Archivio per la categoria ‘diritti’

https://i0.wp.com/web.rifondazione.it/home/images/art11.jpgdi Fabrizio Biolé
Mala tempora currunt, mai come oggi la ciceroniana sentenza si applica alla situazione socio-politica convulsa ed emergenziale che ci accompagna nella stretta attualità.I cittadini però per fortuna reagiscono, a tutti i livelli loro consentiti dagli scarsi e imperfetti istituti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento. E allora i presenti giorni si prospettano simbolicamente e fattivamente determinanti sia per quanto riguarda l’attivismo civico rispetto alle prossime scelte strutturali della maggioranza parlamentare, sia per quanto riguarda il piccolo ma devastante passo verso una nuova guerra nel Mediterraneo.

A partire da giovedì scorso, la settimana che un ampio collettivo di individui e associazioni sta dedicando alla  tutela e al rilancio dei principi costituzionali, è caratterizzata da iniziative collettive di fermo dissenso rispetto al tentativo eversivo di deroga all’articolo 138, il fragile ma determinante fulcro intorno a cui ruota la condivisione e la prudenza nelle modifiche della Carta.

Il sottoscritto è fra i cinque sottoscrittori che hanno depositato presso la Prefettura di Cuneo una stringata e precisa missiva indirizzata al Presidente Letta nella quale sono state palesati i presupposti irrinunciabili in una onesta discussione sulle riforma costituzionale, principi al momento ignorati in toto sia nella sostanza che nella forma dal testo della proposta licenziata in Senato e che in queste ore viene discussa alla Camera: in sintesi si rileva il forte contrasto con le modalità di modifica sancite in Carta, la contraddittoria revisione della prima parte della stessa e la non legittimità di questo Parlamento “nominato”.

Le attività in merito continueranno con un banchetto di confronto con la cittadinanza in corso Nizza sabato 7 dalle 15 e con un momento di presidio in piazza della Costituzione domenica pomeriggio. Parallelamente ho appena depositato un atto di indirizzo in Consiglio Regionale che recepisce le stesse indicazioni della lettera a Letta, sottoponendole al voto dell’Assemblea Legislativa del Piemonte.
A tal proposito credi sia importantissimo sottoscrivere l’appello proposto da Il Fatto Quotidiano.

Nel frattempo, mentre aspettiamo con forte apprensione notizie sulle decisioni di intervento militare in Siria, azioni sulle quali poco o nulla a livello decisionale possiamo come cittadini, ritengo condivisibile come moto di protesta e di richiamo dell’attenzione, oltre che come forte atto politico collettivo di comunione interreligiosa e laica, una massiccia partecipazione alla giornata di digiuno di sabato 7.
Il forte movimento di protesta pacifica e condivisa contro l’intervento militare che verosimilmente sarà alla radice dell’ennesima escalation di violenza nel bacino mediterraneo e oltre, avrà peraltro in varie città italiane un momento di riflessione e di preghiera (per chi professa una qualche fede) e a Cuneo si terrà alle 18,30 di sabato presso il centro dei Tomasini.
Per par mio aderisco formalmente e sostanzialmente al digiuno ed all’incontro.

Una spicciola autocritica mi suggerisce spesso un’esclusiva attenzione a quelle che sono di fatto le problematiche legate alla stretta competenza appartenente al ruolo istituzionale che pro-tempore ricopro, ma non è forse incontestabile la perfetta interrelazione a cascata tra decisioni strutturali sulle regole che definiscono i rapporti tra cittadini e con le istituzioni e la gestione concreta dei settori che ogni ente – ed ogni eletto – ha come propria competenza? In altri termini diventa mero esercizio di stile continuare a rattoppare e lucidare i rubinetti di casa mentre qualcuno sta meticolosamente manomettendo e inquinando l’acquedotto, o vi sembra così irragionevole?

Io non ci Expo!

Pubblicato: 5 luglio 2013 da fabiole in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, Economia, energia

https://i2.wp.com/www.investireoggi.it/green/files/2013/06/Il-Diavolo-veste-Prada-No-si-tinge-di-verde.jpgdi gruppo consiliare Progetto Partecipato

CHE COS’E’ MILANO EXPO 2015?

