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Regime APT: conosciamolo per evitarlo!

Pubblicato: 31 gennaio 2014 da mallamacidaniele in democrazia, diritti, Economia, Europa, politica, trasparenza
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di Fabrizio Biolé
In due ne discutono; pochissimi rappresentanti di livello internazionale ne parlano; sulla punta delle dita, a livello mondiale, si contano i giornalisti indipendenti che abbiano la competenza, le informazioni, il coraggio e l’autorevolezza per divulgarne le potenziali nefaste conseguenze. Tra questi la più attiva, la dottoressa Lori Wallach, direttrice di www.citizen.org.

Si tratta del temibile Accordo sul Partenariato Transatlantico (abbreviato in APT oppure TTIP), un insieme di misure che dovrebbero essere messe nero su bianco in un Trattato internazionale vincolante entro il 2015 e che riproporrebbero, moltiplicandole all’ennesima potenza, tutte le conseguenze negative che, a livello europeo, erano contenute nella versione originale della Direttiva Bolkestein, già di per sè in parte disarmata prima della sua versione definitiva, grazie soprattutto agli allarmi ed alle azioni di informazione svolte da alcune associazioni e movimenti “sul pezzo”, come ATTAC.

In sintesi, nascondendosi dietro uno smalto di virtuosi promotori dell’incremento di occupazione – sul sito della Commissione Europea si azzarda addirittura la stima di centinaia di migliaia di posti di lavoro in più – e dell’ampliamento del valore delle economie europea, statunitense e mondiale – con stime di aumento rispettivamente di 120, 90 e 100 miliardi di euro –  Michael Froman, Delegato al Commercio per gli USA, e Karel de Gucht, Commissario Europeo al Commercio, stanno negoziando, a partire dal luglio scorso, per giungere all’elaborazione di un trattato intercontinentale e sovragovernativo che sancisca la totale liberalizzazione degli scambi economici di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti.
Tutto questo, come è facile intendere, a scapito delle tipicità dei prodotti, dei diritti di lavoratori e consumatori, della prossimità dei rapporti umani e ad unico ed enorme vantaggio dei grandi capitali, delle multinazionali, del profitto della finanza globale.

Ma quel che forse è ancor più grave è che se un singolo stato, in regime di TTIP, tentasse di sottrarsi all’omologazione al ribasso degli standard di sicurezza, equità o sostenibilità oppure osasse porre in atto misure di tutela di servizi, prodotti, lavoratori, salute e ambiente, contravvenendo alla totale liberalizzazione, incapperebbe in un meccanismo di forzato adeguamento e di milionarie sanzioni e risarcimenti a favore dell’eventuale multinazionale querelante!

Chi sa, in un momento di fase transitoria come la presente, che cosa possa essere davvero considerato per il nostro Consiglio Regionale, come “indifferibile ed urgente”?
Certo: i provvedimenti di bilancio che in questi giorni stanno prendendo faticosamente forma tra commissioni e aula rientrano nel nòvero.
Fatto sta che una discussione sul cambiamento storico e devastante come quello che si avrebbe con l’improvvida entrata in vigore del Trattato di partenariato transatlantico, a partire dalla macroeconomia di scambi tra il vecchio e il nuovo continente e, a cascata, fino alle economie nazionali, regionali e locali in cui circolano prodotti e servizi essenziali per i cittadini – insieme con antichi saperi e filiere tradizionali – non può nè deve essere rimandata, nè dentro nè fuori le istituzioni, a prescindere dalla legittimità sub judice che queste possano temporaneamente avere.

Per questo sto per depositare un atto in Consiglio Regionale in tema APT/TTIP che possa, mi auguro, trovare un momento dedicato ad essere trattato in modo approfondito e con tempi congrui e suggerisco contestualmente a tutti i piemontesi (poichè tutti, come cittadini, utenti e consumatori ne siamo direttamente interessati) di seguire la discussione sull’argomento nei rari momenti di approfondimento extra-istituzionali, a partire dall’importante incontro pubblico di mercoledì 29 gennaio alle 21 presso il caffè Basaglia a Torino, organizzato da Attac e poi tenendosi aggiornati, magari tramite la mailing list dell’Associazione stessa.

