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carceredi  Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Il IX Rapporto dell’associazione Antigone sulla situazione carceraria in Italia è a dir poco allarmante! Nel 2012, le prigioni italiane hanno registrato un ulteriore incremento del costante fenomeno del sovraffollamento, il cui tasso è attualmente del 142,5% (contro una media europea del 99,6%): a fronte di una capienza regolamentare di 45.742 posti, infatti, nei 206 penitenziari del Paese sono rinchiusi 66.675 detenuti. Di questi, il 40,1% è in custodia cautelare, ovvero non ha ancora ricevuto una condanna definitiva.

Ad esser incarcerati sono soprattutto esponenti delle popolazioni più povere che abitano sul suolo italiano: maschi italiani di origine meridionale (più del 60% del totale della popolazione carceraria) e maschi di origine straniera (circa il 35%, percentuale tra le più alte d’Europa).

Inoltre, nonostante la Costituzione sancisca la funzione rieducativa della detenzione, in carcere oggi si continua sia a morire (93 i detenuti morti in prigione quest’anno, di cui 50 per suicidio, uno per sciopero della fame e 31 per “cause ancora da accertare”), sia a restare sempre e solo dietro le sbarre (in media per 20 ore al giorno, sebbene le 4 ore d’aria siano ovunque soggette a restrizioni crescenti relative alla quantità e qualità del tempo concesso al detenuto per uscire fuori dalla propria cella).

Per di più, Antigone registra numerosissimi casi di detenuti a cui sono negati diritti basilari, tra i quali quelli alla salute ed a non esser trasferito arbitrariamente lontano dai propri affetti.

La Costituzione prevede pure il reinserimento sociale del carcerato che ha scontato la sua pena: eppure, il 68% dei detenuti è recidivo. Significativo infine il dato relativo ai suicidi tra gli agenti carcerari: 68 tra il 2000 e il 2012.

La regione Piemonte rientra nella media delle regioni italiane, pur presentando alcune peculiarità virtuose: tra le tante ricordiamo il progetto del birrificio presente all’interno del “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, gestito dalla cooperativa “Pausa Caffè”, che vede impegnati alcuni ospiti con contratto diretto con la cooperativa e che ha negli anni incrementato la propria produzione, fornendo birre di altissima qualità, grazie all’abnegazione e alle competenze del mastro birraio Andrea Bertola e alla collaborazione con gli educatori presenti nella struttura.

La situazione è comunque molto grave e tale da richiedere un intervento strutturale urgente e rinnovatore del legislatore nazionale, proprio nel momento in cui il legislatore regionale tenta di cancellare con un colpo di spugna l’istituzione del “Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive delle libertà personale”. E’ infatti giacente in Consiglio Regionale la proposta di legge numero 188, che, tacciando le piccolissime risorse necessarie per la figura del garante, di “spreco” sta spingendo per un arretramento del Piemonte, prima Regione ad istituirlo, pur non avendolo mai nominato!

Dal canto suo, a causa di questo status quo, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti.

Al fine di cambiare le leggi criminogene all’origine del problema, un gruppo di associazioni ha lanciato un appello per la raccolta firme atta a depositare tre proposte di legge d’iniziativa popolare per:

          modificare la legge sulle droghe

          affermare la legalità nelle carceri così rispettando la carta costituzionale

          introdurre nel codice penale il reato di tortura

La prima proposta muove da un dato: ogni anno, in Italia circa 28.000 fra consumatori e piccoli spacciatori sono incarcerati per reati connessi in violazione della normativa antidroga (la cosiddetta legge  “Fini-Giovanardi”) e 15.000 tossicodipendenti hanno subito dei passaggi nelle patrie galere: metà della popolazione carceraria, quindi ha a che fare con la legge sulle droghe. Depenalizzare il consumo di droga e ridurre l’impatto penale della normativa in materia è dunque un primo passo fondamentale per ridurre il sovraffollamento nei penitenziari del Paese.

La seconda legge si adopera per introdurre nel nostro ordinamento al figura del Garante nazionale dei detenuti, (proprio nel momento in cui la nostra Regione lo vuole abolire), la conversione della pena nel caso di mancanza di posti disponibili nelle carceri con l’istituzione di cosiddette liste d’attesa, insieme con modifiche alla recidiva, ai benefici ed alle pene alternative.

