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io microfonodi Fabrizio Biolé
Mai come di questi tempi la rete ferroviaria regionale è in pericolo!Come molti sanno, nel 2012 c’è stato un taglio di quasi un quarto dell’intero chilometraggio presente sul territorio piemontese, con quattro linee chiuse nel solo territorio cuneese.In questi giorni però, alla deprecabile situazione per cui il combinato disposto delle politiche nazionali di tagli alla manutenzione – ad esempio i 400 milioni totali in meno utilizzati per coprire i buchi di bilancio creati dalla marchetta del Governo al PDL sull’abolizione dell’IMU – e di quelle regionali, con pesanti riduzioni del capitolo legato al TPL su ferro e l’indotta guerra tra territori con la corsa per l’inserimento nel Sistema Ferroviario metropolitano di Torino (grande innovazione di facciata, un po’ meno nella sostanza, se si pensa alle decine di obsoleti mezzi che sono stati trasformati in moderni, stampigliando sulle fiancate la colorata sigla e poco altro), si sono aggiunti episodi sporadici ma allarmanti come quello di martedi mattina 29 ottobre, presso il passaggio a livello di via Casa del Bosco a Bra.

Un convoglio costretto ad avanzare a 6 chilometri orari a causa del tilt dell’impianto che regola l’intersezione a raso con la rete viaria, tra sbarre di sicurezza sollevate e segnalatori luminosi spenti, pur previsto dalla prassi in casi eccezionali, aggiunge semplicemente un tassello alla trascuratezza del servizio pubblico di trasporto su ferro, in questo caso presumibilmente per mancata manutenzione o controllo da parte di RFI, proprietaria dei binari.

Se a ciò aggiungiamo le diverse testimonianze che affermano la ripezione di episodi del genere, diventa davvero un serio problema di sicurezza per pedoni, ,ciclisti, automobilisti e cittadini in genere.

Ho discusso un’interrogazione urgente per capire che tipo di provvedimenti intenda prendere la Giunta Regionale in merito all’incresciosa situazione senza però una risposta nel merito e convincente.

Di qualche ora fa, peraltro, l‘azzardata affermazione dell’Assessore Alberto Cirio, rispetto al fatto che dieci milioni di euro risparmiati a suo dire dal taglio  di linee ” non più attuali” – ancora l’indotto conflitto tra territori e tra utenti… – sarebbero a disposizione per i lavori dell’interramento dei binari nel centro di Bra.

Lungi da me dover acuire il senso di competizione tra territori, o voler sminuire l’importanza dell’opera, ma la priorità di investimento sulle risorse risparmiate dalla cancellazione di linee importanti come Cuneo-Saluzzo, Cuneo-Mondovi, o Ceva-Ormea non avrebbe il diritto di essere discusso e valutato anche con i territori che stanno rischiando di fare la stessa fine – vedi la linea Cuneo-Ventimiglia – ?
E, per rimanere nel contesto braidese, prima di declamare le disponibilità per un’opera strategica, ma davvero molto costosa, perchè non affrontiamo le problematiche legate alla sicurezza, come i ripetuti guasti del passaggio a livello di Casa del Bosco che vengono sovente poste dai cittadini?

PPPSegnaliamo questi interessanti appuntamenti a cui consigliamo di partecipare questo sabato:

 – sabato 26 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, davanti alla stazione di Cuneo, presidio per la salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Nizza

 – sabato 26 ottobre, dalle 15.00, a Bussoleno (Salone Don Bunino), incontro tra la Costituente dei Beni Comuni e il Movimento NO TAV, con Gianna De Masi, Ugo Mattei, rappresentanti del Teatro Valle di Roma e giuristi

 – sabato 26 ottobre, corteo “Basta menzogne sull’inceneritore”, ritrovo h 14.00 davanti alla vecchia stazione Porta Susa e arrivo davanti alla RAI di via Verdi.

sostenibilità1Dal 28 al 31 ottobre si terrà al Politecnico di Torino l’importante convegno Science and Future, quattro giorni di dibattito sulla sostenibilità che avranno come punto di partenza l’esperienza e la lungimiranza di Aurelio Peccei, economista e intellettuale torinese, che sollecitò per primo una presa di coscienza dei limiti della crescita economica stabiliti dai vincoli fisici del Pianeta, e promosse il famoso rapporto “I limiti dello sviluppo”, elaborato dal MIT di Boston e pubblicato nel 1972.