Istruzione, informazione e consapevolezza sono le armi più potenti che un cittadino possa avere, insieme con la condivisione e il mutuo aiuto: usiamole quotidianamente!

https://i2.wp.com/coc.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/13174/ipocrisia.jpgdi Fabrizio Biolé

Negli ultimi giorni, determinanti per la definizione delle misure legate alla Legge di Stabilità 2014 – che è poi stata blindata antidemocraticamente sotto il voto di fiducia – si sono alzati i toni di discussione sulle necessità ormai non più procrastinabili per il mantenimento, la tutela ed il rilancio della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza. E in particolare: entusiaste quanto fuorvianti affermazioni arrivano dall’assortito manipolo di eletti cuneesi del Partito Democratico (ma solo a comando, cioè se qualcuno critica con prove provate l’assenza di misure sulla Cuneo-Nizza all’interno della stessa Legge di Stabilità 2014); attenzioni ad intermittenza si è rivelata quella del Senatore Andrea Olivero ex Scelta Civica (con un emendamento presentato in commissione e non ripresentato in aula del Senato, nonostante l’impegno preso in tal senso con il Comitato Ferroviario e i 20.000 cittadini firmatari); l’unica rappresentante cuneese in Parlamento con il Movimento 5 Stelle. la Deputata Fabiana Dadone ha preso a cuore l’istanza, subendo dapprima una decisione di suoi colleghi del Senato e però portando a casa una tardiva quanto inequivocabilmente negativa risposta del Ministro Maurizio Lupi.

Enrico Costa e Michelino Davico, rappresentanti cuneesi rispettivamente in Camera e in Senato hanno da par loro esercitato un silenzio roboante e vergognoso.

Solitamente per poter oggettivamente definire i termini di uno scambio di vedute è necessario partire da dati certi e fatti oggettivi, e così intenderei fare in questo mio breve scritto, con cui intendo stimolare commenti e risposte:

