Comunicati

Sono qui elencati tutti i comunicati stampa inviati dal consigliere Fabrizio Biolé, dal più recente al meno recente:

20/02/14: COTA RICORRE IN CASSAZIONE, IL COMMENTO DI BIOLE’

Il Consigliere Fabrizio Biolé, gruppo misto Progetto Partecipato: “Ho spesso voluto ricordare, per dare un quadro oggettivo (e triste) della politica piemontese come, alle irregolarità dei Pensionati per Cota, si giustappongano le irregolarità della lista Pensionati e Invalidi per Bresso, per rimarcare l’identificazione dell’atteggiamento sprezzante e altezzoso dell’ex “zarina” con il significato del vecchio adagio del “bue che da’ del cornuto all’asino”.
E ancora una volta rivendico la mia elezione nell’unica compagine che ha raccolto regolarmente 13.000 firme in tutto il Piemonte.
Ma questa nuova mossa del Presidente Cota, che leggo come un malriuscito colpo di teatro, mi riesce impossibile non commentarla come sbagliata e priva di sia pur deprimenti “attenuanti”: Cosa spera ancora di ottenere? Ritiene davvero che, anche in un’ottica pre-elettorale (che di questi tempi pare permeare le azioni di tutti i partiti potenzialmente in lizza), la decisione paghi? Ma soprattutto: crede davvero che tentare di emulare indirettamente, brandendo il ricorso in cassazione, la irragionevole e costosissima decisione di pochi mesi fa (si era nel 2011) dell’allora Ministro Roberto Maroni di non accorpare la votazione per i referendum con le amministrative – con un costo per la collettività di circa 300 milioni di euro -, possa avere una pur minima utilità per la collettività?
Si tratta solamente di un mix di egoismo, tattica politica e sprezzo dei cittadini, di cui i piemontesi hanno davvero piene le tasche!”

11/02/14: SULLA VISITA DEL MINISTRO LUPI NEL CUNEESE

ATTENTI AL LUPI! ovvero: “IL NULLA CHE INVOGLIA…”

Si è svolto lunedi 10 febbraio, in tre location cuneesi di livello, l’edizione speciale del “Festival della fuffa”. Guest star: il Ministro delle Infrastrutture e i Trasporti Maurizio Lupi!

Se già alcuni giornali, nei giorni precedenti il suo avvento, avevano dedicato intere pagine e rubriche alle molte (a detta loro) opere irrinunciabili per la Granda – dalla consacrazione dell’aeroporto di Levaldigi ai lotti di completamente dell’Asti-Cuneo, ad altre ancor più attualmente improponibili -, di fronte alle richieste di amministratori in vista di elezioni e di istanze supportate dal solito vecchio e perdente schema della crescita e del consumo infiniti, le risposte del competente (?) guardasigilli non hanno per nulla sfigurato…

E così, con il tipico simpatico cruccio sul viso, ha, in modo a dir poco evanescente, risposto a tutte le questioni rimarcate nei tre momenti di pubblico incontro: Alba, Mondovì e Saluzzo; il tutto senza prendere un solo impegno concreto, definire una sola data precisa, fornire una sola risposta nel merito delle richieste formulategli.

Non che mi aspettassi molto di più nel contesto di un tour partitico-elettorale, fortemente voluto dall’onorevole Costa (figlio) e per l’occasione trasformato in un inconcludente numero di avanspettacolo fintamente “sul pezzo”.

Ma se Lupi ha interpretato nulla di diverso rispetto al ruolo che ci si sarebbe potuti aspettare, mi chiedo perché ancora molti amministratori locali si ostinino, in senso contrario ad ogni evidenza e buonsenso, a considerare maxi-invasi, impattanti circonvallazioni e insostenibili infrastrutture, alla stregua di indispensabili strumenti per la necessaria universale elargizione di servizi al cittadino…

Come si può continuare a sostenere politicamente e fattivamente tangenziali, circonvallazioni, superstrade e svincoli in un regime nazionale di consumo di suolo pari a 8 metri quadri al secondo (fonte: ISPRA 2013) senza porsi alcuna domanda, nel proprio ruolo di custode pro-tempore della cosa pubblica? O a premere per devastanti sbarramenti idrici, come la famigerata Serra degli Ulivi, di decine di milioni di metri cubi d’acqua per un investimento superiore ai cento milioni di euro – e tutti gli impatti sanitari, ambientali, sociali e geologici derivanti – , quando da anni siamo, per indolenza dei governi succedutesi, completamente privi di piani energetici nazionale e regionale, per non parlare della mancanza di una sana e parca politica di utilizzo irriguo delle acque? E ancora: aeroporti come quello di Levaldigi, il più piccolo della serie che costella senza soluzione di continuità il Nord Italia fino a Trieste, costato nel complesso poco meno di sessanta milioni di euro di risorse pubbliche a fronte di un disavanzo annuale costante intorno al milione e mezzo, servono davvero alla collettività? O non rappresentano forse sprechi imbellettati, utili solo per il poltroni sta di turno e per giustificare il progetto di decine di altri nastri d’asfalto tutt’attorno?

Per investimenti economici, umani e sociali, è mia opinione che l’unica delle richieste sottoposte al Ministro durante la sua insignificante visita, sia quella di un segnale certo, solerte e definitivo sulla ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, decimata nelle corse, trascurata da decenni nella manutenzione, ma strenuamente difesa e idealmente “adottata” da più di ventimila sottoscrizioni e da un comitato che si fa portavoce del sentimento e dei bisogni della moltitudine di cittadini che quelle firme le ha consapevolmente fatte, alla faccia di molti amministratori che ora balbettano, ora arringano, privi di ogni autentica convinzione.

Fatto sta che proprio su quest’opera necessaria e indispensabile, il cerchiobottismo del Ministro si è più fatto notare negli ultimi tempi: l’impegno di facciata si è contrapposto a risposte ufficiali – e negative – a interpellanze in Parlamento, accompagnate da ridicoli “vorrei (emendare) ma non posso”…

Fantastico anche il tempismo della “supercazzola” sulla riorganizzazione dei tribunali, in particolare a tutela di Alba, che gli ha consentito una timida risposta ottimista nello stesso giorno – e sulle stesse pagine dei quotidiani – in cui la data di chiusura è stata resa nota al pubblico…

Lancio una nota di ottimismo, per concludere, al Presidente Franco Biraghi, uno (forse il più “originale”…) tra i convinti questuanti “in ginocchio” dal Ministro, provocatore per scelta e moralizzatore per convenienza: leggendo i virgolettati di Lupi, per i prossimi decenni il settore legno, di cui molti suoi associati di Confindustria fanno parte, avrà un enorme e sicuro sviluppo, con picchi di fatturato da capogiro! E’ sufficiente, per convincersene, fare il calcolo dello spropositato numero di “tavoli di lavoro” che il Ministro ha, in mezza giornata di visita in Granda, annunciato!

31/01/14: LA GIUNTA DELLE ELEZIONI RIMANDA LA PRESA D’ATTO DELLA DECADENZA DI GIOVINE

Un’istanza pregiudiziale dei gruppi di maggioranza fa slittare la presa d’atto sulla sentenza del TAR sulla decadenza del Consigliere Michele Giovine.

Il Consigliere Fabrizio Biolé: “Appigliandosi a vicende e testi legislativi probabilmente poco attinenti, e trincerandosi dietro l’indefinita situazione del Consiglio Regionale, la costellazione dei gruppi di maggioranza si compatta sulla proposizione di una istanza pregiudiziale per non dover votare sulla presa d’atto della decadenza di Michele Giovine. Insieme ai colleghi di opposizione ho votato contro la fumosa pregiudiziale, che è passata per un paio di voti; segnalo però l’assenza alla importante seduta, di ben cinque commissari di minoranza, che avrebbero potuto dare un contributo al dibattito e al respingimento dello strumentale rimando della presa d’atto: i rappresentanti dei monogruppi di Insieme per Bresso, Moderati e Movimento 5 stelle, oltre a Mercedes Bresso del PD e Luigi Cursio.”

30/01/14: ANCHE IN AULA RESPINTO L’EMENDAMENTO ALLA FINANZIARIA SUL FONDO DI SOLIDARIETA’ SUI VITALIZI DEI CONSIGLIERI REGIONALI!

Respinto l’emendamento al ddl Finanziaria che proponeva l’istituzione di un fondo di solidarietà in percentuale modulare sul vitalizio dei Consiglieri Regionali.
Fabrizio Biolé, Consigliere Regionale Gruppo Misto: “Dopo il respingimento in commissione bilancio a larghissima maggioranza, il fronte si è un po’ riequilibrato in aula. Purtroppo però la sacrosanta richiesta di modifica, che ho volentieri sottoscritto, ha trovato il voto negativo di parte della maggioranza e molte astensioni. Le scuse addotte dai detrattori sono peraltro vergognose e fuorvianti! Fino all’ultimo non si ha voglia nè di essere, nè tantomeno di apparire, più vicini ai macroscopici problemi economici dei cittadini piemontesi più in difficoltà!. Voglio sottolineare inoltre che: proposte ampie e scelte personali possono pure non essere in contrasto, come invece alcuni colleghi di opposizione vogliono far passare! Il sottoscritto è convintamente d’accordo, dimostrandolo con voti coerenti, sia ad una norma generale – di abolizione o riduzione (in seconda istanza) del vitalizio – che ad una scelta personale di rinunciarvi in modo diretto, come ho, dal giorno della mia candidatura, sostenuto! E come farò alla conclusione della legislatura!”

28/01/14: REGIME DI APT: CONOSCIAMOLO PER EVITARLO!

In due ne discutono; pochissimi rappresentanti di livello internazionale ne parlano; sulla punta delle dita, a livello mondiale, si contano i giornalisti indipendenti che abbiano la competenza, le informazioni, il coraggio e l’autorevolezza per divulgarne le potenziali nefaste conseguenze. Tra questi la più attiva, la dottoressa Lori Wallach, direttrice di www.citizen.org.Si tratta del temibile “Accordo sul Partenariato Transatlantico” (abbreviato in APT oppure TTIP), un insieme di misure che dovrebbero essere messe nero su bianco in un Trattato internazionale vincolante entro il 2015 e che riproporrebbero, moltiplicandole all’ennesima potenza, tutte le conseguenze negative che, a livello europeo, erano contenute nella versione originale della Direttiva Bolkestein, già di per sè in parte disarmata prima della sua versione definitiva, grazie soprattutto agli allarmi ed alle azioni di informazione svolte da alcune associazioni e movimenti “sul pezzo”, come ATTAC.

In sintesi, nascondendosi dietro uno smalto di virtuosi promotori dell’incremento di occupazione – sul sito della Commissione Europea si azzarda addirittura la stima di centinaia di migliaia di posti di lavoro in più – e dell’ampliamento del valore delle economie europea, statunitense e mondiale – con stime di aumento rispettivamente di 120, 90 e 100 miliardi di euro –  Michael Froman, Delegato al Commercio per gli USA, e Karel de Gucht, Commissario Europeo al Commercio, stanno negoziando, a partire dal luglio scorso, per giungere all’elaborazione di un trattato intercontinentale e sovragovernativo che sancisca la totale liberalizzazione degli scambi economici di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti.
Tutto questo, come è facile intendere, a scapito delle tipicità dei prodotti, dei diritti di lavoratori e consumatori, della prossimità dei rapporti umani e ad unico ed enorme vantaggio dei grandi capitali, delle multinazionali, del profitto della finanza globale.

Ma quel che forse è ancor più grave è che se un singolo stato, in regime di TTIP, tentasse di sottrarsi all’omologazione al ribasso degli standard di sicurezza, equità o sostenibilità oppure osasse porre in atto misure di tutela di servizi, prodotti, lavoratori, salute e ambiente, contravvenendo alla totale liberalizzazione, incapperebbe in un meccanismo di forzato adeguamento e di milionarie sanzioni e risarcimenti a favore dell’eventuale multinazionale querelante!

Chi sa, in un momento di fase transitoria come la presente, che cosa possa essere davvero considerato per il nostro Consiglio Regionale, come “indifferibile ed urgente”?
Certo: i provvedimenti di bilancio che in questi giorni stanno prendendo faticosamente forma tra commissioni e aula rientrano nel nòvero.
Fatto sta che una discussione sul cambiamento storico e devastante come quello che si avrebbe con l’improvvida entrata in vigore del Trattato di partenariato transatlantico, a partire dalla macroeconomia di scambi tra il vecchio e il nuovo continente e, a cascata, fino alle economie nazionali, regionali e locali in cui circolano prodotti e servizi essenziali per i cittadini – insieme con antichi saperi e filiere tradizionali – non può nè deve essere rimandata, nè dentro nè fuori le istituzioni, a prescindere dalla legittimità sub judice che queste possano temporaneamente avere.

Per questo sto per depositare un atto in Consiglio Regionale in tema APT/TTIP che possa, mi auguro, trovare un momento dedicato ad essere trattato in modo approfondito e con tempi congrui e suggerisco contestualmente a tutti i piemontesi (poichè tutti, come cittadini, utenti e consumatori ne siamo direttamente interessati) di seguire la discussione sull’argomento nei rari momenti di approfondimento extra-istituzionali, a partire dall’importante incontro pubblico di mercoledì 29 gennaio alle 21 presso il caffè Basaglia a Torino, organizzato da Attac e poi tenendosi aggiornati, magari tramite la mailing list dell’Associazione stessa.

Istruzione, informazione e consapevolezza sono le armi più potenti che un cittadino possa avere, insieme con la condivisione e il mutuo aiuto: usiamole quotidianamente!

16/01/14: INCHIESTA RIMBORSOPOLI: RINVII A GIUDIZIO E ARCHIVIAZIONI

Rinvio a giudizio per 40 Consiglieri Regionali del Piemonte; per altri 17: archiviazione. Il Consigliere Fabrizio Biolé: “Nel mio caso l’inchiesta si è conclusa con un’archiviazione in modo molto lineare. Si trattava di poche migliaia di euro per rimborsi chilometrici contestati settimane dopo che, accortomi di alcune discrepanze, avevo già ripianato al centesimo.
Per quanto riguarda la situazione generale dell’inchiesta, grazie – o per colpa – dei media, i cittadini possono conoscere i dettagli di ogni spesa dubbia e hanno elementi per dare con coscienza un giudizio di opportunità. L’iter giudiziario è lontano dalla conclusione e non sta ovviamente a me distinguere tra buoni e cattivi; certo è che, se molti colleghi – insieme a me – sono stati archiviati, forse la pratica di quotidiano buon senso avrebbe potuto suggerire il modo consono di utilizzare risorse pubbliche come i fondi di funzionamento dei gruppi, anche in mancanza (cronica) di precisa definizione legislativa!”
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9/01/14: CUNEO-NIZZA: QUEI RISULTATI UN PO’ COSI’, CHE ABBIAMO NOI CHE SIAMO STATI A GENOVA!
L’elefantiaco (nelle aspettative) “summit” interregionale Burlando-Cota di mercoledì 8 a Genova ha partorito il proverbiale “topolino”, o forse nemmeno quello…Di fatto, i risultati scaturiti dal raggiungimento del minimo comun denominatore tra le politiche trasportistiche delle due giunte regionali sono un formale e misero impegno alla creazione di un tavolo tecnico con Rfi, Trenitalia e Rff e la richiesta di un confronto immediato con il Ministero.

Confronto per cosa? Per inoltrare a Maurizio Lupi la proposta di “spostare” il chilometraggio degli intercity Torino-Genova – a gestione ministeriale – posto in esubero dall’aumento del servizio regionale piemontese sulla medesima tratta, sulla Cuneo-Ventimiglia.

La brillante ipotesi è vecchia di almeno sette settimane, da quando, come un coniglio dal cilindro, scaturì dall’ufficio stampa dell’Assessora Bonino. Però, si sa: i tempi della politica sono lunghi e artificiosi e solo adesso si è trovato il tempo di condividerla ufficialmente. Nel frattempo le corse sono state falcidiate, le promesse di Letta e Lupi non sono state mantenute e i cittadini cornuti e mazziati per l’ennesima volta!

Ai sette Assessori, di cui nessun cuneese, più due Presidenti presenti all’incontro chiedo: visto il risultato pressochè nullo, non poteva bastare una telefonata tra Torino e Genova, al limite una teleconferenza? Ma soprattutto: dato che la finestra utile – a detta loro – per riassettare gli orari della rete ferroviaria regionale, è fra poco più di un mese, davvero immaginano di poter avere una risposta dal Ministero e tecnicamente riattivare le coppie cancellate da metà dicembre sulla linea Vermenagna-Roia in così poco tempo? A scanso di equivoci me lo auguro fortemente, anche se sono molto molto scettico in merito!

In conclusione un suggerimento: se, come è vero, Cota e Burlando si trovano in condizioni di bilancio che non permettono loro di mantenere gli impegni del cosiddetto “Accordo di Tivoli” facciano fronte comune affinchè il Governo riassegni le risorse previste per l’inutile, devastante e costosissimo Terzo Valico dei Giovi (almeno sei miliardi e mezzo di euro a preventivo) destinandole alla rete ferroviaria regionale ordinaria, pendolare e turistica: magari il “gruppo Gavio” e annessi speculatori no, ma i piemontesi e liguri apprezzerebbero molto!

Allo scopo di continuare a rivendicare la tutela e il rilancio della linea Torino-Cuneo-Ventimiglia-

Nizza, sarò presente, come da inviti ricevuti, sia alla Commissione Trasporti comunale a Cuneo venerdi 10 gennaio alle 18, sia al Tavolo di lavoro Provinciale sabato 11 gennaio alle 11,30.
9/01/14: IN ITALIA “DI SCUOLA” SI MUORE ANCORA: E LA GIUNTA CHE STA FACENDO?
Il terribile evento di Lecce, dove uno studente ha perso la vita all’interno di una struttura scolastica, riporta alla mente, purtroppo per l’ennesima volta, il caso Darwin di Rivoli.Casualità vuole che nello stesso giorno in cui la politica nazionale si straccia le vesti sulla tragedia personale e familiare di Andrea De Gabriele – dimenticandosi di aver dirottato grazie ad una delibera del 18 dicembre 2010 (ultimo Governo Berlusconi), che io sappia mai revocata, fondi dedicati alle aree marginali (anche per l’edilizia scolastica), al “Fondo Infrastrutture”, dedicato anche all‘inutile e devastante Alta Velocità ferroviaria – il rapporto “Ecosistema” di Legambiente ci descrive una rete nazionale e in particolare una regione Piemonte di molto peggiorata rispetto alla manutenzione straordinaria agli edifici scolastici, che vede il 38,7% (aumento del 14%) degli stessi necessitare lavori urgenti!

I dati più critici sono quelli di Cuneo, Alessandria e Novara, rispettivamente al 34°, 35° e 63° posto a livello nazionale, ma ciò che sbalordisce di più è il terribile calo, in termini assoluti, degli investimenti effettuati sulle strutture: nel 2012, il 75% in meno rispetto al 2011!

Conscio del fatto che più volte la Giunta Regionale ha sottolineato il suo impegno per ottenere un superamento del patto di stabilità comunale in tema di manutenzione scolastica, e che le responsabilità si concatenano, chiamando in causa Comuni, Provincie e Regione, oltre ai necessari trasferimenti statali, depositerò in queste ore presso il Consiglio Regionale un’interrogazione urgente perchè, attraverso la puntuale risposta che mi spetta, si possa fare il punto sulla situazione, sulle politiche in corso e sui futuri interventi che riportino i dati ufficiali a livelli accettabili, ma soprattutto garantiscano, agli studenti e alle famiglie, una vita scolastica scevra da potenziali pericoli, condizione costituzionalmente sancita, ma evidentemente meno appetibile elettoralmente rispetto al TAV!

4/01/14: CONFRONTO SU CUNEO E CONSIDERAZIONI SULLA MIA ATTIVITA’

La dimensione a misura d’uomo di una cittadina come Cuneo, ci offre migliaia di possibilità per essere resilienti al radicale cambiamento che sta interessando il locale come il globale. Se partiamo dal presupposto incontestabile che nulla (lavoro, trasporti, reti sociali…) potrà più essere come l’abbiamo conosciuto, l’opportunità é immensa, ma primaria e imprescindibile azione é, anche a livello comunale/urbano, (ri)definire le priorità.
Mi chiedo e vi chiedo: é forse priorità una devastante tangenziale che costa ventiduemila euro al metro lineare, collegando una provinciale con un’autostrada spaventosamente sottoutilizzata? É forse prioritario progettare un nuovo nosocomio in una delle città con la sanità più efficiente del Nord-Italia, consci dei vergognosi sprechi di Biella, Nizza Monferrato o Verduno? O continuare a mantenere un aeroporto che ci é costato 60 milioni totali e genera perdite annuali di circa 1,5 milioni?…
Il 2014 deve necessariamente essere l’anno in cui il “think globally and act locally” venga reso concreto, senza ipocrisia né timori. L’anno del coraggio, qualità che stento a credere questa amministrazione possa non solo dimostrare, ma addirittura avere.

Riguardo la mia attività istituzionale, sono piuttosto soddisfatto delle azioni di informazione, confronto, denuncia e proposta portate avanti (sempre a stretto contatto con cittadini, comitati e associazioni), le quali hanno innanzitutto dimostrato come si possa svolgere ruoli importanti come quello che un seggio regionale comporta, pur autonomi e liberi da rappresentanze di bandiera. Inutile dire che l’impegno maggiore ho cercato di profonderlo sul settore del Tpl martoriato e massacrato – ferrovia Cuneo.Nizza anzitutto – da chi a livello nazionale e regionale fa scelte unicamente dettate da logiche lobbistiche e “dogmatiche”, come i miliardari di investimenti sul TAV (14 miliardi solo in Piemonte nei prossimi anni) e sulle grandi infrastrutture.
A margine dell’attività istituzionale, ho cercato di essere utile alle realtà territoriali finanziando con il 60% del mio stipendio decine di progetti in ambito sociale, ambientale e attivistico, con una devoluzione totale  che in 12 mesi supera i centomila euro. A me non é mancato nulla e tante utili iniziative si sono potute sviluppare: forse anche questo é lo spirito del principio solidarietà sotteso nella nostra Costituzione…e forse anche per non averlo mai saputo attuare, la stragrande maggioranza delle forze politiche parlamentari – che non rappresenta affatto la stragrande maggioranza dei cittadini – ha tentato, sta tentando e tenterà di stravolgere proprio la Carta.
Non mi resta che augurare sinceramente un buon 2014 di resistenza e resilienza a tutti!

22/12/13: CUNEO-NIZZA: VERITA’ OGGETTIVE VS. CHIACCHIERE MEDIATICHE, LA DISCUSSIONE E’ APERTA…
Negli ultimi giorni, determinanti per la definizione delle misure legate alla Legge di Stabilità 2014 – che è poi stata blindata antidemocraticamente sotto il voto di fiducia – si sono alzati i toni di discussione sulle necessità ormai non più procrastinabili per il mantenimento, la tutela ed il rilancio della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza. E in particolare: entusiaste quanto fuorvianti affermazioni arrivano dall’assortito manipolo di eletti cuneesi del Partito Democratico (ma solo a comando, cioè se qualcuno critica con prove provate l’assenza di misure sulla Cuneo-Nizza all’interno della stessa Legge di Stabilità 2014); attenzioni ad intermittenza si è rivelata quella del Senatore Andrea Olivero ex Scelta Civica (con un emendamento presentato in commissione e non ripresentato in aula del Senato, nonostante l’impegno preso in tal senso con il Comitato Ferroviario e i 20.000 cittadini firmatari); l’unica rappresentante cuneese in Parlamento con il Movimento 5 Stelle. la Deputata Fabiana Dadone ha preso a cuore l’istanza, subendo dapprima una decisione di suoi colleghi del Senato e però portando a casa una tardiva quanto inequivocabilmente negativa risposta del Ministro Maurizio Lupi.
Enrico Costa e Michelino Davico, rappresentanti cuneesi rispettivamente in Camera e in Senato hanno da par loro esercitato un silenzio roboante e vergognoso.

Solitamente per poter oggettivamente definire i termini di uno scambio di vedute è necessario partire da dati certi e fatti oggettivi, e così intenderei fare in questo mio breve scritto, con cui intendo stimolare commenti e risposte:

– Nonostante nella fase di discussione nelle due commissioni bilancio della “Legge di Stabilità 2014” e della Legge sulle risorse urgenti agli enti locali siano stati depositati almeno tre emendamenti (uno a firma Olivero-Manassero, uno a firma Gribaudo-Taricco e uno a firma Scibona et alii) che impegnassero ad allocare le risorse necessarie alla manutenzione straordinaria della linea (quantificate in 29 milioni di euro), nessuno di questi è stato accolto dal Governo, smentendo le dichiarazioni ufficiali del Ministro Maurizio Lupi pubblicate su La Stampa del 29 novembre scorso.
– Nonostante ben due atti di indirizzo in tema siano stati approvati negli ultimi dieci giorni in fase di discussione delle due leggi menzionate (uno presentato dal PD ed uno dal Movimento 5 Stelle), per ottenere un commento da parte dei firmatari è stranamente stata necessaria un presa di posizione forte da parte di comitati e cittadini, forse perchè, come impara il primo giorno di attività chiunque si avvicini ad un consesso elettivo: “un ordine del giorno non si nega a nessuno”… La costante e ordinaria inutilità e inefficacia di atti di indirizzo come gli “ordini del giorno” è stata peraltro sottolineata in un recentissimo intervento in tema di Legge di Stabilità niente meno che dal Viceministro dell’Economia Stefano Fassina, quando a verbale afferma: “(…) Potevamo esprimere parere favorevole su tutti gli ordini del giorno, tanto sapete poi le conseguenze che hanno in generale (…)”.
– Nonostante dunque nel testo licenziato della Legge di Stabilità non sia presente alcun accenno all’impegno dei 29 milioni per la linea, altre infrastrutture e comparti hanno ottenuto provvedimenti precisi, a partire dai 50 milioni per due anni per la tratta ferroviaria Cancello-Frasso in Campania, dall’impegno esplicito per la Termoli-San Vittore, dai quasi dieci milioni per il servizio navale sullo stretto di Messina,o dai 300 milioni di euro per il comparto dell’autotrasporto, tanto per citarne alcuni.
– Molti dei protagonisti parlamentari citati – dei gruppi PD, SCpI, NCD e LNP – tengono una posizione peraltro rigida e ottusamente dogmatica sulla necessità della linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ferrovia inutile e devastante per il cui primo lotto – la cosiddetta “galleria di base” – sono previsti investimenti superiori agli otto miliardi di euro, la medesima cifra totale spesa nei quasi novant’anni di vita della linea Cuneo-Ventimiglia-Nizza (fonte: A. Levico “Vermenagna e Roya. Le valli delle meraviglie” ed. Primalpe 2007). I medesimi Deputati e Senatori avallano e sostengono peraltro pure la spesa di ottantamila euro giornalieri a partire dal 27 giugno 2011 per la guardianìa del primo cantiere della stessa – istallato nel territorio di Chiomonte (TO); più di settanta milioni di euro totali spesi ad oggi, cioè più del doppio delle risorse necessarie per la stessa manutenzione straordinaria della Cuneo-ventimiglia- Nizza per sorvegliare per due anni e mezzo l’equivalente di un fortino militare in cui i lavori effettivi sono partiti da poche settimane.
– Molti dei protagonisti di cui sopra hanno perlatro avuto ruoli di governo a vari livelli nel recente passato senza, a quanto mi risulta, sollevare mai pressanti istanze sulla necessità di interventi manutentivi sulla linea, grazie ai quali il precario stato della stessa, che ha spinto al rallentamento dei convogli da metà dicembre 2013 e che richiede per essere risolto i famosi 29 milioni di euro, avrebbe potuto magari essere affrontato con tempistiche e attività prolungate nel tempo, prima dell’odierna emergenzialità (tra gli altri: Patrizia Manassero fu nella Giunta del Comune di Cuneo, Giacomino Taricco nella Giunta della Regione Piemonte, Chiara Gribaudo in maggioranza – e poi in Giunta – nel Comune di Borgo San Dalmazzo).

