio della “Legge di Stabilità 2014” e della Legge sulle risorse urgenti agli enti locali siano stati depositati almeno tre emendamenti (uno a firma Olivero-Manassero, uno a firma Gribaudo-Taricco e uno a firma Scibona et alii) che impegnassero ad allocare le risorse necessarie alla manutenzione straordinaria della linea (quantificate in 29 milioni di euro), nessuno di questi è stato accolto dal Governo, smentendo le dichiarazioni ufficiali del Ministro Maurizio Lupi pubblicate su La Stampa del 29 novembre scorso.
– Nonostante ben due atti di indirizzo in tema siano stati approvati negli ultimi dieci giorni in fase di discussione delle due leggi menzionate (uno presentato dal PD ed uno dal Movimento 5 Stelle), per ottenere un commento da parte dei firmatari è stranamente stata necessaria un presa di posizione forte da parte di comitati e cittadini, forse perchè, come impara il primo giorno di attività chiunque si avvicini ad un consesso elettivo: “un ordine del giorno non si nega a nessuno”… La costante e ordinaria inutilità e inefficacia di atti di indirizzo come gli “ordini del giorno” è stata peraltro sottolineata in un recentissimo intervento in tema di Legge di Stabilità niente meno che dal Viceministro dell’Economia Stefano Fassina, quando a verbale afferma: “(…) Potevamo esprimere parere favorevole su tutti gli ordini del giorno, tanto sapete poi le conseguenze che hanno in generale (…)”.
– Nonostante dunque nel testo licenziato della Legge di Stabilità non sia presente alcun accenno all’impegno dei 29 milioni per la linea, altre infrastrutture e comparti hanno ottenuto provvedimenti precisi, a partire dai 50 milioni per due anni per la tratta ferroviaria Cancello-Frasso in Campania, dall’impegno esplicito per la Termoli-San Vittore, dai quasi dieci milioni per il servizio navale sullo stretto di Messina,o dai 300 milioni di euro per il comparto dell’autotrasporto, tanto per citarne alcuni.
– Molti dei protagonisti parlamentari citati – dei gruppi PD, SCpI, NCD e LNP – tengono una posizione peraltro rigida e ottusamente dogmatica sulla necessità della linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ferrovia inutile e devastante per il cui primo lotto – la cosiddetta “galleria di base” – sono previsti investimenti superiori agli otto miliardi di euro, la medesima cifra totale spesa nei quasi novant’anni di vita della linea Cuneo-Ventimiglia-Nizza (fonte: A. Levico “Vermenagna e Roya. Le valli delle meraviglie” ed. Primalpe 2007). I medesimi Deputati e Senatori avallano e sostengono peraltro pure la spesa di ottantamila euro giornalieri a partire dal 27 giugno 2011 per la guardianìa del primo cantiere della stessa – istallato nel territorio di Chiomonte (TO); più di settanta milioni di euro totali spesi ad oggi, cioè più del doppio delle risorse necessarie per la stessa manutenzione straordinaria della Cuneo-ventimiglia- Nizza per sorvegliare per due anni e mezzo l’equivalente di un fortino militare in cui i lavori effettivi sono partiti da poche settimane.
– Molti dei protagonisti di cui sopra hanno perlatro avuto ruoli di governo a vari livelli nel recente passato senza, a quanto mi risulta, sollevare mai pressanti istanze sulla necessità di interventi manutentivi sulla linea, grazie ai quali il precario stato della stessa, che ha spinto al rallentamento dei convogli da metà dicembre 2013 e che richiede per essere risolto i famosi 29 milioni di euro, avrebbe potuto magari essere affrontato con tempistiche e attività prolungate nel tempo, prima dell’odierna emergenzialità (tra gli altri: Patrizia Manassero fu nella Giunta del Comune di Cuneo, Giacomino Taricco nella Giunta della Regione Piemonte, Chiara Gribaudo in maggioranza – e poi in Giunta – nel Comune di Borgo San Dalmazzo).

– In un periodo in cui si rende necessario definire politiche trasportistiche mirate e razionali che sopra tutto garantiscano il diritto basilare alla mobilità, larga parte dei rappresentanti cuneesi nelle due Camere del Parlamento – con la positiva eccezione di Fabiana Dadone – sottolinea a ripetizione, come prioritarie per la mobilità della Granda, infrastrutture insostenibili, altamente impattanti e costosissime: in primis l’insensato e superfluo aeroporto di Levaldigi – più di 50 milioni di euro pubblici investiti dalla sua nascita e la produzione di perdite annuali di un milione e mezzo di euro di media, parametri di sostenibilità che resteranno per sempre un miraggio e una rinnovata concorrenza non dichiarata con Torino-Caselle; in secundis l’insensato, inutile e devastante lotto 1.6 dell’autostrada Asti-Cuneo, con la sua cancellazione di sessanta ettari di terreno fertile per la prosecuzione di una bretella autostradale che ha una soglia di traffico venti volte inferiore alla media nazionale, e una spesa di ventimila euro al metro lineare, venti milioni di euro al chilometro, centocinquanta milioni di euro totali!!! E’ necessario commentare?

fadi Fabrizio Biolé
Con l’ennesimo episodio tragico che riguarda la rete di case circondariali e carceri piemontese, la misura è colma.