La terza legge, infine, colma un vuoto legislativo intollerabile, con una proposta ormai non più procrastinabile, visti anche i numerosissimi casi di violenza su fermati, arrestati o carcerati che hanno negli ultimi anni riempito le cronache giornalistiche. Un passo verso l’umanizzazione di un paese che si professa democratico, ma che nei fatti spesso dimostra esattamente il contrario.

Le leggi sono sottoscrivibile da qualunque cittadino italiano maggiorenne; informazioni, date e luoghi per dare il proprio contributo le trovate sul sito ufficiale della campagna. Da par nostro cercheremo di supportare fattivamente questa battaglia di civiltà!

Alcuni interessanti appuntamenti della prossima settimana:

Sabato 13 aprile: in bici per dire NO alla violenza a Cuneo

Sabato 13 aprile: energia, salute e autodeterminazione a Paesana (CN)

Domenica 14 aprile: emergenza democratica in Val Susa a Grugliasco (TO)

Giovedì 18 aprile: Quale futuro per i CRAS regionali? a Grugliasco (TO)

Giovedì 18 aprile: Pirogassificatori, ambiente, salute a Genola (CN)

Venerdì 19 aprile: presentazione del libro Binario Morto al centro Sereno Regis – Torino

WP_001006di Fabrizio Biolé

Anche in seguito al partecipato sit-in posto in essere davanti al Tribunale di Torino nel pomeriggio di lunedì 8 aprile (foto in allegato) nel quale decine di cittadini hanno voluto esprimere la propria solidarietà e vicinanza a pubblici ministeri minacciati da lettere anonime, ho depositato oggi un Ordine del Giorno per chiedere una presa di posizione di solidarietà verso i Pubblici Ministeri Nino Di Matteo, Sergio Lari e Domenico Gozzo, da parte del Consiglio Regionale, in seguito ai gravi episodi intercorsi nei giorni passati. Come risaputo, Di Matteo è il magistrato della Procura Antimafia di Palermo che sta occupandosi dell’indagine sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”. Lari e Gozzo sono invece impegnati nella Procura di Caltanissetta a sbrogliare la matassa sugli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti e tre sono stati minacciati di morte. Cosa Nostra avrebbe in progetto una serie di attentati stragisti nei loro confronti: questo è quanto emerge dal contenuto delle due lettere anonime recapitate al Procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Messineo. Poche righe che riportano con precisione e fedeltà i luoghi e gli orari consueti della vita lavorativa e privata dei tre magistrati.

A Torino, nel 1983 un altro magistrato fu ucciso dalla criminalità organizzata: Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino. Le indagini da lui promosse e condotte riguardavano l’intrecciato, brulicante mondo dei rapporti tra i mondi della politica, degli affari e della mafia, che non sempre sono popolati da individui che ricercano il progresso e il benessere comune.

Individui che invece spesso tramano per il proprio personale profitto e potere. Il risultato della loro azione, all’epoca non del solo Bruno Caccia, ma dei tanti, troppi “Bruno Caccia” è stato la “strategia della tensione”: il regresso democratico della Prima Repubblica, che aveva comunque garantito al Paese anni di ricostruzione, boom economico e servizi sociali.

La Prima Repubblica terminò proprio con una serie di stragi, di matrice apparentemente non solo mafiosa, non solo “meridionale”: una su tutte, quella del giudice Giovanni Falcone, che il 23 maggio 1992 a Capaci morì saltando in aria con l’auto sulla quale stava viaggiando con altre persone, a causa di un’esplosione che dilaniò l’intera sezione autostradale.