– In un periodo in cui si rende necessario definire politiche trasportistiche mirate e razionali che sopra tutto garantiscano il diritto basilare alla mobilità, larga parte dei rappresentanti cuneesi nelle due Camere del Parlamento – con la positiva eccezione di Fabiana Dadone – sottolinea a ripetizione, come prioritarie per la mobilità della Granda, infrastrutture insostenibili, altamente impattanti e costosissime: in primis l’insensato e superfluo aeroporto di Levaldigi – più di 50 milioni di euro pubblici investiti dalla sua nascita e la produzione di perdite annuali di un milione e mezzo di euro di media, parametri di sostenibilità che resteranno per sempre un miraggio e una rinnovata concorrenza non dichiarata con Torino-Caselle; in secundis l’insensato, inutile e devastante lotto 1.6 dell’autostrada Asti-Cuneo, con la sua cancellazione di sessanta ettari di terreno fertile per la prosecuzione di una bretella autostradale che ha una soglia di traffico venti volte inferiore alla media nazionale, e una spesa di ventimila euro al metro lineare, venti milioni di euro al chilometro, centocinquanta milioni di euro totali!!! E’ necessario commentare?

17/12/13: BASTA CHIACCHIERE: RIORDINO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA E NOMINA DEL GARANTE REGIONALE DEI DETENUTI!
Con l’ennesimo episodio tragico che riguarda le rete di case circondariali e carceri piemontese, la misura è colma.L’omicidio-suicidio di poche ore fa presso il carcere Lorusso Cotugno di Torino – sui cui dettagli non mi pronuncio – si aggiunge infatti in modo non più sostenibile alla catena di tragici fatti che colpiscono “indistintamente” ospiti e agenti di polizia penitenziaria, in Piemonte e in Italia.
Dal 2002 al 2012 sono quasi mille i morti tra i detenuti a livello nazionale, vittime per la stragrante maggioranza di suicidi (più di 500), così come più di cento agenti di polizia negli ultimi dodici anni si sono tolti la vita complessivamente in Italia.

Si succedono ormai da anni, “vibranti” moniti presidenziali, ma anche e soprattutto formali richiami da parte delle autorità europee in materia, sfociati in una condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, la quale pone come termine perentorio entro il quale l’Italia deve risolvere il problema della violazione dei diritti degli ospiti delle carceri – più del 15% in attesa del primo giudizio – il mese di maggio del 2014. E la situazione non più sostenibile degli agenti si interlaccia strettamente e imprescindibilmente con la situazione dei detenuti!

Ritenendo dovere dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli occuparsi della tematica, ciascuno secondo le proprie responsabilità e competenze, depositerò immediatamente presso il Consiglio Regionale un Ordine del Giorno, che ìndica gli immediati e necessari passi: quelli da intraprendere all’interno dei provvedimenti regionali, e quelli da suggerire al livello governativo nazionale, i cui massimi rappresentanti si strappano le vesti per l’ennesima volta proprio in queste ore, per l’estrema urgenza di porre mano al sistema detentivo.Nel dettaglio chiedo che, nella discussione in Consiglio dei Ministri e in Parlamento,  venga tenuta in alta considerazione la necessità di facilitare al corpo di Polizia Penitenziaria il proprio còmpito, con in primo luogo una riorganizzazione del sistema previdenziale, la razionalizzazione dei turni e l’integrazione delle competenze, la sottoscrizione di un nuovo contratto collettivo e il saldo degli straordinari.

Parallelamente, essendo stato il Piemonte la prima Regione a dotarsi di una legge di istituzione del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” nel lontano 2009, chiedo al Consiglio Regionale che tale figura venga finalmente nominata. E rimando ancora una volta al mittente la risibile critica di eccessivi costi e oneri per il funzionamento della stessa, che invece, se ben utilizzata, potrebbe risultare invece meccanismo di forte risparmio di costi sociali, sanitari e giudiziari per il prossimo futuro!

10/12/13: TPL CONURBATO: PER LA GIUNTA REGIONALE CUNEO NON MERITA UNA RISPOSTA NEL MERITO!A seguito alla mia interrogazione urgente (in allegato) in cui ho richiesto alla Giunta Regionale lumi rispetto alla drastica riduzione dei trasferimenti regionali a sostegno del Trasporto su gomma dell’area conurbata di Cuneo – meno 40% -, la risposta (in allegato) è stata eufemisticamente “totalmente fuori tema”.Il drammatico taglio di un milione e mezzo di euro è peraltro:
– ingiustificato rispetto al costo unitario kilometrico, che sulla rete in esame è il più ridotto in ambito piemontese – appena 1,57 euro –
– ingiustificato rispetto alla copertura obbligatoria dello 0,35% da parte della bigliettazione, in quanto ampiamente raggiunta
ma soprattutto:
– ingiustificato dal momento che davvero rappresenta in valore assoluto e relativo la forbice negativa più ampia di tutto il territorio regionale, dimostrando un’iniquita intrinseca!

E, a precisa domanda su cosa si intendesse fare per evitare il collasso dell’intera rete conurbata – con la coatta cancellazione per tutto il periodo estivo e il mantenimento solo nelle ore di punta -, magari redistribuendo la riduzione dei trasferimenti, o anche pensando alla definizione, pur mitigata, di un “costo standard” – mi è stato risposto che con delibera molto recente sono stati erogati 757.000 euro a copertura del servizio per l’anno 2013, somma peraltro dovuta in quanto diretta conseguenza del contenzioso amministrativo intentato dal comune di Cuneo contro la Regione!

In altre parole: riposta precisa ad una domanda non posta!

Se l’assenza dell’Assessore Bonino in fase di risposta all’interrogazione non è una novità, il dribbling alle richieste che, per mio tramite, pone alla Giunta Cota la cittadinanza cuneese, è inopportuno e anzi ridicolo!

Mi impegno ad appoggiare, pur avendo molte remore sulla definizione delle priorità nel settore trasporti da parte della Giunta Comunale del capoluogo, qualsiasi tipo di azione istituzionale ed extra che serva a poter fornire un equo servizio su gomma ai cittadini cuneesi e dell’hinterland, tenendo conto dei rischi in termini di occupazione, di sicurezza, di costo per le famiglie e di efficacia della rete di TPL nel suo complesso (due ferrovie l’anno scorso, una a rischio fra qualche giorno, autobus scolastici assenti nei prefestivi, ecc…)

Alcuni colleghi cuneesi di opposizione si dischiarano altresì disponibili. E i colleghi di maggioranza(Gregorio, Sacchetto, Casoni, Toselli): non pervenuti!

9/12/13: A CUNEO, DOPO LE FERROVIE, VIA GLI AUTOBUS…E IL DIRITTO ALLA MOBILITA’!

Continua il fuoco incrociato sul trasporto pubblico del capoluogo.

Prima la perdita della metà delle linee ferroviarie che fanno capo a Cuneo, grazie al tiro incrociato di governi bipartisan che continuano a delegare a Mauro Moretti la responsabilità di fare cassa per risanare Trenitalia, dimenticando il servizio territoriale e pendolare (che non rende…) e del governo regionale, che ha fatto dei tagli imposti dai debiti ereditati dal centrosinistra la sua bandiera, con poche eccezioni territorialmente e elettoralmente appetibili.

Poi l’antidemocratica scelta della Giunta provinciale di parametrare gli orari scolastici alle esigenze di cassa del settore trasporti.

Ed infine, in questi giorni, la spada di Damocle di un taglio del 40% al TPL dell’area conurbata della città di Cuneo (un milione e mezzo in meno nel 2014 su 3,7 milioni), un sistema trasportistico magari perfettibile, ma che ha trovato un suo equilibrio che lo porta ad avere un costo per le casse pubbliche di soli 1,57 euro al kilometro, contro i 2, 3 financo 4 euro di altre aree piemontesi.
Ho partecipato con convinzione all’incontro convocato lunedi 9 dal Sindaco Borgna e dall’Assessore Dalmasso, nonostante la forte divergenza di vedute a livello di priorità in campo trasportistico, in quanto ritengo che al centro ci stia il diritto dei cittadini cuneesi a spostarsi in modo sostenibile e sicuro, la qual cosa non ha alcun colore politico.
Ho così potuto contestualmente constatare ancora una volta l’assenza totale, nella partecipazione come nelle intenzioni, dei consiglieri regionali di maggioranza eletti sul territorio cuneese e presentare ufficialmente al Sindaco e all’Assessore quella che è la mia interrogazione urgente (in alegato) sull’argomento cui la Giunta regionale dovrà un risposta nella seduta consiliare di martedì 10 dicembre.
A rischio la totale assenza di bus in estate ma anche la concentrazione delle corse nelle ore di punta del restante periodo: in pratica la demolizione della rete di trasporto su gomma dell’hinterland cuneese. E in seconda istanza l’inosservanza dei basilari diritti della cittadinanza, in un bacino che rispetta i parametri di risparmio e di efficienza nel modo più stringente nel confronto con le altre aree conurbate del Piemonte. Forse manca però del classico santo in paradiso…o anche solo di un assessore o un consigliere di maggioranza che abbia voglia di fare il proprio dovere: difendere il servizi che ai suoi concittadini spettano di diritto…
4/12/13: CUNEESE E ASTIGIANO SONO LA DISCARICA ABUSIVA DI TIRRENO POWER?
Le problematiche dello smaltimento illecito di rifiuti, siano essi speciali, siano essi vieppiù pericolosi, non è limitato ai casi eclatanti che hanno tristemente reso famosa la cosiddetta “terra dei fuochi”, il sottosuolo di Pianura o zone limitrofe.Esemplare è il caso, in piena fase di indagine, della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (SV), da inizio anno al centro di un’inchiesta dai risvolti sempre più preoccupanti: secondo l’ipotesi al vaglio del pubblico ministero Giovanni Arena della Direzione Distrettuale Antimafia, enormi quantitativi di ceneri bianche (scarti solforosi inertizzati tramite l’apporto di calce) e nere (contenenti derivati del carbone), sarebbero state scaricate e smaltite illegalmente, interrandole in enormi crateri, scavati a cinque, dieci metri in aperte campagne nel Basso Piemonte, ovvero nelle provincie di Cuneo e Asti.Su disposizione proprio della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Genova indagherebbe per “smaltimento illecito di rifiuti” una decina di persone, tra dirigenti della centrale, titolari di ditte specializzate nello smaltimento e autotrasportatori. E tutto questo si aggiunge ai fascicoli per “disastro ambientale” e “omicidio colposo” già aperti a seguito di esposti dei comitati di residenti nei confronti della Tirreno Power, che denunciano un elevato indice di tumori e di mortalità nelle zone circostanti.
A quanto pare, ad indagare su questa attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e il loro smaltimento in Piemonte si è da poco aggiunta anche la DDA di Torino.

Ho ritenuto il dovere di depositare in Consiglio regionale un’interrogazione urgente, per sapere quali sono i dati a conoscenza della Regione su quanto sta emergendo dall’inchiesta – specie considerando che il Consiglio s’è recentemente dotato di una “Commissione speciale con compiti d’indagine conoscitivi per la promozione della cultura della legalità e per il contrasto di ogni forma di criminalità organizzata – e chiedere come la Regione intenda informare al riguardo gli enti locali e i cittadini residenti nei territori interessati dal sotterramento di questi rifiuti.

2/12/13: DEGIACOMI VS LAVOLTA?:  LA REGIONE SI TUTELI E TUTELI I PIEMONTESI!
Da quanto rivelato nei giorni passati a proposito dell’ultima riunione del Consiglio Direttivo del Museo “A come ambiente” si sarebbe assistito, prima in seduta e successivamente tramite dichiarazioni ai giornali, ad uno scambio di reciproche accuse tra il Direttore del Museo Degiacomi e l’Assessore Comunale di Torino Lavolta – Presidente del Museo – in merito a rispettive azioni definibili come clientelari.Nella fattispecie il Direttore avrebbe indicato, a verbale della riunione, l’Assessore come “colpevole” di aver spinto due assunzioni pilotate, mentre al contrario il Presidente asserisce ad un ipotetico comportamento familistico di Degiacomi per quanto riguarda l’affidamento di alcuni lavori inerenti l’attività del museo al proprio figlio.

Partendo dal presupposto che eventuali comportamenti non leciti devono solertemente e dettagliatamente essere valutati e giudicati nelle sedi preposte, ho immediatamente depositato un’interrogazione urgente indirizzata all’Assessore Ravello per conoscere che tipo di azioni intenda intraprendere rispetto all’incresciosa situazione di conflittualità tra formali rappresentanti di una realtà culturale pubblica e partecipata dalla Regione Piemonte.

Sono fortemente convinto che gli screzi politici e/o personali, o peggio: azioni inopportune e eventualmente irregolari tra legali rappresentanti di un’associazione che ha come scopo primario la gestione e la promozioni di uno spazio culturale come il M.A., insieme alla collaborazione della realtà museale con istituzione pubbliche e private nei campi divulgativo, culturale e di ricerca, siano deleterie.

Secondo la competenza di ognuno degli enti che concorrono alle attività di una realtà associativa, non possono però essere ignorati e anzi: la tutela della collettività e delle risorse pubbliche si pratica proprio affrontando questioni di tale portata non appena si presentano, ciascuno per le proprie responsabilità.

30/11/13: LA SENATRICE CHE (NON) RISPONDE A SUA INSAPUTA

La risposta nel merito delle questioni, lo sappiamo, è ormai sport di altri tempi.

E così, dopo aver inopportunamente avallato (ma non contestatela: vi verrà a dire candidamente che non le erapossibile fare altrimenti) la spesa dei famosi 15 miliardi di euro per aerei daguerra ampiamente ritenuti malfunzionanti e dopo aver improvvidamente datomandato a illegittimi e discutibili saggi di riscrivere la nostra Costituzione dall’alto del proprio mandato elettivo di dubbia costituzionalità, la signora Patrizia Manassero, senatrice pro-tempore dopo aver per qualche anno ricoperto la carica di Assessore al bilancio del Comune di Cuneo arrivando a guadagnarsi rilievi di “gravi criticità che mettono in pericolo gli equilibri finanziari del Comune” da parte della Corte dei Conti, perde il suo tempo a smentire le proprie abitudini (ipse dixit) facendo finta di rispondere a precise considerazioni di umili e insignificanti Consiglieri Regionali come il sottoscritto, in merito alla priorità di investire risorse (circa lo 0,2% del costo dei citati aerei) ed energie per il mantenimento della linea Cuneo-Nizza.

La “nostra” merita certamente una replica, non fosse altro che per l’impegno profuso a redigere una risposta insignificante e volutamente fuorviante.

Per richiamare la sua sagace metafora di ambito canoistico, comincio con un appello accorato: piuttosto che remare nella direzione dettata dalla truffa dell’Alta Velocità, segua un consiglio disinteressato e tiri i remi in barca, evitando danni irreversibili! Affiancarsi a cattivi compagni di remi ha infatti, per fare un esempio non troppo fuori tema, sottratto recentemente 400 milioni agli investimenti sulle ferrovie locali, utilizzati invece nella copertura dell’abolizione dell’IMU.

Mi creda: se le politiche trasportistiche definissero le vere priorità – la tutela, il rilancio ed il potenziamento della rete ferroviaria territoriale -, come mai gli ultimi governi hanno fatto (tanto meno l’attuale intesa bifronte), il sovrumano sforzo di coprire tutto con una coperta troppo corta non dovrebbe nemmeno essere messo in atto.

E’ vero: prima Letta e poi Lupi hanno mediaticamente declamato l’allocazione di 27 e rotti milioni sulla Cuneo-Nizza: ma io – difetto imperdonabile – non mi accontento di parole e pretendo di leggere nero su bianco l’impegno in un provvedimento legislativo! Solo allora forse potrò, come cittadino, pendolare e rappresentante istituzionale, essere soddisfatto!

Con gli annunci, cara la mia senatrice, sia quelli che da giorni promettono le risorse per la ferrovia di cui all’oggetto, sia quelli che gli esponenti del suo partito in Consiglio Regionale fanno in merito alle proprie dimissioni, mi ci detergo delicatamente il sellino della bici!

Parliamo di impegni concreti?: cosa aspettano gli eminenti colleghi consiglieri a sottoscrivere l’unica mozione di sfiducia al Presidente Cota attualmente in attesa di deposito (servono dodici firme e ne presenta appena due, tra cui la mia), unico inequivocabile “atto formale” (cit.) previsto dal regolamento per procurare la caduta della Giunta? Oppure: perché semplicemente non si dimettono, senza menare il can per l’aia per settimane? Ne avrebbero ben donde: è comprensibilissimo infatti che pròvino profonda vergogna facendo parte di una coalizione alla cui capolista Bresso sarebbe contestato il reato di finanziamento illecito, dopo aver intascato milioni di euro di rimborsi elettorali…

Ma di che cosa stiamo parlando?

29/11/13: SULLE DIMISSIONI DEI CONSIGLIERI REGIONALI DELLA COALIZIONE BRESSO

Il Consiglio Regionale ha uno, ed uno solo, strumento preciso e codificato rispetto alla richiesta di caduta di un governo, e cioè la mozione di sfiducia. Tutto il resto è fuffa mediatica!Ad oggi esiste solo una mozione, primo firmatario il capogruppo del MoVimento 5 Stelle, in attesa di deposito (necessità 12 firme), e presenta ad oggi due sole firme tra cui la mia.Dopo il rimpiattino di giorni, pare che i gruppi della coalizione Bresso abbiano deciso per una presentazione delle proprie dimissioni a fine febbraio: credo saranno assolutamente inutili e distorcenti la realtà istituzionale che, come dicevo, presenta una sola possibilità nella mozione di sfiducia.
Capisco però la vergogna di essere in coalizione con un candidato presidente cui verrebbero contestati reati di “finanziamento illecito” dopo aver recepito complessivamente milioni di finanziamento pubblico, sotto forma di rimborsi elettorali!
Di cosa stiamo parlando?

Quando hanno intenzione di sottoscrivere la mozione di sfiducia, i consiglieri che annunciano aleatorie volontà di proprie dimissioni?

28/11/13: SITUAZIONE CUNEO-NIZZA: NESSUNO SI SENTA ASSOLTO!
Sulla Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza è davvero il momento della resa dei conti, e con esso il momento dell’assunzione, o dell’attribuzione, delle giuste responsabilità a tutti: se pochi giorni fa il vertice italo-francese aveva dato spazio a dichiarazioni tanto altisonanti quanto astratte sull’importanza strategica della linea, in Regione atteggiamenti poco sorprendentemente presuntuosi e prevedibilmente pilateschi distruggono oggi ogni speranza.

La Giunta Regionale ha peraltro travalicato il limite di rispetto nei confronti del Consiglio, emettendo comunicati su nuove aleatorie strategie a supporto della linea, pochi minuti dopo aver ufficialmente fornito una risposta “grigia” e insignificante alla mia recente interrogazione in tema.

Nei fatti oggi ci ritroviamo con:
– un orario invernale, frutto dell’accordo tra Regione Piemonte e Trenitalia – che dunque ne hanno responsabilità -, che è un colpo di grazia verso la chiusura di una linea che al valore di oggi è costata alla collettività ben otto miliardi di euro;
– dichiarazioni non confermate di allocazione a livello ministeriale dei 27 milioni urgentissimi per la manutenzione straordinaria, che dovranno, nel caso fossero confermati, essere spalmati su 50 chilometri di tratta con mesi e mesi di cantieri;

– ipotesi, da gioco delle tre carte, di spostamento di chilometraggio dalla direttrice Torino-Genova alla direttrice Torino-Ventimiglia, con le quali ancora una volta Cota e Bonino cercano di passare, in un ottica di autoassolvimento, la patata bollente al Ministero, dal quale non potremmo che aspettarci tempi biblici.

– la imminente chiusura del deposito locomotive di Cuneo, realtà funzionale e necessario alla manutenzione dei mezzi diesel che percorrono la linea Cuneo-Ventimiglia.

L‘indifferenza imbarazzante del Sindaco di Cuneo Federico Borgna non mi stupisce, ma da cittadino, da pendolare e da rappresentante del territorio, lo rilevo come espressione di un vergognoso menefreghismo. Ma ci immaginiamo che cosa sarebbe successo in qualsiasi altro capoluogo italiano che fosse in procinto di perdere i tre quarti delle proprie linee ferroviarie?

Lo spregevole comportamento dei due Assessori Regionali cuneesi è inaccettabile, passando dalla sguaiatezza di Alberto Cirio che si permette di discriminare il territorio, e dunque i cittadini che lo abitano, in base alla sua “attualità”, al silenzio di tomba di Claudio Sacchetto, mai espressosi, mai intervenuto, mai impegnatosi a difesa di una linea che ha riunito decine di migliaia di firme di cittadini!

L’impegno squisitamente mediatico, mai concretizzato, della Presidentessa Gianna Gancia – che farebbe peraltro meglio ad occuparsi, ma seriamente, del comparto trasportistico che alla Privincia afferisce: quello su gomma – non merita alcun commento!
A conclusione di questa precisa quanto incontrovertibile situazione di molte e gravi responsabilità, contrapposte ad un encomiabile comitato cittadino che si è preso in carico l’istanza impegnandosi per mesi ad informare e raccogliere adesioni, fa da cornice la pessima politica trasportistica a livello nazionale, che stravolgendo il diritto alla mobilità, investe sull’alta velocità ferroviaria, quale naturale restituzione clientelare alle lobbies delle grandi imprese di costruzione e di alcune cooperative . E qui le responsabilità impegnano quasi tutto l’emiciclo parlamentare, primo tra tutti il Partito Democratico, che continua, per bocca della Senatrice Manassero, a sproloquiare sull’improponibile, impossibile e ingannevole inserimento della linea tra le opere di compensazione alla devastazione meglio nota come TAV!

Per intanto accetto l’invito del Comitato ferroviario di Cuneo per il presidio di Torino Porta Nuova di sabato 30, nuovo momento di confronto sull’istanza di tutela e rilancio della linea ferroviaria Cuneo-Nizza e della rete ferroviaria piemontese.

25/11/13: CUNEO-NIZZA: PRIORITARIO STANARE LA REGIONE E AGIRE DI CONSEGUENZA!

Dopo le dichiarazioni dei Presidenti Letta e Hollande, che mercoledì a Roma hanno espressamente dichiarato strategica la linea ferroviaria Cuneo – Ventimiglia – Nizza, anche influenzati positivamente dalla notevole e positiva pressione dei ventimila cittadini sottoscrittori della petizione per la sua tutela e il suo rilancio, e dopo l’annuncio ufficioso del reperimento dei fondi necessari per la manutenzione straordinaria che impedirebbe la drastica riduzione della velocità a 40 km/h, mi associo al Comitato ferroviario di Cuneo, ritenendo che la Regione Piemone non si possa nascondere dietro un dito, ignorando le importanti notizie degli ultimi giorni, e anzi: deve necessariamente prendersi la responsabilità amministrativa e politica di porre in atto scelte coerenti rispetto all’impegno nazionale e internazionale: in primis rivedendo la riduzione delle corse inizialmente prevista per metà dicembre 2013 – e presente nelle bozze del nuovo orario invernale riscontrabili in rete – e contemporaneamente facendo tutto quanto in proprio potere per evitare la chiusura del deposito locomotive di Cuneo, sito fondamentale per il rifornimento, ma soprattutto per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei treni “Minuetto” impegnati sulla linea della Valle Roja.

A tal proposito, ho depositato oggi in Consiglio Regionale una interrogazione a risposta urgente (in allegato) affinché i pendolari, gli studenti, i turisti ed il territorio, possano avere un riscontro oggettivo rispetto alla linea politica che il Presidente Cota e l’Assessora Bonino impostano in seguito alle importanti dichiarazioni a livello nazionale e internazionale. Anche dalla risposta che ne scaturirà, potranno emergere elementi di riassetto delle responsabilità relative alla riduzione dei servizi di Trasposto Pubblico Locale su ferro – nessuno voglia dimenticare le cinque linee cancellate in Granda l’anno scorso dalla Regione! – suggerendo la riprogrammazioni di azioni intra ed extra-istituzionali utili all’obiettivo primario: la tutela e il rilancio della linea.

Non esistono “rami secchi” (cit. Mauro Moretti) o linee “non più attuali” (cit. Alberto Cirio), ma esistono territori che per strategie di merito e di metodo, con la complicità dell’indolenza e/o dell’incapacità di alcuni Sindaci, vengono abbandonati a se stessi, in un ottica bifronte: lobbistica e demografica, dunque clientelare ed elettorale: situazioni non più sostenibili, che solo l’alleanza tra i cittadini potrà debellare! Anche in quell’ottica confermo la mia adesione, e invito cittadini cuneesi e piemontesi, alla manifestazione organizzata dal Comitato Ferrovie di Cuneo per sabato 30 novembre dalle 10,30 presso la Stazione Porta Nuova di Torino.

19/11/13: DIRITTI DELL’INFANZIA: SOLO UNO DEI COMPARTI A RISCHIO DA GENNAIO 2014, GRAZIE AL MICIDIALE PAREGGIO DI BILANCIO!

Promuovere la conoscenza e l’affermazione dei diritti individuali, sociali e politici dell’infanzia; vigilare sull’applicazione nel territorio regionale della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1898; rappresentare i diritti e gli interessi dell’infanzia e dell’adolescenza presso tutte le sedi istituzionali regionali; vigilare sui fenomeni di esclusione sociale e di descriminazione; segnalare ai servizi sociali le gravi situazioni; vigilare sui fenimeni di minori scomparsi; concorrere alla vigilanza sull’assistenza prestata ai minori ricoverati in istituti educativi ed assistenziali, fornire sostegno tecnico e legale agli operatori nell’area minorile, concorrere alla verifica delle condizioni volti all’accoglienza e all’integrazione del minore straniero: sono solo alcune delle funzioni che il Consiglio Regionale della passata legislatura ha affidato tramite la Legge Regionale 31 del 2009 al Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Peccato che tale figura, ritenuta necessaria anche da parte dei rappresentanti dell’Organizzazione “Save the Children” presenti oggi in Aula Consiliare, mai sia stata nominata e, anzi, sono giacenti in questa stessa legislatura ben due progetti di legge che il Garante abolirebbero (pdl188: a firma Lega e centrodestra e pdl 353: a firma Lega Nord).