Il programma è molto ricco e di altissima qualità, con ospiti di elevata autorevolezza e con decenni di studio ed esperienza sul tema.

Dall’introduzione del convegno:

A distanza di oltre 40 anni, la crisi economica mondiale rivela connessioni sempre più evidenti con la disponibilità di energia fossile, di risorse minerarie, sfruttamento della biomassa, degradazione dei suoli e instabilità produzione agricola, inquinamento e cambiamenti climatici.

Al tempo stesso la scienza ha fatto enormi progressi sulla conoscenza dei processi naturali accoppiati a quelli umani, giungendo alla conclusione che l’attuale Antropocene è il periodo geologico dove una sola specie – sette miliardi di Homo sapiens – ha preso il sopravvento sull’intera biosfera modificando a tassi mai prima sperimentati anche atmosfera, idrosfera, criosfera, litosfera.

I rischi di una drastica transizione del sistema terrestre a seguito di tale inedita pressione sono concreti ma purtroppo economia, politica e cultura umanistica non hanno ancora raccolto l’urgenza di confrontarsi con tali scenari e con l’immanenza dei vincoli fisici nel progetto dell’umanità dominato dalla sola logica del mercato, della crescita e della competitività: un futuro impossibile.

I cambiamenti in atto – dal clima alla biodiversità – delineano invece futuri probabili che possono minacciare la qualità della vita umana sull’intero pianeta per millenni.

Solo uno scatto coraggioso di evoluzione culturale che riporti il prelievo di risorse all’interno dei cicli biogeochimici terrestri potrà dirigerci verso il futuro desiderabile di una specie e di una società stabili e sostenibili.

Quattro giorni di discussione al Politecnico di Torino con alcuni rappresentanti di punta della ricerca internazionale vogliono essere occasione per fare emergere un dibattito concreto e sempre più necessario a tutti i livelli della scienza, della cultura e della politica.

Per maggiori info:
http://scienceandthefuture.polito.it/

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di Fabrizio Biolé
Alcune volte, dopo aver analizzato, verificato e fugato ogni dubbio rispetto alla scarso approfondimento da parte degli enti pubblici sugli interventi da essi finanziati tramite bando – dunque con soldi appartenenti a tutti i cittadini – e vedendo che gli interventi in questione non subiscono nemmeno un rallentamento finalizzato al verificarne la validità sotto ogni punto di vista, specie se drenano ingenti quantità di risorse economiche, per il cittadino è veramente difficile non ipotizzare profili di malafede, siano essi poco rilevanti come macroscopici.

E’ questo il caso dello scellerato progetto di bacino irriguo nel territorio del comune di Boves, in località località Molettino della frazione Rivoira.

Andando con ordine: il progetto relativo alla realizzazione dell’opera, lago artificiale di circa cinquantamila metri cubi funzionale in prima istanza alla creazione della pressione necessaria per una costruenda rete di irrigazione a goccia, è stato giudicato ammissibile dalla Regione Piemonte all’interno del “Bando per la realizzazione di infrastrutture irrigue strategiche 2007-2009” per un totale di circa un milione quattrocentomila euro e, dopo alcune fasi di dialettica con realtà territoriali e associative che hanno rilevato diversi elementi di inopportunità, è ad oggi in fase di appalto.