Siccome la storia insegna che il nostro Stato non ha mai cambiato ordinamento (dalla monarchia alla Repubblica) o assetto (dalla Prima alla Seconda Repubblica) senza una “guerra”, calda o fredda, sempre violenta, ho suggerito al Consiglio Regionale di impegnarsi a suggerire al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno una ferma reazione tramite misure urgenti in contrasto con il contenuto delle due lettere.

curiadi Fabrizio Biolé
Questa mattina ho partecipato all’incontro voluto da Anci Piemonte presso Palazzo Curia Maxima a Torino al fine di confrontarsi con Consiglieri Regionali, Deputati e Senatori a proposito della situazione critica in cui versa tutto il sistema del welfare. La presenza di numerosi colleghi dell’opposizione regionale e di molti eletti al Parlamento, ha reso l’appuntamento interessante e trasversale. Spiace l’assenza del nuovo Assessore alla Sanità Cavallera, che avrebbe potuto chiudere il cerchio rispetto al confronto su un settore che, più che ideologico e partitico deve necessariamente tornare ad essere sul merito e sul buon senso.
I servizi fondamentali sono garantiti da una fitta rete di operatori che soffrono annosi ritardi di pagamento e carenza strutturale di risorse pubbliche a sostegno.

Come già detto nella seduta speciale del Consiglio Regionale, ritengo illogico e immorale che le cooperative e le strutture che assicurano, bontà loro, i servizi del comparto sociale si siano negli anni trasformati nelle banche delle asl e degli enti! Già dalla prossima settimana la discussione in Commissione del bilancio di previsione dovrà tenere conto di queste difficoltà!
Da par loro, i nuovi parlamentari hanno garantito un pronto intervento anche formale con il deposito di due mozioni, una per ciascun ramo del Parlamento, affinchè il Governo, ancora formalmente in carica, decreti d’urgenza sull’erogazione delle somme necessarie per mantenere il livello dei servizi sociali. I propositi sono apparsi buoni, la pratica futura potrà dar ragione o torto agli interventi-fotocopia di centrodestra e centrosinistra.
Nota stonata dell’incontro, a mio modo di vedere, la totale mancanza della seconda forza politica nazionale

di Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Dai primi anni ottanta il WWF ha organizzato sul territorio nazionale un servizio di guardie volontarie, che sono inquadrate come “Guardie Particolari Giurate”, nominate con appositi decreti del Prefetto e della Provincia, che prestano attività di vigilanza sul territorio, al fine di prevenire e reprimere gli illeciti amministrativi e penali.  L’incarico è molto ampio e la materia complessa, con controllo diretto del territorio tramite interventi, anche a seguito di segnalazione dei cittadini, spesso in stretta collaborazione e a supporto dell’Autorità Giudiziaria e delle Forze di Polizia.
Settore primario delle Guardie è quello della vigilanza in materia di tutela faunistica  e vigilanza venatoria, ittica, ambientale, nell’esercizio delle quali funzioni le guardie volontarie sono Pubblici Ufficiali e limitatamente alle rispettive competenze svolgono funzioni di Polizia Giudiziaria. Per gli illeciti legati all’attività venatoria, alla pesca, alla protezione degli animali e dell’ambiente intervengono direttamente redigendo processi verbali, comminando sanzioni, sequestrando i corpi di reato ed i mezzi illeciti.
Le oltre 300 Guardie volontarie del WWF, presenti in 14 regioni e 49 province, sono organizzate in Gruppi Regionali e Nuclei Provinciali. In Piemonte dal 1999 è attivo anche in provincia di Cuneo un Nucleo di Guardie WWF, che opera prevalentemente nella zona ovest del territorio provinciale.

I dati del cuneese nel 2012: 300 persone e 42 veicoli controllati, l’accertamento di 80 illeciti amministrativi, di cui quattro penali. Oltre 650 ore di servizio e 5.230 chilometri percorsi nella Granda, in particolare sulle piste forestali delle valli. 71 verbali, per complessivi 12.400 euro, la maggior parte per percorsi fuori strada con mezzi motorizzati e irregolarità nell’esercizio di caccia, pesca e raccolta funghi. Altre sanzioni: abbandono rifiuti, detenzione animali, raccolta di fauna minore, parcheggi su prati e zone boschive. Quattro persone sono state inoltre denunciate per cattura e uccisione di animali protetti e caccia con l’aiuto di richiamo elettroacustico.

tabella wwf

In quest’inizio di 2013, le Guardie Particolari Giurate del WWF di Cuneo hanno avuto un problema: il loro unico mezzo di locomozione, una Panda 4X4, si era rotto. 1.000 euro il costo da sostenere per riparare la macchina, usurata dopo più di 5.300 km di strada, anzi: soprattutto pista forestale nelle valli cuneesi. Ma non avrebbero potuto affrontare la spesa per la riparazione di tale dotazione fondamentale allo svolgimento del proprio lavoro, mantenendo i livelli di servizio finora garantiti alla comunità.