Parallelamente, secondo il principio per cui nessuno si può sentire “assolto”, la Legge Finanziaria (o di Stabilità) in queste ore in discussione presso il Parlamento Nazionale presenta gravissime carenze dal punto di vista del finanziamento al “Fondo Nazionale per l’Infanzia e l’Adelescenza”, con una previsione di taglio del 30% e, orrida situazione denunciata da più associazioni, un tiramolla di risorse che si combatte tra l’allocazione sul comparto legato all’infanzia e su quello legato alle politiche per le pari opportunità: una vergognosa guerra tra emergenze sociali per il minimo supporto economico.

Queste considerazioni mi permettono di sottolineare un altro atteggiamento strisciante e molto ipocrita assunto da tutti, nessuno escluso, i rappresentanti appartenenti alle parti politiche che sostengono il governo Letta e che hanno sostenuto il Governo Monti: tra poco più di un mese entrerà in vigore il pareggio di bilancio in Costituzione, frutto di una meccanica sudditanza ai diktat europei e di una votazione bulgara avvenuta nella primavera 2012. Non l’inesperto Consigliere Biolé, bensì eminenti e autorevoli costituzionalisti italiani identificano proprio nell’imminente scomparsa coatta delle politiche sociali a tutti i livelli (per mancanza di risorse), la principale conseguenza della terribile modifica costituzionale riguardante quattro articoli,e in primis l’81.

Come immaginavo, nella redazione definitiva dell’atto di indirizzo discusso e votato in Aula Consiliare, non è stato tenuto conto del mio suggerimento emendativo che chiedeva di mettere nero su bianco l’impegno per la nomina del garante secondo la L.R. 31/2009, non che davvero ci sperassi…

Auspico però che chi tiene sull’argomento atteggiamenti ambigui e contradditori tra dichiarazioni e concreti atti, leggi e votazioni, abbia il coraggio di metterci la faccia, che l’informazione locale e nazionale faccia il proprio mestiere rilevandoli e che la società civile possa avere tutti gli elementi per giudicare i propri rappresentanti, e soprattutto le loro responsabilità in merito proprio alla definitiva cancellazione delle politiche sociali a partire da gennaio 2014!

15/11/13: IN PIAZZA IN MEZZO AI LUPI TRAVESTITI DA PECORA…

Ho partecipato attivamente alla manifestazione del 15 novembre, che ha portato in piazza studenti e sindacati, in nome di due separate ma collegate istanze. I primi per protestare contro l’autoritaria e antidemocratica decisione di rielaborare gli orari delle scuole cuneesi con l’obiettivo della stessa “settimana corta”, i secondi per contrastare il vuoto complesso delle misure presenti nel testo della Legge di Stabilità in discussione a partire da queste ore.

Sono sceso in piazza al fianco del Comitato Ferroviario Cuneese che ha come principale scopo la salvaguardia ed il rilancio della linea ferroviaria Cuneo-Nizza, dopo che il capoluogo ha perso l’anno scorso la metà delle proprie linee, senza, devo dire, forti prese di posizione da parte dell’amministrazione comunale.

E sono sceso in piazza al fianco del Comitato per la difesa della Costituzione che per l’occasione ha ricordato e rilanciato i principi dell’articolo 34 della Carta, che sanciscono la scuola per tutti.

Che poi la Finanziaria attualmente in discussione non risponda ad alcuna delle esigenze che a gran voce lavoratori, cittadini, studenti esprimono da mesi è davvero palese nello stesso tempo poco stupefacente, essendo frutto del governo “delle lorde intese”, che ha a cuore in primis la propria auto-perpetuazione e l’obbedienza ai diktat della troika europea e tralascia di prendersi la responsabilità per definire le vere priorità.

Con la bandiera della pace sulle spalle ho voluto sottolineare l’articolo 11 della Carta, ignorato e vessato da un governo che aumenta le spese militari, tagliando sull’istruzione e gli altri diritti basilari, lo stesso Governo che autorevoli Consiglieri Regionali e Senatrici presenti a sorpresa in piazza, sostengono, salvo poi scendere in strada indossando il ridicolo vello posticcio del furbo lupo in mezzo al gregge.

13/11/13: UNA LEGGE ELETTORALE SCEVRA DA OPPORTUNISMI! PERCHE’ NON QUELLA DI UNCEM?
E’ ricominciata oggi in conferenza dei capigruppo la discussione per addivenire ad una nuova legge elettorale regionale, percorso necessario in primis per l’acquisizione della modifica sancita a livello nazionale (e recepita a livello piemontese) che vede la riduzione dei consiglieri da 60 a 50. Ad oggi le proposte di legge giacenti sono ben nove, e siamo ancora in attesa di un pronunciamento preciso da parte del Pdl, partito di maggioranza relativa in consiglio, su una propria linea.

Nel mio intervento, che auspica lo sblocco della discussione in un ottica di rispetto verso i cittadini che hanno il diritto di avere una nuova e buona legge per poter eleggere i propri rappresentanti, sono partito dal presupposto, nonostante taluni discorsi di autorevoli capigruppo vadano in altra direzione, che debba essere buona base di discussione ripulire il campo sia da opportunità personali (verrò rieletto/non verrò rieletto), che da condizionamenti derivanti dalla situazione partitica esistente (due poli/tre poli) perchè fare una buona norma elettorale significa elaborarne una che possa avvicinarsi all’essere adatta “per tutte le stagioni” (caratteristica importante anche per leggi di altro settore).

Se, come molti hanno sottolineato, la rappresentatività, vista anche la contingenza della riduzione di ben 10 seggi all’interno dell’emiciclo consiliare, andrebbe salvaguardata a livello geografico, la proposta di legge sottoscritta dall’Uncem e da molti Sindaci risponderebbe perfettamente all’esigenza.

Per quanto riguarda la rappresentatività politica, anche questa sostenuta da molti interlocutori, sono fiducioso che si possa invece eliminare il più possibile qualsiasi tipo di sbarramento.

Nel complesso, tutto sommato, dopo diverse riletture delle varie proposte, credo di poter sostenere la ratio da cui nasce proprio la 356 (cosiddetta “Enti Locali”), alla quale mi premurerò di proporre alcune modifiche che ritengo sostanziali. So che altri colleghi hanno espresso velati apprezzamenti a detta legge: questo è il momento di palesare la proprie intenzioni!

8/11/13: SPRONE ALLA REGIONE E SOSTEGNO AI LAVORATORI.
Si è parlato spesso nelle ultime settimane della situazione drammatica del complesso produttivo della cartiera Pkarton di Roccavione, un’eccellenza del territorio cuneese e piemontese che, complici gestioni poco attente, contesto legislativo e burocratico ostico e avverso, incapacità di adeguarsi alle cangianti contingenze della globalizzazione, doppo vicissitudini molto articolate, avrebbe i giorni contati.Conseguenze determinanti dell’eventuale fallimento della realtà, sulle sorti della quale si dovrà attendere fino a metà dicembre, la perdita di un pezzo importante della storia industriale del territorio, oltre alla perdita di decine di posti di lavoro per lo più specializzati e dunque un piccolo passo aggiuntivo verso la disgregazione del tessuto socio-economico cuneese.Pur non avendo la Giunta Regionale una competenza diretta nel governo della grave problematica, ho deciso di redigere un ordine del giorno che impegni l’esecutivo di piazza Castello ad adoperarsi attivamente nel supporto alla Provincia di Cuneo e a tutti gli altri attori impegnati nella ricerca di una soluzione positiva.

Avere la percezione, confermata da affermazioni che mettono in luce il deficit in termini burocratici e gestionali dell’Italia rispetto a molti altri paesi europei, che qualsiasi soluzione logica e pragmatica sia svilita dall’indisponibilità di molti imprenditori, i quali vedono l’unico varco possibile nell’acquisire le apparecchiature per trasferire la produzione all’estero, rende molto nitidamente il quadro della situazione, che dal microcosmo di Pkarton e Roccavione si allarga allo sterminato stuolo di aziende in difficoltà su suolo italico.

Ai lavoratori va ovviamente la mia vicinanza, unita alla presentazione di un atto che formalmente chiede azioni non ordinarie dettate però da situazioni insostenibili. Ad essi pure rivolgo la mia comprensione e legittimazione morale di ogni forma di lotta pacifica che comporti la strenua difesa della propria professionalità e degli strumenti atti ad esprimerla!

4/11/13: SICUREZZA, AMMICCAMENTI E INDOTTE GUERRE TRA “POVERI” CITTADINI
Mai come di questi tempi la rete ferroviaria regionale è in pericolo!Come molti sanno, nel 2012 c’è stato un taglio di quasi un quarto dell’intero chilometraggio presente sul territorio piemontese, con quattro linee chiuse nel solo territorio cuneese.In questi giorni però, alla deprecabile situazione per cui il combinato disposto delle politiche nazionali di tagli alla manutenzione – ad esempio i 400 milioni totali in meno utilizzati per coprire i buchi di bilancio creati dalla marchetta del Governo al PDL sull’abolizione dell’IMU – e di quelle regionali, con pesanti riduzioni del capitolo legato al TPL su ferro e l’indotta guerra tra territori con la corsa per l’inserimento nel Sistema Ferroviario metropolitano di Torino (grande innovazione di facciata, un po’ meno nella sostanza, se si pensa alle decine di obsoleti mezzi che sono stati trasformati in moderni, stampigliando sulle fiancate la colorata sigla e poco altro), si sono aggiunti episodi sporadici ma allarmanti come quello di martedi mattina 29 ottobre, presso il passaggio a livello di via Casa del Bosco a Bra.

Un convoglio costretto ad avanzare a 6 chilometri orari a causa del tilt dell’impianto che regola l’intersezione a raso con la rete viaria, tra sbarre di sicurezza sollevate e segnalatori luminosi spenti, pur previsto dalla prassi in casi eccezionali, aggiunge semplicemente un tassello alla trascuratezza del servizio pubblico di trasporto su ferro, in questo caso presumibilmente per mancata manutenzione o controllo da parte di RFI, proprietaria dei binari.

Se a ciò aggiungiamo le diverse testimonianze che affermano la ripezione di episodi del genere, diventa davvero un serio problema di sicurezza per pedoni, ,ciclisti, automobilisti e cittadini in genere.

Ho depositato in queste ore un’interrogazione urgente per capire che tipo di provvedimenti intenda prendere la Giunta Regionale in merito all’incresciosa situazione e mi aspetto una risposta nel merito e convincente.

Di qualche ora fa, peraltro, l’azzardata affermazione dell’Assessore Alberto Cirio, rispetto al fatto che dieci milioni di euro risparmiati a suo dire dal taglio  di linee ” non più attuali” – ancora l’indotto conflitto tra territori e tra utenti… – sarebbero a disposizione per i lavori dell’interramento dei binari nel centro di Bra.

Lungi da me dover acuire il senso di competizione tra territori, o voler sminuire l’importanza dell’opera, ma la priorità di investimento sulle risorse risparmiate dalla cancellazione di linee importanti come Cuneo-Saluzzo, Cuneo-Mondovi, o Ceva-Ormea non avrebbe il diritto di essere discusso e valutato anche con i territori che stanno rischiando di fare la stessa fine – vedi la linea Cuneo-Ventimiglia – ?
E, per rimanere nel contesto braidese, prima di declamare le disponibilità per un’opera strategica, ma davvero molto costosa, perchè non affrontiamo le problematiche legate alla sicurezza, come i ripetuti guasti del passaggio a livello di Casa del Bosco che vengono sovente poste dai cittadini?

24/10/13: PRESIDIO PRO CUNEO-NIZZA: PRESENTE!
Sono oltre quindicimila i cittadini che hanno sottoscritto la petizione per la tutela e la valorizzazione della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza, e mai come in questi giorni la politica governativa ha dimostrato lo scollamento dalle necessità del territorio, con fulgidi esempi di capovolgimento degli equilibri tra decisori e tecnici.Dopo la vergognosa definizione del’A.D. Moretti, che appellò in una nota trasmissione “ramo secco” una linea che mostra il tutto esaurito nella maggior parte della attuali sedici corse quotidiane, dopo l’impegno della Associazione Biancheri, del Fondo Ambiente Italiano, della molte Associazioni territoriali, di decine di atti d’indirizzo in difesa della linea approvati da altrettante amministrazioni locali, la Giunta Regionale ipotizza tagli eutanasici, eminenti parlamentari “di intesa larga” abbozzano una timida lettera all'”onnipotente” Moretti come umili e dimessi questuanti, abdicando al loro ruolo di decisori ed il Sindaco di Cuneo pigola indignato, solo se interpellato dalle redazioni locali dei giornali – non c’è due senza tre, si potrebbe dire a proposito della linee ferroviarie che il capoluogo ha perso in questi ultimi due anni… -.

L’intollerabile situazione e ancor più l’irrecuperabile potenziale prossimo futuro richiedono azioni incisive e concrete, perfettamente interpretate dalla proposta del Comitato Cuneese Ferrovie Locali con il presidio previsto per sabato 26 ottobre davanti alla Stazione Ferroviaria di Cuneo; per questo come pendolare, cittadino cuneese e rappresentante istituzionale pro-tempore firmatario di diversi atti istituzionali a tutela della Cuneo-Nizza, parteciperò con convinzione a quello che vedo come la prima concreta pubblica dimostrazione verso un cambio di marcia nella protesta contro la chiusura della linea.

La politica del TPL e la definizione delle priorità trasportistiche devono essere radicalmente modificate: con la cancellazione di progetti inutili e devastanti come TAV Torino-Lione e Terzo Valico e con il rilancio della fitta rete di linee locali, spina dorsale per pendolarismo, attività turistiche e strumento privilegiato per la diffusione universale del diritto alla mobilità!

22/10/13: ATTUAZIONE DELLA L.R. 37/2006

I Consiglieri Regionali Tullio Ponso e Fabrizio Biolé, stimolati dalle precise sollecitazioni giunte dal Sindaco di Limone Piemonte Francesco Revelli e da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, hanno presentato due interrogazione urgenti alla Giunta Regionale in merito all’attuazione della Legge Regionale n°37 del 2006.
La LR 37/2006, è una “legge quadro” che necessita, per la sua attuazione, di una serie di specifiche norme e regolamenti attuativi affinché i suoi contenuti possano diventare efficaci ed operativi. In sei anni si è fatto poco in tale direzione, e anzi: in questa legislatura si è effettuato un vero e proprio processo di svuotamento dei contenuti caratterizzanti la legge. Sono stati aboliti articoli ed effettuate modificazioni che hanno creato situazione di confusione, nonché seri danni ambientali dovuti alla secca ormai frequente di numerosi corsi d’acqua.
Tra le altre cose, con la Legge Finanziaria 2013 sono stati abrogati i commi 6 e 7 dell’Articolo 10, che prevedevano l’elaborazione del Piano Ittico Regionale, mai attuata pur avendo superato tutte la valutazioni di impatto.
I due atti di indirizzo, trattati nella seduta odierna, avevano come scopo quello di conoscere le azioni della Giunta proprio in merito all’attuazione della Legge 37, tra cui la mancata costituzione dei Comitati dei Bacini di Pesca, l’inoperatività del Comitato Consultivo Regionale, le frequentissime situazioni di dubbio rispetto del Deflusso Minimo Vitale. E in ultimo: la mancata emanazione delle linee guida per le derivazioni idroelettriche.
La risposta dell’Assessore Quaglia ha giustificato l’abrogazione di alcuni articoli come soluzione a “sovrapposizioni normative”, visto che il settore è regolato da diversi enti. Altre modifiche sarebbero invece state effettuate nell’ottica della “semplificazione normativa” attuata dalla Regione Piemonte.
In merito alla risposta della Giunta, il Consigliere Tullio Ponso:“Devo dire che la risposta è stata un abile rimpallo di responsabilità che purtroppo non ha permesso di comprendere la reale intenzione della Giunta di attuare pienamente la LR 37/2006. O meglio, ha lasciato intuire che le cose resteranno come sono: nessun decreto attuativo, una legge che rimane monca e il territorio piemontese che continua ad aspettare.”
Il Consigliere Fabrizio Biolé:“Che l’acqua costituisca ormai una risorsa rara e preziosissima è fuori di dubbio, ma sta proprio al legislatore garantire la salvaguardia e la tutela degli ambienti che nell’acqua vedono il proprio naturale sviluppo e soprattutto permettere la condivisione più ampia possibile in merito alla gestione della rete idrica di superficie. Le macroscopiche lacune presenti nell’attuazione della legge 37 dimostrano che la Giunta ha deciso di andare in una direzione diversa, e di sicuro l’ampia ma poco incisiva risposta dell’Assessora Quaglia non fa presagire nulla di buono!”

21/10/13: CHIARE, FRESCHE, DEREGOLAMENTATE ACQUE…
Se è vero, come è vero, che l’acqua sta diventando la risorsa universalmente più preziosa (oltre che rara), ma anche la più appetibile dal punto di vista economico-finanziario, è indubbio che i suoi molteplici utilizzi necessitino di regolamentazioni ferree e il più possibile frutto di ampia discussione e condivisione, con la finalità del pubblico e diffuso interesse al di sopra di ogni altra.Le guerre per l’acqua, in tutte le loro accezioni,  si consumano ogni giorno fisicamente in numerossisimi territori e paesi e l’Italia non ne è per nulla esente!C’è, ahinoi, chi ancora due anni e mezzo dopo la storica vittoria referendaria contro la privatizzazione dei servizi pubblici – dunque anche del servizio idrico integrato – continua a negarla e a contrapporsi alla volontà popolare con ogni mezzo e parallelamente chi, avendo in vigenza importanti strumenti legislativi in tema di biodiversità e tutela deglia ambienti acquatici, finge di dimenticarli, tenta di depotenziarli o semplicemente li rende inefficaci sottraendosi all’elaborazione di norme e regolamenti attuativi.
E’ questo il caso della Legge Regionale piemontese numero 37 del 2006, la quale, dopo mesi di proficue discussioni allargate a tutte le realtà portatrici di interesse e ai cittadini in qualità di legittimi titolari della gestione degli ambienti acquatici, ha visto la luce ormai sette anni orsono, ma, complici improponibili tempistiche istituzionali e vergognose posizioni bypartisan prone ai perentori desiderata di piccole e grandi lobbies, è tuttora priva di molti degli strumenti in essa stessa previsti.Alcuni esempi?: mai sono stati costituiti i Comitati dei Bacini di Pesca e lo stesso Comitato Consultivo Regionale è inattivo da tempo, nonostante l’obbligo di convoca annuale e le molte richieste di convoca avanzate da molti suoi componenti; in aggiunta a questo, uno dei principi più importanti per la buona gestione degli ambienti acquatici e dei corsi d’acqua superficiali – il rispetto del necessario Deflusso Minimo Vitale a valle della qualsivoglia captazione – non viene quasi mai fatto rispettare e ciò comporta moria di fauna, depauperamento degli habitat, progressiva trasformazione microclimatica di innumerevoli corridoi ecologici; ma non basta: a quando l’emanazione delle linee guida per le derivazioni idroelettriche? Insomma, un totale menefreghismo spinto da incapacità, negligenza e influenze esterne con scopi privatistici, che mal si confanno alle esigenze di tutela e al diritto di tutti i cittadini ad avere una rete idrica ricca, diffusa e adeguata all’equilibrio ecologico.

In ultimo, la mancata emanazione del Piano Ittico Regionale, nonostante esso abbia superato tutte le necessarie valutazioni, rende la Legge 37 completamente monca e inapplicata, simbolo di un andazzo politico istituzionale adagiato su posizioni strumentalmente ecumeniche, dannose per tutti tranne che per chi cocciutamente le pratica.

Proprio sull’attuazione della legge 37, anche a seguito di sollecitazioni giunte da associazioni territoriali che di ambiente si occupano,  verte l’interrogazione urgente che ho appena depositato in Consiglio Regionale che confido possa essere di stimolo per coprire un vuoto non più tollerabile in un settore già di per sè molto delicato!

8/10/13: POCO UTILE IL CORRIDOIO UMANITARIO, SE NON ACCOMPAGNATO DA UNA REVISIONE DELLA BOSSI-FINI!

La Bossi-Fini, peggiorativa della precedente già restrittiva Turco-Napolitano considera “clandestino” chiunque giunga nel nostro paese al di fuori dei canali che collegano presenza e contratto di lavoro.

Ulteriormente, il “pacchetto sicurezza” ha introdotto il reato di “immigrazione clandestina”, anomalo in quanto punisce non una condotta ma uno status.

Inoltre per un certo periodo si introdusse la pratica del pilatesco respingimento collettivo in mare e di accordi con gli Stati africani mediterranei.

Va inoltre tenuto conto che chi comunque giunge nel territorio italiano privo di permesso, viene identificato e confinato nei CIE – triste istituzione della Turco-Napolitano (no, non si tratta di omonimia, è proprio lui!) – dove è, presumibilmente incostituzionalmente, detenuto.

Con questo quadro normativo, come meravigliarsi dei ventimila morti in pochi anni? Se chi soccorre è potenzialmente incriminato di favoreggiamento, in barba alla “legge del mare”, di che cosa stiamo parlando?

Ottima l’apertura di un corridoio umanitario per i profughi, visti gli innumerevoli focolai bellici presenti, ma solo se accompagnata da una modifica sostanziale dell’intera normativa sull’immigrazione partendo dall’abolizione del reato di clandestinità, perchè nessun essere umano può essere considerato illegale in quanto tale!

Considerazione a mergine: ma nei sei mesi in cui il Comitato Referendario Radicale chiedeva un pronunciamento in merito ai propri quesiti in tema di immigrazione il Partito “Democratico” = non pervenuto come me lo spiegano?

8/10/13: GIOVEDI’ SARO’ ANCH’IO AL PUF, E NESSUNO NASCONDA LA MANO DOPO AVER LANCIATO LA METAFORICA PIETRA!
L’Unione Inquilini ha indetto per il 10 ottobre la “Giornata Nazionale contro gli Sfratti”, con momenti di riflessione, di denuncia e di lotta rispetto al combinato disposto tra le politiche governative sulla casa e quelle fiscali.Tramite la sommatoria di IVA, Irpef, Equitalia, sfratti esecutivi e futura “Tassa di Servizio”, i pensionati, i lavoratori, i proprietari di una sola modesta prima casa, nonchè, a breve, anche gli inquilini locatori, sono giornalmente sempre più vessati, a scapito di quel “patto sociale” sotteso dai principi della Carta Costituzionale, ma ormai sistematicamente disatteso da parte delle istituzioni.

A dimostrazione della correlazione dei settori, la recente marchettara abolizione dell’IMU per le case di lusso va in primis a scapito proprio dei lavoratori pendolari, con 300 milioni di euro totali sottratti alla manutenzione del trasporto su ferro.

Nella nostra città capoluogo, Cuneo, la giornata si concretizzerà alle 10 del mattino in un presidio sotto il mostruoso e per lo più vuoto simbolo della spudoratezza e dello spregio del sordo interlocutore nazional-ministeriale: l’abominevole Palazzo degli Uffici Finanziari di via Bongiovanni.

Io, come cittadino, lavoratore e rappresentante istituzionale pro-tempore, ci sarò!

E, conscio di precise e incontrovertibili dichiarazioni rilasciate di recente in pubblico da parte di importanti rappresentanti delle istituzioni cittadine, li sollecito a essere presenti in un’azione civile trasversale che sia tanto pacifica quanto incisiva: in primis il Sindaco Federico Borgna, che sabato in consesso pubblico ha dichiarato la propria convinta adesione, e il direttore di Caritas Cuneo Claudio Mezzavilla, che venerdì sera ha dichiarato dal palco del tatro Monviso la sua ferma intenzione ad una decisa azione di “riappropriazione” dello spazio cittadino del P.U.F.

8/10/13: PER EVITARE LO SPRECO DELL’INVASO DI TETTI MOLETTINO, NON LASCERO’ NULLA DI INTENTATO!
La mia interrogazione urgente (in allegato) che, abbondantemente illustrativa rispetto all’inutilità, l’inopportunità, e al potenziale danno al territorio bovesano, in caso di realizzazione dell’invaso in località tetti Molettino, sollecitava la Giunta a valutare attentamente l’opportunità di una spesa di un milione e mezzo di euro pubblici senza che gli opportuni rilievi, dati e parametri di efficienza dell’opera siano stati prodotti!In merito alla burocratica risposta dell’Assessore Sacchetto, oltre la sottrazione dalla discussione nel merito, tipica comunque dei tempi restrittivi nei quali vengono trattate le interrogazioni a risposta immediata, ho rilevato davvero lo scarsissimo interesse rispetto alle precise e veriegate osservazioni presenti nell’atto ispettivo, supportate da dati oggettivi e tutt’altro che ideologiche!

Ma tant’è: il progetto vincitore del bando è stato completamente modificato; non sono state tenute in considerazione le macroscopiche inoppotunità del sito, della grandezza e della efficacia effettiva dell’opera e certo una risposta tecnicamente ineccepibile, ma nulla dal punto di vista di un necessario confronto, non fa che suggerirmi urgenti azioni in altre sedi per tenere fede ad uno degli scopi che noi eletti dovremmo cogliere come faro: la ferma lotta ad ogni tipo di spreco delle risorse pubbliche.

Mi riservo dunque di valutare insieme ai diretti portatori di interesse ed alle realtà associative territoriali, l’opportunità di adire alle vie legali ordinarie e/o amministrative.

6/10/13: UN “BACINO” DI SPRECHI IN QUEL DI BOVES? SIAMO ANCORA IN TEMPO!
Alcune volte, dopo aver analizzato, verificato e fugato ogni dubbio rispetto alla scarso approfondimento da parte degli enti pubblici sugli interventi da essi finanziati tramite bando – dunque con soldi appartenenti a tutti i cittadini – e vedendo che gli interventi in questione non subiscono nemmeno un rallentamento finalizzato al verificarne la validità sotto ogni punto di vista, specie se drenano ingenti quantità di risorse economiche, per il cittadino è veramente difficile non ipotizzare profili di malafede, siano essi poco rilevanti come macroscopici.

E’ questo il caso dello scellerato progetto di bacino irriguo nel territorio del comune di Boves, in località località Molettino della frazione Rivoira.

