Archivio per la categoria ‘Economia’

forteexillesdi Fabrizio Biolé

Inaccettabile la situazione che si è andata creando rispetto ad una delle attrazioni turistico-culturali tra le più significative della Provincia di Torino, il Forte di Exilles.
A partire dal 2000 il Museo della Montagna, attraverso una convenzione gestisce in nome e per conto della Regione, la struttura. Purtroppo però via via che le risorse regionali diminuivano, l’attività si è ridotta sensibilmente e rischia in questi giorni di interrompersi. E questo in una situazione che vede ancora lontana la liquidazione delle risorse regionali relative al contributo del 2012.

Come può una Regione come il Piemonte dimenticarsi o far finta di dimenticarsi delle proprie eccellenze, che, nella fattispecie hanno potenzialità enormi?

Come possiamo ancora una volta assistere all’abbandono da parte delle istituzioni di un contesto a favore del quale in passato si sono spesi svariati milioni di euro di risorse pubbliche?

Partendo dal presupposto che la contingenza economica non permette roboanti promesse, ho depositato presso il Consiglio Regionale un ordine del giorno che semplicemente impegna la Giunta ad un atto di buon senso: proporre e condurre un percorso di pianificazione e confronto per il futuro del Forte, ciò che spesso amministratori locali e attori direttamente competenti hanno sommessamente richiesto. Mi auguro che la proposta venga presa in considerazione seriamente e fino ad una programmazione consapevole e dettagliata!

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La terra non si governa con l'economia

di Fabrizio Biolé

Venerdì 17 maggio 2013, alle h.11, si svolgerà presso la sala Viglione della sede del Consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15 la conferenza-dibattito ispirata all’appello “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo”:

http://www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp

Relatori dell’incontro saranno due dei primi firmatari di questa alto esempio di coraggio intellettuale e civile: il docente del Politecnico di Torino Angelo Tartaglia e il metereologo Luca Mercalli.

L’appello è un manifesto di condanna all’egemonia culturale dominante tanto nel dibattito scientifico quanto in quello pubblico tout court: un dibattito drogato da media compiacenti al potere e perciò incentrato sull’idea di crescita infinita del profitto e del consumo delle risorse del pianeta. Tartaglia, Mercalli e gli altri 458 firmatari dell’appello (ultimo in ordine alfabetico un altro piemontese: il professore del Politecnico Massimo Zucchetti) chiedono l’apertura di un confronto informato e aperto, per avere la possibilità di dimostrare e spiegare quanti e quali dati siano da tempo a disposizione sia dei cittadini per capire che i limiti dell’uomo, della società e dell’ecosistema non possono essere compatibili con il capitalismo finanziario globale oggi in crisi, sia dei governanti per risolvere tale crisi adottando politiche fondate sulla riorganizzazione del nostro modo di pensare produzione e consumo.

Di fronte al dramma della nostra modernità, venerdì mattina Tartaglia e Mercalli dibatteranno con il pubblico dopo l’introduzione del consigliere regionale Fabrizio Biolé di Progetto Partecipato, firmatario di un ordine del giorno che recepisce l’appello, non solo di cultura, economia, politica e società ma innanzitutto della vita e del futuro.

immagine comunicato finanziariadi Fabrizio Biolé

Infine la inopinata finanziaria 2013, con allegato bilancio previsionale, è stata, con più di tre mesi di ritardo, approvata. Praticamente nessuna richiesta delle opposizioni è stata accolta, tanto meno quelle che in qualche modo avrebbero rappresentato seppur piccoli risparmi.

Dal prossimo anno si è sancito l’aumento della tassazione, con l’aliquota IRPEF; strutture fallimentari, e anzi costose, come le federazioni sanitarie vengono fatte ignavamente sopravvivere; la spada di Damocle pur momentaneamente spuntata del Fondo Immobiliare Sanitario continua a pendere sulla testa dei piemontesi.

E ciliegina sulla torta, a latere dei drastici tagli alle politiche sociali, alla cultura e al diritto allo studio, la grande confusione sul TPL, con dichiarazioni divergenti da Assessori diversi, mette ulteriormente in difficoltà pendolari, operatori e amministratori.