Adesso, con il contributo del fondo Progetto Partecipato, la Panda corre di nuovo: un piccolo aiuto per un grande servizio!

Appuntamenti della prossima settimana:

domenica 7 aprile: passeggiata naturalistica a Cherasco (CN)

lunedì 8 aprile: sciopero metropolitano a Torino

lunedì 8 aprile: sit in di solidarietà al pm Di Matteo a Torino (e Palermo)

martedì 9 aprile: lancio raccolta firme leggi di inziativa popolare per la giustizia e i diritti

giovedì 11 aprile: presentazione della legge di inziativa popolare sul testamento biologico a Torino

venerdì 12 aprile: presentazione del libro L’armata di Grillo a MOndovì (CN)

di Fabrizio Biolè

Oggi vi presento quello che è di fatto il primo grosso progetto al quale il conto Progetto Partecipato contribuisce.

Per inciso segnalo la nascita del forum già preannunciato nel quale i progetti ideati da me o proposti da cittadini o associazioni vengono riassunti, elaborati e commentati. Vi invito a iscrivervi per poter interagire in modo che i progetti supportati dal conto siano davvero partecipati!

L’associazione Cuneo nel Cuore nasce a fine 2010 a Cuneo, la sua attività è basata sul volontariato e il suo scopo è quello di contribuire allo svecchiamento della cultura, rifiutando l’idea di un sapere enciclopedico, e invece proponendo alla cittadinanza un modello culturale che aiuti a comprendere i bisogni reali e attuali delle persone. Si impegna ad affrontare, secondo le proprie possibilità, temi molto vari, come l’ambiente, la salute, la solidarietà, l’handicap, le dipendenze e le alienazioni sociali, sottolineando l’importanza della conoscenza delle tecniche di evoluzione spirituale e del progresso della vita emozionale per migliorare le relazioni sociali della persona.

La sua attività è svolta tramite progetti basati sulla filosofia olistica: una realtà di nessi e relazioni in cui l’uomo rientra nella realtà universale come parte di essa e non come entità a sé.

Per la realizzazione dei propri scopi, l’Associazione ha prodotto e diffuso piccole pubblicazioni rivolte al pubblico infantile, tra le quali: “Le avventure di Dodo Braun”, “Elia il Parlanimali”, “Tino Molla“, James leprotto nero” e altre. Buona parte dei proventi della vendita di questi libri sono stati accantonati per l’acquisto della vasca fisioterapica, cui Progetto Partecipato contribuisce.

Si tratta di una struttura di 2 metri per 3 di ampiezza interna che verrà posizionata in un centro riabilitativo nei pressi di Cuneo per l’utilizzo da parte di bambini e ragazzi con gravi problematiche motorie.

Qui sotto le sue caratteristiche costruttive:

caratteristiche

Abbiamo ritenuto di supportare mediante l’utilizzo di fondi del conto Progetto Partecipato questa iniziativa in quanto corrisponde in pieno ai criteri individuati rispetto all’uso di risorse private per scopi pubblici. Non è né la mia volontà né quella di Cuneo nel Cuore sostituirsi agli enti che dovrebbero garantire determinati servizi, primi tra tutti quelli per persone in difficoltà.

Ma non è forse vero, che, facendo nostro il pensiero di Gandhi: “qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia”?

Rising Everyday

Pubblicato: 20 febbraio 2013 da fabiole in democrazia, diritti, politica, Senza categoria, solidarietà

di Fabrizio Biolé

Si è svolta pochi giorni fa, il 14 febbraio 2013, la manifestazione internazionale contro il femminicidio e la violenza contro le donne, il “One Billion Rising” che ha visto in tutte le città italiane manifestazioni e flash mobs dedicati alle vittime e al cambiamento rispetto alla tragica situazione del nostro paese. Come rappresentante pro-tempore ho aderito all’evento organizzato nella mia città e che ha avuto un buon successo di presenza.