Diversi ordini di obiezioni rimangono tutt’ora validi e assolutamente mai “smontati” da chi, amministrazione comunale di Boves in primis, ha ritenuto di proseguire con il paraocchi quello che avrebbe invece potuto essere un percorso di confronto costruttivo e partecipato per la realizzazione di un’opera tutt’altro che indifferente come impatto sul territorio bovesano: come prima cosa lascia molto perplessi la localizzazione del bacino, che, pur con qualche piccola variazione morfologica rispetto al progetto originale comprometterebbe in modo permanente più di un ettaro e mezzo di terreno agricolo di forte pregio, con una ingente valenza pure paesaggistica; in secondo luogo si dimostra un non-senso progettuale la collocazione su superficie pressochè piana, il che comporterà, a differenza di una collocazione su pendio, l’irreversibilità del processo, con ingenti lavori di rimozione e trasporto (dove?) dei cinquantamila metri cubi di smarino, che nella fattispecie del progetto non potranno nemmeno essere ceduti a titolo oneroso in quanto questo comporterebbe attività di cava, obbligatoriamente sottoponibile a Valutazione d’Impatto che per il progetto di cui all’oggetto non è prevista (a questo si aggiunge una stima di 5000 viaggi di mezzi pesanti per l’asportazione del materiale dal circondario); ancora: da dati scientifici incontrovertibili, il livello di falda in loco, desumibile dal livello di alcuni pozzi circostanti, va dai circa 5 ai circa 3 metri dal piano di campagna e il bacino, profondo più di 6 metri, verrebbe scavato letteralmente nella falda acquifera, pratica pericolosa e scrupolosamente evitata in tutti i casi analoghi per una serie consistente di motivi.

Altre fondate obiezioni, non ideologiche ma profondamente scientifiche, sono che per esempio le ingenti risorse e il forte impatto avranno come contropartita un insulso utilizzo irriguo per meno di due mesi l’anno, oppure che – osservazione tutt’altro che marginale – entrambe le finalità del bacino, quella di messa in pressione dell’irrigazione a goccia e quella di riserva d’acqua in periodi secchi, non sono in nessun caso risolti da un progetto con quei parametri. Per la prima finalità la stessa efficienza (30 litri al secondo), ma anche un’efficienza superiore possono essere ottenute tramite l’uso di acqua corrente o di pozzi, molti dei quali già presenti, e con una spesa irrisoria; per la seconda finalità, più sistemica, un bacino delle dimensioni di cui all’oggetto è assolutamente insignificante: la riserva idrica verrebbe garantita solo da grandi invasi, la cui opportunità meriterebbe un dicorso a parte, con rese ben maggiori rispetto al pur maggiore investimento economico!

E ho volontariamente taciuto i tempi e costi di manutenzione per la proliferazione potenziale di alghe nei filtri di ogni singolo impianto, così come il fatto che mai siano stati posizionati sul territorio strumenti di rilevazione della portata e della pioggia. Insomma: ritengo che da parte dell’Amministrazione Comunale e dall’Amministrazione Regionale, che ha destinato all’inutile ma impattante progetto quasi un milione e mezzo di euro pubblici, si debba finalmente, prima di sprechi irreparabili, ragionale sulle concrete opportunità. Le misere modifiche poste in essere durante gli scorsi mesi di rielaborazione non sono che fumo negli occhi.

Tralascio la curiosa e “conflittuale” coincidenza di un Assessore Regionale all’Agricoltura che erogherebbe contributi di per un progetto proposto da uno dei propri genitori, in quanto legale rappresentante attuale del Consorzio Irriguo “valle Gesso, Valle Vermenagna, Cuneese bovesano”, per fare un’appello al buonsenso, e concretizzarlo – l’appello – in un’interrogazione urgente appena depositata in Consiglio Regionale, su una vicenda che grida allo spreco sotto molti punti di vista!

Sotto la delega, niente?