EXPO 2015, è formalmente un’esposizione universale, ovvero “una manifestazione che ha come scopo principale l’educazione del pubblico: può esporre i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare i bisogni della civilizzazione, dimostrare il progresso raggiunto in uno o più rami dell’attività umana, o indicare prospettive per il futuro” ma i mezzi di comunicazione si dimenticano sempre di trattare tutti gli altri aspetti correlati all’organizzazione di una Esposizione Universale, non ultimo il rapporto che le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno con questi eventi, essendo luogo di richiamo di ingenti capitali e finanziamenti.

CHE COS’E’ VERAMENTE MILANO EXPO 2015?

In realtà si tratta, nei fatti, di una gigantesca operazione mediatica, di indebitamento dei cittadini e di sfruttamento dei lavoratori, volta al consolidamento di relazioni nazionali e internazionali che hanno come unico scopo il raggiungimento del massimo profitto possibile, a scapito dei servizi pubblici locali e dei diritti dei cittadini stessi, le cui conseguenze ambientali saranno peraltro gravissime a causa del pesantissimo consumo di suolo libero, processo irreversibile a danno del paesaggio, del territorio e della collettività.

EXPO 2015 rappresenta la quintessenza del modello unico dominante anche per un altro motivo: dal 1994 le Expo sono anche, da Statuto, “strumenti chiave per l’educazione allo sviluppo sostenibile”, quindi è chiaro come venga usato l’evento per colpire la coscienza delle giovani generazioni e “ingannarle”, in aperta antitesi con i limiti dello sviluppo e la necessità di convertire ogni settore della società secondo i criteri di sostenibilità come indicato anche dall’appello “La terra non si governa con l’economia”.

Ciliegina sulla torta, il tema dominante dell’EXPO 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è una provocazione di cattivo gusto nei confronti di quanto davvero accade nel mondo e che viene registrato ogni anno, oltre che per la natura stessa dell’iniziativa.

Negli ultimi Expo, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto alcun riscontro positivo e le amministrazioni pubbliche si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’evento.

Il territorio si troverà a dover gestire aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti appositamente per l’evento che resteranno vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Torino 2006 i cui effetti devastanti sono ormai di dominio pubblico.

La Regione Piemonte il 13 luglio 2012 ha firmato con la Regione Lombardia e il Commissario dell’EXPO 2015 un protocollo di intesa per sostenere congiuntamente l’evento e il 12 settembre 2012 ha dato vita a un Comitato ristretto, con rappresentanti delle camere di commercio, dell’ANCI, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Ma che cosa lega davvero la Regione Piemonte all’EXPO di Milano? Forse la vecchia idea di finanziare tecnologie vecchie e inquinanti, come le automobili (la nuova Fiat 500L sarà auto ufficiale dell’evento), anziché la riconversione energetica; oppure la disponibilità a condividere le potenziali infiltrazioni ‘ndranghetiste, che hanno portato nel recente passato allo scioglimento di diversi comuni del territorio piemontese?

CHE COS’E’ IL COMITATO “NO EXPO”?

Contro l’EXPO 2015 e ciò che rappresenta è stato creato dall’unione di diversi soggetti il Comitato NO EXPO 2015, il quale organizza domenica 7 luglio una grande manifestazione, una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che bisogna finanziare e sostenere consiste nella riappropriazione dei diritti, nell’accesso al  reddito, nella difesa del territorio. La data è determinante perché il 7 luglio verrà inaugurata la sede dell’EXPO a Villa Reale di Monza.

L’appuntamento è per le 15.00 a Monza, in Largo Mazzini, con la presenza di gazebo informativi, e la marcia della massa critica NOExpo. (Partenza col pullman da Torino alle 11 al parcheggio di Piazza Caio Mario costo a/r 15,00 € – info 348-271784)

Per chi vuole farsi un’idea su ciò che Expo 2015 comporterà per il nostro paese: il Dossier Exit Expo.