L’omicidio-suicidio di poche ore fa presso il carcere Lorusso Cotugno di Torino – sui cui dettagli non mi pronuncio – si aggiunge infatti in modo non più sostenibile alla catena di tragici fatti che colpiscono “indistintamente” ospiti e agenti di polizia penitenziaria, in Piemonte e in Italia.
Dal 2002 al 2012 sono quasi mille i morti tra i detenuti a livello nazionale, vittime per la stragrante maggioranza di suicidi (più di 500), così come più di cento agenti di polizia negli ultimi dodici anni si sono tolti la vita complessivamente in Italia.

Si succedono ormai da anni, “vibranti” moniti presidenziali, ma anche e soprattutto formali richiami da parte delle autorità europee in materia, sfociati in una condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, la quale pone come termine perentorio entro il quale l’Italia deve risolvere il problema della violazione dei diritti degli ospiti delle carceri – più del 15% in attesa del primo giudizio – il mese di maggio del 2014. E la situazione non più sostenibile degli agenti si interlaccia strettamente e imprescindibilmente con la situazione dei detenuti!

Ritenendo dovere dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli occuparsi della tematica, ciascuno secondo le proprie responsabilità e competenze, depositerò immediatamente presso il Consiglio Regionale un Ordine del Giorno, che ìndica gli immediati e necessari passi: quelli da intraprendere all’interno dei provvedimenti regionali, e quelli da suggerire al livello governativo nazionale, i cui massimi rappresentanti si strappano le vesti per l’ennesima volta proprio in queste ore, per l’estrema urgenza di porre mano al sistema detentivo.

Nel dettaglio chiedo che, nella discussione in Consiglio dei Ministri e in Parlamento,  venga tenuta in alta considerazione la necessità di facilitare al corpo di Polizia Penitenziaria il proprio còmpito, con in primo luogo una riorganizzazione del sistema previdenziale, la razionalizzazione dei turni e l’integrazione delle competenze, la sottoscrizione di un nuovo contratto collettivo e il saldo degli straordinari.

Parallelamente, essendo stato il Piemonte la prima Regione a dotarsi di una legge di istituzione del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” nel lontano 2009, chiedo al Consiglio Regionale che tale figura venga finalmente nominata. E rimando ancora una volta al mittente la risibile critica di eccessivi costi e oneri per il funzionamento della stessa, che invece, se ben utilizzata, potrebbe risultare invece meccanismo di forte risparmio di costi sociali, sanitari e giudiziari per il prossimo futuro!

Un sacco di vita a Torino

Pubblicato: 6 dicembre 2013 da fabiole in democrazia, diritti, politica, salute, solidarietà

fa saccodi Fabrizio Biolé

Questa sera 6 dicembre appuntamento alla stazione Porta Susa per “un sacco di vita” e la donazione di sacchi a pelo a persone senza dimore per affrontare il freddo delle notti invernali.

io microfdi Fabrizio Biolé

Sollecitato da realtà territoriali che si occupano, a livello professionale, per competenza e per situazioni parentali delle delicate problematiche legate all’autismo, ho voluto interrogare a settembre scorso l’Assessore Cavallera in merito alle complesse cause che, a seguito dell’inaugurazione di aprile 2013, ancora non hanno permesso l’apertura del Centro Diurno per Autistici di Mondovì.

Nonostante la proposta di ristrutturazione della cascina Nibal, ai fini della realizzazione del Centro di cui sopra, sia stata beneficiaria di un contributo regionale legato al bando disposto nel 2006 ai sensi della Legge Regionale 1/2004, con 500.000 euro di risorse regionali; nonostante già due delle rate relative sono già state liquidate nel 2010 e nel 2011; nonostante l’associazione proponente si sia perfettamente attenuta a tutti i parametri fissati dal bando; nonostante l’inaugurazione della struttura sia stata fatta ormai da più di sei mesi; nonostante, infine, centri diurni socio-terapeutici educativi come quello di Mondovì siano necessari come il pane sul territorio monregalese e cuneese, come sul territorio regionale tutto, la cascina Nibal è ancora chiusa!

Nell’occasione l’assessorato ha fornito spunti poco soddisfacenti, già in parte conosciuti dai diretti interessati, formalmente poco accettabili ma che nella sostanza rimandavano ad una decisione imminente: a causa delle nuove disposizioni regionali, che rispondono alla condizione del micidiale “Piano di Rientro Sanitario”, una nuova deliberazione introdurrebbe una nuova tipologia di centro diurno “…funzionale – così asserisce l’Assessore – alle esigenze delle persone affette da disturbi dello spettro autistico.”

E di questo abbiamo parlato in un importante incontro a Mondovì con i diretti interessati, garantendo la massima disponibilità nel seguire la situazione da un punto di vista istituzionale.

In seguito, venerdì 18 ottobre, l’associazione Autismo Help e la Colonia Agricola del Beila, promotori e fautori del progetto, hanno incontrato l’assessore alla Salute Ugo Cavallera, ottenendo finalmente un impegno formale e informazioni piuttosto importanti,che hanno trovato conferma nell’annuncio di pochi giorni fa, quando la Società Cooperativa Interactive ha comunicato venerdì che lunedì 13 gennaio 2014 prenderà il via l’attività del Centro Diurno.

Si tratta di un’ottima notizia, che ripaga l’impegno di tutti quelli che in qualche modo hanno contribuito e che darà una risposta concreta alle famiglie che affrontano ogni giorno il disagio dell’autismo con dignità e determinazione.

Nel suo piccolo Progetto Partecipato Piemonte ha fatto la sua parte e vigilerà affinchè la promessa venga mantenuta e i 2 milioni e mezzo di euro spesi finora diano finalmente i propri frutti a sostegno della collettività!