Pubblicato: 9 settembre 2013 da mallamacidaniele in acqua pubblica, decrescita, democrazia, diritti, legalità, politica, solidarietà

kiengedi Fabrizio Biolé

Se ci fosse stato bisogno di confermarlo, la visita della dottoressa Kyenge ha sprizzato, a mio avviso, pochezza e mancanza di contenuti sotto molti punti di vista.

Intendiamoci: ben venga l’attenzione di una rappresentante governativa verso le problematiche territoriali, magari accompagnata da un formale momento di incontro e confronto con cittadini e rappresentanze. Però, nel caso del consesso di Saluzzo, è mancato il secondo ed è stata pessimamente coniugata la prima, a cominciare dall’escamotage alla base della tappa saluzzese della Ministra all’Integrazione, incastrata succedaneamente in testa al bagno di folla (?) con i GD braidesi.

E del maldestro incastro i convenuti hanno subìto le conseguenze fin dalle tempistiche: la brevissima permanenza della Kyenge a Saluzzo, schiacciata tra un rovinoso ritardo in arrivo – poco mancava al giro completo della lancetta – e appunto la fretta verso l’incontro molto “giovane” e altrettanto “democratico” in quel di Bra, in partenza.

In quanto ai contenuti, con tutto il rispetto per il formale mezzo A4 letto dalla dottoressa Impresa, Prefetto di Cuneo, e il vivace intervento di don Bruno Dalmasso, direttore Caritas – cui forse è mancato uno spunto critico che invece sarebbe stato adeguato -, tralasciando i comprensibilmente istituzionali discorsi della Vicepresidente di ANCI Tisi e del Presidente di Coldiretti Quaglia – ciascuno incentrato sulle istanze della propria rappresentanza -, alcuni tratti dell’intervento del Sindaco Allemano e quasi l’integrale discorso di chiusura della stessa Ministra hanno di molto abbassato il livello globale del breve incontro.

E’ molto probabile che il mio giudizio sia viziato da pregiudizi dovuti al susseguirsi di decisioni per me poco comprensibili, se non addirittura irragionevoli, da parte del Primo Cittadino – il rifiuto di un concreto intervento, a costo zero per il Comune, da parte delle associazioni cattoliche operanti sul territorio; il cocciuto trincerarsi dietro una dichiarazione di non competenza diretta, per evitare utili quanto semplici atti concreti (per esempio la fornitura emergenziale di acqua e luce ai migranti); il risibile pugno di ferro dello sgombero formale di pochi mesi fa, episodi che certo un qualche dubbio sulla totale buona fede lo fanno nascere.

Chicca di Allemano, io credo, la supercàzzola espressa circa a metà discorso che suona più o meno così: “…abbiamo tentato di non incentivare i migranti a trattenersi per non essere costretti ad abbassare il livello dell’accoglienza…”, in altre parole: non abbiamo dato loro nulla per evitare di dimostrare che avremmo potuto dar loro molto poco, e infatti l’unica cosa data in modo deciso è stata la mazzata dello sgombero con sequestro di tutti i miseri arredi presenti in loco!..

Il ripetitivo discorso della Ministra mi ha invece negativamente stupito, sia perché mi sarei aspettato qualcosa in più in merito all’analisi della situazione, sia perché, pur senza pretendere una soluzione certa e pronta alla situazione strutturale, un accenno al concreto intervento sulla realtà contingente, non sarebbe stato certo pleonastico.

Ritengo intanto che abbia dimenticato parole del tono di “neocolonialismo”, “sovranità”, “approccio globale” concentrandosi sul termine “lavoro”, la cui importanza non voglio affatto sminuire neppure la metà di quanto la sua continua ripetizione è parsa fare nel diluito discorso dell’Onorevole Kyenge.