 

Comitato SniaRischiosa: la lotta continua

Pubblicato: 18 giugno 2013 da mallamacidaniele in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, politica

diatto

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato.

Giornata movimentata, per il Comitato SniaRischiosa in lotta contro la privatizzazione e la cementificazione dell’area della Diatto ex-Snia, in zona Borgo San Paolo.

Dopo il recente, improvviso sgombero imposto con la forza ai cittadini del quartiere che da mesi si ritrovavano pacificamente per tutelare e valorizzare una storica parte del loro territorio sottraendolo alle grinfie della speculazione targata Fondo Città di Torino (strumento finanziario tramite cui gli amministratori della città stanno svendendo il patrimonio immobiliare torinese e compartecipato dal Comune di Torino, dalla ex “Pirelli Real Estate” oggi “Prelios” e dalla controllata d’Intesa – San Paolo “Equiter”, la struttura della fabbrica – in stile liberty e perciò tutelata dalla Sopraintendenza con legge regionale – è già stata demolita.

Dunque, solo l’occupazione militare Diatto ex-Snia ha permesso l’avvio dei lavori, nonostante la contrarietà dei cittadini che abitano e lavorano in questo storico quartiere che intende reagire alla violenza e alla truffa del “metodo democratico” con cui la giunta Fassino sta imponendo alla comunità tutta un’urbanizzazione selvaggia, contraria all’interesse popolare, alla salvaguardia dell’ambiente e votata a garantire il profitto dei pochi, soliti noti.

Stamattina, verso le 11.15, nuovamente le più essenziali regole democratiche sono state violate: addirittura, in occasione della seduta del Diritto di Tribuna concessa al Comitato, all’entrata di Palazzo di Città una persona qualificatasi come “il comandante dei Vigili” ha ripetutamente impedito l’accesso ai 25 cittadini presentatisi.

Precedentemente, scalpore aveva fatto la decisione del Comune di limitare a 25 il numero di partecipanti alla seduta, rifiutando al Comitato la richiesta di una sala sufficientemente capiente. Apparentemente, anche 25 persone erano troppe per gli standard democratici del Comune: ad eccezione dei primi tre firmatari della petizione, a tutti gli altri intervenuti l’ingresso è stato inizialmente negato senza alcuna motivazione legittima.

In ogni caso, a seguito delle proteste del Comitato, l’ingresso nella sala dove si sarebbe tenuta il Diritto di Tribuno è stato infine concesso all’intera compagine.

In sala non era però presente alcun assessore: assente l’assessore al bilancio Passoni, assente l’assessore all’urbanistica Curti.

Solo cinque i consiglieri presenti, che comunque non avevano diritto di parola. Buona la presenza di giornalisti.

Qui c’è il resoconto “ufficiale” della giornata da parte del Comitato.

sniadi Fabrizio Biolé

Doveva accadere e così è stato:

all’alba di oggi, le Forze dell’Ordine hanno occupato “militarmente” l’edifico della Diatto ex-Snia, occupato simbolicamente dal comitato “Snia Rischiosa”,  un gruppo di abitanti del quartiere di Borgo San Paolo in segno di protesta contro la politica urbanistica  della Giunta Fassino, imperniata sul consumo di territorio, sulla cementificazione dall’alto e il non-dialogo con i cittadini.

L’imponente e lucrosa speculazione immobiliare prevista per l’area sta in questo ore demolendo l’architettura liberty d’una delle prime e più importanti fabbriche di Torino, e con essa una parte di storia della città per far posto a un complesso residenziale di 250 alloggi non popolari, di un parcheggio sotterraneo, d’un centro commerciale e d’un (micro)parco di 30×35 metri.

 

A gestire questa redditizia e miope operazione è il Fondo Città di Torino, il famoso strumento finanziario co-partecipato da controllate del Gruppo Prelios (già Pirelli S.p.A.) e d’Intesa San Paolo, insieme al Comune di Torino (sottoscrittore del 35% del Fondo), tramite il quale Fassino sta privatizzando una significativa parte del patrimonio immobiliare pubblico, destinata ad “entrare nel portafoglio d’investitori prestigiosi”.