I dati relativi al femminicidio ed alla violenza su donne, ragazze, bambine sono snocciolati in modo massivo ormai dalla maggior parte dei media, a partire dai giornali locali per arrivare a libri a diffusione nazionale, che analizzano la problematica da diversi punti di vista.

Si trattava di una specie di analisi di nicchia, quasi nascosta –per pudore? per reticenza? – fino a qualche anno fa dai mezzi di informazione di massa, che è diventata, anche grazie alle decine di associazioni che da anni faticosamente seguono gli sviluppi della grave problematica, di dominio pubblico e questo è un bene; molto meno buono il quadro che dalle statistiche e dai numeri esce della società italiana, e in specifico degli abusi perpetrati ancora giornalmente ai danni di madri, compagne, figlie, amiche.

mataL’analisi delle cause è piuttosto complessa, e dipende ovviamente dal contesto socio-culturale-religioso in cui si è sviluppata la società italiana negli anni. Cionondimeno ritengo essenziale per una rapida evoluzione verso la civiltà del rispetto, che l’argomento continui ad essere trattato, citato ed affrontato quotidianamente, proprio per questo ho preferito scriverne dopo alcuni giorni dall’evento mondiale: l’attenzione deve essere costantemente alta!

Il femminicidio, neologismo che ormai quasi ha sostituito la definizione giuridica, ma restrittiva di “uxoricidio” ha dati allarmanti anche nella nostra Regione: da un rapporto ufficiale (pur se non completamente esaustivo, per evidenti difficoltà), se in Italia i decessi sono stati 2061 negli anni 2000-2011, il Piemonte nello stesso periodo ne ha visti 122 e la media si è purtroppo alzata con il passare del tempo, con un tasso piemontese 2012 del 4,5 omicidi di donne su milione di abitanti.

Ed ecco il dato che più mi ha colpito: il tragico evento rappresenta in Italia la prima causa di morte delle donne tra i 15 e i 44 anni e l’incremento negli ultimi anni rispetto ai precedenti si attesta sul 5-6%.

A livello internazionale, il nostro paese è rappresentato come il secondo in Europa rispetto alla gravità del fenomeno e le Nazioni Unite parlano ufficialmente del femminicidio in Italia, grazie anche ai continui ritardi con cui lo Stato italiano recepisce le convenzioni internazionali, alla stregua della situazione messicana, additata agli onori della cronaca per i fatti, sempre troppo poco conosciuti e dibattuti, di Ciutad Juarez.

Credo che sia anche importante sottolineare come ancora per la buona parte delle persone la violenza domestica (che da dati certi, pur nelle differenze di intensità e gravità, tocca l’80% dei contesti familiari) non venga percepita come reato, si tende per lo più a dare delle giustificazioni che si basano sui proverbiali “panni lavati in casa propria”, e temo sia il motivo principale per cui per anni la problematica è rimasta tristemente di nicchia.

Vogliamo poi accennare alle improvvide sporadiche uscite di rappresentanti ecclesiastici che eufemisticamente potremmo definire misogini?

In ultimo: non dimentichiamoci che la violenza di genere si consuma quotidianamente anche in affermazioni e atteggiamenti di ominicchi molto in vista, così come nello stereotipo mediatico-pubblicitario ancora così difficile da estirpare; per non parlare di tutte le problematiche legate alle discriminazioni nel settore del lavoro, frutto di becere abitudini, irrispettosi comportamenti e, vizio tipicamente italiano, irrispettate o inattuali prescrizioni legislative.

In questa legislatura l’Ente Regione Piemonte, insieme con il Consiglio, ha dimostrato fasi alterne che vanno dal supporto ed il coordinamento delle iniziative territoriali a favore delle donne, della loro tutela e della loro autodeterminazione come collettività e come singoli individui, a prese di posizione politiche incomprensibili e frutto spesso solo di bassi accordi preelettorali: tra le tante il sistematico supporto all’obiezione di coscienza sulla somministrazione della pillola abortiva, in spregio alla sudata legge 194, o il tentativo di distruzione dell’esperienza d’eccellenza legata al sistema dei consultori pubblici piemontesi. Su questo mi espressi anche in aula consiliare qualche tempo fa.