Ma forse qualche risposta specifica e strutturale alla situazione saluzzese è saltata fuori durante l’applaudita puntata in Sala Arpino a Bra, come una inelegante chiosa della Deputata Gribaudo, la più assenteista della Granda, facente gli onori di casa, ha lasciato intendere prima della dipartita della Ministra per la città della Zizzola. In tal caso lo scoprirò dai prossimi numeri dei periodici locali.

Chiudendo proprio con il concetto di “ assenza”, a partire da quella (l’ennesima!) dall’Aula Parlamentare della su citata Deputata, anche nei giorni in cui è in discussione nientemeno che la modifica della base legislativa del nostro Paese – la Carta Costituzionale -, segnalo la vergognosa e completa assenza del Governo Provinciale e di quello Regionale, col quale, per par mio, tenterò di affrontare lo spinoso argomento anche tramite l’interrogazione che ho depositato qualche settimana fa presso Palazzo Lascaris.

In ultimo da segnalare l’assenza, intesa come mancata visita, ancora per motivi di tempo presumo (sic), di Kyenge a “Guantànamo”, il significativo soprannome che è stato dato alla baraccopoli presso il Foro Boario nella quale risiedono gli esseri umani causa di tutta questa concitata e inconcludente attenzione. Mancata visita che ben si coniuga con la stizzita risposta della Ministra alla domanda diretta di uno dei ragazzi africani che hanno potuto presenziare all’incontro: “signora Kyenge, perché non sei venuta al campo a vedere in che condizioni mangiamo, dormiamo, viviamo? Per terra e senza nulla, come animali”. Provate a pensare se il soffocato “grazie” ricevuto in cambio dall’autorevole interlocutrice non racchiuda in sé buona parte della causa delle considerazioni critiche malamente espresse dal sottoscritto in questa paginetta…

https://i0.wp.com/web.rifondazione.it/home/images/art11.jpgdi Fabrizio Biolé
Mala tempora currunt, mai come oggi la ciceroniana sentenza si applica alla situazione socio-politica convulsa ed emergenziale che ci accompagna nella stretta attualità.I cittadini però per fortuna reagiscono, a tutti i livelli loro consentiti dagli scarsi e imperfetti istituti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento. E allora i presenti giorni si prospettano simbolicamente e fattivamente determinanti sia per quanto riguarda l’attivismo civico rispetto alle prossime scelte strutturali della maggioranza parlamentare, sia per quanto riguarda il piccolo ma devastante passo verso una nuova guerra nel Mediterraneo.

A partire da giovedì scorso, la settimana che un ampio collettivo di individui e associazioni sta dedicando alla  tutela e al rilancio dei principi costituzionali, è caratterizzata da iniziative collettive di fermo dissenso rispetto al tentativo eversivo di deroga all’articolo 138, il fragile ma determinante fulcro intorno a cui ruota la condivisione e la prudenza nelle modifiche della Carta.

Il sottoscritto è fra i cinque sottoscrittori che hanno depositato presso la Prefettura di Cuneo una stringata e precisa missiva indirizzata al Presidente Letta nella quale sono state palesati i presupposti irrinunciabili in una onesta discussione sulle riforma costituzionale, principi al momento ignorati in toto sia nella sostanza che nella forma dal testo della proposta licenziata in Senato e che in queste ore viene discussa alla Camera: in sintesi si rileva il forte contrasto con le modalità di modifica sancite in Carta, la contraddittoria revisione della prima parte della stessa e la non legittimità di questo Parlamento “nominato”.

Le attività in merito continueranno con un banchetto di confronto con la cittadinanza in corso Nizza sabato 7 dalle 15 e con un momento di presidio in piazza della Costituzione domenica pomeriggio. Parallelamente ho appena depositato un atto di indirizzo in Consiglio Regionale che recepisce le stesse indicazioni della lettera a Letta, sottoponendole al voto dell’Assemblea Legislativa del Piemonte.
A tal proposito credi sia importantissimo sottoscrivere l’appello proposto da Il Fatto Quotidiano.