Di fronte a quest’atto di cieca e sorda negazione delle fondamenta democratiche della convivenza civile con cui il Comune di Torino risponde alle istanze di partecipazione e decisioni condivise, con la polizia in difesa degli interessi di “palazzinari” e finanzieri; di fronte all’ultima dimostrazione della volontà di un Sindaco che delega a banche, fondi e multinazionali gli indirizzi di politica urbanistica; dinnanzi all’ideologia della crescita infinita del profitto incarnata dal Gruppo Prelios, da Intesa San Paolo e da chi amministra la città, è necessario che tutti i cittadini torinesi siano presenti il 18 giugno 2013 presso Palazzo di Città contestualmente alla seduta in cui il comitato “Snia Rischiosa” aveva recentemente ottenuto il diritto ad esporre le sue ragioni per opporsi alla distruzione della ex-Diatto e proporre una riqualificazione dell’area conservativa e concertata.

di Fabrizio Biolé

Quest’anno il 2 giugno, “in direzione ostinata e contraria”, ho voluto utilizzare il mio status di rappresentante istituzionale pro-tempore per rimarcare quelli che ho la presunzione di sapere essere i princìpi che la maggior parte dei cittadini sente come fondanti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza: tra questi l’articolo 11 della Carta, che fortemente rimarca il ripudio della “guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“, ed il principio di solidarietà, che vorrebbe i responsabili di governo ad ogni livello uniti nel – cito le recentissime parole di un Presidente della Repubblica che pur non amo – “celebrare la solenne ricorrenza della Festa della Repubblica con la sobrietà che il momento richiede”.

Il giorno della Festa della Repubblica nata dalla Resistenza non può vedere taluni valori come preminenti, ignorandone altri: se da una parte di piazza Audifreddi, questa mattina a Cuneo, erano celebrati la “difesa della nazione”, la “disciplina” e la “forza militare”, è ora che i valori del “ripudio della guerra”, della “sovranità popolare”, della “solidarietà” abbiano la giusta dignità ed un’equa considerazione.

Piccolo gesto è stato proprio alla pubblica celebrazione di oggi, da parte mia, l’indossare la bandiera arcobaleno simbolo della pace; altro piccolo gesto di riflessione distribuire il testo in allegato alla sparuta componente di società civile presente in piazza per la Festa della Repubblica; piccoli gesti che non potevo non compiere e che hanno dato i loro frutti, che consistono in parole di apprezzamento e confronto con i cittadini che hanno voluto fare due chiacchiere sulle riflessioni che con il testo distribuito ho inteso sottolineare.

Chiudo ancora citando le parole del Presidente ma, mi si perdoni, con una nota nettamente negativa: come si può non condividere che “la fiducia potrà rinascere se le risposte – delle istituzioni – saranno coerenti e mirate in uno sforzo continuo, volto (…) a riorientare l’utilizzo delle risorse pubbliche perché possa concretamente avviarsi una nuova fase di sviluppo e di coesione sociale.” ? E contestualmente come si può ignorare che, per la maggior parte dei casi, le scelte amministrative e politiche vanno nella direzione opposte ai suggerimenti sottesi dalla lettera di Naplitano?

Forse un politica che spende decine di miliardi di euro in grandi opere dimenticandosi del diritto alla mobilità dei suoi cittadini, studenti, pendolari ha chiare le priorità?

Per caso governi che usano le risorse pubbliche per comprare cacciabombardieri anzichè manutenere le strutture scolatiche hanno anche solo la parvenza di che cosa sia il patto sociale?

Sembra forse a qualcuno che ignorare esiti referendari, capovolgere le priorità sostenendo le banche anziche lavoratori e piccole imprese, oppure permettere pilatescamente che ogni secondo che passa vengano consumati 8 metri quadrati di suolo libero rispetti in minima parte gli articoli 1, 4 o 9 della Carta Costituzionale?

Buona Festa della Repubblica a tutti!