– Nonostante nella fase di discussione nelle due commissioni bilancio della “Legge di Stabilità 2014” e della Legge sulle risorse urgenti agli enti locali siano stati depositati almeno tre emendamenti (uno a firma Olivero-Manassero, uno a firma Gribaudo-Taricco e uno a firma Scibona et alii) che impegnassero ad allocare le risorse necessarie alla manutenzione straordinaria della linea (quantificate in 29 milioni di euro), nessuno di questi è stato accolto dal Governo, smentendo le dichiarazioni ufficiali del Ministro Maurizio Lupi pubblicate su La Stampa del 29 novembre scorso.
– Nonostante ben due atti di indirizzo in tema siano stati approvati negli ultimi dieci giorni in fase di discussione delle due leggi menzionate (uno presentato dal PD ed uno dal Movimento 5 Stelle), per ottenere un commento da parte dei firmatari è stranamente stata necessaria un presa di posizione forte da parte di comitati e cittadini, forse perchè, come impara il primo giorno di attività chiunque si avvicini ad un consesso elettivo: “un ordine del giorno non si nega a nessuno”… La costante e ordinaria inutilità e inefficacia di atti di indirizzo come gli “ordini del giorno” è stata peraltro sottolineata in un recentissimo intervento in tema di Legge di Stabilità niente meno che dal Viceministro dell’Economia Stefano Fassina, quando a verbale afferma: “(…) Potevamo esprimere parere favorevole su tutti gli ordini del giorno, tanto sapete poi le conseguenze che hanno in generale (…)”.
– Nonostante dunque nel testo licenziato della Legge di Stabilità non sia presente alcun accenno all’impegno dei 29 milioni per la linea, altre infrastrutture e comparti hanno ottenuto provvedimenti precisi, a partire dai 50 milioni per due anni per la tratta ferroviaria Cancello-Frasso in Campania, dall’impegno esplicito per la Termoli-San Vittore, dai quasi dieci milioni per il servizio navale sullo stretto di Messina,o dai 300 milioni di euro per il comparto dell’autotrasporto, tanto per citarne alcuni.
– Molti dei protagonisti parlamentari citati – dei gruppi PD, SCpI, NCD e LNP – tengono una posizione peraltro rigida e ottusamente dogmatica sulla necessità della linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ferrovia inutile e devastante per il cui primo lotto – la cosiddetta “galleria di base” – sono previsti investimenti superiori agli otto miliardi di euro, la medesima cifra totale spesa nei quasi novant’anni di vita della linea Cuneo-Ventimiglia-Nizza (fonte: A. Levico “Vermenagna e Roya. Le valli delle meraviglie” ed. Primalpe 2007). I medesimi Deputati e Senatori avallano e sostengono peraltro pure la spesa di ottantamila euro giornalieri a partire dal 27 giugno 2011 per la guardianìa del primo cantiere della stessa – istallato nel territorio di Chiomonte (TO); più di settanta milioni di euro totali spesi ad oggi, cioè più del doppio delle risorse necessarie per la stessa manutenzione straordinaria della Cuneo-ventimiglia- Nizza per sorvegliare per due anni e mezzo l’equivalente di un fortino militare in cui i lavori effettivi sono partiti da poche settimane.
– Molti dei protagonisti di cui sopra hanno perlatro avuto ruoli di governo a vari livelli nel recente passato senza, a quanto mi risulta, sollevare mai pressanti istanze sulla necessità di interventi manutentivi sulla linea, grazie ai quali il precario stato della stessa, che ha spinto al rallentamento dei convogli da metà dicembre 2013 e che richiede per essere risolto i famosi 29 milioni di euro, avrebbe potuto magari essere affrontato con tempistiche e attività prolungate nel tempo, prima dell’odierna emergenzialità (tra gli altri: Patrizia Manassero fu nella Giunta del Comune di Cuneo, Giacomino Taricco nella Giunta della Regione Piemonte, Chiara Gribaudo in maggioranza – e poi in Giunta – nel Comune di Borgo San Dalmazzo).

– In un periodo in cui si rende necessario definire politiche trasportistiche mirate e razionali che sopra tutto garantiscano il diritto basilare alla mobilità, larga parte dei rappresentanti cuneesi nelle due Camere del Parlamento – con la positiva eccezione di Fabiana Dadone – sottolinea a ripetizione, come prioritarie per la mobilità della Granda, infrastrutture insostenibili, altamente impattanti e costosissime: in primis l’insensato e superfluo aeroporto di Levaldigi – più di 50 milioni di euro pubblici investiti dalla sua nascita e la produzione di perdite annuali di un milione e mezzo di euro di media, parametri di sostenibilità che resteranno per sempre un miraggio e una rinnovata concorrenza non dichiarata con Torino-Caselle; in secundis l’insensato, inutile e devastante lotto 1.6 dell’autostrada Asti-Cuneo, con la sua cancellazione di sessanta ettari di terreno fertile per la prosecuzione di una bretella autostradale che ha una soglia di traffico venti volte inferiore alla media nazionale, e una spesa di ventimila euro al metro lineare, venti milioni di euro al chilometro, centocinquanta milioni di euro totali!!! E’ necessario commentare?