Nel frattempo, mentre aspettiamo con forte apprensione notizie sulle decisioni di intervento militare in Siria, azioni sulle quali poco o nulla a livello decisionale possiamo come cittadini, ritengo condivisibile come moto di protesta e di richiamo dell’attenzione, oltre che come forte atto politico collettivo di comunione interreligiosa e laica, una massiccia partecipazione alla giornata di digiuno di sabato 7.
Il forte movimento di protesta pacifica e condivisa contro l’intervento militare che verosimilmente sarà alla radice dell’ennesima escalation di violenza nel bacino mediterraneo e oltre, avrà peraltro in varie città italiane un momento di riflessione e di preghiera (per chi professa una qualche fede) e a Cuneo si terrà alle 18,30 di sabato presso il centro dei Tomasini.
Per par mio aderisco formalmente e sostanzialmente al digiuno ed all’incontro.

Una spicciola autocritica mi suggerisce spesso un’esclusiva attenzione a quelle che sono di fatto le problematiche legate alla stretta competenza appartenente al ruolo istituzionale che pro-tempore ricopro, ma non è forse incontestabile la perfetta interrelazione a cascata tra decisioni strutturali sulle regole che definiscono i rapporti tra cittadini e con le istituzioni e la gestione concreta dei settori che ogni ente – ed ogni eletto – ha come propria competenza? In altri termini diventa mero esercizio di stile continuare a rattoppare e lucidare i rubinetti di casa mentre qualcuno sta meticolosamente manomettendo e inquinando l’acquedotto, o vi sembra così irragionevole?

Cota-pensiero: sparar(l)e ad alzo zero!

Pubblicato: 27 giugno 2013 da mallamacidaniele in armi, Bilancio, decrescita, democrazia, politica

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato

Gli F-35 si faranno: l’ha deciso l’Aula della Camera, che ha approvato il documento della maggioranza Letta-Berlusconi-Monti grazie ai voti dei deputati del PD, del PdL e di Scelta Civica; contrari invece Sel, il M5S e la Lega.

Esultante però il leghista Cota, governatore della nostra Regione, nella quale si assembleranno gli F-35, perché il progetto (cit.) “porta nuovi posti di lavoro sul mio territorio”.

Niente di più falso: l’assemblaggio dei caccia multi-ruolo F-35 Joint Strike Fighter interesserà 10.000 addetti circa, totalmente assunti però tra gli 11.000 lavoratori già impegnati nella sospesa produzione del jet europeo Eurofighter Typhoon. A riferirlo era stato già nel 2012 il generale Debertolis – il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti – durante la sua audizione di febbraio alla commissione Difesa della Camera.

Zero posti di lavoro per Cameri (la cittadina nei cui hangar i velivoli saranno assemblati), il novarese e il Piemonte.

Zero lavoro, zero razionalità: a fronte di un incremento nullo dell’occupazione e degli investimenti in ricerca (“assembleare” un aereo significa infatti semplicemente metterne insieme i pezzi “progettati” e “costruiti” altrove), la spesa per ogni mezzo varierà dai 55 (stima di Deboreolis) ai 148 milioni di euro (stima dello studio sulla cui base il Canada ha recentemente deciso di abbandonare il progetto F-35), costituendo dunque un vero e proprio regalo dei soldi dei cittadini alle casse dei grandi gruppi produttori di mezzi bellici (in primis la statunitense Lockhead Martin) e ai portafogli degli azionisti loro proprietari.

Zero occupazione, zero razionalità e zero strategia: nonostante Cota affermi che il progetto F-35 sia “l’unico grande programma industriale” attualmente varato in Italia, si fa a fatica a comprendere come il governatore possa considerare tale un progetto che impegnerà risorse pubbliche pari a 14 miliardi di euro per dei bombardieri, quando lo Stato nulla fa per mettere in sicurezza scuole e strade ed anzi svende gli immobili pubblici e cancella il trasporto locale.