PS: Tanto per tornare alle priorità: pensate che se tre capifamiglia rinunciassero allo stipendio della loro intera vita lavorativa, potrebbero organizzare una bellissima parata del 2 giugno!

hypocrisydi Fabrizio Biolè

Per il 2 giugno 2013, Festa della Repubblica Italiana nata nel 1946 dalla Resistenza, l’associazione “Libertà&Giustizia” organizza l’iniziativa “Non è cosa vostra”: a Bologna, in Piazza Santo Stefano, Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis, Antonio Ingroia, Gherardo Colombo, Diego Novelli, Pippo Civati, Pancho Pardi, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Susanna Camusso, Nando Dalla Chiesa, Roberto Saviano, Paolo Flores d’Arcais, Davide Mattiello, Nichi Vendola e molte altre personalità della cultura, della politica e della società italiana si ritroveranno insieme per “rinnovare un atto di fedeltà alla Costituzione”.
Condivido lo spirito della proposta; condivido il contenuto dell’appello; condivido la finalità della mobilitazione; tuttavia, aderirò con convinzione all’iniziativa promossa da “Libertà&Giustizia” solo se i promotori filtreranno nettamente l’adesione – già ufficializzata sul sito dell’evento- estromettendo chi, nella veste di rappresentante del popolo italiano, ha votato la modifica costituzionale che già ha cambiato l’impianto della Carta e ben più di quanto, in prospettiva, potrebbe fare la cosiddetta “Convenzione”: la modifica dell’art. 81, che ha introdotto nella legge fondamentale della Repubblica il vincolo del pareggio di bilancio, mettendo così in discussione i principi fondamentali contenuti nella sua prima parte.
Tra marzo e aprile 2012, su pressione del governo Monti, del Presidente Napolitano e della “Troika”, il Parlamento ha votato a favore dell’imposizione di un parametro economicistico, neo-liberale e tecnicista con cui l’esercizio della sovranità in materia di bilancio (cioè il potere di decidere quando, come e quanto spendere a garanzia della tenuta del “patto sociale”) è stato trasferito dalle 120 milioni di mani del popolo italiano a quelle della élite dei proprietari delle azioni di banche, fondi e multinazionali, primi responsabili della crisi in atto.

A causa di tale norma, l’erogazione dei servizi fondamentali ai cittadini italiani – al pari di quelli di Grecia, Portogallo, Spagna e molti altri in Europa e nel mondo – è sempre più ignorata, ridimensionata ed eterodiretta.
Ancora, il pareggio di bilancio è l’alibi strumentale all’élite della banco-finanza internazionale per privatizzare ogni nostro bene comune (la salute, la scuola, l’acqua, i rifiuti, l’energia, il territorio…), senza che né le istituzioni, né i cittadini possano opporsi a tale esproprio – evidentemente illegittimo, ma formalmente legale – delle risorse essenziali alla vita.

Per queste ragioni, pur apprezzando l’iniziativa di “Libertà&Giustizia” e il suo manifesto ispiratore, ribisco che aderirò alla giornata ed all’iniziativa solo se dal pubblico elenco dei sostenitori saranno estromessi i nomi di chi nelle sedute della Camera dei Deputati del 6 marzo 2012 e del Senato del 17 aprile 2012 hanno avallato la modifica dell’art. 81 della Costituzione italiana, che ha introdotto il vincolo del pareggio di bilancio:
– Giovanni Bachelet, Partito Democratico
– Rosy Bindi, Partito Democratico
– Antonio Borghesi, Italia dei Valori (già co-firmatario del ddl)
– Felice Casson, Partito Democratico
– Paolo Nerozzi, Partito Democratico
– Sandra Zampa, Partito Democratico

codici identificativi forze poliziadi Fabrizio Biolé
Durante la discussione della proposta di legge al Parlamento numero 260 da me sottoscritta, in merito all’apposizione dei codici identificativi sulle divise delle Forze dell’Ordine, abbiamo assistito alla fiera delle banalità strumentalizzanti!