PPPSegnaliamo questi interessanti appuntamenti a cui consigliamo di partecipare questo sabato:

 – sabato 26 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, davanti alla stazione di Cuneo, presidio per la salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Nizza

 – sabato 26 ottobre, dalle 15.00, a Bussoleno (Salone Don Bunino), incontro tra la Costituente dei Beni Comuni e il Movimento NO TAV, con Gianna De Masi, Ugo Mattei, rappresentanti del Teatro Valle di Roma e giuristi

 – sabato 26 ottobre, corteo “Basta menzogne sull’inceneritore”, ritrovo h 14.00 davanti alla vecchia stazione Porta Susa e arrivo davanti alla RAI di via Verdi.

sostenibilità1Dal 28 al 31 ottobre si terrà al Politecnico di Torino l’importante convegno Science and Future, quattro giorni di dibattito sulla sostenibilità che avranno come punto di partenza l’esperienza e la lungimiranza di Aurelio Peccei, economista e intellettuale torinese, che sollecitò per primo una presa di coscienza dei limiti della crescita economica stabiliti dai vincoli fisici del Pianeta, e promosse il famoso rapporto “I limiti dello sviluppo”, elaborato dal MIT di Boston e pubblicato nel 1972.

Il programma è molto ricco e di altissima qualità, con ospiti di elevata autorevolezza e con decenni di studio ed esperienza sul tema.

Dall’introduzione del convegno:

A distanza di oltre 40 anni, la crisi economica mondiale rivela connessioni sempre più evidenti con la disponibilità di energia fossile, di risorse minerarie, sfruttamento della biomassa, degradazione dei suoli e instabilità produzione agricola, inquinamento e cambiamenti climatici.

Al tempo stesso la scienza ha fatto enormi progressi sulla conoscenza dei processi naturali accoppiati a quelli umani, giungendo alla conclusione che l’attuale Antropocene è il periodo geologico dove una sola specie – sette miliardi di Homo sapiens – ha preso il sopravvento sull’intera biosfera modificando a tassi mai prima sperimentati anche atmosfera, idrosfera, criosfera, litosfera.

I rischi di una drastica transizione del sistema terrestre a seguito di tale inedita pressione sono concreti ma purtroppo economia, politica e cultura umanistica non hanno ancora raccolto l’urgenza di confrontarsi con tali scenari e con l’immanenza dei vincoli fisici nel progetto dell’umanità dominato dalla sola logica del mercato, della crescita e della competitività: un futuro impossibile.

I cambiamenti in atto – dal clima alla biodiversità – delineano invece futuri probabili che possono minacciare la qualità della vita umana sull’intero pianeta per millenni.

Solo uno scatto coraggioso di evoluzione culturale che riporti il prelievo di risorse all’interno dei cicli biogeochimici terrestri potrà dirigerci verso il futuro desiderabile di una specie e di una società stabili e sostenibili.

Quattro giorni di discussione al Politecnico di Torino con alcuni rappresentanti di punta della ricerca internazionale vogliono essere occasione per fare emergere un dibattito concreto e sempre più necessario a tutti i livelli della scienza, della cultura e della politica.

Per maggiori info:
http://scienceandthefuture.polito.it/

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di Fabrizio Biolé
Alcune volte, dopo aver analizzato, verificato e fugato ogni dubbio rispetto alla scarso approfondimento da parte degli enti pubblici sugli interventi da essi finanziati tramite bando – dunque con soldi appartenenti a tutti i cittadini – e vedendo che gli interventi in questione non subiscono nemmeno un rallentamento finalizzato al verificarne la validità sotto ogni punto di vista, specie se drenano ingenti quantità di risorse economiche, per il cittadino è veramente difficile non ipotizzare profili di malafede, siano essi poco rilevanti come macroscopici.

E’ questo il caso dello scellerato progetto di bacino irriguo nel territorio del comune di Boves, in località località Molettino della frazione Rivoira.

Andando con ordine: il progetto relativo alla realizzazione dell’opera, lago artificiale di circa cinquantamila metri cubi funzionale in prima istanza alla creazione della pressione necessaria per una costruenda rete di irrigazione a goccia, è stato giudicato ammissibile dalla Regione Piemonte all’interno del “Bando per la realizzazione di infrastrutture irrigue strategiche 2007-2009” per un totale di circa un milione quattrocentomila euro e, dopo alcune fasi di dialettica con realtà territoriali e associative che hanno rilevato diversi elementi di inopportunità, è ad oggi in fase di appalto.