Come sottofondo la solita, perenne e cocciuta volontà di non ridefinire le priorità, continuando ad usare vecchi metodi per problemi attualissimi!

sciopero-orsa-treni BONINO SUL TPL: NUMERI CASUALI E SPREZZO DEL CONSIGLIO…
Dopo la richiesta più volte reiterata dai gruppi di opposizione rispetto ad un’informativa sulla programmazione del Trasporto Pubblico Locale, oggi finalmente l’Assessore Bonino ha effettuato la comunicazione in aula, ripetendo pedestremente i dati che, guarda caso, da 36 ore sono presenti sui giornali. Anzi: i dati riscontrati sui media scendono molto più nel dettaglio…Questa è diventata la modalità di alcuni Assessori di confrontarsi con il Consiglio Regionale: entro le ore 6 del 3 maggio dovremmo chiudere forzatamente la discussione di finanziaria e di bilancio, a causa dell’assurdo contingentamento dei tempi voluto dalla maggioranza e suggellato dal Presidente Cattaneo, ed ancora, soprendentemente, a distanza di 5 minuti uno dall’altro, l’Assessore al Bilancio Pichetto Fratin smentisce la stessa Bonino, e di conseguenza gli stessi articoli di giornale stampati il 1° maggio.

Nella sostanza: a 15 ore dalla coatta chiusura della discussione del bilancio consiglieri, cittadini e operatori non hanno nessuna certezza sui numeri del TPL e la stessa Giunta si contraddice al suo interno!

Inaccettabili e ridicoli!

loghidi Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

A partire dalla sua lontana e sanguinosa istituzione, la giornata del primo maggio di quest’anno rappresenta forse il momento di più particolare di riflessione, in tempi di recessione innanzitutto culturale e poi anche economica.

Riflettere sulla giornata internazionale della festa del lavoro implica non aver dimenticato che questo è il giorno in cui ci si riunisce per ricordare la fondamentale importanza dei movimenti operai, sindacali e politici nati nelle seconda metà del XIX° secolo nella costruzione del “mondo nuovo” dei lavoratori: un mondo che da fine ‘800 alla Seconda Guerra Mondiale significò innanzitutto riduzione dell’orario di lavoro, miglioramenti salariali e progresso delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie in ogni parte del mondo. Dal secondo dopoguerra alla fine del XX° secolo, in quasi tutti i Paesi europei e nordamericani ed oltre i confini del ricco Occidente imperialista, grande fu il traguardo che i lavoratori riuscirono a conseguire, resistendo alla repressione violenta e spesso mortale dei suoi protagonisti più brillanti e attivi: nacquero le repubbliche a sovranità popolare, le democrazie parlamentari e il “welfare state” che realizzarono il mondo nuovo, dimostrando ch’esso era sempre stato non un illusorio sogno o una vana speranza ma un’idea concretizzabile e portatrice di benessere per tutti.

Oggi, nell’annus horribilis 2013, quel mondo nuovo è ormai da tempo divenuto un mondo vecchio. Nell’anno che sancisce il passaggio alla povertà di decine di milioni di persone che vivono in Europa a causa della disoccupazione e della precarietà, celebrare il primo maggio comporta il porsi ancora una volta di fronte l’obiettivo di sempre: costruire il nuovo mondo nuovo, apprendendo dalle vittorie delle tante lotte ovunque condotte per l’emancipazione, la libertà e la giustizia e imparando dalla sconfitta dei continuatori di tali lotte, che sono ormai un patrimonio del passato che perciò non va rinnegato e disperso, bensì conosciuto e tramandato.

Di queste lotte del passato, a motivarci nel ricominciare a plasmare il presente ed ad illuminare di una luce diversa il nostro futuro potrebbero essere soprattutto due cruciali battaglie: la riduzione dell’orario di lavoro e la garanzia di fondamentali forme di protezione sociale quali i sussidi e i servizi.

Di fronte alle convulsioni di un capitalismo neo-liberista, finanziario e guerrafondaio che non riesce più neanche ad assicurare i tradizionali, minimi e persuasivi privilegi per pochi (in primis, le centinaia di milioni di lavoratori occidentali) per perpetrare la schiavizzazione e lo sfruttamento dei molti (i cinque miliardi e mezzo di esseri che vivono nel mondo, la metà dei quali sopravvivendo con meno di un dollaro al giorno tra miseria, dolore e ignoranza), chi si batte o intende battersi per i diritti propri e altrui, per fermare la sopraffazione dei rapinatori globali (i proprietari privati ultimi della proprietà di banche, corporations e fondi) e la loro guerra non dichiarata a chi vive di lavoro salariato perché privo di qualunque altro mezzo di sussistenza deve domandarsi: attorno a quale ideale comune e condiviso occorre ri-formare e ri-organizzare la volontà e la forza della classe lavoratrice italiana, greca, tedesca, cinese, cilena, congolese, indonesiana,… mondiale?