Il Cota-pensiero si traduce in “zero futuro” per la popolazione, le istituzioni e l’economia piemontese, il cui presente è sempre più nero. Sono sicuro che i piemontesi tutto vogliano fuorché esser presi in giro da chi propaganda che costruire caccia che uccidono uomini, donne e bambini sia una via d’uscita dalla crisi, la cui soluzione richiede invece un cambio sostanziale di paradigma … e di quella classe dirigente, quei tanti Cota che, in attesa di bombardare con i missili genti lontane continuano a bombardare la loro gente con balle, volgarità e strumentale demagogia.

 

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato

Dopo poco più di due mesi la Giunta Regionale ha dato una risposta parziale alla mia interrogazione sullo stato dei contributi agli Istituti Storici della Resistenza, instancabili contesti di tutela, studio e divulgazione dei principi costituzionali e degli aspri conflitti che portarono alla loro stesura.

Essendo di fatto enti senza entrate proprie, essi sopravvivono grazie ai contributi forniti dagli enti che ne fanno parte, fungendo da insostituibili archivi, luoghi di ricerca e di valorizzazione del patrimonio storico-culturale, legati agli eventi che hanno caratterizzato la nostra regione negli anni precedenti alla Liberazione.

Formalmente: nella seconda metà di aprile 2013, gli uffici della Regione avrebbero deliberato la liquidazione in un’unica soluzione dei contributi del 2012, diminuiti di quasi la metà rispetto a pochi anni fa. Formalizzazione alla quale però, ad oggi, fine giugno 2013, non ha ancora avuto seguito l’effettiva erogazione.

E così ci troviamo nel settantesimo anniversario della Lotta di Resistenza con più dubbi che certezze, e a sei mesi dalla fine del 2012, in attesa del concreto trasferimento delle risorse regionali relative ad attività chiuse ormai da un semestre e senza impegno concreto per  l’annualità corrente se non un laconico: “Sarà fatto ogni sforzo da parte della Giunta Regionale per assicurare analogo impegno anche per l’anno 2013”.

Mi si permetta il parallelismo: proprio nei giorni in cui porgiamo l’ultimo saluto all’ultimo Padre Costituente, impegnato sessantott’anni orsono nella redazione della nostra Carta fondamentale, nata proprio dalla Resistenza, viviamo i dubbi e l’angoscia di uno stravolgimento bipartisan dei principi della stessa, senza che molti di essi siano stati nei decenni sostanzialmente applicati. Contestualmente, la precarietà degli Istituti è sempre più percettibile e profonda, come se custodire e continuare a divulgare le contraddizioni e il successivo riscatto del nostro paese nella storia recente, fosse ormai inattuale impegno di pochi anziché doverosa responsabilità di tutti!

Comitato SniaRischiosa: la lotta continua

Pubblicato: 18 giugno 2013 da mallamacidaniele in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, politica

diatto

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato.

Giornata movimentata, per il Comitato SniaRischiosa in lotta contro la privatizzazione e la cementificazione dell’area della Diatto ex-Snia, in zona Borgo San Paolo.

Dopo il recente, improvviso sgombero imposto con la forza ai cittadini del quartiere che da mesi si ritrovavano pacificamente per tutelare e valorizzare una storica parte del loro territorio sottraendolo alle grinfie della speculazione targata Fondo Città di Torino (strumento finanziario tramite cui gli amministratori della città stanno svendendo il patrimonio immobiliare torinese e compartecipato dal Comune di Torino, dalla ex “Pirelli Real Estate” oggi “Prelios” e dalla controllata d’Intesa – San Paolo “Equiter”, la struttura della fabbrica – in stile liberty e perciò tutelata dalla Sopraintendenza con legge regionale – è già stata demolita.