Andando con ordine: il progetto relativo alla realizzazione dell’opera, lago artificiale di circa cinquantamila metri cubi funzionale in prima istanza alla creazione della pressione necessaria per una costruenda rete di irrigazione a goccia, è stato giudicato ammissibile dalla Regione Piemonte all’interno del “Bando per la realizzazione di infrastrutture irrigue strategiche 2007-2009” per un totale di circa un milione quattrocentomila euro e, dopo alcune fasi di dialettica con realtà territoriali e associative che hanno rilevato diversi elementi di inopportunità, è ad oggi in fase di appalto.

Diversi ordini di obiezioni rimangono tutt’ora validi e assolutamente mai “smontati” da chi, amministrazione comunale di Boves in primis, ha ritenuto di proseguire con il paraocchi quello che avrebbe invece potuto essere un percorso di confronto costruttivo e partecipato per la realizzazione di un’opera tutt’altro che indifferente come impatto sul territorio bovesano: come prima cosa lascia molto perplessi la localizzazione del bacino, che, pur con qualche piccola variazione morfologica rispetto al progetto originale comprometterebbe in modo permanente più di un ettaro e mezzo di terreno agricolo di forte pregio, con una ingente valenza pure paesaggistica; in secondo luogo si dimostra un non-senso progettuale la collocazione su superficie pressochè piana, il che comporterà, a differenza di una collocazione su pendio, l’irreversibilità del processo, con ingenti lavori di rimozione e trasporto (dove?) dei cinquantamila metri cubi di smarino, che nella fattispecie del progetto non potranno nemmeno essere ceduti a titolo oneroso in quanto questo comporterebbe attività di cava, obbligatoriamente sottoponibile a Valutazione d’Impatto che per il progetto di cui all’oggetto non è prevista (a questo si aggiunge una stima di 5000 viaggi di mezzi pesanti per l’asportazione del materiale dal circondario); ancora: da dati scientifici incontrovertibili, il livello di falda in loco, desumibile dal livello di alcuni pozzi circostanti, va dai circa 5 ai circa 3 metri dal piano di campagna e il bacino, profondo più di 6 metri, verrebbe scavato letteralmente nella falda acquifera, pratica pericolosa e scrupolosamente evitata in tutti i casi analoghi per una serie consistente di motivi.

Altre fondate obiezioni, non ideologiche ma profondamente scientifiche, sono che per esempio le ingenti risorse e il forte impatto avranno come contropartita un insulso utilizzo irriguo per meno di due mesi l’anno, oppure che – osservazione tutt’altro che marginale – entrambe le finalità del bacino, quella di messa in pressione dell’irrigazione a goccia e quella di riserva d’acqua in periodi secchi, non sono in nessun caso risolti da un progetto con quei parametri. Per la prima finalità la stessa efficienza (30 litri al secondo), ma anche un’efficienza superiore possono essere ottenute tramite l’uso di acqua corrente o di pozzi, molti dei quali già presenti, e con una spesa irrisoria; per la seconda finalità, più sistemica, un bacino delle dimensioni di cui all’oggetto è assolutamente insignificante: la riserva idrica verrebbe garantita solo da grandi invasi, la cui opportunità meriterebbe un dicorso a parte, con rese ben maggiori rispetto al pur maggiore investimento economico!

E ho volontariamente taciuto i tempi e costi di manutenzione per la proliferazione potenziale di alghe nei filtri di ogni singolo impianto, così come il fatto che mai siano stati posizionati sul territorio strumenti di rilevazione della portata e della pioggia. Insomma: ritengo che da parte dell’Amministrazione Comunale e dall’Amministrazione Regionale, che ha destinato all’inutile ma impattante progetto quasi un milione e mezzo di euro pubblici, si debba finalmente, prima di sprechi irreparabili, ragionale sulle concrete opportunità. Le misere modifiche poste in essere durante gli scorsi mesi di rielaborazione non sono che fumo negli occhi.

Tralascio la curiosa e “conflittuale” coincidenza di un Assessore Regionale all’Agricoltura che erogherebbe contributi di per un progetto proposto da uno dei propri genitori, in quanto legale rappresentante attuale del Consorzio Irriguo “valle Gesso, Valle Vermenagna, Cuneese bovesano”, per fare un’appello al buonsenso, e concretizzarlo – l’appello – in un’interrogazione urgente appena depositata in Consiglio Regionale, su una vicenda che grida allo spreco sotto molti punti di vista!

1/10/13: SI VOGLIONO SALVARE CAPRA E CAVOLI, DOPO AVER REGALATO SEI MILIARDI AL LUPO!

In merito alla discussione svoltasi oggi a proposito del delicatissimo rapporto di Alitalia con lo scalo piemontese principale, quello di Caselle, è impossibile non vedere una macroscopica contraddizione negli interventi dei colleghi di maggioranza e opposizione: cioè viene da più parti indicata come una delle principali cause del potenziale graduale abbandono di Caselle da parte di Alitalia, la vendita delle quote pubbliche e la fattuale privatizzazione di Sagat, mentre si indica potenzialmente come toccasana per il raggiungimento di equilibrio e sostenibilità dello scalo di Cuneo-Levaldigi, proprio la cessione a privati successiva all’imminente probabile concessione da parte del Ministero!
Ma solo io vedo la “bipolarità” che pervade le varie prese di posizione a destra e a sinistra?
Sorprendente è invece stata l’affermazione, fatta tra le righe, del collega Rostagno che forse andrebbe segnalata sul calendario come la prima volta in assoluto in cui un eminente esponente piemontese del partito democratico  afferma che il paradigma della crescita economica, trasportistica, energetica è stata solo un’illusione, meglio tardi che mai!

In sintesi si può comunque dire che “il Piemonte è troppo piccolo per tutti e due…(Caselle e Levaldigi)”, e con grande, enorme difficoltà forse la politica regionale potrà riuscire a salvaguardare l’aeroporto “Sandro Pertini” come punto di riferimento da mettere in rete con alcune altre realtà della macroregione alpina, tenendo in considerazione che, per tornare al tema principale della seduta, proprio chi adesso vorrebbe salvare capra (Caselle) e cavoli (Levaldigi), ha qualche anno fa regalato sei miliardi di euro pubblici proprio al lupo (Alitalia)!

1/10/13: CONSIGLIO STRAORDINARIO SULLE TARIFFE SOCIO-SANITARIE (ALZHEIMER)

Pur non avendo competenza diretta come alcuni colleghi che, per dovere o per mestiere, hanno potuto affrontare direttamente gli argomenti di cui all’oggetto, sia nella loro declinazione socio-sanitaria, che nella loro declinazione di responsabilità amministrativa o di governo, sono però sicuro che nel dibattito tenutosi in aula consigliare un dato è mancato e modestamente ho tentato di denunciarlo, inserendolo quanto meno in quello che è e sarà la discussione in tema di politiche sociali: oltre alle inopportunità ricordate da molti colleghi di opposizione rispetto alla redazione ed alla attuazione di delibere di Giunta nate da una critica situazione di “piano di rientro”, oltre alla legittima posizione dei colleghi di maggioranza che sottolineano la non opportunità delle recenti misure di taglio nazionale alle politiche sociali, non è possibile dimenticarsi della situazione a cui tutti andremo incontro tra qualche mese: la distruzione sistematica delle politiche sociali e socio-sanitarie, primo e più grave risultato di una Legge Costituzionale approvata nel 2012, il cosiddetto inserimento del “Pareggio di Bilancio” all’interno della Carta Costituzionale.

Per questo ho richiesto invano all’Aula, oltre al riposizionamento delle politiche sociali in cima alle priorità di ogni amministrazione, una presa di posizione in merito alla richiesta di tornare alla vecchia versione dell’articolo 81 della Costituzione, affinchè, oltre a condividere una rimessa in discussione del riparto di risorse a livello nazionale e regionale, non ci si dimentichi, in buona fede o con dolo, della micidiale spada di Damocle che calerà sulla testa di tutti i cittadini dal prossimo primo gennaio!

1/10/13: PRESENTAZIONE DI UN RICORSO ED UN ESPOSTO IN MERITO ALL’OPERAZIONE SPECULATIVA “EX SNIA”

Si è volta oggi alle 13,30 la conferenza stampa riguardo il caso della speculazione urbanistica nell’area “ex Diatto-Snia”, sita a Torino a Borgo San Paolo nel quadrilatero compreso fra le vie Frejus, Revello, Moretta e Cesana.

Qui, il Fondo Città di Torino (di proprietà copartecipata tra il Comune di Torino, una controllata della banca Intesa – San Paolo e una controllata del gruppo Pirelli) ha proceduto alla demolizione del fabbricato esistente – d’interesse storico e architettonico – e si appresta a costruire parcheggi, alloggi residenziali (cioè non popolari) e un supermercato su un enorme lotto di terreno che, sebbene già spogliato delle preesistenti strutture, ancora potrebbe esser riqualificato a fini sociali e naturali, quindi a beneficio dei cittadini che abitano e lavorano nella zona.

Proprio un gruppo di cittadini del quartiere, costituitisi nel Comitato Snia-Rischiosa, aveva lanciato il 27 febbraio scorso un appello pubblico chiedendo sia la non demolizione della fabbrica ex Diatto-Snia, sia un incontro con l’amministrazione comunale.

A fronte di un impegno costante, gratuito e informato da parte di tutti i membri a vario titolo attivi nel Comitato, non solo la maggioranza di centrosinistra che governa Torino ha ignorato la volontà dei cittadini e “privatizzato” un loro bene comune, bensì ha addirittura proceduto allo sgombro forzato del Comitato e dei numerosi residenti che il 5 giugno scorso si opponevano in maniera cosciente e non-violenta all’avvio dei lavori di demolizione: in breve, l’assessore Curti e il sindaco Fassino hanno optato non per il dialogo e la collaborazione ma per l’uso delle ruspe, che solo unite alla forza pubblica di più di 100 poliziotti hanno potuto distruggere un simbolo unico dell’industria che grande e ricca ha fatto la città della Mole.

Per reagire civilmente a questa grave violazione dei più elementari diritti democratici, un esposto e un ricorso sulla vicenda della speculazione nella ex Diatto-Snia sono stati i naturali sviluppi dell’azione del Comitato, unito alle federazioni nazionale e cittadina di ProNatura.

Nella sede del gruppo misto “Progetto Partecipato” di cui sono rappresentante nel consesso dell’Assemblea Legislativa Regionale, sono intervenuti per spiegare le ragioni, le modalità e le prospettive dell’esposto: Fabio Balocco, avvocato e consigliere di ProNatura Torino e Gianluca Vitale, avvocato, e, per il ricorso presso il Tribunale Amministrativo, Domenico Fragapane, legale dei ricorrenti, insieme a Massimo Schenone, rappresentante del Comitato Snia Rischiosa. 

Schenone ha ripercorso le tappe della vicenda, precisando come gli abitanti e i lavoratori di Borgo San Paolo chiedano adesso all’amministrazione comunale di partecipare alla ricostruzione dell’area, proponendo un progetto di riqualificazione alternativo alla speculazione progettata.

Gli avvocati presenti hanno poi illustrato le numerose anomalie, stranezze e singolarità dell’operazione nel suo complesso, annunciando la data della prima udienza fissata presso il TAR: l’8 ottobre prossimo. 

Io ho semplicemente cercato di precisare quale è stato il mio supporto economico alle spese legali e politico, nell’ottica di un coinvolgimento diretto dei cittadini nelle scelte in una materia come l’urbanistica così strategica per la vita pubblica, auspicando il coinvolgimento in questa battaglia di altri consiglieri regionali.

Alla conferenza hanno partecipato una ventina di persone. Molti erano i residenti nella zona interessata: un’altra dimostrazione della voglia e capacità di partecipare alla cosa pubblica e di organizzarsi e mobilitarsi per difendere dalla rapacità degli speculatori nelle istituzioni, nelle banche e nelle società immobiliari il proprio territorio e il futuro della comunità tutta.

30/09/13: IL CONSIGLIO DELIBERA PER UN REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE DELEGA SULL’ACCORPAMENTO DEI TRIBUNALI
Ho sottoscritto e votato con convinzione la delibera del Consiglio Regionale a favore di un referendum popolare abrogativo della Legge Delega sulla riorganizzazione dei Tribunali. Le motivazioni sono molteplici, in sintesi: la poca ragionevolezza con cui pare essere stata redatta la riforma (che verosimilmente sta comportando maggiori spese, anzichè minori, almeno inizialmente); l’illogicità di un taglio così trasversale che vede una media italiana di soppressioni di circa il 16% a fronte di una riduzione piemontese di circa il 70% del totale e infine l’occasione rarissima, seppur spesso depotenziata, di un pronunciamento diretto dei cittadini tramite referendum.
Certo non si può non sottolineare il comportamento “bipolare” dei grandi partiti rappresentati a livello nazionale che hanno posizioni diverse tra il centro e le periferie, anche su questo argomento, e nemmeno lo stesso atteggiamento della maggioranza consiliare che nell’ordine, in questa legislatura, ha negato l’accorpamento di due referendum, ne ha cancellato uno e oggi si esprime a favore di un pronunciamento popolare.
Se fossi ingenuo penserei di applicare l’adagio che afferma che solo gli stupidi non cambiano idea, ma tant’è.

Nella sostanza, io credo, che se c’è la possibilità di far esprimere i cittadini sia dovere morale di noi eletti non sottrarsi alla propria responsabilità in tal senso!

27/09/13: SULLA CUNEO-FOSSANO E’ FINITO IL MOMENTO DEI “SE”: COTA, BONINO (E CIRIO E SACCHETTO) CI DICANO SOLO QUANDO!
Da molti lustri ormai attendiamo il raddoppio della linea ferroviaria Cuneo-Fossano, per modernizzare la stessa, per evitare soste e ritardi dovuti alle sovrapposizioni di orario in andata e in ritorno, ma, a partire da qualche mese, anche come logica pretesa in conseguenza alla politica, pur assurda e devastante quale io la considero, della Regione Piemonte sulla rete del Trasporto Pubblico Locale su ferro.La città capoluogo Cuneo ha perso in una volta sola la metà delle ferrovie che le facevano capo: via la Cuneo-Mondovì, via la Cuneo-Saluzzo-Savigliano. Di conseguenza si è ceata una situazione che spero presto reversibile, ma che, in un contesto di priorità nazionale di risorse all’alta velocità, diventa purtroppo verosimilmente stabile, sia al Governo il centro-destra come questa “sinistra”…Ora: se, come fanno l’Assessore Bonino e il Presidente Cota, si parte dal presupposto che i costi debbano necessariamente essere coperti, per ogni tratta, almeno al 35% dalla bigliettazione, la conseguenza è (come è stato nel 2012 e si sta verificando pure in questo 2013) una cancellazione di tutti i rami locali che sono sotto questa soglia. Ci siamo ritrovati dunque con ben dodici linee eliminate in tutto il territorio regionale e un’altra mezza dozzina a rischio chiusura.

A rigor di logica la politica del governo regionale dovrebbe portare come conseguenza il mantenimento e rafforzamento della struttura portante della rete ferroviaria piemontese e dunque, al netto delle cospicue risorse utilizzate negli ultimi mesi per la creazione di uno strano ma funzionante Sistema Ferroviario Metropolitano torinese, una politica di investimenti sui collegamenti tra i capoluoghi di provincia, che, nel caso cuneese, dovrebbero significare l’immediato raddoppio dell’intera linea verso Torino!

Le dichiarazioni del Ministro Lupi in tema di ferrovie, riportate dal Sindaco Borgna, paiono non lasciare dubbi, nonostante tutto, sulle buone intenzioni del Governo nazionale e cancellano qualsiasi passato, presente o futuro alibi per l’evanescente (almeno negli ultimi tempi) Assessore Bonino: se ancora nel documento di programmazione triennale presentato lo scorso anno non è stato – ahimè – indicato il raddoppio della ferrovia Cuneo-Fossano, è necessario che il Governo regionale dia delle precise giustificazioni rispetto alla propria posizione attendista sulla questione. In merito ho depositato in questi giorni un’interrogazione urgente e, al di là della formale risposta, pretendo che anche eminenti esponenti della Giunta, che dovrebbero sentire propria la problematica se non altro come provenienti dal territorio cuneese – Claudio Sacchetto e Alberto Cirio – si esprimano in merito.

Il momento dei silenzi accomodanti o complici è finito!

26/09/13: LOTTO 1.6: FERMEREMO IL NUOVO BISCIONE DI CEMENTO E ASFALTO!

A febbraio del 2012, cioè più di un anno e mezzo fa, l’autostrada è finalmente arrivata a Cuneo, in un tripudio di giubilo bypartisan e la grande soddisfazione di chi si era speso per creare una “larga intesa” (sic) rispetto all’obiettivo comune. Dopo vent’anni di attesa, la città è dunque da diciotto mesi collegata all’autostrada A6 tramite un serpentone d’asfalto a zig-zag lungo circa 25 chilometri e largo un’ottantina di metri, per lo più…deserto!Infatti, tralasciando tutte le discussioni che ci sono state in passato per quanto riguarda la bretella Cuneo-Carrù, dal tracciato poco razionale ed enormemente impattante, dal momento che incide direttamente su un’area protetta, il Parco Fluviale di Cuneo, quello che avrebbe dovuto essere il toccasana per la congiunzione della remota e isolata provincia cuneese con la rete autostradale nazionale si sta rivelando uno dei buchi nell’acqua infrastrutturali più clamorosi degli ultimi anni!

Gli unici dati ad oggi disponibili, e che si riferiscono all’anno 2012, ci presentano una media mensile di circa 100.000 passaggi totali a fronte di un media, basata sui dati dell’intera rete nazionale, vicini ai 50.000 passaggi giornalieri; dati che dimostrano l’ennesimo, milionario spreco di risorse in opere scarsamente utili al territorio, indelebili ferite al paesaggio senza alcun beneficio diretto o indiretto. Tra parentesi, il sempre più frequentemente annunciato casello di Tagliata sull’A6 Torino-Savona, raggiungibile direttamente tramite la circonvallazione di Fossano, inciderà senza dubbio di molto su questo già scarsissimo e risibile dato di traffico.

E’ però di poche ore fa il proclama trionfalista del Sindaco Federico Borgna che ha, per citare nuovamente le “larghe intese” – squillo di trombe -, incontrato, in compagnia di Enrico Costa e di Teresio Delfino, nientepopodimeno che il ministro Lupi in persona per potergli “estorcere”, dopo il recente allarmante pronunciamento di non competenza diretta da parte del Tribunale Amministrativo Regionale in merito alla controversia sulle quotazioni del lotto 1,6 (tangenziale di Cuneo), una dichiarazione rassicurante sull’iter per la realizzazione dello stesso. Il tutto al fine di poter in prima istanza spendere in Consiglio Comunale, nel confronto con la propria maggioranza e con le opposizioni concordi sull’opera – per la terza volta aleggia il concetto di intese mooolto larghe… -, parole rassicuranti e a suggello del filone principale delle proprie linee programmatiche elettorali.

Si tratterebbe, vale la pena ricordarlo ancora una volta, di una spesa di risorse di derivazione pubblica di più di centocinquanta milioni di euro per coprire, con un nastro autostradale di sette chilometri a doppio senso di marcia, il collegamento tra la A33 e una strada provinciale, la SP41, devastando irreversibilmente la piana fertile a nord del capoluogo e intersecando – dunque distruggendo – la fitta rete di strade vicinali e quella, ancor più delicata, dei canali irrigui presenti sul territorio. Ma, dal mio personalissimo e forse limitato, anche se non isolato, punto di vista, quel che più rende “demenziale” l’inutile opera, è la logica ed il meccanismo da cui scaturisce: onde compensare i cittadini cuneesi rispetto all’irrecuperabile impatto sul Parco Fluviale della citata bretella autostradale di collegamento con l’A6 (lotti 1.4 e 1.5), ci “regaleranno” un nuovo imperituro gigantesco biscione di cemento e asfalto che, senza soluzione di continuità con l’autostrada, condurrebbe nessuna auto (traffico quantificato in meno di un dodicesimo della media nazionale autostradale) in nessun posto (mega-rotonda di innesto su una modesta Strada Provinciale)!
Se non è speculazione questa..!

Per inciso, i tempi condizionali utilizzati nel testo non sono casuali, in quanto finchè avrò voce, intelletto e volontà propria mi opporrò pacificamente ma con forza a questo scempio; visto che so che buona parte dei cittadini ha colto l’entità del problema, non mi resta che sperare, e alcuni segnali in questo mi confortano – ad esempio le precise linee programmatiche giovane Forum della Mobilità -, di non essere solo a resistere fattivamente!

24/09/13: MANCATA APERTURA DEL CENTRO AUTISTICI DI MONDOVI’: RISPOSTE INSODDISFACENTI DA FREDDO BUROCRATE!

Sollecitato da realtà territoriali che si occupano, a livello professionale, per competenza e per realtà parentali delle delicate problematiche legate all’autismo, ho voluto interrogare (testo in allegato) l’Assessore Cavallera in merito alle complesse cause che, a seguito dell’inaugurazione di aprile 2013, ancora non hanno permesso l’apertura del Centro Diurno per Autistici di Mondovì.

Nonostante la proposta di ristrutturazione della cascina Nibal, ai fini della realizzazione del Centro di cui sopra, sia stata beneficiaria di un contributo regionale legato al bando disposto nel 2006 ai sensi della Legge Regionale 1/2004, con 500.000 euro di risorse regionali; nonostante già due delle rate relative sono già state liquidate nel 2010 e nel 2011; nonostante l’associazione proponente si sia perfettamente attenuta a tutti i parametri fissati dal bando; nonostante l’inaugurazione della struttura sia stata fatta ormai da più di sei mesi; nonostante, infine, centri diurni socio-terapeutici educativi come quello di Mondovì siano necessari come il pane sul territorio monregalese e cuneese, come sul territorio regionale tutto, la cascina Nibal rimane chiusa!

L’assessorato ha fornito spunti non soddisfacenti, già in parte conosciuti dai diretti interessati, ma che ritengo per nulla accettabili: nella sostanza, a causa delle nuove disposizioni regionali, che rispondono alla condizione del micidiale “Piano di Rientro Sanitario”, esiste una bozza di deliberazione che introduce una nuova tipologia di centro diurno “…funzionale – così asserisce l’Assessore – alle esigenze delle persone affette da disturbi dello spettro autistico.”

La deliberazione sarà presumibilmente votata tra breve e diventerà operativa non prima del primo gennaio 2014.

La risposta, nonostanti i miei dubbi, è stata piuttosto netta e precisa, ma per nulla all’altezza delle aspettative di necessità territoriali: anche in questo caso le pastoie burocratiche, legislative e “politiche” – e dunque chi ha la responsabilità di scriverle, votarle e farle applicare – non sono nemmeno lontanamente al corrente delle necessità di chi soffre i disturbi di autismo, delle loro famiglie e delle urgenze della società piemontese, o forse hanno altre priorità, e questo è un altro immenso problema!

19/09/13: COMUNICATO L’AUDIZIONE DI GEAC NON CANCELLA IL MIO SCETTICISMO SUL FUTURO DI LEVALDIGI
Dopo alcuni mesi dalla richiesta di audizione dei vertigi GEAC da me presentata al Presidente della terza Commissione consiliare, finalmente abbiamo avuto la possibilità di conoscere da voci dirette la situazione in merito all’aeroporto di Cuneo – Levaldigi. Un incontro indubbiamente utile e interessante dal punto di vista tecnico, ma che, dal punto di vista politico, non mi ha fornito gli elementi per superare il mio ormai conosciuto scetticismo rispetto alla sostenibilità, sotto tutti i punti di vista, dello scalo.

E’ probabile che dirimenti per il prosieguo dell’attività dell’aeroporto, potrebbero essere i prossimi trenta giorni, entro i quali il Ministero dei Trasporti dovrà dare una risposta definitiva rispetto all’attribuzione della Concessione per l’attività, come recentissimamente sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Poco significativi, pur con tutto l’impegno nell’esposizione esercitato da par loro dall’Ingegner Pepino e dal dottor Viriglio, i dati snocciolati durante la seduta di Commissione, che hanno invece confermato che Levaldigi resta ben lontano, pur con l’incremento di passeggeri – in senso relativo – più alto in Italia, dalle quote universalmente ritenute sostenibili: la media di un milione di passaggi prima di tutto, ma anche la ragionevole lontananza dalla rete ferroviaria ad Alta Capacità/Alta Velocità. Per non parlare della significativa difficoltà di Torino Caselle, che si ripercuote negativamente in una concorrenza a Cuneo Levaldigi “inopportunamente finanziata con soldi della Regione”, a detta dello stesso Pepino.

Se a ciò si aggiunge che il business plan di GEAC ha uno spettro indicativo di circa vent’anni (2033) per il raggiungimento della quota “sostenibile”, allora dal mio punto di vista il castello di carte crolla inesorabilmente! La Provincia di Cuneo già ha deliberato per la cessione delle quote azionarie; molti dei Comuni soci stanno intraprendendo la stessa strada e la fantomatica cordata privata “turca”, di cui si parla da mesi, sta alla finestra in attesa proprio della Concessione ventennale.

In questo momento lascio un tiepido beneficio del dubbio alla possibilità di un vero “decollo” di Olimpica”, attendendo la risposta del Ministero e l’evoluzione, appena successiva, della tanto cercata privatizzazione, scongiurando qualsiasi ulteriore utilizzo di risorse pubbliche e temendo vieppiù un forte impatto sulla piana a nord di Cuneo rispetto alle nuove necessità infrastrutturali che un règime annuale di un milione di passeggeri gioco forza pretenderà, a scapito come sempre di ettari di suolo fertile!

17/09/13: DOPO 15 MESI, CORNUTI E MAZZIATI: AVREMO UNA LEGGE A FAVORE DEI CACCIATORI?

A mia precisa interrogazione (in allegato) in merito al prosieguo dell’iter in commissione ed in Consiglio della discussione sulle giacenti proposte di legge regionali sulla caccia, al netto della recente pronuncia del TAR e di tutte le urgenti incombenze cui la Giunta è sottoposta per scongiurare il blocco annuale della caccia, mi è stata ancora una volta confermata la posizione scarsamente lungimirante della Giunta stessa.Lo scopo primario diventa dichiaratamente “allineare” il Piemonte alle altre Regioni, come se nulla fosse accaduto: come se non ci fosse stata una discussione durata più mesi in commissione consiliare e poi interrotta bruscamente con emendamenti blitz di Giunta..; come se non fosse stata compiuta un’inaudita violenza verso i cittadini, impedendo l’espressione diretta in un referendum popolare; come se, infine, qualche giorno fa l’Assessore Sacchetto non avesse unilateralmente ed in gran segreto (o almeno senza nemmeno un cenno ai consiglieri impegnati in un tavolo di lavoro da lui stesso convocato) richiamato in aula il Disegno di Legge di Giunta.
Sacchetto ha dunque deciso di inanellare l’ennesima mossa inopportuna, che niente di buono fa presagire, a questo punto, visti i precedenti, per nessuno: tanto meno per gli ultimi accaniti cacciatori piemontesi, nè per le associazioni animaliste!