Diversi ordini di obiezioni rimangono tutt’ora validi e assolutamente mai “smontati” da chi, amministrazione comunale di Boves in primis, ha ritenuto di proseguire con il paraocchi quello che avrebbe invece potuto essere un percorso di confronto costruttivo e partecipato per la realizzazione di un’opera tutt’altro che indifferente come impatto sul territorio bovesano: come prima cosa lascia molto perplessi la localizzazione del bacino, che, pur con qualche piccola variazione morfologica rispetto al progetto originale comprometterebbe in modo permanente più di un ettaro e mezzo di terreno agricolo di forte pregio, con una ingente valenza pure paesaggistica; in secondo luogo si dimostra un non-senso progettuale la collocazione su superficie pressochè piana, il che comporterà, a differenza di una collocazione su pendio, l’irreversibilità del processo, con ingenti lavori di rimozione e trasporto (dove?) dei cinquantamila metri cubi di smarino, che nella fattispecie del progetto non potranno nemmeno essere ceduti a titolo oneroso in quanto questo comporterebbe attività di cava, obbligatoriamente sottoponibile a Valutazione d’Impatto che per il progetto di cui all’oggetto non è prevista (a questo si aggiunge una stima di 5000 viaggi di mezzi pesanti per l’asportazione del materiale dal circondario); ancora: da dati scientifici incontrovertibili, il livello di falda in loco, desumibile dal livello di alcuni pozzi circostanti, va dai circa 5 ai circa 3 metri dal piano di campagna e il bacino, profondo più di 6 metri, verrebbe scavato letteralmente nella falda acquifera, pratica pericolosa e scrupolosamente evitata in tutti i casi analoghi per una serie consistente di motivi.

Altre fondate obiezioni, non ideologiche ma profondamente scientifiche, sono che per esempio le ingenti risorse e il forte impatto avranno come contropartita un insulso utilizzo irriguo per meno di due mesi l’anno, oppure che – osservazione tutt’altro che marginale – entrambe le finalità del bacino, quella di messa in pressione dell’irrigazione a goccia e quella di riserva d’acqua in periodi secchi, non sono in nessun caso risolti da un progetto con quei parametri. Per la prima finalità la stessa efficienza (30 litri al secondo), ma anche un’efficienza superiore possono essere ottenute tramite l’uso di acqua corrente o di pozzi, molti dei quali già presenti, e con una spesa irrisoria; per la seconda finalità, più sistemica, un bacino delle dimensioni di cui all’oggetto è assolutamente insignificante: la riserva idrica verrebbe garantita solo da grandi invasi, la cui opportunità meriterebbe un dicorso a parte, con rese ben maggiori rispetto al pur maggiore investimento economico!

E ho volontariamente taciuto i tempi e costi di manutenzione per la proliferazione potenziale di alghe nei filtri di ogni singolo impianto, così come il fatto che mai siano stati posizionati sul territorio strumenti di rilevazione della portata e della pioggia. Insomma: ritengo che da parte dell’Amministrazione Comunale e dall’Amministrazione Regionale, che ha destinato all’inutile ma impattante progetto quasi un milione e mezzo di euro pubblici, si debba finalmente, prima di sprechi irreparabili, ragionale sulle concrete opportunità. Le misere modifiche poste in essere durante gli scorsi mesi di rielaborazione non sono che fumo negli occhi.