“One billion rising” mi ha dato modo anche di inaugurare per una causa importante e urgente il sostegno derivante dal Conto Progetto Partecipato a iniziative territoriali slegate dalla stretta attività del gruppo consiliare che rappresento, con il pagamento tramite bonifico delle spese SIAE per la partecipata manifestazione del 14 febbraio a Cuneo, a fronte di ricevuta.

monete

di Fabrizio Biolé

Fin dal maggio 2010, come promesso in campagna elettorale, con l’autentica convinzione che tutti i lavoratori onesti debbano percepire una retribuzione dignitosa allo stesso modo e senza privilegi per nessuno, ho rinunciato a trattenere per me buona parte degli emolumenti mensili che mi sono stati erogati dal Consiglio Regionale.

Per capirci: fino a dicembre 2012, la retribuzione del consigliere regionale piemontese era composta da più parti: una fissa e diverse variabili. Il totale, a seconda del ruolo ricoperto, dell’indirizzo di residenza e della partecipazione alle sedute istituzionali, andava da circa 8000 euro a circa 12500 euro netti.

La parte variabile era dovuta ai gettoni di presenza alle sedute (122 euro l’uno), anche forfettari, alla distanza della residenza da Torino (49 eurocent a km), con rimborsi variabili e forfettari, ed all’incarico ricoperto (capogruppo, ufficio di presidenza di commissione e del consiglio).

Consultate le mie buste paga come esempio.

Oggi, con la legge approvata a fine dicembre 2012, la retribuzione è stata – ancora troppo poco, dal mio punto di vista – ridotta e semplificata; oggi è composta da tre parti: l’indennità di carica, l’indennità di funzione ed il rimborso spese di esercizio del mandato, così determinate:

–          Indennità di carica: 6600 euro lordi fissi mensili per tutti.

–          Indennità di funzione: variabile da 0 a 2700 euro lordi mensili, a seconda della funzione.

–          Rimborso spese: 4500 euro netti a tutti, decurtati in caso di assenza dalle sedute (-150 euro a seduta)

Trattenendo per me solo 2.500 euro al mese, più 20 eurocent/km di rimborso spese di trasporto con mezzo privato più l’abbonamento annuale ai mezzi pubblici ed eventuali biglietti specifici, l’avanzo, a partire dal 2010, confluisce in un fondo destinato a finanziare attività slegate da quella politica, prima del gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle, ed, in seguito, del Gruppo Misto Progetto Partecipato.

Ad oggi il cosiddetto “Conto Progetto Partecipato” ammonta a circa 125.000  euro, secondo estratto conto aggiornato (immagine in basso) e verrà utilizzato in base ai princìpi di trasparenza, valenza collettiva e tracciabilità.

conto progetti al 5 febbraio 2013

I progetti, finanziabili in base alla rispondenza ai principi fondanti del gruppo, nascono in tre modi principali:

–          Su iniziativa del consigliere.

–          Su richiesta di realtà esterne che direttamente al gruppo si rivolgono.

–          Su iniziative di democrazia diretta, in cui i progetti vengono proposti e votati dai presenti.

Si tratta di progetti che generalmente riguardano:

–          La salvaguardia dell’ambiente

–          La decrescita

–          Il sostegno ad attività sociali

–          le emergenze regionali e/o nazionali

–          L’innovazione sostenibile nei vari campi

–          La formazione, la cultura e l’informazione libera

–          La democrazia diretta e partecipata

–          La solidarietà e la lotta alla discriminazione e alla violenza

–          Sostegno giuridico a battaglie condivise

Al momento le proposte provenienti da realtà esterne che prenderemo in considerazione sono quelle che risponderanno ai requisiti su descritti e che saranno inseriti sul forum dei progetti partecipati dopo essservisi registrati, indicando dati, preventivi e obiettivi il più possibile precisi, con la possibilità di una certificazione dell’acquisto, in modo da rendere estremamente trasparente l’utilizzo del fondo.