16/09/13: PALIO DI ASTI 2013: ALTRO DECESSO, ALTRA COSA?

Dopo l’esordio 2012 di Fossano (CN), ecco il nuovo passo avanti di Asti nella tristissima quanto incompleta classifica di equidi morti nei palii. Questa volta, dalle prime impressioni si tratterebbe di cause dovute alle condizioni meteo, e di conseguenza del pavimento del tracciato.Sono piuttosto convinto che la vera causa passi in secondo piano rispetto al triste peso di macigno della conferma ulteriore dell’inopportunità di continuare con tradizioni vecchie, cruente e profondamente diseducative, come le corse degli animali legate a feste popolari come il Palio di Asti.

Non è accettabile, io credo, che nel 2013 esseri viventi così intelligenti, sensibili e, ahimè, indefessi nella loro fedeltà all’uomo siano sacrificati al piacere tutto umano dell’esplosione adrenalinica di uno start all’ultimo respiro o di un sorpasso in curva sul filo di lana.

La corsa, in natura, per i cavalli, rappresenta esclusivamente l’estrema ratio in caso di imminente pericolo, mentre il miglior e più intenso rapporto con l’essere umano si è evoluto in quella che viene definita “equitazione naturale”, un’attività alla pari in cui l’equilibrio e la collaborazione tra specie raggiungono il proprio apice e nulla che ha a che vedere con l’innaturale rapporto di sopraffazione presente nelle corse, soprattutto quelle che vengono organizzate in ambienti non protetti e scarsamente adatti.

Senza tema di smentita, sottolineo che è necessaria una seria riflessione, partendo dal presupposto che la sensibilità dei cittadini è di molto aumentata e non dimenticandosi che la corsa dei cavalli – o equidi – senza animali esiste già in diverse realtà nazionali, prima tra tutte quella del Palio di Lodi, autentico esempio di lungimiranza di amministratori e organizzatori che credo abbiano raggiunto un perfetto equilibrio anche con le proprie coscienze, senza rinunciare a spettacolo, festa e ottimo afflusso di spettatori.

Cosa ne pensa il Sindaco di Asti, e cosa ne pensano organizzatori e amministratori astigiani?

14/09/13: CONSIDERAZIONI SULLA SOSPENSIONE DELLA CACCIA DA PARTE DEL TAR PIEMONTE

Ho appreso con felice sorpresa la decisione del Tar Piemonte sulla sospensione dell’attività venatoria.

Spero sia di lezione all’assessore Sacchetto, si tratta di ciò che può capitare quando si vuole tutto e subito, professandosi paladini e rappresentanti di una lobby e non di tutti i cittadini piemontesi, e soprattutto cancellando con un colpo di mano un’intera legge per impedire il sacrosanto diritto all’espressione popolare – leggi:referendum –

Mi aspetto una tardiva ma necessaria presa di responsabilità su un vero confronto nel merito nelle sedi opportune, perché il vuoto legislativo, a questo punto certificato da un tribunale amministrativo, venga presto colmato!

12/09/13: COMUNICATO SUI DISSERVIZI DI TRENITALIA PER I FRUITORI DELLA CASALE-VERCELLI

Oltre che la cancellazione di linee ferroviarie (ed anche il territorio del Piemonte orientale ne sa qualcosa…), la riduzione del numero di corse, l’aumento delle tariffe e il peggioramento del servizio – ritardi, sporcizia, biglietterie chiuse -, il cittadino che per motivi di lavoro o ragioni personali decide di spostarsi in Piemonte utilizzando il treno è costretto ad affrontare un ulteriore problema: quello della confusione e dell’approssimazione del sito di Trenitalia. Il quale, per esempio nel caso del tragitto Casale-Vercelli, consiglia come itinerario di viaggio ideale o Casale-Chivasso-Vercelli, o Casale-Valenza-Novara-Vercelli.

In entrambi i casi, dunque, il sito propone all’utente un allungamento del tradizionale percorso di 10 km circa che separa queste due importanti cittadine piemontesi: l’opzione più breve non compare tra quelle segnalate al viaggiatore, sebbene certo non lo obbligherebbe ad un esborso di 6,40 euro e ad un tempo di percorrenza di due ore.
Dal servizio reale al servizio virtuale, Trenitalia continua a dimostrare il suo carattere di azienda privata e non pubblica, non orientata all’erogazione d’un servizio di qualità nei confronti dei contribuenti che pure attraverso le tasse ne ripagano una consistente parte del sempre più precario bilancio, bensì volta al profitto ad ogni costo, anche a scapito del tempo, dell’energie e dei soldi dei cittadini.
Sull’incredibile disinformazione dell’azienda sulla tratta Casale-Vercelli, oltre che sulle problematiche generali del servizio di trasporto regionale su ferro, verte l’interrogazione urgente da me in questi giorni depositata, l’ennesima, ma non ultima sull’argomento TPL.

12/09/13: CONGELATO L’AUMENTO DELLE RETTE SULL’ALZHEIMER

L’Assessore Cavallera “congela” l’adeguamento delle tariffe per i malati di Alzheimer che abrebbe dovuto intervenire dal 1o di ottobre.

Il Consigliere Regionale Fabrizio Biolè, Gruppo Misto Progetto Partecipato:“Ho sottoscrito anch’io con convinzione la richiesta di una seduta straordinaria del Consiglio per affrontare i temi in oggetto e sono soddisfatto di questa decisione dell’Assessore. Un aspetto mi lascia però molto perplesso: che ancora una volta sia necessaria la “minaccia” di una potenziale messa alla gogna pubblica per ottenere che questa Giunta semplicemente faccia lo sforzo di attuare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta Costituzionale. L’articolo 32, specificativo del 3, dovrebbe essere sempre la base per ogni politica ed ogni decisione nel campo della Salute!”

12/09/13: QUANDO LA REGIONE PIEMONTE HA INTENZIONE DI EROGARE LE RISORSE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI STUDENTI CON DISABILITA’?

In periodi di strutturale difficoltà economica e sociale, come il presente, se ognuno di noi soffre episodi di frustrazione, impotenza e scoramento, gli individui che in modo più marcato risentono delle conseguenze negative sono le persone con disabilità.
E immancabilmente in momenti di crisi, gli stessi principi universali e costituzionali di eguaglianza e pari opportunità stentano a trovare applicazione nei vari contesti, non ultimo quello della scuola.L’istruzione superiore della nostra provincia – ahimè – non fa eccezione, se si pensa che all’inizio del nuovo anno scolastico più di centocinquanta studenti che sulla carta avrebbero diritto al sostegno per le attività legate allo studio hanno dovuto invece tornare a scuola senza alcun supporto, a causa dell’indolenza delle istituzioni responsabili.La denuncia dell’inaccettabile situazione è stata in questi giorni raccolta e esternata dall’ente Provincia che ha, o meglio avrebbe, il compito di distribuire le risorse in base alle necessità territoriali, se in tempi congrui la Regione Piemonte avesse dato esecutività allo stanziamento approvato con il bilancio di un milione e trecentomila euro per il diritto allo studio.ì in Granda, ridotti comunque di più della metà rispetto all’anno passato.Così non è stato e ragazzi e famiglie stanno subendo la mancata erogazione in termini di assistenza alla mobilità, allo studio e  alle attività collaterali, come il servizio di mensa. Ho deciso di depositare subito una formale interrogazione alla Giunta Regionale (in allegato) in merito all’incresciosa situazione, affinchè il passaggio di risorse alla Provincia avvenga immediatamente, tenendo oltretutto conto del fatto che i tempi tecnici non permetteranno l’immediata fruizione del servizio al momento dell’impegno di spesa e che quindi, se anche per ipotesi il denaro venisse erogato nelle prossime ore, ancora per molte settimane il diritto all’assistenza verrà disatteso.

Ritengo inoltre il dovere di affermare che si tratta di problematiche che magari non ottengono l’attenzione dovuta, ma che veramente danno il polso del livello di civiltà di una Nazione. E anche di una Regione!

10/09/13: PRIMA CHE IL 138 VENGA DEFINITIVAMENTE ROTTO!

Si consuma proprio in questi giorni, per aver poi – ahimè – presumibilmente tristi conferme tra alcuni mesi, uno strappo non rimarginabile tra sistema partitico e cittadini italiani. Alla Camera è stato, dopo il passaggio forzato presso il Senato della Repubblica, mediante contingentamento dei tempi, licenziato un Ddl Costituzionale molto particolare.

Si tratta di una forzatura inedita e pericolosissima al preciso ed equilibrato metodo che 556 Padri Costituenti liberamente eletti sancirono per l’iter relativo alla modifica della Carta nata dai valori della Resistenza e della liberazione dal Nazifascismo.

Ad essere profondamente stravolti sono nella pratica i tempi e le modalità delle modifiche costituzionali, con accelerazioni e nomina di comitati mai previsti nella stessa Carta, e nel sistema di modifica le basi stesse della divisione dei poteri, con un Esecutivo che regge i fili di un Parlamento sempre più esautorato, e “costretto” a votare a senso unico con il solo scopo di confondere e invertire le cause con gli effetti: l’incapacità del sistema partitico di attuare i principi costituzionali con l’immaginaria inadeguatezza della Costituzione, che impedirebbe di fatto azioni incisive a chi governa e ai partiti stessi.

Intorno e contro al terribile atto di forzatura, un lento ma vivo movimento sta nascendo, un variegato mondo di cittadini, comitati e associazioni che si autodefiniscono “conservatori della Costituzione”, nel senso di custodi strenui delle cause, del merito e delle intenzioni spesso inattuate della Carta stessa.

Al di là dei lavori parlamentari, ritengo vitale che tutti i consessi istituzionali si esprimano su quello che ha le potenzialità per diventare un periodo di “riformismo pro domo sua (dei partiti)”, anzichè per l’approfondimento delle modalità con cui rendere concreti i principi universali che permeano la Carta: doveri non derogabili, rapporti tra singoli e con le istituzioni e il rispetto attivo quotidiano dei diritti universali.

Per questo, oltre a prendere parte alle nascenti realtà territoriali che si pongono l’obiettivo di evitare il “golpe morbido”, ho depositato presso il Consiglio Regionale del Piemonte un Ordine del Giorno (in allegato) che mi auguro potremo affrontare e votare al più presto, al fine di comunicare la contrarietà dell’Assemblea Legislativa piemontese al pericoloso iter ormai integralmente incardinato nelle due Camere.

A nome personale ritengo peraltro meritevole e degno di convinta adesione l’ancora destrutturato, ma determinato movimento nato ufficialmente l’8 settembre 2013 a Roma, su ispirazione diretta di molti autorevoli e rispettabili intellettuali.

Troviamo nuove modalità di attuazione dei principi costituzionali, senza dimenticare mai le basi fondamentali di equità, solidarietà e impegno quotidiano, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità!

8/09/13: INCONTRO CON LA MINISTRA KYENGE: SOTTO LA DELEGA, NIENTE?

Se ci fosse stato bisogno di confermarlo, la visita della dottoressa Kyenge ha sprizzato, a mio avviso, pochezza e mancanza di contenuti sotto molti punti di vista.

Intendiamoci: ben venga l’attenzione di una rappresentante governativa verso le problematiche territoriali, magari accompagnata da un formale momento di incontro e confronto con cittadini e rappresentanze. Però, nel caso del consesso di Saluzzo, è mancato il secondo ed è stata pessimamente coniugata la prima, a cominciare dall’escamotage alla base della tappa saluzzese della Ministra all’Integrazione, incastrata succedaneamente in testa al bagno di folla (?) con i GD braidesi.

E del maldestro incastro i convenuti hanno subìto le conseguenze fin dalle tempistiche: la brevissima permanenza della Kyenge a Saluzzo, schiacciata tra un rovinoso ritardo in arrivo – poco mancava al giro completo della lancetta – e appunto la fretta verso l’incontro molto “giovane” e altrettanto “democratico” in quel di Bra, in partenza.

In quanto ai contenuti, con tutto il rispetto per il formale mezzo A4 letto dalla dottoressa Impresa, Prefetto di Cuneo, e il vivace intervento di don Bruno Dalmasso, direttore Caritas – cui forse è mancato uno spunto critico che invece sarebbe stato adeguato -, tralasciando i comprensibilmente istituzionali discorsi della Vicepresidente di ANCI Tisi e del Presidente di Coldiretti Quaglia – ciascuno incentrato sulle istanze della propria rappresentanza -, alcuni tratti dell’intervento del Sindaco Allemano e quasi l’integrale discorso di chiusura della stessa Ministra hanno di molto abbassato il livello globale del breve incontro.

E’ molto probabile che il mio giudizio sia viziato da pregiudizi dovuti al susseguirsi di decisioni per me poco comprensibili, se non addirittura irragionevoli, da parte del Primo Cittadino – il rifiuto di un concreto intervento, a costo zero per il Comune, da parte delle associazioni cattoliche operanti sul territorio; il cocciuto trincerarsi dietro una dichiarazione di non competenza diretta, per evitare utili quanto semplici atti concreti (per esempio la fornitura emergenziale di acqua e luce ai migranti); il risibile pugno di ferro dello sgombero formale di pochi mesi fa, episodi che certo un qualche dubbio sulla totale buona fede lo fanno nascere.

Chicca di Allemano, io credo, la supercazzola espressa circa a metà discorso che suona più o meno così: “…abbiamo tentato di non incentivare i migranti a trattenersi per non essere costretti ad abbassare il livello dell’accoglienza…”, in altre parole: non abbiamo dato loro nulla per evitare di dimostrare che avremmo potuto dar loro molto poco, e infatti l’unica cosa data in modo deciso è stata la mazzata dello sgombero con sequestro di tutti i miseri arredi presenti in loco!..

Il ripetitivo discorso della Ministra mi ha invece negativamente stupito, sia perché mi sarei aspettato qualcosa in più in merito all’analisi della situazione, sia perché, pur senza pretendere una soluzione certa e pronta alla situazione strutturale, un accenno al concreto intervento sulla realtà contingente, non sarebbe stato certo pleonastico.

Ritengo intanto che abbia dimenticato parole del tono di “neocolonialismo”, “sovranità”, “approccio globale” concentrandosi sul termine “lavoro”, la cui importanza non voglio affatto sminuire neppure la metà di quanto la sua continua ripetizione è parsa fare nel diluito discorso dell’Onorevole Kyenge.

Ma forse qualche risposta specifica e strutturale alla situazione saluzzese è saltata fuori durante l’applaudita puntata in Sala Arpino a Bra, come una inelegante chiosa della Deputata Gribaudo, la più assenteista della Granda, facente gli onori di casa, ha lasciato intendere prima della dipartita della Ministra per la città della Zizzola. In tal caso lo scoprirò dai prossimi numeri dei periodici locali.

Chiudendo proprio con il concetto di “ assenza”, a partire da quella (l’ennesima!) dall’Aula Parlamentare della su citata Deputata, anche nei giorni in cui è in discussione nientemeno che la modifica della base legislativa del nostro Paese – la Carta Costituzionale -, segnalo la vergognosa e completa assenza del Governo Provinciale e di quello Regionale, col quale, per par mio, tenterò di affrontare lo spinoso argomento anche tramite l’interrogazione che ho depositato qualche settimana fa presso Palazzo Lascaris.

In ultimo da segnalare l’assenza, intesa come mancata visita, ancora per motivi di tempo presumo (sic), di Kyenge a “Guantànamo”, il significativo soprannome che è stato dato alla baraccopoli presso il Foro Boario nella quale risiedono gli esseri umani causa di tutta questa concitata e inconcludente attenzione. Mancata visita che ben si coniuga con la stizzita risposta della Ministra alla domanda diretta di uno dei ragazzi africani che hanno potuto presenziare all’incontro: “signora Kyenge, perché non sei venuta al campo a vedere in che condizioni mangiamo, dormiamo, viviamo? Per terra e senza nulla, come animali”. Provate a pensare se il soffocato “grazie” ricevuto in cambio dall’autorevole interlocutrice non racchiuda in sé buona parte della causa delle considerazioni critiche malamente espresse dal sottoscritto in questa paginetta…

6/09/13: GIORNI DI LOTTA PACIFICA CONTRO I “MALA TEMPORA

Mala tempora currunt, mai come oggi la ciceroniana sentenza si applica alla situazione socio-politica convulsa ed emergenziale che ci accompagna nella stretta attualità.I cittadini però per fortuna reagiscono, a tutti i livelli loro consentiti dagli scarsi e imperfetti istituti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento. E allora i presenti giorni si prospettano simbolicamente e fattivamente determinanti sia per quanto riguarda l’attivismo civico rispetto alle prossime scelte strutturali della maggioranza parlamentare, sia per quanto riguarda il piccolo ma devastante passo verso una nuova guerra nel Mediterraneo.

A partire da giovedì scorso, la settimana che un ampio collettivo di individui e associazioni sta dedicando alla  tutela e al rilancio dei principi costituzionali, è caratterizzata da iniziative collettive di fermo dissenso rispetto al tentativo eversivo di deroga all’articolo 138, il fragile ma determinante fulcro intorno a cui ruota la condivisione e la prudenza nelle modifiche della Carta.

Il sottoscritto è fra i cinque sottoscrittori che hanno depositato presso la Prefettura di Cuneo una stringata e precisa missiva (in allegato) indirizzata al Presidente Letta nella quale sono state palesati i presupposti irrinunciabili in una onesta discussione sulle riforma costituzionale, principi al momento ignorati in toto sia nella sostanza che nella forma dal testo della proposta licenziata in Senato e che in queste ore viene discussa alla Camera: in sintesi si rileva il forte contrasto con le modalità di modifica sancite in Carta, la contraddittoria revisione della prima parte della stessa e la non legittimità di questo Parlamento “nominato”.

Le attività in merito continueranno con un banchetto di confronto con la cittadinanza in corso Nizza sabato 7 dalle 15 e con un momento di presidio in piazza della Costituzione domenica pomeriggio. Parallelamente ho appena depositato un atto di indirizzo in Consiglio Regionale che recepisce le stesse indicazioni della lettera a Letta, sottoponendole al voto dell’Assemblea Legislativa del Piemonte.

Nel frattempo, mentre aspettiamo con forte apprensione notizie sulle decisioni di intervento militare in Siria, azioni sulle quali poco o nulla a livello decisionale possiamo come cittadini, ritengo condivisibile come moto di protesta e di richiamo dell’attenzione, oltre che come forte atto politico collettivo di comunione interreligiosa e laica, una massiccia partecipazione alla giornata di digiuno di sabato 7.
Il forte movimento di protesta pacifica e condivisa contro l’intervento militare che verosimilmente sarà alla radice dell’ennesima escalation di violenza nel bacino mediterraneo e oltre, avrà peraltro in varie città italiane un momento di riflessione e di preghiera (per chi professa una qualche fede) e a Cuneo si terrà alle 18,30 di sabato presso il centro dei Tomasini.
Per par mio aderisco formalmente e sostanzialmente al digiuno ed all’incontro.

Una spicciola autocritica mi suggerisce spesso un’esclusiva attenzione a quelle che sono di fatto le problematiche legate alla stretta competenza appartenente al ruolo istituzionale che pro-tempore ricopro, ma non è forse incontestabile la perfetta interrelazione a cascata tra decisioni strutturali sulle regole che definiscono i rapporti tra cittadini e con le istituzioni e la gestione concreta dei settori che ogni ente – ed ogni eletto – ha come propria competenza? In altri termini diventa mero esercizio di stile continuare a rattoppare e lucidare i rubinetti di casa mentre qualcuno sta meticolosamente manomettendo e inquinando l’acquedotto, o vi sembra così irragionevole?

24/08/13: INTERROGAZIONE SULL’INQUINAMENTO DEL VEGLIA DA DIGESTATO DI BIOGAS

Di pochi giorni fa la notizia di un grave inquinamento da digestato da produzione di biogas nel torrente Veglia di Fossano, affluente diretto del fiume Stura di Demonte.

Pare a causa del malfunzionamento di una pompa di un’azienda di Loreto ci sarebbe stata la fuoriuscita da una vasca di molte centinaia di metri cubi di liquame fortemente inquinante, rilevato dall’esperienza diretta di alcuni pescatori che hanno dato l’allarme all’arrivo e la diffuzione nelle acque in cui svolgevano la propria attività di una macchia scura e maleodorante di notevoli dimensioni, la quale nei giorni successivi avrebbe causato la moria di numerosi animali acquatici.

Vista la dovuta e solerte azione di rilevamento dell’Agenzia ARPA, ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente alla Giunta Regionale (in allegato) per conoscere in tempo reale lo svolgimento dell’attività e i rilievi e le potenziali conseguenze per il territorio, l’ambiente, l’ecosistema del torrente e i cittadini fossanesi.

Incidenti simili, che succedono purtroppo a cadenza costante lungo tutta la penisola, devono necessariamente interrogare amministratori e legislatori sull’opportunità di una produzione energetica così potenzialmente pericolosa come quella del biogas da digestione anaerobica.

Per rendere l’idea della pericolosità dell’evento, basti pensare che quindici giorni fa, a causa di un simile “incidente” a Civitanova Marche, con lo sversamento in un affluente del fiume Chienti di digestato da fermentazione anaerobica (che in quel caso era a monte già comunque diluito in acqua), il Sindaco ha vietato la balneazione sul litorale della cittadina, anche su suggerimento dell’Agenzia per L’Ambiente marchigiana, a causa di potenziali pericoli anche per la salute umana, oltre a quella della fauna fluviale e marina.
A fronte dell’insostenibilità economica di detta produzione – in mancanza di incentivi e certificati – vale la pena: aumentare le emissioni per la lavorazione dei terreni, aumentare la competizione alimentare – il 90% delle produzioni di biogas da deiezioni o rifiuti è infatti integrata da componenti vegetali sottratte all’alimentazione -, rendere criticha la quantità di emissioni dovute ai trasporti del materiale e soprattutto consumare indiscriminatamente grandi quantità di humus con il conseguente aumento dell’erosione e il dilavamento dei terreni agricoli, già messi a dura prova dalla scellerata cementificazione?

Io credo di no e forse il brutto episodio di Fossano potrà essere spunto di rilfessione approfondita anche a livello politico sull’opportunità di spinte incentivanti la produzione indotta di biogas, o almeno così mi auguro.

Intanto l’ecosistema del Veglia, e del tratto finale dello Stura, e i fossanesi ringraziano!

29/07/2013: “TERRORISTI” ALL’INCONTRARIO?

Stamattina ci sono state numerose perquisizioni ai danni di militanti del Movimento NO TAV, in Val di Susa  (tra cui alla Credenza, storico locale NO TAV) e a Torino. L’imputazione è attentato per finalità terroristiche o di eversione. art 280 c.1 n. 3 c.p. e artt. 10 e 12 legge 497/74.

Evidentemente la marcia pacifica e determinata del Movimento NO TAV organizzata sabato 27 luglio ha dato fastidio ai potenti, soprattutto perchè partecipata da ben 21 sindaci della Valle in fascia tricolore (più molti altri amministratori locali) che hanno ribadito la richiesta di fermare ogni violenza, cessare immediatamente la militarizzazione della valle e un tavolo di confronto dove tutte le posizioni siano rappresentate con pari dignità.

Esprimo solidarietà al Movimento che da oltre vent’anni pratica la vera democrazia partecipata e rende concreta l’idea di una nuova società, altra e possibile.

Siamo sicuri che “terroristi” ed “eversori” siano i cittadini che si organizzano a livello territoriale per rivendicare i diritti sanciti dalla Costituzione, e non coloro che – anche nelle istituzioni – la violano sistematicamente cercando perfino di demolirla, manipolando la realtà dei fatti con il controllo dei mezzi di comunicazione, criminalizzando il dissenso, reprimendo in modo violento ogni opposizione?

23/07/2013: INSOSTENIBILITA’ DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE PIEMONTESE

“Prima Cuneo, poi Alessandria, Biella, Vercelli e le altre provincie hanno subito, e stanno subendo tagli devastanti in rapporto al Trasporto Pubblico Locale. Partendo da presupposti sbagliati (unico parametro sarebbe la sostenibilità economica), Cota e Bonino fanno tagli sbagliatissimi! E’ ora di cambiare completamente paradigma per la programmazione di servizi essenziali a soddisfazione del diritto alla mobilità: il governo regionale, pur con assetti un po’ diversi, è l’altra faccia della medaglia del Governo Nazionale, che continua a sostentare grandi opere inutili, gettando alle ortiche la rete locale in sprezzo alle necessità di studenti, pendolari e di tutti i cittadini! A breve peraltro l’aumento delle tariffe sarà la mazzata ulteriore per tutti i cittadini che pretendono solo un servizio dovuto…”

17/07/2013: INADEGUATEZZA, CONFUSIONE E INGERENZE INTERNAZIONALI: ECCO IN CHE CONTESTO LA CARTA STA PER ESSERE CAMBIATA!

Ribatto volentieri agli spunti sollevati da Marco Borgogno in risposta alla mia sollecitazione di qualche giorno fa, partendo però da un dubbio: l’interlocutore ha letto integralmente la mia lettera o no? Sì, perché, anche riprendendola, non riesco a trovare un punto in cui io abbia affermato l’intoccabilità della Carta, tant’è che le mie forti critiche si limitano a sottolineare l’inadeguatezza dei metodi, dei contesti e degli attori con i quali, nei quali e per mano dei quali si sta affrontando il tema delle modifiche!

Niente di più facile del fatto che io mi possa essere mal espresso a scapito dei “molti lettori” del cui pensiero l’interlocutore si autoproclama autentico interprete, e provo ad essere più preciso: l’allarme che io sottopongo alla discussione è prettamente sui modi dell’azione di variazione e, per esteso, sulla necessaria considerazione della delicata organicità che contraddistingue la Costituzione stessa. Organicità che è però un’arma a doppio taglio, in quanto la radicale modifica di determinati passaggi nella seconda parte e successive può generare una netta impossibilità di attuazione dei principi basilari sanciti nella prima. Prova ne sia – o meglio: ne saranno – le nefaste conseguenze che dall’inserimento del pareggio di bilancio – indotto dall’UE – si manifesteranno nei prossimi anni.

Aggiungo un ulteriore elemento di riflessione che ben si sposa con l’accettazione supina dei diktat europei, e del quale pochi organi di informazione tradizionale hanno parlato: la diffusione avvenuta a fine maggio di una deprecabile nota della multinazionale finanziaria J.P.Morgan nella quale la colpa della mancata integrazione europea viene attribuita ai vincoli imposti dalla vigenza di Costituzioni nate dopo la caduta delle dittature del secolo scorso; non manca, nella nota, la conseguente ricetta per risolvere la situazione: modificare pesantemente e velocemente tali Carte, colpevoli di frenare le politiche di austerity!