Un centro destra ad assetto variabile che, confondendo lo spirito di una legge generalista con episodi puntuali e precisi e talmente recenti da non aver avuto il tempo di analizzarli, vota no a prescindere dal merito della discussione.

Un Pd che adduce motivazioni raffazzonate e ipocrite per giustificare la propria non partecipazione al voto: il partito che ha la maggioranza relativa pur risicata a livello nazionale, e che, volenti o nolenti, esprime l’attuale Presidente del Consiglio ha deciso di non esprimersi per manifestata “…incompetenza…” (Gariglio).

Bruttissima pagina di Consiglio, con una sola conseguenza: il Consiglio Regionale, per la seconda volta a stragrande maggioranza ignora una ufficiale e perentoria richiesta compresa nel comma numero 192 della Risoluzione del Parlamento europeo del 12 dicembre 2012 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea!

striscione

https://fabriziobiole.org/2013/05/09/marcia-no-inc-da-beinasco-a-torino-sabato-11-maggio/

 

GC11_misure giornodi Fabrizio Biolé

Il Gruppo Progetto Partecipato aderisce e partecipa alla marcia in sostegno alla lotta contro l’inceneritore del Gerbido e nell’ottica della strategia Rifiuti Zero, che si terrà sabato 11 maggio da Beinasco a Torino. Il ritrovo per tutti è in piazza Dolci a Beinasco per le h 14.30, da dove ci si muoverà verso Torino, attraversando Corso Orbassano, via Filadelfia, Corso Agnelli, l’arrivo è previsto in Piazza d’Armi a Torino.

Il fondo Progetto Partecipato ha aderito al sostegno economico della campagna “5 € per difenderci dall’inceneritore” proposta dal coordinamento No-Inc di Torino e relativa al monitoraggio del deposito di sostanze tossiche e metalli pesanti nei tessuti umani.

Inoltre sollecito tutti i cittadini torinesi e piemontesi, attenti all’ambiente, alla salute e alla corretta gestione dei rifiuti, a partecipare alla marcia e a sottoscrivere la Legge d’Iniziativa Popolare “Rifiuti Zero”.

immagine agnese borsellino di Fabrizio Biolé

In segno di massimo rispetto nei confronti di Agnese Borsellino – una donna che, sia prima e dopo la morte del marito, ha giocato un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia – oggi ho trasmesso al Presidente del Consiglio Regionale Cattaneo formale richiesta di dedicare un minuto di silenzio in suo onore e ricordo durante la prossima seduta del Consiglio Regionale.

La richiesta è peraltro stata condivisa e sottoscritta da diversi colleghi.

Se non che, durante la conferenza dei Presidenti di Gruppo, da parte di alcuni capigruppo della maggioranza si è immediatamente creata una sorta di velato ostruzionismo rispetto alla doverosa richiesta.

Giuro che se non fossi stato fisicamente presente alla discussione, mai avrei creduto possibile una siffatta melina su una piccola azione così nettamente opportuna: dopo il “fastidio” espresso da Carossa (Lega Nord) e da Burzi (Progett’Azione), Franchino (Pensionati) ha contrapposto, seduta stante, la stessa richiesta in onore però della dipartita del senatore Andreotti – figura sulla quale permangono forti dubbi di vicinanza al contesto che proprio l’azione civile e l’attività del Giudice Borsellino e della consorte recentemente scomparsa, hanno convintamente e perennemente combattuto.

Il Presidente Cattaneo ha dunque deciso di prendere tempo nel merito di una richiesta che, oltre che legittima, mi è sembrata doverosa e pienamente rappresentativa del sentire comune dei cittadini italiani e piemontesi!

Parafrasando la forte espressione pronunciata in una delle ultime espressioni pubbliche dalla stessa Agnese Borsellino, che invocava a gran voce la resurrezione della città di Palermo, ritengo che anche “questa nazione e questa regione debbono risuscitare”, anche se sinceramente con una classe dirigente che esprime dei dubbi sull’onore e il ricordo da dedicare a figure di peso ed emblematiche come la vedova di Paolo Borsellino, sono piuttosto pessimista sulla tempistica con cui questo avverrà!