La risposta non è facile, specie considerata la dominante, profonda confusione culturale che si traduce in subalternità politica, divisione sociale e indifferenza individuale.

Eppure la risposta esiste ed è una e una soltanto: la nostra volontà e la nostra forza di lavoratori e di classe lavoratrice deve ritornare ad essere il miglioramento della nostra condizione, in una situazione di estrema debolezza e completa inefficacia delle nostre usuali modalità di pensiero e d’azione.

Istituire il salario minimo garantito per chiunque non abbia altra fonte di reddito ad esclusione del salario ricevuto in cambio del suo lavoro è una delle due priorità fondamentale attorno alla quale riorganizzarsi, così permettendo a tutti i lavoratori adesso esclusi e in via di emarginazione dal dibattito sul presente e sul futuro di informarsi, partecipare e mobilitarsi, nonostante la mancanza del bene più importante per la sopravvivenza del corpo e l’emancipazione della mente: il lavoro.

Ridurre l’orario di lavoro è invece la seconda priorità fondamentale per affermare gli interessi della maggioranza a scapito di quelli della minoranza della popolazione globale, ridistribuendo il sempre più scarso, malsano e inquinante lavoro già esistente tra i lavoratori. Chiunque lavori singolarmente vivendo meglio collettivamente (poiché con maggior tempo ed energia a disposizione per gli affetti e le passioni) e tutti si lavori per produrre e consumare quanto basta a soddisfare i bisogni veri dell’uomo, della società e della natura, rifiutando il superfluo del consumismo e la rigettando propaganda dello spettacolo.

La riduzione dell’orario di lavoro e l’istituzione del salario minimo garantito sono i due pilastri sui quali si regge la soluzione non-capitalistica della crisi in corso: la decrescita, ovvero la necessaria e radicale riorganizzazione della società umana che ridiscuta e rivoluzioni l’odierno sistema di produzione e consumo, entrambi ancora incentrati su un’egoista logica mirante a soddisfare un unico proposito: la crescita infinita dell’accumulazione di capitale e della compromissione della biosfera, a scapito della coesione di sempre più popoli entro le loro nazioni, della sostenibilità nell’uso delle risorse tra nazioni e della pace nella loro condivisione tra i popoli della Terra.

Festeggiare il primo maggio, quindi, è un coraggioso atto di solidarietà verso chi già lotta e un lungimirante atto d’impegno per unirsi a quella lotta, aiutando a resistere allo sfascio di centocinquant’anni di vittorie dei lavoratori e contribuendo alla conquista della dignità e della felicità di poter capire il presente e decidere il futuro.

Il mondo nuovo è già qui ora, e non si chiama austerity, sacrificio e mercato: la decrescita deve esser il baricentro del nuovo movimento dei lavoratori d’oggi e decrescista deve esser il mondo nuovo di domani.

-soldi-sotto-la-lente-d-ingrandimentodi Fabrizio Biolé

In relazione agli accrediti che,nelle more dell‘inchiesta sui fondi di funzionamento dei gruppi consiliari, oggi mi sono stati contestati, si tratta esclusivamente di rimborsi relativi a spese per rifornimenti di benzina/gpl e biglietti del trasporto pubblico.

Come da nota regola non scritta interna al gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle, i “rimborsi” di trasporto ai consiglieri venivano da me richiesti tramite autocertificazione (allegando gli scontrini) e in aggiunta ai soli 2.500 euro da me mensilmente percepiti.

Purtroppo, su proposta del mio ex capogruppo fatta in riunione regionale a marzo 2011, a partire da quella data, una quota degli stessi è stata inopinatamente bonificata da chi teneva la contabilità, e su autorizzazione dello stesso, dal conto corrente per il funzionamento del gruppo (anziché dal conto corrente cointestato con gli avanzi degli stipendi eccedenti i 2.500 euro mensili).