Credimi Borgogno: buona parte delle negatività che subisce la società italiana oggi – e che, nella tua riflessione, tu coniughi in “eccessi”, “burocrazia soffocante”, “sudditanza dei cittadini” – sono dovute non all’inadeguatezza della Costituzione o alla sua inattualità, ma al fatto che per decenni è stata bipartisan ignorata, o peggio: strumentalizzata e concretizzata in modo parziale e utilitaristico.

Quanto poi al “vincolo di mandato” che, per inciso, attualmente è presente al mondo in soli quattro paesi, di cui solo uno europeo, la facile critica all’articolo 67 la traslerei sull’annosa mancata attuazione – tutt’altro che casuale – del 49. In altre parole: il problema tutto italiano del trasformismo è squisitamente politico e su questo la legge elettorale attuale, che sancisce la definitiva cesura tra territorio ed eletto, ha un’elevatissima responsabilità.

Non sarebbe forse più urgente allora affrontare proprio il problema della riforma elettorale, che non prevede interventi costituzionali, bensì un iter legislativo ordinario e veloce, invece di stravolgere in deroga tempi, modi e partecipazione nell’adeguamento dei principi fondanti della società italiana? Non lo ritieni un dovere inequivocabile, soprattutto se la pressione per la modifica costituzionale viene tutt’altro che dall’evoluzione della stessa società, bensì da dettami ingerenti e inaccettabili di una multinazionale finanziaria statunitense?

16/07/2013: DOPO PIU’ DI UN ANNO, FORSE SI PARTE. E CI GUADAGNAMO TUTTI!

Come avere a disposizione professionalità a vantaggio della corretta erogazione dei servizi al cittadino e non utilizzarle?
Per esempio come ha fatto l’Assessorato Regionale ai Trasporti, che, avendo l’esigenza di provvedere ad una verifica puntuale della qualità di treni, dell’efficienza e del rispetto dei contratti stipulati con Trenitalia, emana nel 2012 un bando per affidare il monitoraggio dei servizi erogati e individua formalmente un vincitore, se non che dopo più di un anno ancora l’attività non è iniziata.

Il congelamento della stessa ha comportato certamente un danno per gli utenti del servizio ferroviario che non hanno potuto usufruire di un preciso controllo e hanno potenzialmente subito inefficenze e situazioni negative in piena solitudine, così come un danno è stato subito dallo stesso ente Regione, per non parlare di quello indotto nei confronti dei lavoratori che avrebbero dovuto esercitare l’attività di cui al’oggetto.

Dalla risposta ad una interrogazione urgente (in allegato), di cui sono primo firmatario si può dire che, dopo l’anno di servizio vacante, l’Assessore Bonino conferma l’inizio a breve dell’attività, variabile necessaria per la verifica del servizio e per i presupposti dell’applicazione delle sanzioni previste nel contratto a carico del fornitore inadempiente.

Attendo dunque con ansia l’inizio sostanziale della stessa: si tratta comunque di almeno una quindicina di lavoratori che possono rendere utile alla collettività piemontese la propria professionalità!

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14/07/2013: Richiesta di una netta dissociazione dalle affermazioni dell’ex Ministro Calderoli.

 Caro Presidente,

 Coscio che sia superfluo sottolinearle i molteplici negativi pensieri sorti nella mente di centinaia di migliaia di nostri cittadini corregionali dopo la sguaiata e imperdonabile tristissima “uscita” dell’ex Ministro Roberto Calderoli, sono sicuro che vorrà al più presto dissociarsi in modo pubblico ed ufficiale e condannare incontrovertibilmente la di lui incredibile affermazione nei confronti di una donna e Ministra della Repubblica Italiana, sia in qualità di suo camerata di partito e soprattutto come Governatore del Piemonte, cioè anche mio Presidente.

 Certo della sua solerzia, richiamo l’importanza fondante della Carta Costituzionale del nostro paese, che si basa su due principi universalmente fondamentali: oltre alla precisa divisione dei poteri, il rispetto e l’affermazione dei diritti di ogni individuo, che frasi profondamente irrispettose e razziste come quella di cui all’oggetto, minano alla radice, in special modo se pronunciate pubblicamente da chi rappresenta pro-tempore una istituzione repubblicana.

 Nella breve attesa, le porgo i miei saluti

10/07/2013:  SULLA COSTITUZIONE, SUI METODI E SUL SILENZIO DEI PIU’

Com’è noto, la nostra fondamentale e copiatissima Carta Costituzionale nasce dopo la seconda guerra mondiale e la Resistenza Partigiana che portò migliaia di giovani a perdere la propria vita per liberare l’Italia dal nazifascismo. Essa è frutto di una lunga e meditata mediazione tra quelli che erano gli attori politici presenti al tempo, uniti da un solo forte desiderio: trasformare il nostro paese in una nazione libera, democratica e moderna scongiurando anche solo il rischio di ricadere in un regime totalitario e liberticida come quello da cui si era appena usciti. 

Nel tempo la Carta ha subìto numerosi ritocchi dovuti ad aggiornamenti di dettaglio che via via si sono resi necessari con l’evoluzione stessa della società italiana e delle sue esigenze, sempre rimanendo nell’alveo dei principi fondamentali (i quali sono peraltro formalmente immodificabili).

Si è dovuto arrivare al 2012 perché questo concetto di modifica in base ad esigenze interne trovasse la sua prima, micidiale eccezione: con votazione a maggioranza qualificata, dunque senza la possibilità di ricorrere a referendum popolare confermativo, il Parlamento di nominati della legislatura 2008-2013 ha ubbidito supinamente ai dettami dell’Unione Europea stabilendo il pareggio di bilancio in Costituzione, locuzione morbida per definire un’imposizione eterodiretta alla cancellazione de facto della possibilità di costruzione di politiche sociali efficienti, solidali e eque. 

E oggi, forte dello riuscito tentativo di sovvertimento indiretto dei principi fondamentali della Carta, la nuova legislatura di nominati prende coraggio e, complice buona parte dei media (silenziati e/o conniventi) sostanzialmente si autoproclama nientepopodimeno che “assemblea costituente onnipotente”. E in questa veste si inventa nuovi organi, deroga alle tempistiche di modifica costituzionale, pretende di interpretare strumentalmente la priorità di cinquanta milioni di cittadini ed infine – sfacciata beffa oltre al danno imminente – simula la propria volontà di consultarsi con la base. Una possibilità, quest’ultima, apprezzabile sulla carta, ma vergognosamente inconsistente dal momento che la storia recente d’Italia ci consegna buona parte degli esiti referendari inattuati e tutte le proposte legislative popolari ignorate tout court.

E rispetto a tutto questo, che cosa fa l’altisonante “Comitato cuneese in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza”, che si erge a paladino dei principi fondanti, se non tenta nemmeno una timida difesa del suo risultato più alto e autorevole, come la Carta fondamentale, citata – a questo punto forse a sproposito? – nella sua denominazione? Che cosa dice il Sindaco pro-tempore di un città medaglia d’oro, nel cui Municipio ha sede proprio il fantomatico Comitato, se non allarmarsi occasionalmente per l’insufficienza di risorse nei vari settori, senza apparentemente rendersi conto che “il problema sta nel manico”? Nei confronti di un’arroganza governativa così devastante nei suoi intenti, autorevoli preti partigiani sono sicuri di potersi limitare a qualche cruccio accompagnato, al solito, dall’apologia di nitidi aneddoti di settant’anni orsono? E infine come pensano di comportarsi giovani e rette rappresentanti parlamentari che hanno fatto delle loro militanze nell’Associazione Partigiani motivo di vanto e (forse) fonte di bacino elettorale, rispetto al pericolo in atto ed ai metodi inopportuni di stravolgimento dei principi civili su cui si basa la società italiana, piemontese e cuneese? 

Il dibattito è aperto e – io credo – urgente.

Intanto, per non sapere né leggere né scrivere un pugno di volenterosi cuneesi ha formato un piccolo quanto variegato nucleo di cittadini attivi e consapevoli a difesa della bistrattata e vituperata Carta, nel perfetto spirito Gandhiano dell’insignificanza quanto essenziale importanza delle proprie azioni, soprattutto visto l’assordante silenzio di chi dovrebbe essere il naturale interprete dell’istanza!

9/07/13: A BUONI PROPOSITI SI AGGIUNGA LA PREVENZIONE TRAMITE GIUSTE POLITICHE!

Come non apprezzare la proposta dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale sull’istituzione di una “Commissione Straordinaria Antimafia”, nata dal forte stimolo del Procuratore Giancarlo Caselli?

Nonostante sia molto scettico rispetto alle risultanze del lavoro della stessa (spero di essere smentito nei fatti), qualunque atto formale e sostanziale che promuova la legalità e contrasti tutte le forme di mafia è benvenuto ed ho votato a favore dell’istituzione della Commissione.

Mi auguro fortemente che l’apparente volontà bypartisan di fermo intervento nei confronti delle potenziali sacche di criminalità organizzata, possa al più presto tradursi anche in politiche preventive, che tendenzialmente evitino le potenziali situazioni in cui esse trovano terreno fertile, a partire dalle grandi opere, delle quali purtroppo il territorio piemontese è in questo momento – ahimè – triste emblema, a partire dall’alta velocità valsusina, per passare dal Terzo Valico ferroviario, per arrivare alle opere di riflesso del devastante Expo 2015…

6/07/13:  CONVEGNO FAI A TENDA SULLA CN-NIZZA

Sono stato presente alla nuova iniziativa verso la salvaguardia e il rilancio della linea ferroviaria che si è svolta oggi a Tenda in val Roya a cura del Fondo Ambiente Italia. Presenti sindaci, Regione Liguria, il vicepresidente del consiglio Alpi Marittime, la solita latitanza del governo regionale del Piemonte è ormai un’abitudine! Sottolineo in merito alla problematica che la palla è al tavolo intergovernativo che, ora o mai più, deve decidere sulle priorità: SÌ alla rete ferroviaria per tutti, NO all’alta velocità! L’apertura odierna di Letta al rifinanziamento del terzo valico ferroviario non mi fa però per nulla ben sperare…

La battaglia continuerà in tutte le sedi forte della condivisione dei cittadini piemontesi, francesi e liguri…

3/07/13: IPOCRISIA INDOTTA O INGENUITA’ PREOCCUPANTE?
In merito alla notizia secondo cui l’Istituto Storico per la Resistenza e la società contemporanea di Torino “Giorgio Agosti” avrebbe aperto un fondo di raccolta di documentazione relativa alla lotta NO TAV, non posso che apprezzare il valore di tale scelta e sostenerla vivamente, oltre che ignorare del tutto il motivo per cui qualche strumentale “cameriere della lobby delle grandi opere” si stupisca di un’attività che rispetta coerentemente il mandato che l’Istituto svolge fin dalla sua fondazione nel 1945.La creazione del fondo archivistico è infatti nient’altro che prassi e dovere a cui l’Istituto si attiene per contribuire allo studio della storia della società contemporanea, in modo da evitare la dispersione di ogni prezioso materiale.

Anche per questo le istituzioni – in particolar modo il Consiglio Regionale del Piemonte – e i singoli consiglieri che le rappresentano pro tempore, invece di stracciarsi le vesti per una non-notizia come questa, farebbero meglio a sforzarsi più spesso nel rimanere nell’alveo del loro dovere istituzionale, sostenendo, ciascuno per il proprio ruolo, il lavoro e le attività degli Istituti Storici, i quali stanno ultimamente soffrendo oltre ogni limite la mancanza di supporto economico, anche ordinario.

La farsa poi di un capogruppo di maggioranza (Lega Nord) che deposita un’interrogazione in merito, al proprio Presidente del Consiglio Regionale, salvo essere dallo stesso edotto sul nonsenso della propria azione, è da guinness dei primati!

27/06/13: COTA-PENSIERO: SPARAR(L)E AD ALZO ZERO!

Gli F-35 si faranno: l’ha deciso l’Aula della Camera, che ha approvato il documento della maggioranza Letta-Berlusconi-Monti grazie ai voti dei deputati del PD, del PdL e di Scelta Civica; contrari invece Sel, il M5S e la Lega.

Esultante però il leghista Cota, governatore della nostra Regione, nella quale si assembleranno gli F-35, perché il progetto (cit.) “porta nuovi posti di lavoro sul mio territorio”.

Niente di più falso: l’assemblaggio dei caccia multi-ruolo F-35 Joint Strike Fighter interesserà 10.000 addetti circa, totalmente assunti però tra gli 11.000 lavoratori già impegnati nella sospesa produzione del jet europeo Eurofighter Typhoon. A riferirlo era stato già nel 2012 il generale Debertolis – il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti – durante la sua audizione di febbraio alla commissione Difesa della Camera.

Zero posti di lavoro per Cameri (la cittadina nei cui hangar i velivoli saranno assemblati), il novarese e il Piemonte.

Zero lavoro, zero razionalità: a fronte di un incremento nullo dell’occupazione e degli investimenti in ricerca (“assembleare” un aereo significa infatti semplicemente metterne insieme i pezzi “progettati” e “costruiti” altrove), la spesa per ogni mezzo varierà dai 55 (stima di Deboreolis) ai 148 milioni di euro (stima dello studio sulla cui base il Canada ha recentemente deciso di abbandonare il progetto F-35), costituendo dunque un vero e proprio regalo dei soldi dei cittadini alle casse dei grandi gruppi produttori di mezzi bellici (in primis la statunitense Lockhead Martin) e ai portafogli degli azionisti loro proprietari.

Zero occupazione, zero razionalità e zero strategia: nonostante Cota affermi che il progetto F-35 sia “l’unico grande programma industriale” attualmente varato in Italia, si fa a fatica a comprendere come il governatore possa considerare tale un progetto che impegnerà risorse pubbliche pari a 14 miliardi di euro per dei bombardieri, quando lo Stato nulla fa per mettere in sicurezza scuole e strade ed anzi svende gli immobili pubblici e cancella il trasporto locale.

Il Cota-pensiero si traduce in “zero futuro” per la popolazione, le istituzioni e l’economia piemontese, il cui presente è sempre più nero. Sono sicuro che i piemontesi tutto vogliano fuorché esser presi in giro da chi propaganda che costruire caccia che uccidono uomini, donne e bambini sia una via d’uscita dalla crisi, la cui soluzione richiede invece un cambio sostanziale di paradigma … e di quella classe dirigente, quei tanti Cota che, in attesa di bombardare con i missili genti lontane continuano a bombardare la loro gente con balle, volgarità e strumentale demagogia.

25/06/13: RESISTENZA E COSTITUZIONE COLPEVOLMENTE ABBANDONATE?

Dopo poco più di due mesi la Giunta Regionale ha dato una risposta parziale alla mia interrogazione sullo stato dei contributi agli Istituti Storici della Resistenza, instancabili contesti di tutela, studio e divulgazione dei principi costituzionali e degli aspri conflitti che portarono alla loro stesura.

Essendo di fatto enti senza entrate proprie, essi sopravvivono grazie ai contributi forniti dagli enti che ne fanno parte, fungendo da insostituibili archivi, luoghi di ricerca e di valorizzazione del patrimonio storico-culturale, legati agli eventi che hanno caratterizzato la nostra regione negli anni precedenti alla Liberazione.

Formalmente: nella seconda metà di aprile 2013, gli uffici della Regione avrebbero deliberato la liquidazione in un’unica soluzione dei contributi del 2012, diminuiti di quasi la metà rispetto a pochi anni fa. Formalizzazione alla quale però, ad oggi, fine giugno 2013, non ha ancora avuto seguito l’effettiva erogazione. 

E così ci troviamo nel settantesimo anniversario della Lotta di Resistenza con più dubbi che certezze, e a sei mesi dalla fine del 2012, in attesa del concreto trasferimento delle risorse regionali relative ad attività chiuse ormai da un semestre e senza impegno concreto per  l’annualità corrente se non un laconico: “Sarà fatto ogni sforzo da parte della Giunta Regionale per assicurare analogo impegno anche per l’anno 2013”.

Mi si permetta il parallelismo: proprio nei giorni in cui porgiamo l’ultimo saluto all’ultimo Padre Costituente, impegnato sessantott’anni orsono nella redazione della nostra Carta fondamentale, nata proprio dalla Resistenza, viviamo i dubbi e l’angoscia di uno stravolgimento bipartisan dei principi della stessa, senza che molti di essi siano stati nei decenni sostanzialmente applicati. Contestualmente, la precarietà degli Istituti è sempre più percettibile e profonda, come se custodire e continuare a divulgare le contraddizioni e il successivo riscatto del nostro paese nella storia recente, fosse ormai inattuale impegno di pochi anziché doverosa responsabilità di tutti!

18/06/13: AREE CONTIGUE: PIU’ PERICOLI E RISCHIO IMPUGNATIVA!

Con l’approvazione del disegno di legge sulle aree contigue avvenuta oggi in  Consiglio Regionale, la maggioranza e buona parte dell’opposizione hanno infine permesso la caccia nelle aree cuscinetto dei parchi a tutti i cacciatori, inanellando un tris di inopportunità clamoroso: hanno ignorato la ratio da cui nasce la regola di livello nazionale che consente l’attività venatoria ai soli residenti, hanno sottoposto da oggi i cittadini che fruiscono delle aree contigue per attività puramente ricreative e ambientaliste, a crescenti pericoli provocati dalla moltiplicazione delle doppiette presenti in loco ed hanno compiuto l’ennesimo passo verso la probabile impugnativa.
Il tutto per una “malata” idea bypartisan di uguaglianza che ben ha spiegato in aula il consigliere Boniperti; i proiettili forestieri hanno lo stesso diritto di sibilare rispetto ai proiettili autoctoni!

18/06/13: GARANTE DETENUTI: NOMINA IMMEDIATA E NETTO “MEA CULPA”!
E così, dopo un mese di discussione a senso unico in aula consiliare, il capogruppo Pedrale del PDL ritira la propria firma dal Progetto di Legge di abolizione di 3 garanti, tra cui quello delle persone sottoposte a restrizione della libertà personale.

Pare che nella sua compagine si siano accorti improvvisamente della necessità della figura (tradotto: il coordinatore regionale Enrico Costa ha preso posizione esattamente contraria a quella abolizionista tenuta dal PDL fino ad oggi).

Adesso il provvedimento tornerà ad essere discusso in commissione.

Necessità e urgenza imporrebbero invece, visto il cronico ritardo con cui la nostra Regione ancora deve dare attuazione alla Legge che il garante istituì, di procedere nel più breve tempo possibile alla nomina dello stesso!
E contestualmente una forte presa di responsabilità delle forze politiche che fino ad oggi alla nomina stessa si sono opposte solo per motivi ideologici, nonostante la situzione sempre più critica all’interno della rete carceraria piemontese!

10/06/13: BENE IL PROGETTO LEVICO, MA I PARTITI BATTANO UN COLPO SULLE PRIORITA’!
A proposito dell’interessante convegno di sabato mattina sul rilancio della ferrovia Cuneo-Nizza, ho apprezzato molto la concretezza del progetto del dottor Levico e la sua apertura a collaborazioni trasversali, anche perchè mi fregio di essere stato il primo consigliere regionale di Cuneo a depositare un atto di indirizzo a salvaguardia e rilancio della linea, atto che molti colleghi hanno sottoscritto, dimostrandone proprio la trasversalità. Ritengo peraltro ottima l’idea di tentare anche la carta Unesco.

Nutro però forti dubbi rispetto all’impostazione d’approccio che la maggior parte delle forze politiche cuneesi e piemontesi dimostra davanti alle grandi problematiche relative al mantenimento ed al rilancio del TPL su ferro, inquadrato nel comparto più vasto e complesso dei trasporti e della mobilità: in ogni contesto amministrativo e di governo è compito di chi ha responsabilità di programmazione e pianificazione, l’individuazione delle priorità!

E’ forse una priorità il progetto e la realizzazione dell’autostrada Cuneo-Sisteron? A mio avviso no, per tutta una serie di motivi, non ultimo il costo: e allora perchè la stessa promotrice dell’incontro di sabato, Gianna Gancia, dichiara primaria la salvaguardia della linea ferroviaria della Val Roya, continuando periodicamente a dichiararsi favorevole ad un nuovo faraonico progetto di valico su gomma?

E’ forse prioritaria l’alta velocità ferroviaria in Val di Susa? Assolutamente no, per inutilità, potenziali danni ambientali e, non ultimi, costi spropositati: e allora come può la politica piemontese permettere la chiusura della ferrovia “delle meraviglie” – il cui valore viene indicato da stima di Levico stesso in circa 8 miliardi di euro attuali – esaltando l’irragionevole progetto “low cost” per la galleria di base del TAV, che a preventivo impegnerebbe esattamente le stesse risorse?

In una fase di cronica mancanza di liquidità, è forse una priorità il raddoppio del tunnel stradale del Tenda, che una volta ultimato sposterebbe le problematiche sui due versanti che presentano infrastrutture stradali non adeguate ai picchi di traffico che tale galleria raddoppiata attirerebbe? O non sarebbe meglio convogliare le risorse proprio sulla linea ferroviaria parallela per rimetterla in sesto e potenziarla?

E’ infine ragionevole che in una contingenza economica così precaria, una delle istituzioni cuneesi più importanti, la Camera di Commercio, continui a sostenere come prioritario vettore di trasporto un aeroporto come “Olimpica”, che sia i parametri europei che recenti atti di indirizzo governativi definiscono insostenibile per movimentazione e per posizione geografica?

Una cosa è certa: la città di Cuneo in 12 mesi ha perso la metà delle sue linee ferroviarie, cioè due su quattro. Impedirò per quanto avrò forza che anche la metà di ciò che è rimasto venga abbandonato e spero che molti condividano questa battaglia, che non fa altro che sostenere i servizi essenziali per la cittadinanza, esattamente come tenta di fare il neonato Forum Cuneese per la Mobilità, di cui orgogliosamente e convintamente faccio parte: partendo dalla definizione delle priorità!

5/05/13: PROGETTO PARTECIPATO PIEMONTE PORTA FUKUSHAME A CUNEO E TORINO

Il 6 e il 12 giugno 2013, rispettivamente a Cuneo e Torino, Progetto Partecipato Piemonte del consigliere regionale Fabrizio Biolé, presenta il docu-film “Fukushame – The Lost Japan”, diretto da Alessandro Tesei e prodotto da Teatro Primo Studio. La proiezione sarà seguita da un breve dibattito con il regista della pellicola, nel quale si cercherà anche di sottolineare le criticità tuttora presenti in Piemonte, rispetto alla filiera nucleare conclusasi a fine anni ’80.
La parola “Fukushame” è la contrazione del nome della città giapponese di Fukushima (sita sull’isola di Hunshu e abitata da circa 300.000 persone), nota al mondo per il disastro nucleare seguito alla semi-distruzione della centrale atomica di Fukushima Dai-ichi) e del vocabolo inglese “shame” (in italiano: “vergogna”).
L’11 marzo 2011, a seguito del terremoto e maremoto di Tohoku (di magnitudo 9, il più potente mai registrato in Giappone e il settimo più potente mai registrato al mondo, con epicentro a 30 km di profondità al largo della parte settentrionale dei Paese ed a seguito del quale l’asse terrestre si sarebbe spostato di circa 17 cm), uno tsunami formato da ondate successive plurime alte fino a 10 metri e veloci circa 759 km/h si è abbattuto sulla costa prospiciente la centrale di Dai-ichi, uccidendo più di 15.000 persone (cui si sono aggiunti 5.000 feriti e 4.000 dispersi) e provocando la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori dell’impianto e così determinando una fuga radioattività d’intensità paragonabile solo a quella conseguente il disastro di Cernobyl dell’aprile del 1986.
Già a partire dal giorno stesso della tragedia, tanto le autorità pubbliche nipponiche governative ed amministrative quanto i vertici della TEPC (Tokyo Electric Power Company), l’azienda proprietaria e gestrice dell’impianto nucleare, pur organizzando l’evacuazione di più di 180.000 persone hanno malamente condotto un’azione di salvaguardia della popolazione e dell’ambiente della città e della regione interessate dal disastro, poco trasparente e soprattutto non adeguata a reagire alla dispersione a macchia di leopardo di un’incalcolabile quantità di particelle radioattive pericolose per la vita dell’uomo e dell’ambiente.
A tutt’oggi, l’inquinamento radioattivo che si registra addirittura nella capitale Tokio e a macchia di leopardo in tutti il Giappone segna livelli largamente superiori ai limiti tollerabili per la salute: tale contaminazione si è naturalmente diffusa all’intero pianeta Terra.
Ragioni sufficienti per spingere il regista indipendente Alessandro Tesei a recarsi in estremo oriente sui luoghi dell’incidente e realizzare un documentario che ne spiega la cronistoria e le conseguenze – tanto quelle conclamate quanto quelle taciute – divulgando informazioni ancora sconosciute al grande pubblico e rivelando retroscena inquietanti e censurati, nonché riportando le versioni ufficiali dello Stato nipponico e del consiglio di amministrazione della TEPC per confrontarle con i dati reali e le testimonianze dei sopravissuti raccolte e filmate.
A sette mesi dal disastro, Tesei è riuscito a giungere fino a 1 km dalla centrale, penetrando dunque nella famigerata “zona rossa” nella quale per un diametro di 20 km da Dai-Ichi non è permesso a nessuna telecamera avvicinarsi.
Le proiezioni saranno due: una il 6 giugno presso il cinema Monviso di Cuneo e una il 12 giugno presso il Centro incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23; entrambe alle ore 21 ed entrambe ad ingresso gratuito.

5/05/13: FASSINO E LA SPECULAZIONE CANCELLANO L’EX DIATTO DIATTO: UN PEZZO DI STORIA DI TORINO!

Doveva accadere e così è stato:

all’alba di oggi, le Forze dell’Ordine hanno occupato “militarmente” l’edifico della Diatto ex-Snia, occupato simbolicamente dal comitato “Snia Rischiosa”,  un gruppo di abitanti del quartiere di Borgo San Paolo in segno di protesta contro la politica urbanistica  della Giunta Fassino, imperniata sul consumo di territorio, sulla cementificazione dall’alto e il non-dialogo con i cittadini.

L’imponente e lucrosa speculazione immobiliare prevista per l’area sta in questo ore demolendo l’architettura liberty d’una delle prime e più importanti fabbriche di Torino, e con essa una parte di storia della città per far posto a un complesso residenziale di 250 alloggi non popolari, di un parcheggio sotterraneo, d’un centro commerciale e d’un (micro)parco di 30×35 metri.

A gestire questa redditizia e miope operazione è il Fondo Città di Torino, il famoso strumento finanziario co-partecipato da controllate del Gruppo Prelios (già Pirelli S.p.A.) e d’Intesa San Paolo, insieme al Comune di Torino (sottoscrittore del 35% del Fondo), tramite il quale Fassino sta privatizzando una significativa parte del patrimonio immobiliare pubblico, destinata ad “entrare nel portafoglio d’investitori prestigiosi”.