Tralascio la curiosa e “conflittuale” coincidenza di un Assessore Regionale all’Agricoltura che erogherebbe contributi di per un progetto proposto da uno dei propri genitori, in quanto legale rappresentante attuale del Consorzio Irriguo “valle Gesso, Valle Vermenagna, Cuneese bovesano”, per fare un’appello al buonsenso, e concretizzarlo – l’appello – in un’interrogazione urgente appena depositata in Consiglio Regionale, su una vicenda che grida allo spreco sotto molti punti di vista!

Io non ci Expo!

Pubblicato: 5 luglio 2013 da fabiole in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, Economia, energia

https://i0.wp.com/www.investireoggi.it/green/files/2013/06/Il-Diavolo-veste-Prada-No-si-tinge-di-verde.jpgdi gruppo consiliare Progetto Partecipato

CHE COS’E’ MILANO EXPO 2015?

EXPO 2015, è formalmente un’esposizione universale, ovvero “una manifestazione che ha come scopo principale l’educazione del pubblico: può esporre i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare i bisogni della civilizzazione, dimostrare il progresso raggiunto in uno o più rami dell’attività umana, o indicare prospettive per il futuro” ma i mezzi di comunicazione si dimenticano sempre di trattare tutti gli altri aspetti correlati all’organizzazione di una Esposizione Universale, non ultimo il rapporto che le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno con questi eventi, essendo luogo di richiamo di ingenti capitali e finanziamenti.

CHE COS’E’ VERAMENTE MILANO EXPO 2015?

In realtà si tratta, nei fatti, di una gigantesca operazione mediatica, di indebitamento dei cittadini e di sfruttamento dei lavoratori, volta al consolidamento di relazioni nazionali e internazionali che hanno come unico scopo il raggiungimento del massimo profitto possibile, a scapito dei servizi pubblici locali e dei diritti dei cittadini stessi, le cui conseguenze ambientali saranno peraltro gravissime a causa del pesantissimo consumo di suolo libero, processo irreversibile a danno del paesaggio, del territorio e della collettività.

EXPO 2015 rappresenta la quintessenza del modello unico dominante anche per un altro motivo: dal 1994 le Expo sono anche, da Statuto, “strumenti chiave per l’educazione allo sviluppo sostenibile”, quindi è chiaro come venga usato l’evento per colpire la coscienza delle giovani generazioni e “ingannarle”, in aperta antitesi con i limiti dello sviluppo e la necessità di convertire ogni settore della società secondo i criteri di sostenibilità come indicato anche dall’appello “La terra non si governa con l’economia”.

Ciliegina sulla torta, il tema dominante dell’EXPO 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è una provocazione di cattivo gusto nei confronti di quanto davvero accade nel mondo e che viene registrato ogni anno, oltre che per la natura stessa dell’iniziativa.

Negli ultimi Expo, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto alcun riscontro positivo e le amministrazioni pubbliche si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’evento.

Il territorio si troverà a dover gestire aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti appositamente per l’evento che resteranno vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Torino 2006 i cui effetti devastanti sono ormai di dominio pubblico.

La Regione Piemonte il 13 luglio 2012 ha firmato con la Regione Lombardia e il Commissario dell’EXPO 2015 un protocollo di intesa per sostenere congiuntamente l’evento e il 12 settembre 2012 ha dato vita a un Comitato ristretto, con rappresentanti delle camere di commercio, dell’ANCI, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Ma che cosa lega davvero la Regione Piemonte all’EXPO di Milano? Forse la vecchia idea di finanziare tecnologie vecchie e inquinanti, come le automobili (la nuova Fiat 500L sarà auto ufficiale dell’evento), anziché la riconversione energetica; oppure la disponibilità a condividere le potenziali infiltrazioni ‘ndranghetiste, che hanno portato nel recente passato allo scioglimento di diversi comuni del territorio piemontese?

CHE COS’E’ IL COMITATO “NO EXPO”?