Nel momento in cui, analizzando a fondo gli estratti conto, già alcuni mesi fa, ho individuato il totale cumulativo di tali non corrette operazioni, ho rifuso immediatamente la somma al conto corrente per il funzionamento del gruppo.

Contestualmente alla presente sintetica dichiarazione, esprimo massima stima e rispetto e ovviamente disponibilità, per chi ad ogni livello sta conducendo le indagini.

Appuntamenti importanti della settimana:

Venerdì 19 aprile: inaugurazione del GLBT Festival a Torino

Venerdì 19 aprile: serata Rifiuti Zero a Savigliano (CN)

Sabato 20 aprile: La Scelta a Valdieri (CN)

Sabato 20 aprile: marcia contro il Terzo Valico a Novi Ligure (AL)

Sabato 20 aprile: convegno sull’Acqua Pubblica a Cuneo

Domenica 21 aprile: Marcia per la terra regionale a Cuneo

Domenica 21 aprile: Marcia a difesa della riserva della Vauda a San Francesco al Campo (TO)

Lunedì 22 aprile: proiezione “life in Italy is ok” a cura di Emergency a Cuneo, Novara, Santena e Alessandria

Martedì 23 aprile: conferenza stampa con Luca Mercalli e Angelo Tartaglia a Torino

Mercoledì 24 aprile: fiaccolata per la Liberazione a Cuneo

terradi Fabrizio Biolé

Martedì 23 aprile alle 13 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris presenterò alla stampa, alla presenza del Professor Luca Mercalli e dell’Ingegner Angelo Tartaglia, il mio Ordine del Giorno (sottoscritto già da diversi altri colleghi consiglieri, quali Monica Cerutti, Tullio Ponso, Angela Motta)  “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi della natura prevalgono su quelle dell’uomo”, col quale intendo impegnare il Consiglio Regionale ad affrontare finalmente la non più rimandabile questione posta nell’omonimo appello a gennaio 2013 da più di 460 docenti e ricercatori italiani attivi nel Paese e all’estero, primi tra tutti proprio Mercalli e Tartaglia.

L’appello costituisce, a mio avviso, un esempio di alta onesta intellettuale e grande coraggio – circostanza rara in questo periodo di oscurantismo culturale e tecnicismo istituzionale – perché rompe il lungo, assordante silenzio sullo stato della situazione globale nell’attuale epoca storica.

Si tratta di una situazione allarmante e in rapido deterioramento, considerando le principali tendenze generali in corso come: l’aumento della popolazione, il riscaldamento climatico, la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse, l’instabilità politica, la carenza alimentare, la distruzione di suolo fertile, l’accumulo di rifiuti tossici e l’inquinamento persistente nell’aria, nelle acque e nei suoli oltre alla scarsità d’acqua potabile.

Significativamente, l’appello contiene anche una denuncia chiara del dominio culturale del dogma della crescita: crescita della finanza come unica modalità di progresso, crescita della ricchezza come forzata unità di misura del benessere, crescita della produzione come unico rimedio alla delocalizzazione, crescita dei consumi come unica soluzione allo smantellamento industriale.

Nonostante la complessità e la quasi irreversibilità dei processi in atto nel mondo sociale e naturale, la  crescita è, infatti, in ogni campagna elettorale e nelle dichiarazioni ufficiali prospettata come l’unica soluzione possibile ed efficace alla crisi in atto.

In disaccordo con il pensiero unico “crescista”, Mercalli, Tartaglia e gli altri firmatari auspicano e chiedono di prendere in considerazione un radicale cambio di paradigma culturale. In particolare, come ripreso dal mio Ordine del Giorno relativamente al’istituzione di competenza, propongono di aprire un dibattito pubblico, rigoroso e documentato sulla situazione, anzitutto riconsiderando un punto di vista ad oggi sistematicamente e volontariamente escluso dal dibattito main-stream dei media: quello della decrescita.

Il concetto che più intendo sottolineare è la solo apparente aleatorietà dei concetti espressi nell’appello, rispetto alla contingenza legata alle grandi problematiche che affliggono la società piemontese e italiana: niente di più falso! Cambiare punto di vista come rappresentante istituzionale, così come cittadino, rende molto più affrontabili anche le questioni più concrete, non fosse altro che per le soluzioni “laterali” che in questo modo si riesce ad elaborare.

L’invito è dunque per martedì 23 aprile alle 13 in Sala dei Presidenti, via Alfieri 15, Torino.