Di fronte a quest’atto di cieca e sorda negazione delle fondamenta democratiche della convivenza civile con cui il Comune di Torino risponde alle istanze di partecipazione e decisioni condivise, con la polizia in difesa degli interessi di “palazzinari” e finanzieri; di fronte all’ultima dimostrazione della volontà di un Sindaco che delega a banche, fondi e multinazionali gli indirizzi di politica urbanistica; dinnanzi all’ideologia della crescita infinita del profitto incarnata dal Gruppo Prelios, da Intesa San Paolo e da chi amministra la città, è necessario che tutti i cittadini torinesi siano presenti il 18 giugno 2013 presso Palazzo di Città contestualmente alla seduta in cui il comitato “Snia Rischiosa” aveva recentemente ottenuto il diritto ad esporre le sue ragioni per opporsi alla distruzione della ex-Diatto e proporre una riqualificazione dell’area conservativa e concertata.

2/06/13: SE E’ LA FESTA DELLA REPUBBLICA, PERCHE’ A TRIONFARE E’ L’IPOCRISIA?Quest’anno il 2 giugno, “in direzione ostinata e contraria”, ho voluto utilizzare il mio status di rappresentante istituzionale pro-tempore per rimarcare quelli che ho la presunzione di sapere essere i princìpi che la maggior parte dei cittadini sente come fondanti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza: tra questi l’articolo 11 della Carta, che fortemente rimarca il ripudio della “guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“, ed il principio di solidarietà, che vorrebbe i responsabili di governo ad ogni livello uniti nel – cito le recentissime parole di un Presidente della Repubblica che pur non amo – “celebrare la solenne ricorrenza della Festa della Repubblica con la sobrietà che il momento richiede”.

Il giorno della Festa della Repubblica nata dalla Resistenza non può vedere taluni valori come preminenti, ignorandone altri: se da una parte di piazza Audifreddi, questa mattina a Cuneo, erano celebrati la “difesa della nazione”, la “disciplina” e la “forza militare”, è ora che i valori del “ripudio della guerra”, della “sovranità popolare”, della “solidarietà” abbiano la giusta dignità ed un’equa considerazione.

Piccolo gesto è stato proprio alla pubblica celebrazione di oggi, da parte mia, l’indossare la bandiera arcobaleno simbolo della pace; altro piccolo gesto di riflessione distribuire il testo in allegato alla sparuta componente di società civile presente in piazza per la Festa della Repubblica; piccoli gesti che non potevo non compiere e che hanno dato i loro frutti, che consistono in parole di apprezzamento e confronto con i cittadini che hanno voluto fare due chiacchiere sulle riflessioni che con il testo distribuito ho inteso sottolineare.

Chiudo ancora citando le parole del Presidente ma, mi si perdoni, con una nota nettamente negativa: come si può non condividere che “la fiducia potrà rinascere se le risposte – delle istituzioni – saranno coerenti e mirate in uno sforzo continuo, volto (…) a riorientare l’utilizzo delle risorse pubbliche perché possa concretamente avviarsi una nuova fase di sviluppo e di coesione sociale.” ? E contestualmente come si può ignorare che, per la maggior parte dei casi, le scelte amministrative e politiche vanno nella direzione opposte ai suggerimenti sottesi dalla lettera di Naplitano?

Forse un politica che spende decine di miliardi di euro in grandi opere dimenticandosi del diritto alla mobilità dei suoi cittadini, studenti, pendolari ha chiare le priorità?

Per caso governi che usano le risorse pubbliche per comprare cacciabombardieri anzichè manutenere le strutture scolatiche hanno anche solo la parvenza di che cosa sia il patto sociale?

Sembra forse a qualcuno che ignorare esiti referendari, capovolgere le priorità sostenendo le banche anziche lavoratori e piccole imprese, oppure permettere pilatescamente che ogni secondo che passa vengano consumati 8 metri quadrati di suolo libero rispetti in minima parte gli articoli 1, 4 o 9 della Carta Costituzionale?

Buona Festa della Repubblica a tutti!

PS: Tanto per tornare alle priorità: pensate che se tre capifamiglia rinunciassero allo stipendio della loro intera vita lavorativa, potrebbero organizzare una bellissima parata del 2 giugno!

25/05/13: PARTECIPAZIONE E IPOCRISIE IN VAL ROYA

Stamattina ero con le centinaia di cittadini che hanno manifestato a Breil a difesa della ferrovia Cuneo-Nizza. Cittadini, eletti, comitati e associazioni tutti uniti per dire no alla chiusura e per chiedere a gran voce il rilancio della linea.

Oggi l’Assessore Bonino è stata molto originale: infatti alla sua vergognosa ma prevedibile assenza ha pensato di unire una cooptazione forzosa della manifestazione da parte del suo sodale assistente Viorel Vigna, che, esprimendosi in sua vece in sprezzo dell’ordine dei ruoli, ha garantito, pare, il mantenimento delle corse attuali almeno fino all’autunno. E non si è trattato dell’unica sorpresa politica del giorno: anche rappresentanti di PD e UDC, forze integranti del governo nazionale, hanno pensato bene di manifestare incomprensibilmente contro se stessi.

Ad una fredda ma bella giornata di protesta e proposta popolare fortemente voluta dal Comitato cuneese in difesa delle ferrovie locali è mancata, almeno da parte di chi si è espresso dal palco, l’unica proposta di buon senso, l’urgente ridefinizione delle priorità nell’àmbito dei trasporti: i miliardi di risorse pubbliche destinate all’inutile alta velocità devono essere immediatamente dirottati a sostenere il trasporto locale e tradizionale!

24/05/13: PROGETTO PARTECIPATO PIEMONTE PORTA “FUKUSHAME” AL MONVISO DI CUNEO

Giovedì 6 giugno 2013, presso il Cinema Monviso di Cuneo, Progetto Partecipato Piemonte del consigliere regionale Fabrizio Biolé, in collaborazione con Greenpeace gruppo locale di Cuneo, ProNatura Cuneo e ISDE Medici per l’ambiente di Cuneo, presenta il docu-film “Fukushame – The Lost Japan”, diretto da Alessandro Tesei e prodotto da Teatro Primo Studio. La proiezione sarà seguita da un breve dibattito con il regista della pellicola, nel quale si cercherà anche di sottolineare le criticità tuttora presenti in Piemonte, rispetto alla filiera nucleare conclusasi a fine anni ’80. 

La parola “Fukushame” è la contrazione del nome della città giapponese di Fukushima (sita sull’isola di Hunshu e abitata da circa 300.000 persone), nota al mondo per il disastro nucleare seguito alla semi-distruzione della centrale atomica di Fukushima Dai-ichi) e del vocabolo inglese “shame” (in italiano: “vergogna”).

L’11 marzo 2011, a seguito del terremoto e maremoto di Tohoku (di magnitudo 9, il più potente mai registrato in Giappone e il settimo più potente mai registrato al mondo, con epicentro a 30 km di profondità al largo della parte settentrionale dei Paese ed a seguito del quale l’asse terrestre si sarebbe spostato di circa 17 cm), uno tsunami formato da ondate successive plurime alte fino a 10 metri e veloci circa 759 km/h si è abbattuto sulla costa prospiciente la centrale di Dai-ichi, uccidendo più di 15.000 persone (cui si sono aggiunti 5.000 feriti e 4.000 dispersi) e provocando la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori dell’impianto e così determinando una fuga radioattività d’intensità paragonabile solo a quella conseguente il disastro di Cernobyl dell’aprile del 1986. 

Già a partire dal giorno stesso della tragedia, tanto le autorità pubbliche nipponiche governative ed amministrative quanto i vertici della TEPC (Tokyo Electric Power Company), l’azienda proprietaria e gestrice dell’impianto nucleare, pur organizzando l’evacuazione di più di 180.000 persone hanno malamente condotto un’azione di salvaguardia della popolazione e dell’ambiente della città e della regione interessate dal disastro, poco trasparente e soprattutto non adeguata a reagire alla dispersione a macchia di leopardo di un’incalcolabile quantità di particelle radioattive pericolose per la vita dell’uomo e dell’ambiente.

A tutt’oggi, l’inquinamento radioattivo che si registra addirittura nella capitale Tokio e a macchia di leopardo in tutti il Giappone segna livelli largamente superiori ai limiti tollerabili per la salute: tale contaminazione si è naturalmente diffusa all’intero pianeta Terra. 

Ragioni sufficienti per spingere il regista indipendente Alessandro Tesei a recarsi in estremo oriente sui luoghi dell’incidente e realizzare un documentario che ne spiega la cronistoria e le conseguenze – tanto quelle conclamate quanto quelle taciute – divulgando informazioni ancora sconosciute al grande pubblico e rivelando retroscena inquietanti e censurati, nonché riportando le versioni ufficiali dello Stato nipponico e del consiglio di amministrazione della TEPC per confrontarle con i dati reali e le testimonianze dei sopravissuti raccolte e filmate.

A sette mesi dal disastro, Tesei è riuscito a giungere fino a 1 km dalla centrale, penetrando dunque nella famigerata “zona rossa” nella quale per un diametro di 20 km da Dai-Ichi non è permesso a nessuna telecamera avvicinarsi. 

Le proiezioni saranno due: una di mattina per gli studenti degli istituti superiori di Cuneo, una la sera alle 21 per tutta la cittadinanza, entrambe ad ingresso gratuito.

La scheda ufficiale del film con il trailer: http://www.teatroprimostudio.it/project/fukushame

20/05/13: CARO COPPOLA: EXILLES NON MERITA DI MORIRE PER ABBANDONO!

Inaccettabile la situazione che si è andata creando rispetto ad una delle attrazioni turistico-culturali tra le più significative della Provincia di Torino, il Forte di Exilles.
A partire dal 2000 il Museo della Montagna, attraverso una convenzione gestisce in nome e per conto della Regione, la struttura. Purtroppo però via via che le risorse regionali diminuivano, l’attività si è ridotta sensibilmente e rischia in questi giorni di interrompersi. E questo in una situazione che vede ancora lontana la liquidazione delle risorse regionali relative al contributo del 2012.

Come può una Regione come il Piemonte dimenticarsi o far finta di dimenticarsi delle proprie eccellenze, che, nella fattispecie hanno potenzialità enormi?

Come possiamo ancora una volta assistere all’abbandono da parte delle istituzioni di un contesto a favore del quale in passato si sono spesi svariati milioni di euro di risorse pubbliche?

Partendo dal presupposto che la contingenza economica non permette roboanti promesse, ho depositato presso il Consiglio Regionale un ordine del giorno che semplicemente impegna la Giunta ad un atto di buon senso: proporre e condurre un percorso di pianificazione e confronto per il futuro del Forte, ciò che spesso amministratori locali e attori direttamente competenti hanno sommessamente richiesto. Mi auguro che la proposta venga presa in considerazione seriamente e fino ad una programmazione consapevole e dettagliata!

17/05/13: LA TERRA NON SI GOVERNA CON L’ECONOMIA: A PALAZZO LASCARIS DIVERSI CITTADINI E NESSUN POLITICO REGIONALE!
Venerdì 17 maggio 2013, alle h.11, si è svolta presso la sala Viglione della sede del Consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15 la conferenza-dibattito ispirata all’appello “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo”.Relatori dell’incontro, introddotto dal sottoscritto presentatore di un Ordine del Giorno che dell’appello recepisce i principi, sono stati due dei primi firmatari di questo alto esempio di coraggio intellettuale e civile: il docente del Politecnico di Torino Angelo Tartaglia e il metereologo Luca Mercalli.La buona presenza di platea si è contrapposta alla totale assenza dei destinatari principali cui l’appello è destinato, cioè i rappresentanti pubblici a livello regionale, che non hanno presenziato nè all’illustrazione nè alla discussione successiva; cionondimeno il tentativo di portare la discussione all’interno della sede istituzionale è stato fatto, e rappresenta solo il primo passo cui molti seguiranno.

Ad oggi il prossimo importantissimo appuntamento sull’argomento è il Convegno Internazionale organizzato presso la sede del Politecnico di Torino per fine ottobre.

16/05/13: “IDIOZIE” DEL XXI SECOLO A LIMONE PIEMONTE: ABBATTERE FAGGI SECOLARI PER FAR POSTO A BOX AUTO
Quando alcune settimane fa depositai un’interrogazione urgente che chiedeva alla Giunta una presa di posizione in merito alla potenziale cancellazione di un bosco di faggi quasi secolare in quel di Limone Piemonte, al fine di fare spazio ad una serie di rimesse per auto interrate, avrei immaginato scarsa solerzia da parte della Regione e tempi biblici per avere una risposta per quanto di propria competenza, in merito alla questione.

Invece mi sbagliavo: la risposta è arrivata relativamente in fretta; ad essere poco soddisfacente è però il merito dellla stessa, che, come molte volte succede, preferisce nascondersi dietro dettagli e riferimenti legislativi, più che esprimere concetti chiari e netti in merito all’inopportunità della devastazione di cui all’oggetto!

Come sempre la ricostruzione della vicenda, appendice di molte risposte ad interrogazioni, spesso utile solo per allungare il brodo, è ineccepibile; ma temo che a nulla serva la paginetta di compitino precisino prodotta dalla Giunta, nel momento in cui è palese la volontà di ignorare alcune considerazioni dell’interrogante.

Cionondimeno, l’istanza recepita da più associazioni ambientali e condivisa da buona parte della cittadinanza limonese e non solo, ha la dignità e l’importanza per essere mantenuta ad un alto livello di discussione e di attenzione.

Ancora una volta, come nel momento in cui scrissi l’atto di sindacato ispettivo, mi rivolgo personalmente al Sindaco di Limone Piemonte, affinchè valuti attentamente l’inopportunità di cancellare un importante, utile e monumentale presidio arboreo messo a dimora generazioni fa, per cedere ad una mera speculazione edilizia a protezione di un pugno di automobili!

15/05/13: COMMEMORARE AGNESE BORSELLINO: SI? NO? DA STABILIRE TRAMITE REGOLAMENTO!

Dopo gli approfondimenti, annunciati in occasione della mia “scandalosa” richiesta di commemorazione di Agnese Borsellino, e analiticamente svolti dall’Ufficio di Presidenza, è stato snocciolato oggi l’elenco dei cittadini che negli anni il Consiglio Regionale ha ritenuto degni di commemorazione ufficiale in sede di seduta d’Aula.

La conclusione del Presidente Cattaneo, dopo la valutazione delle richieste accettate e quelle non accettate (una su tutte la scrittrice Oriana Fallaci, ma anche Marco Biagi e Vittorio Arrigoni), è stata che, sia la mia richiesta sul minuto di silenzio in onore di Agnese Borsellino, sia quella della collega Franchino per la stessa azione a ricordo della dipartita di Giulio Andreotti – la stessa Franchino ha di fatto chiesto una forte distinzione tra le due istanze (sic.) – momentaneamente non saranno accolte.

Nonostante io abbia fermamente reiterato la richiesta di commemorazione per la prossima seduta di Consiglio, richiamando la ragionevole evoluzione di tutte le prassi, e quindi anche di quella del Consiglio relativa alle commemorazioni, la conferenza dei capigruppo ha stabilito di definire, tramite precisa proposta di regolamento, le richieste di commemorazione accettabili o meno, in modo che in futuro si possa stabilire ex lege chi ne sia degno e chi no…

14/05/13: CODICI IDENTIFICATIVI SULLE DIVISE: PDL, LEGA E UDC NO, PD BOH!
Durante la discussione della proposta di legge al Parlamento numero 260 da me sottoscritta, in merito all’apposizione dei codici identificativi sulle divise delle Forze dell’Ordine, abbiamo assistito alla fiera delle banalità strumentalizzanti!

Un centro destra ad assetto variabile che, confondendo lo spirito di una legge generalista con episodi puntuali e precisi e talmente recenti da non aver avuto il tempo di analizzarli, vota no a prescindere dal merito della discussione.

Un Pd che adduce motivazioni raffazzonate e ipocrite per giustificare la propria non partecipazione al voto: il partito che ha la maggioranza relativa pur risicata a livello nazionale, e che, volenti o nolenti, esprime l’attuale Presidente del Consiglio ha deciso di non esprimersi per manifestata “…incompetenza…” (Gariglio).

Bruttissima pagina di Consiglio, con una sola conseguenza: il Consiglio Regionale, per la seconda volta a stragrande maggioranza ignora una ufficiale e perentoria richiesta compresa nel comma numero 192 della Risoluzione del Parlamento europeo del 12 dicembre 2012 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea!

14/05/13: LA TERRA NON SI GOVERNA CON L’ECONOMIA

 LA TERRA NON SI GOVERNA CON L’ECONOMIA: VENERDI’ NE PARLIAMO A PALAZZO LASCARIS CON LUCA MERCALLI E ANGELO TARTAGLIA

Venerdì 17 maggio 2013, alle h.11, si svolgerà presso la sala Viglione della sede del Consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15 la conferenza-dibattito ispirata all’appello “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo”:

http://www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp

Relatori dell’incontro saranno due dei primi firmatari di questa alto esempio di coraggio intellettuale e civile: il docente del Politecnico di Torino Angelo Tartaglia e il metereologo Luca Mercalli.

L’appello è un manifesto di condanna all’egemonia culturale dominante tanto nel dibattito scientifico quanto in quello pubblico tout court: un dibattito drogato da media compiacenti al potere e perciò incentrato sull’idea di crescita infinita del profitto e del consumo delle risorse del pianeta. Tartaglia, Mercalli e gli altri 458 firmatari dell’appello (ultimo in ordine alfabetico un altro piemontese: il professore del Politecnico Massimo Zucchetti) chiedono l’apertura di un confronto informato e aperto, per avere la possibilità di dimostrare e spiegare quanti e quali dati siano da tempo a disposizione sia dei cittadini per capire che i limiti dell’uomo, della società e dell’ecosistema non possono essere compatibili con il capitalismo finanziario globale oggi in crisi, sia dei governanti per risolvere tale crisi adottando politiche fondate sulla riorganizzazione del nostro modo di pensare produzione e consumo.

Di fronte al dramma della nostra modernità, venerdì mattina Tartaglia e Mercalli dibatteranno con il pubblico dopo l’introduzione del consigliere regionale Fabrizio Biolé di Progetto Partecipato, firmatario di un ordine del giorno che recepisce l’appello, non solo di cultura, economia, politica e società ma innanzitutto della vita e del futuro.

13/05/13: NON CE NE FACCIAMO NULLA DI ALTISONANTI DICHIARAZIONI: VOGLIAMO DATI E STRATEGIE!
Anche se le rassicurazioni sono arrivate nelle ore scorse da parte del Ministro Lupi in persona, oltre che da parte di Cota, o forse proprio a causa di queste mediatiche e vaghe rassicurazioni, sono ancora preoccupato, e molto, del futuro della linea Cuneo-Nizza.Il Ministro Lupi sarà in Piemonte la prossima settimana, con l’intenzione dichiarata di rassicurare Sindaci, Consiglieri e popolazione a proposito del ripristino delle somme per le compesazioni promesse come contrappeso ai danni che il cantiere dell’alta velocità ha causato e causerà al territorio; per contro l’Assessore Bonino è stata pochi giorni fa a Roma a battere cassa rispetto al malandato comparto del Trasporto Pubblico Locale.Le successive rassicurazioni mi preoccupano, come accennato, in quanto le enormi contraddizioni riscontrabili nella coalizione del governo nazionale fanno presagire un’ingessatura che mal si adatta alle complesse emergenzialità tipiche del contesto attuale.

Onde mantenere costantemente alta l’attenzione su una problematica che ha portato ormai migliaia di cittadini a sottoscrivere le petizioni online per la tutela ed il rilancio della linea ferroviaria, ho depositato oggi un nuovo atto di sindacato ispettivo affinchè le carte vengano palesate e sia possibile conoscere nel dettaglio idee, strategie e rogrammi dell’Assessorato ai Trasporti a proposito della Cuneo-Nizza.

Nel frattempo, di concerto con il Comitato in Difesa delle Ferrovie Locali di Cuneo, parteciperò alla manifestazione popolare che si terrà a Breil il 25 maggio per difendere il nostro treno (per chi vuole, si parte in treno da Cuneo alle 8,43)

Non mi basta sentire l’Assessore Bonino che nega una sua eventuale volontà di chiudere la linea: anche l’omissione di soccorso nel nostro ordinamento è un grave reato, non è necessario essere gli assassini materiali per determinare la morte di qualcuno (o di qualcosa). Non mi accontento inoltre di sapere dai giornali che la sua importanza sia riconosciuta da tutti e a tutti i livelli: i cittadini piemontesi non mangiano dichiarazioni, non si curano con le dichiarazioni e non esercitano il proprio diritto alla mobilità con le dichiarazioni!

9/05/13: PARTECIPAZIONE ALLA MARCIA NO INC DA BEINASCO A TORINO

Il Gruppo Progetto Partecipato aderisce e partecipa alla marcia in sostegno alla lotta contro l’inceneritore del Gerbido e nell’ottica della strategia Rifiuti Zero, che si terrà sabato 11 maggio da Beinasco a Torino. Il ritrovo per tutti è in piazza Dolci a Beinasco per le h 14.30, da dove ci si muoverà verso Torino, attraversando Corso Orbassano, via Filadelfia, Corso Agnelli, l’arrivo è previsto in Piazza d’Armi a Torino.

Il fondo Progetto Partecipato ha aderito al sostegno economico della campagna “5 € per difenderci dall’inceneritore” proposta dal coordinamento No-Inc e relativa al monitoraggio del deposito di sostanze tossiche e metalli pesanti nei tessuti umani.

Inoltre sollecito tutti i cittadini torinesi e piemontesi, attenti all’ambiente, alla salute e alla corretta gestione dei rifiuti, a partecipare alla marcia e a sottoscrivere la Legge d’Iniziativa Popolare “Rifiuti Zero”.

 

8/05/13: SULLA COMMEMORAZIONE SI AGNESE BORSELLINO DA ME RICHIESTA, LA PRESIDENZA, INCALZATA DALLA MAGGIORANZA, PRENDE INOPINATAMENTE TEMPO

In segno di massimo rispetto nei confronti di Agnese Borsellino – una donna che, sia prima e dopo la morte del marito, ha giocato un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia – oggi ho trasmesso al Presidente del Consiglio Regionale Cattaneo formale richiesta di dedicare un minuto di silenzio in suo onore e ricordo durante la prossima seduta del Consiglio Regionale.

La richiesta è peraltro stata condivisa e sottoscritta da diversi colleghi.

Se non che, durante la conferenza dei Presidenti di Gruppo, da parte di alcuni capigruppo della maggioranza si è immediatamente creata una sorta di velato ostruzionismo rispetto alla doverosa richiesta.

Giuro che se non fossi stato fisicamente presente alla discussione, mai avrei creduto possibile una siffatta melina su una piccola azione così nettamente opportuna: dopo il “fastidio” espresso da Carossa (Lega Nord) e da Burzi (Progett’Azione), Franchino (Pensionati) ha contrapposto, seduta stante, la stessa richiesta in onore però della dipartita del senatore Andreotti – figura sulla quale permangono forti dubbi di vicinanza al contesto che proprio l’azione civile e l’attività del Giudice Borsellino e della consorte recentemente scomparsa, hanno convintamente e perennemente combattuto.

Il Presidente Cattaneo ha dunque deciso di prendere tempo nel merito di una richiesta che, oltre che legittima, mi è sembrata doverosa e pienamente rappresentativa del sentire comune dei cittadini italiani e piemontesi!

Parafrasando la forte espressione pronunciata in una delle ultime espressioni pubbliche dalla stessa Agnese Borsellino, che invocava a gran voce la resurrezione della città di Palermo, ritengo che anche “questa nazione e questa regione debbono risuscitare”, anche se sinceramente con una classe dirigente che esprime dei dubbi sull’onore e il ricordo da dedicare a figure di peso ed emblematiche come la vedova di Paolo Borsellino, sono piuttosto pessimista sulla tempistica con cui questo avverrà!

3/05/13: FINANZIARIA 2013 E BILANCIO DI PREVISIONE: UNO PEGGIO DELL’ALTRO!

Infine la inopinata finanziaria 2013, con allegato bilancio previsionale, è stata, con più di tre mesi di ritardo, approvata. Praticamente nessuna richiesta delle opposizioni è stata accolta, tanto meno quelle che in qualche modo avrebbero rappresentato seppur piccoli risparmi.

Dal prossimo anno si è sancito l’aumento della tassazione, con l’aliquota IRPEF; strutture fallimentari, e anzi costose, come le federazioni sanitarie vengono fatte ignavamente sopravvivere; la spada di Damocle pur momentaneamente spuntata del Fondo Immobiliare Sanitario continua a pendere sulla testa dei piemontesi.

E ciliegina sulla torta, a latere dei drastici tagli alle politiche sociali, alla cultura e al diritto allo studio, la grande confusione sul TPL, con dichiarazioni divergenti da Assessori diversi, mette ulteriormente in difficoltà pendolari, operatori e amministratori.

Come sottofondo la solita, perenne e cocciuta volontà di non ridefinire le priorità, continuando ad usare vecchi metodi per problemi attualissimi!

2/05/13: BONINO SUL TPL: NUMERI CASUALI E SPREZZO DEL CONSIGLIO…
Dopo la richiesta più volte reiterata dai gruppi di opposizione rispetto ad un’informativa sulla programmazione del Trasporto Pubblico Locale, oggi finalmente l’Assessore Bonino ha effettuato la comunicazione in aula, ripetendo pedestremente i dati che, guarda caso, da 36 ore sono presenti sui giornali. Anzi: i dati riscontrati sui media scendono molto più nel dettaglio…Questa è diventata la modalità di alcuni Assessori di confrontarsi con il Consiglio Regionale: entro le ore 6 del 3 maggio dovremmo chiudere forzatamente la discussione di finanziaria e di bilancio, a causa dell’assurdo contingentamento dei tempi voluto dalla maggioranza e suggellato dal Presidente Cattaneo, ed ancora, soprendentemente, a distanza di 5 minuti uno dall’altro, l’Assessore al Bilancio Pichetto Fratin smentisce la stessa Bonino, e di conseguenza gli stessi articoli di giornale stampati il 1° maggio.

Nella sostanza: a 15 ore dalla coatta chiusura della discussione del bilancio consiglieri, cittadini e operatori non hanno nessuna certezza sui numeri del TPL e la stessa Giunta si contraddice al suo interno!

Inaccettabili e ridicoli!

23/04/13: PRESIDIO A SALVAGUARDIA DELLA CUNEO-NIZZA: PRESENTE!
Stupito in senso positivo dall’azione convinta del sindaco Borgna, che ha assunto l’impegno di capofila a lui affidato dall’assemblea trasversale di lunedì 11 aprile presso il Salone d’Onore del Municipio di Cuneo, lunedì 29 sarò anch’io in Piazza Castello al presidio in difesa della linea Cuneo-Nizza.Ho poche settimane fa depositato in Consiglio Regionale, per primo, un ordine del giorno sottoscritto anche da colleghi dell’opposizione e della maggioranza, che chiede di salvaguardare la linea, la cui inaccettabile chiusura è stata ventilata da parte dell’Assessorato ai Trasporti.
Sarà, io credo, un momento importante per poter ribadire le priorità sulle politiche trasportistiche che io individuo nel TPL su ferro e su gomma, a scapito dei milionari investimenti sulle grandi opere, TAV Torino-Lione in primis.