Dunque, solo l’occupazione militare Diatto ex-Snia ha permesso l’avvio dei lavori, nonostante la contrarietà dei cittadini che abitano e lavorano in questo storico quartiere che intende reagire alla violenza e alla truffa del “metodo democratico” con cui la giunta Fassino sta imponendo alla comunità tutta un’urbanizzazione selvaggia, contraria all’interesse popolare, alla salvaguardia dell’ambiente e votata a garantire il profitto dei pochi, soliti noti.

Stamattina, verso le 11.15, nuovamente le più essenziali regole democratiche sono state violate: addirittura, in occasione della seduta del Diritto di Tribuna concessa al Comitato, all’entrata di Palazzo di Città una persona qualificatasi come “il comandante dei Vigili” ha ripetutamente impedito l’accesso ai 25 cittadini presentatisi.

Precedentemente, scalpore aveva fatto la decisione del Comune di limitare a 25 il numero di partecipanti alla seduta, rifiutando al Comitato la richiesta di una sala sufficientemente capiente. Apparentemente, anche 25 persone erano troppe per gli standard democratici del Comune: ad eccezione dei primi tre firmatari della petizione, a tutti gli altri intervenuti l’ingresso è stato inizialmente negato senza alcuna motivazione legittima.

In ogni caso, a seguito delle proteste del Comitato, l’ingresso nella sala dove si sarebbe tenuta il Diritto di Tribuno è stato infine concesso all’intera compagine.

In sala non era però presente alcun assessore: assente l’assessore al bilancio Passoni, assente l’assessore all’urbanistica Curti.

Solo cinque i consiglieri presenti, che comunque non avevano diritto di parola. Buona la presenza di giornalisti.

Qui c’è il resoconto “ufficiale” della giornata da parte del Comitato.

sniadi Fabrizio Biolé

Doveva accadere e così è stato:

all’alba di oggi, le Forze dell’Ordine hanno occupato “militarmente” l’edifico della Diatto ex-Snia, occupato simbolicamente dal comitato “Snia Rischiosa”,  un gruppo di abitanti del quartiere di Borgo San Paolo in segno di protesta contro la politica urbanistica  della Giunta Fassino, imperniata sul consumo di territorio, sulla cementificazione dall’alto e il non-dialogo con i cittadini.

L’imponente e lucrosa speculazione immobiliare prevista per l’area sta in questo ore demolendo l’architettura liberty d’una delle prime e più importanti fabbriche di Torino, e con essa una parte di storia della città per far posto a un complesso residenziale di 250 alloggi non popolari, di un parcheggio sotterraneo, d’un centro commerciale e d’un (micro)parco di 30×35 metri.

 

A gestire questa redditizia e miope operazione è il Fondo Città di Torino, il famoso strumento finanziario co-partecipato da controllate del Gruppo Prelios (già Pirelli S.p.A.) e d’Intesa San Paolo, insieme al Comune di Torino (sottoscrittore del 35% del Fondo), tramite il quale Fassino sta privatizzando una significativa parte del patrimonio immobiliare pubblico, destinata ad “entrare nel portafoglio d’investitori prestigiosi”.

Di fronte a quest’atto di cieca e sorda negazione delle fondamenta democratiche della convivenza civile con cui il Comune di Torino risponde alle istanze di partecipazione e decisioni condivise, con la polizia in difesa degli interessi di “palazzinari” e finanzieri; di fronte all’ultima dimostrazione della volontà di un Sindaco che delega a banche, fondi e multinazionali gli indirizzi di politica urbanistica; dinnanzi all’ideologia della crescita infinita del profitto incarnata dal Gruppo Prelios, da Intesa San Paolo e da chi amministra la città, è necessario che tutti i cittadini torinesi siano presenti il 18 giugno 2013 presso Palazzo di Città contestualmente alla seduta in cui il comitato “Snia Rischiosa” aveva recentemente ottenuto il diritto ad esporre le sue ragioni per opporsi alla distruzione della ex-Diatto e proporre una riqualificazione dell’area conservativa e concertata.