Contro l’EXPO 2015 e ciò che rappresenta è stato creato dall’unione di diversi soggetti il Comitato NO EXPO 2015, il quale organizza domenica 7 luglio una grande manifestazione, una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che bisogna finanziare e sostenere consiste nella riappropriazione dei diritti, nell’accesso al  reddito, nella difesa del territorio. La data è determinante perché il 7 luglio verrà inaugurata la sede dell’EXPO a Villa Reale di Monza.

L’appuntamento è per le 15.00 a Monza, in Largo Mazzini, con la presenza di gazebo informativi, e la marcia della massa critica NOExpo. (Partenza col pullman da Torino alle 11 al parcheggio di Piazza Caio Mario costo a/r 15,00 € – info 348-271784)

Per chi vuole farsi un’idea su ciò che Expo 2015 comporterà per il nostro paese: il Dossier Exit Expo.

 

di Fabrizio Biolé

Quest’anno il 2 giugno, “in direzione ostinata e contraria”, ho voluto utilizzare il mio status di rappresentante istituzionale pro-tempore per rimarcare quelli che ho la presunzione di sapere essere i princìpi che la maggior parte dei cittadini sente come fondanti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza: tra questi l’articolo 11 della Carta, che fortemente rimarca il ripudio della “guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“, ed il principio di solidarietà, che vorrebbe i responsabili di governo ad ogni livello uniti nel – cito le recentissime parole di un Presidente della Repubblica che pur non amo – “celebrare la solenne ricorrenza della Festa della Repubblica con la sobrietà che il momento richiede”.

Il giorno della Festa della Repubblica nata dalla Resistenza non può vedere taluni valori come preminenti, ignorandone altri: se da una parte di piazza Audifreddi, questa mattina a Cuneo, erano celebrati la “difesa della nazione”, la “disciplina” e la “forza militare”, è ora che i valori del “ripudio della guerra”, della “sovranità popolare”, della “solidarietà” abbiano la giusta dignità ed un’equa considerazione.

Piccolo gesto è stato proprio alla pubblica celebrazione di oggi, da parte mia, l’indossare la bandiera arcobaleno simbolo della pace; altro piccolo gesto di riflessione distribuire il testo in allegato alla sparuta componente di società civile presente in piazza per la Festa della Repubblica; piccoli gesti che non potevo non compiere e che hanno dato i loro frutti, che consistono in parole di apprezzamento e confronto con i cittadini che hanno voluto fare due chiacchiere sulle riflessioni che con il testo distribuito ho inteso sottolineare.

Chiudo ancora citando le parole del Presidente ma, mi si perdoni, con una nota nettamente negativa: come si può non condividere che “la fiducia potrà rinascere se le risposte – delle istituzioni – saranno coerenti e mirate in uno sforzo continuo, volto (…) a riorientare l’utilizzo delle risorse pubbliche perché possa concretamente avviarsi una nuova fase di sviluppo e di coesione sociale.” ? E contestualmente come si può ignorare che, per la maggior parte dei casi, le scelte amministrative e politiche vanno nella direzione opposte ai suggerimenti sottesi dalla lettera di Naplitano?

Forse un politica che spende decine di miliardi di euro in grandi opere dimenticandosi del diritto alla mobilità dei suoi cittadini, studenti, pendolari ha chiare le priorità?

Per caso governi che usano le risorse pubbliche per comprare cacciabombardieri anzichè manutenere le strutture scolatiche hanno anche solo la parvenza di che cosa sia il patto sociale?

Sembra forse a qualcuno che ignorare esiti referendari, capovolgere le priorità sostenendo le banche anziche lavoratori e piccole imprese, oppure permettere pilatescamente che ogni secondo che passa vengano consumati 8 metri quadrati di suolo libero rispetti in minima parte gli articoli 1, 4 o 9 della Carta Costituzionale?

Buona Festa della Repubblica a tutti!

PS: Tanto per tornare alle priorità: pensate che se tre capifamiglia rinunciassero allo stipendio della loro intera vita lavorativa, potrebbero organizzare una bellissima parata del 2 giugno!