Dopo la prima selezione a cura del Gruppo, esse verranno pubblicate in una sezione apposita del sito www.fabriziobiole.org, con la possibilità temporanea di essere commentate.

L’azione del Conto Progetto Partecipato non vuole né può sostituirsi al sostegno di enti e fondazioni, ma è un piccolissimo esempio, molto concreto, di utilizzo intelligente e condiviso di risorse altrimenti confluite ad alimentare il privilegio di pochi.

Resta inteso che l’accettazione definitiva del finanziamento di un determinato progetto è a libera discrezione del Consigliere, in quanto unico responsabile dell’uso dei fondi del conto Progetto Partecipato.

P.S. Allo scopo di rispondere al principio di massima trasparenza, QUI trovate il link all’estratto conto del Conto Progetti del Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle, fino al giorno della nascita del Conto Progetto Partecipato, in cui è confluita la parte non percepita dei miei emolumenti al netto delle contribuzioni erogate fino alla fine del 2012.

SUSA

di Fabrizio Biolé

Alla faccia dell’annunciata fine del mondo, il 21 dicembre 2012 chi il mondo vuole cambiarlo si terrà per mano.

Sui 54 km che collegano Torino a Susa, infatti, migliaia di mamme, lavoratori, stranieri, bambini, disoccupati e tanti altri semplici cittadin* stringeranno le loro mani per creare una catena di solidarietà umana e ristabilire un nuovo equilibrio tra natura e artificio, giusto, responsabile e consapevole: questo è l’obiettivo del S.U.S.A., ovvero il Sentiero Umano di Solidarietà Artistica e Ambientale.

Un grande gesto artistico collettivo, preludio di una vera e positiva “ri-nascita”; una potente azione simbolica di riconciliazione fra Natura, Arte e Comunità, che dall’Italia si irradierà al mondo intero.

Alle h. 12.21, uomini e donne, giovani e anziani, italiani e immigrati che intendono preservare la naturale integrità del territorio in cui abitano si tenderanno la mano per tre minuti, dimostrando con un gesto tanto semplice quanto potente la meravigliosa grandiosità e fattibilità della loro idea di armonia tra natura, arte e comunità quale unico connubio capace di preservare il mondo per le generazioni future.

La scelta della Valle di Susa come luogo di arrivo del “sentiero umano” non è casuale, bensì altamente simbolica per la storia d’incontro, dialogo e integrazione tra culture e genti diverse di una storica vallata alpina sulla quale grava oggi la minaccia della Treno ad Alta Velocità.

Il TAV, un altro “sentiero” che ben poco ha d’armonioso – soprattutto per le aeree e le popolazioni che attraversa – mentre molto ha di lucroso – esclusivamente per le ditte e gli interessi che servirà.

Nell’intenzione dell’ideatore del SUSA, l’artista italiano Michelangelo Pistoletto (già esponente di spicco del movimento dell’Arte Povera), il progetto SUSA servirà a richiamare tutti e tutte a quella responsabilità e quella consapevolezza fondamentali per costruire insieme un futuro sostenibile per l’umanità e il pianeta.

Il Comitato Promotore e quello Organizzatore, inoltre, sono convinti che solo una simile mobilitazione, pacifica e che utilizza lo strumento dell’arte per comunicare la necessità del cambiamento, sarà in grado di far comprendere l’intima essenza del vero ed inequivocabile stretto rapporto tra i membri d’ogni comunità e i loro territori d’appartenenza.

La forza di tale legame, è la convinzione alla base del SUSA, contribuirà a costruire nuovi orizzonti di senso e concrete occasioni di giustizia e lavoro.

L’intero evento sarà a bassissimo impatto ambientale e si snoderà da Piazza Castello a Torino fino a Susa costeggiando fuori città la SS25.

È ancora possibile iscriversi all’iniziativa così da riservare il proprio posto lungo il percorso, basta collegarsi al sito www.sentieroumano.it in ogni caso l’evento prevede un programma ricco di eventi artistici e culturali che si svolgeranno lungo il percorso.

Io ci sarò, al chilometro zero, in piazza Castello a Torino.