Da parte mia ritengo di non dovere sventolar bandiera bianca nemmeno sulle linee ferroviarie che la città ha già perso: la Cuneo-Saluzzo e la Cuneo-Mondovì; per questo sollecito il Sindaco Borgna a richiedere alla Regione un ripensamento sulle drastiche cancellazioni dell’anno scorso: non è mai troppo tardi!

16/04/13: LA TERRA NON SI GOVERNA CON L’ECONOMIA! NEMMENO IN CONSIGLIO REGIONALE!

Martedì 23 aprile alle 13 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris presenterò alla stampa, alla presenza di Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana e dell’ingegnere Angelo Tartaglia, Professore di Fisica al Politecnico di Torino, il mio Ordine del Giorno (sottoscritto già da diversi altri colleghi consiglieri, quali Monica Cerutti, Tullio Ponso, Angela Motta)  “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi della natura prevalgono su quelle dell’uomo”, col quale intendo impegnare il Consiglio Regionale ad affrontare finalmente la non più rimandabile questione posta nell’omonimo appello a gennaio 2013 da più di 460 docenti e ricercatori italiani attivi nel Paese e all’estero, primi tra tutti proprio Mercalli e Tartaglia.

L’appello costituisce, a mio avviso, un esempio di alta onesta intellettuale e grande coraggio – circostanza rara in questo periodo di oscurantismo culturale e tecnicismo istituzionale – perché rompe il lungo, assordante silenzio sullo stato della situazione globale nell’attuale epoca storica.

Si tratta di una situazione allarmante e in rapido deterioramento, considerando le principali tendenze generali in corso come: l’aumento della popolazione, il riscaldamento climatico, la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse, l’instabilità politica, la carenza alimentare, la distruzione di suolo fertile, l’accumulo di rifiuti tossici e l’inquinamento persistente nell’aria, nelle acque e nei suoli oltre alla scarsità d’acqua potabile.

Significativamente, l’appello contiene anche una denuncia chiara del dominio culturale del dogma della crescita: crescita della finanza come unica modalità di progresso, crescita della ricchezza come forzata unità di misura del benessere, crescita della produzione come unico rimedio alla delocalizzazione, crescita dei consumi come unica soluzione allo smantellamento industriale.

Nonostante la complessità e la quasi irreversibilità dei processi in atto nel mondo sociale e naturale, la  crescita è, infatti, in ogni campagna elettorale e nelle dichiarazioni ufficiali prospettata come l’unica soluzione possibile ed efficace alla crisi in atto.  

In disaccordo con il pensiero unico “crescista”, Mercalli, Tartaglia e gli altri firmatari auspicano e chiedono di prendere in considerazione un radicale cambio di paradigma culturale. In particolare, come ripreso dal mio Ordine del Giorno relativamente al’istituzione di competenza, propongono di aprire un dibattito pubblico, rigoroso e documentato sulla situazione, anzitutto riconsiderando un punto di vista ad oggi sistematicamente e volontariamente escluso dal dibattito main-stream dei media: quello della decrescita.

Il concetto che più intendo sottolineare è la solo apparente aleatorietà dei concetti espressi nell’appello, rispetto alla contingenza legata alle grandi problematiche che affliggono la società piemontese e italiana: niente di più falso! Cambiare punto di vista come rappresentante istituzionale, così come cittadino, rende molto più affrontabili anche le questioni più concrete, non fosse altro che per le soluzioni “laterali” che in questo modo si riesce ad elaborare.

L’invito è dunque per martedì 23 aprile alle 13 in Sala dei Presidenti, via Alfieri 15, Torino.

13/04/13: VOGLIAMO TUTTI I DETTAGLI SUL PERCOLATO RADIOATTIVO!
Nonostante per ben due volte i cittadini  italiani (e i piemontesi) si siano espressi contro lo sviluppo della filiera elettronucleare, è importante sottolineare continuamente che le conseguenze della filiera conclusasi negli anni ’80 sono ricadute, ricadono e, ahinoi, ricadranno ancora per molti lustri sulla salute, sull’ambiente e sulle casse pubbliche!
Mai è stato definito dai governi succedutisi in questi trent’anni un deposito definitivo su suolo italiano; treni speciali con scorie e residui attraversano costantemente nottetempo i territori del nord Italia alla volta ora della Gran Bretagna, ora della Francia, ora degli Stati Uniti; il rischio di un disastro di dimensioni apocalittiche, dovuto alla presenza del 90% dei residui di filiera sulle rive della Dora, a Saluggia, in provincia di Vercelli, è sempre in agguato, dopo essere stato miracolosamente scongiurato durante le alluvioni del 2001.
Nessun piemontese si può dire sicuro, nessun territorio della nostra regione è matematicamente salvo in caso qualche cosa andasse storto. Appena di giovedì scorso la notizia allarmante di perdita di liquido da una vasca, la WP719, dello stabilimento Eurex. Qui è stoccato il materiale liquido, il più pericoloso perchè difficilmente contenibile, quello che desta la preoccupazione più grande nella popolazione tutte le volte che sul territorio si abbattono delle piogge abbondanti.
Non è una novità la pericolosità e l’emergenzialità della situazione. Piuttosto l’elemento nuovo è che al limite massimo di riempimento della vasca, dovuto appunto alle precipitazioni atmosferiche succedutesi, si aggiunge il rinvenimento di due fessurazioni nella parete della stessa, dalle quali sta fuoriuscendo liquido con tracce di Cesio e Americio il quale, giocoforza, percola sul suolo circostante.
Come rappresentante istituzionale pro tempore, sono veramente idignato e molto preoccupato per le eventuali conseguenze, per questo depositerò immediatamente una interrogazione urgente all’Assessore Ravello. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa è successo, che cosa non si è fatto, che cosa attendersi come conseguenza della fuoriuscita di liquido radioattivo. E la Regione si deve rendere conto che diventa ormai imperativo risolvere una volta per tutte la questione nucleare piemontese, alla radice, con programmi ben definiti ed è intollerabile che centinaia di migliaia di cittadini siano costantemente nel terrore che un semplice temporale possa irrimediabilmente contaminare i pozzi dell’acquedotto del Monferrato, uno dei più importanti della nostra regione!
09/04/13: GIU’ LE MANI DALLA CUNEO-VENTIMIGLIA: IL CONSIGLIO SI ESPRIMA…
Come preannunciato alcuni giorni fa oggi ho depositato un atto formale a salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia. Vista la calendarizzazione dei lavori e la trasversalità delle prese di posizione in difesa della tratta, anziché un’interrogazione ho deciso di presentare un ordine del giorno che è stato sottoscritto dai gruppi di Sel, Idv e Udc, oltre al collega Toselli del PdL e che è stato inserito nell’ordine del giorno del Consiglio Regionale.
Senza nessuna velleità di primogenitura, ho ritenuto urgente trasformare quello che è una volontà ormai condivisa da cittadini, sindaci, consiglieri, commercianti, enti in un atto che esprima contrarietà all’assurda e deprecabile  ipotesi.
La storia della linea vorrebbe l’anno in corso come ricorrenza del centocinquantenario deLl’arrivo della ferrovia a Tenda; non c’è peggior prospettiva che vedere invece la chiusura potenziale dell’intera tratta.
Sono sicuro che con l’impegno di tutti gli attori coinvolti si riuscirà a trovare una programmazione ad ampio respiro per ravvivarla e rilanciarla, rendendola turisticamente più appetibile (le potenzialità ci sono), in un futuro prossimo che vedrà giocoforza un ritorno all’incremento del trasporto locale su ferro, modalità di gran lunga più sostenibile e praticabile rispetto alla gomma, o quantomeno un’equa interrelazione tra le due modalità di trasporto.
Mi auguro che la Giunta, pur nelle difficoltà di cassa tenga conto del valore popolare, cuturale, turistico e commerciale della linea Cuneo-Ventimiglia e si attivi di conseguenza, anche perché non si tratta di una battaglia di parte: come tutti sanno anche rappresentanti di forze politiche che sostengono la maggioranza regionale hanno preso netta posizione negli ultimi giorni.
Per il supporto al TPL , le risorse a livello nazionale ci sono, basta scegliere le giuste priorità!
04/04/2013 – Smart Mob a Palazzo Nuovo per il diritto all’accesso ai testi universitari: presente!
Questa mattina ho partecipato allo Smart Mob organizzato dal collettivo studentesco C.U.T. a Palazzo Nuovo presso la sede universitaria.
A seguito della chiusura e sigillatura di numerosi centri copie torinesi, decine di studenti, a causa dell’impossibilità economica per l’acquisto dei testi, stanno rischiando di non poter sostenere esami a breve scadenza.
Il problema è strutturale e va risolto a livello ministeriale, anche se il pronunciamento quasi unanime del Consiglio Regionale pochi giorni fa su un Ordine del Giorno firmato trasversalmente è un segnale molto positivo per spingere il neo-Assessore Riccardo Molinari all’indizione di un tavolo cui siedano editori, docenti, studenti e titolari di copisterie al fine di una rapida risoluzione della situazione contingente, insieme alla devoluzione di risorse straordinarie al sistema bibliotecario universitario, in modo che sia garantito di fatto il diritto all’accesso alla conoscenza ed allo studio. Soprattutto in un momento in cui la realtà dello stesso E.Di.S.U. piemontese viene compromessa dalla mancanza di risorse.
Il Consiglio Regionale c’è! Le forze politiche a livello nazionale e il Ministero facciano la propria parte…

03/04/2013 – GIOVEDI’ A TORINO E’ MANCATA L’UNICA PAROLA D’ORDINE: SI’ TPL, NO TAV!

Giovedì mattina ho presenziato come rappresentante regionale, oltre che come pendolare, all’incontro indetto presso la sede della Provincia di Torino dall’ANAV Piemontese, che ha convocato i Sindaci e gli amministratori provinciali della regione per definire le priorità attuali del sistema trasportistico piemontese.A seguito dei dati snocciolati la settimana scorsa dall’Assessore Barbara Bonino si paventerebbe un taglio, a metà anno, del 35% delle risorse per il TPL, mossa che decreterebbe la sicura distruzione della rete trasportistica con inimmaginabili ripercussioni per pendolari e studenti, oltre ad un abnorme esubero del personale addetto.

Già nell’anno passato il territorio ha subito la cancellazione di quattordici linee ferroviarie, e l’intenzione di Cota e Bonino darebbe il colpo di grazia al settore, che con un ammanco di oltre 100 milioni di euro crollerebbe in breve tempo portandosi dietro indotto e la cancellazione di servizi essenziali.

La scaletta blindata degli interventi, e il copione già scritto e riscontrabile nei discorsi di personaggi funzionali al sistema come il Presidente Antonio Saitta o il Sindaco Piero Fassino, ha centrato il proprio obiettivo: codificare una condivisibile battaglia per il mantenimento del servizio di trasporto, senza scoperchiare troppo le enormi contraddizioni, nè fornire alternative essenziali nel momento di carenza di risorse come il presente: nessuno ha infatti delineato l’imminente crollo della mobilità privata,ormai codificato da molti; nessuno ha saputo (voluto?) traslare la discussione da mera opposizione ai tagli della Giunta Regionale verso la necessità di una pianificazione trasportistica efficace a livello nazionale, nella quale il TPL ritorni basilare e prioritario e le carrettate di miliardi spesi per la presente, e soprattutto la futura – e inutile e devastante – alta velocità ferroviaria, vengano definite per quello che sono: inopportune e clientelari; nessuno infine, causa il palese uso elettoral-feudale che se ne fa periodicamente, ha accennato all’inopportunità e all’insostenibilità di una rete aeroportuale che, per rimanere nel settore trasportistico, ci porta ad avere in Italia uno scalo ogni 50 miseri chilometri…

Se dunque da un lato è rilevante la presenza di centinaia di fasce tricolore, si tratta di un’ennesima occasione perduta, subita dai cittadini che, nonostante tutto, fruiscono quotidianamente dei servizi di TPL e subdolamente voluta da chi non ha alcun interesse a trovare un vera impostazione a lungo termine, perchè non vuole, ma soprattutto perchè le lobbies che sulle grandi opere speculano, non glielo permetterebbero!
02/04/2013 – SINDACO REVELLI, ASSESSORE QUAGLIA: SIAMO ANCORA IN TEMPO A SALVARE IL BOSCO DI LIMONE PIEMONTE!
Ormai da un mese si stanno raccogliendo le sottoscrizioni contro la distruzione del cosiddetto “bosco di faggi di Limone Piemonte” e il numero di firmatari ha superato il migliaio.
La spada di Damocle della devastazione del bosco, a beneficio di una bella sfilza di box auto interrati, è sempre pendente, pronta a calare e cancellare un ecosistema ampio migliaia di metri quadrati, sedimentatosi in più di ottant’anni e che assolve a molte funzioni che gli antichi limonesi ben avevano intuito e indotto, non ultima quella di difesa acustica e visiva delle case dalla ferrovia.
Non è detto che se un’azione è consentita dalla legge, sia assolutamente necessario porla in essere e tanto più gli amministratori della cosa pubblica dovrebbero tenere a mente le priorità e il rapporto del costruito con l’ambiente naturale, per quanto di origine antropica.
In questo caso pare però che le interpretazioni della Giunta Comunale – Sindaco Revelli: ripensaci! – siano piuttosto “elastiche”, in quanto la Variante al Piano Regolatore che si rifà alla Legge Regionale 4 del 2009 pretenderebbe di adottare il principio legislativo in esso contenuto secondo il quale il bosco sotto tutela può essere “spostato” qualora si ravvisino ragioni di pubblica utilità.
Siamo al capovolgimento della realtà: la “pubblica utilità” di autorimesse ad uso “privato” sovrasterebbe la “pubblica utilità” di un centenario bosco di faggi sani e maestosi…
Ma nessuno ha pensato che un ecosistema così strutturato difficilmente potrà essere “spostato”? E che soprattutto tra ottant’anni – tempo minimo per pemettere al nuovo bosco di raggiungere la complessità attuale – probabilmente i nostri cari box auto saranno inservibili da decenni, sempre che realisticamente i nostri figli o nipoti avranno ancora auto da infilarci dentro?
Ci viene per fortuna in aiuto la Carta Costituzionale, che all’articolo 9 prevede la tutela del paesaggio e del patrimonio storico.
Con l’interrogazione urgente da me depositata cerco di stimolare l’Assessorato regionale competente affinchè l’esame degli aspetti paesaggistici della realizzazione, possa essere il più possibile oggettivo, anche sulle priorità tra tutela e disboscamento, che fortunatamente dipendono da leggi di natura sulle quali le leggi umane non potranno mai avere il sopravvento!
29/03/2013 – LA CUNEO-VENTIMIGLIA NON SI TOCCA!
Dopo il massacro eseguito dalla Giunta Regionale sulle linee ferroviarie cuneesi l’anno passato (ricordo che solo Cuneo città ha perso la metà delle linee che ad essa afferiscono), da alcuni giorni si paventa il colpo di grazia: la chiusura graduale del servizio ferroviario della linea Cuneo-Limone-Ventimiglia.
A rappresentanti dei partiti principali che si stracciano le vesti per la triste prospettiva, voglio ricordare che i mancati trasferimenti nazionali al TPL sono stati sanciti dal Governo Monti (PD-PDL-UDC) e che nessuna delle forze politiche a suo sostegno ha mai voluto confrontarsi su una pianificazione delle politiche nazionali sui trasporti che determinasse le priorità vere.
Buona parte delle risorse pubbliche del comparto sono infatti state sistematicamente dirottate sull’alta velocità, con gli inconcepibili effetti di tipo economico – linea AV Torino-Milano costo totale 7,8 miliardi di euro – e devastanti effetti dal punto di vista ambientale – 57 chilometri di torrenti, 73 sorgenti e 45 pozzi prosciugati -.
Nei prossimi giorni depositerò un’interrogazione urgente all’Assessore Bonino per conoscere le vere prospettive cui i pendolari e i turisti del territorio andranno incontro secondo le previsioni dell’assessorato.
I lavori per la storica e importantissima linea Cuneo-Ventimiglia si svilupparono tra il 1882 e il 1928, a partire dall’imput iniziale dato in prima persona dal Conte di Cavour negli anni ’50 dell’Ottocento. Negli anni ’70 del secolo scorso, la linea venne ripristinata dopo i gravi danni inferti dalle truppe tedesche in ritirata. Gli spettacolari viadotti, le gallerie elicoidali e la natura selvaggia delle valli attraversate la rendono una delle tratte ferroviarie più interessanti dell’intero nord Italia.
Trovo inconcepibile che solo per ottuse e sbagliate strategie politiche, piemontesi, francesi e liguri debbano perdere un servizio essenziale, anche per la sua valenza turistica, che invece andrebbe salvaguardata e potenziata.
Nessuno si azzardi a cancellare questo pezzo di storia: si tratta di una battaglia di civiltà che va combattuta facendo rete tra amministratori, operatori e cittadini!
27/03/2013 – E’ INACCETTABILE CHE LE STRUTTURE ASSISTENZIALI SIANO DIVENTATE LA BANCHE DELLE ASL E DEI COMUNI!
In mancanza dell’Assessore Pichetto, responsabile del bilancio e del Presidente Cota – pur avendo ridotto da tre ad uno i propri incarichi negli ultimi giorni -, oggi nella seduta straordinaria in Consiglio Regionale si è parlato di assistenza, o meglio: della situazione critica ed insostenibile in cui versa il sistema assistenzaile in Piemonte!
E’ indubbio che le strutture del settore si sono trasformate, di fatto, nelle banche delle ASL e dgli anti locali! E questo è inaccettabile. Ci sono decine e decine di operatori che lavorano da mesi senza stipendio per rispetto verso ngli utenti e i pazienti assistiti. Nel frattempo le liste d’attesa si stanno allungando giorno dopo giorno…
A mio avviso i punti sono tre: a livello macroscopico è necessario rilevare le priorità: salute, casa e reddito dignitoso; a livello regionale la programmazione finanziaria deve essere interdisciplinare e non per compartimenti stagni; infine a livello dello specifico settore è necessario dare immediatamente una risposta! a tal proposito, le buone pratiche sono decine in tutta Italia, a partire dalla prevenzione, paletto imprescindibile per la tutela della salute, per arrivare all’ottimizzazione del sistema integrato residenze/domiciliarità e al confronto continuo tra decisori, operatori e utenti (mancato con Monferino).
La maggioranza ha richiesto una sospensione degli atti di indirizzo all’ordine del giorno e la proposta di rinvio purtroppo è passata con 2 voti di differenza; assenti al momento del voto in aula, i gruppi Moderati e MoVimento 5 Stelle che, con due consiglieri, avrebbero potuto garantirne la discussione immediata…
Tornando al merito dell’oggetto del Consiglio straordinario, faccio una perentoria richiesta al neo-Assessore Cavallera: il sistema dell’assistenza sta per crollare definitivamente: abbiamo bisogno di una risposta!
26/03/2013 – SITUAZIONE LEVALDIGI: LUOGHI COMUNI E TESTA SOTTO LA SABBIA!
Proprio nel giorno in cui la Provincia di Cuneo delibera la cessione del 75% delle proprie quote di partecipazione in Geac per metterle a gara, arriva per bocca dell’Assessore Bonino la risposta a mia precisa interrogazione sulle modalità con cui la Giunta Regionale intenda procedere per dare un impulso alla chiusura di una realtà fallimentare e profondamente insostenibile come quella dell’aeroporto di Levaldigi.
A scanso di equivoci, e come più volte ribadito, non intendo nascondermi dietro un dito e pongo come prioritaria la salvaguardia del reddito per i 26 contratti diretti full time più l’indotto di primo e secondo livello.
Ciononostante chiedo a Cota ad all’Assessore Bonino di tenere lo stesso comportamento: un confronto nel merito, e di confrontarsi con la situazione.
“Alpi del Mare” non è sostenibile da nessun punto di vista: non dal punto di vista economico, con la costante di un milione e mezzo di euro di negativo in bilancio e oltre sette milioni di debiti totali; non dal punto di vista dei passaggi, con meno della metà dei passeggeri annuali rispetto a quelli richiesti per un equilibrio minimo di esercizio; non dal punto di vista dei parametri imposti dall’Europa, la quale chiede agli scali di rilevanza nazionale la distanza minima di cento chilometri da linea ferroviaria ad alta velocità; ed infine nemmeno dal punto di vista delle infrastrutture di servizio, in quanto la Provinciale 20 non sarebbe in grado di sostenere il traffico determinato da più del doppio dei passaggi attuali, determinando la necessità di ulteriori investimenti in strade, svincoli e bretelle.
Le risposte sono sempre le stesse: “…non ha senso interrompere il sostegno in quanto gli investimenti pregressi sarebbero stati vani”: replica a mio avviso priva di logica; “…manca solamente l’affidamento della concessione ventennale per poter accedere a ulteriori risorse nazionali…”: questo è confondere le cause con gli effetti!; “…la Giunta ha posto in essere ogni atto possibile per rendere appetibile la Geac a soggetti privati…”: bontà loro in tempo di difficoltà gli imprenditori badano ai numeri e non al maquillage!
Quest’ultima affermazione soprattutto necessità di attenzione critica, infatti è lo stesso atteggiamento che ha suggerito il gravissimo intervento al Vicepresidente del Consiglio Provinciale Ambroggio in seno alla commissione competente: la delibera votata a Cuneo a giugno, che impegna Geac a sondare il territorio per trovare privati interessati a rilevare le quote, sarebbe stata preparata, secondo l’improvvido democratico, “…per aggirare la Corte dei Conti…”
Se qualcuno, da tempo, semplifica un po’ troppo la situazione politica nazionale – definendo come limitata ad una lettera appartenente all’acronimo di definizione, la differenza tra partiti di destra e di sinistra – ,è pacifico che, relativamente all’atteggiamento e all’approccio rispetto a situazioni critiche come quella dell’Aeroporto di Cuneo, la differenza tra PD e PDL è molto più impapabile di una “ELLE”…
25/03/2013 – 2000 FIRME ED UNA GRANDISSIMA OCCASIONE: BALOCCO NON LA SPRECHI!
Ho seguito con attenzione la mobilitazione di varie associazioni animaliste che hanno chiesto, a chiusura della raccolta firme per la moratoria dell’utilizzo dei cavalli nel palio, un salto di qualità culturale al Sindaco di Fossano Balocco. Nell’estate scorsa, io stesso fui ricevuto, insieme ad un esperto collaboratore, dalla Giunta Comunale per proporre la medesima istanza: non posso dunque che essere molto soddisfatto che più di 2000 cittadini fossanesi abbiano sottoscritto l’appello, dimostrando come spesse volte la cittadinanza si dimostri più lungimirante della propria classe di amministratori.
Tanto per non lanciare idee non suffragate dalla realtà, a Lodi, da ormai più di 25 anni, viene organizzato il palio senza cavalli e il successo di pubblico è il medesimo delle antistoriche gare con veri equini, ma ovviamente i rischi per questi ultimi sono felicemente annullati.
Ringrazio Lida, LAV e La Rondine che sono riusciti ad ottenere un risultato così vasto in termini di consenso e, come già fatto in passato, mi metto a disposizione in appoggio dell’istanza, ricordando che i cavalli deceduti di cui si ha notizia certa sono decine e decine in tutta la penisola: capofila nel triste primato il Palio di Siena, con quarantanove morti; per rimanere nella nostra regione Asti ne conta ben undici e Fossano è antrata in classifica l’anno scorso, con un decesso che molto ha fatto discutere.
Non posso non rilevare che la maggior parte degli studi sul comportamento degli equidi sottolinea da decenni che il cavallo non è nato per correre, come qualcuno vuole continuare a farci credere: allo stato brado infatti la corsa si sviluppa fisiologicamente per brevissimi tratti e quasi sempre nel caso di minaccia incombente. La sensibilità del cavallo come animale da compagnia e da affezione è ormai dimostrata, relegando davvero a semplice e ottuso retaggio del passato, la rappresentazione della sua possenza con dimostrazioni e gare al limite dello stremo.
In questa situazione di rivoluzione culturale si innesca la grande occasione dell’Amministrazione Comunale di una città come Fossano, che darebbe veramente un grande segno di civiltà, un onorevole esempio virtuoso di lungimiranza, prendendo la decisione giusta: già dalla prossima edizione del palio si tenga una manifestazione senza la corsa degli animali. Un piccolo, grande passo verso un’evoluzione sostenibile della tradizione!
20/03/2013 – VOGLIAMO SAPERE RICADUTE AMBIENTALI E SANITARIE DEL TERRIBILE INCENDIO CELLTEL
Il recentissimo incendio all’azienda Celltel di Scarmagno ha destato anche in me molte preoccupazioni per svariati motivi: intanto per la questione legata alla presenza all’interno di strutture risalenti agli anni ’60, ed appartenenti in passato allo stabilimento Olivetti, di aziende operative, sede di lavoro per centinaia di cittadini piemontesi e valdostani. Tali strutture difficilmente rispondono ai requisiti rispetto alla sicurezza in caso di incendio, diventando potenziali cause di tragiche situazioni dovute ad incidenti lavorativi.
Inoltre la situazione economico-finanziaria precaria in cui versa la rete di piccole e medie imprese piemontesi, vede nel terribile incendio divampato mercoledì 19 marzo un tragico colpo negativo, inferto in particolare ad un comparto e ad un territorio che più di altri risente dalla contingenza sfavorevole e di crisi.
In ultimo, ma non per importanza, l’evento ha suscitato apprensione per l’impatto sanitario ed ambientale che il rogo ha potenzialmente innescato a seguito della voluminosa nube di fumo sollevatasi dallo stabilimento: una colonna densa e nauseabonda, visibile anche da decine di chilometri di distanza, che si è propagata a causa del vento verso tutto l’alto canavese, diffondendo inquinanti e sostanze potenzialmente tossiche nell’aria e sul suolo e finendo per contaminare il contesto di molti piccoli centri urbani.
Proprio sull’emergenza sanitaria ed ambientale si concentra l’interrogazione che ho immediatamente depositato presso il Consiglio Regionale in modo da conoscere la strategia di intervento dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, in collaborazione con il nucleo NBRC del Vigili del Fuoco; avere dati certi sui risultati delle analisi effettuate insieme con le eventuali previsioni di effetti e ricadute sulle centinaia di lavoratori evecuati, sui cittadini residenti in zona e sull’ambiente circostante.
Confido in una solerte e completa risposta della Giunta, non tanto per il sottoscritto, quanto per tutti i cittadini coinvolti.
20/03/2013 – GIUNTA COTA 2.0: PIU’ “TROMBATI” ENTRANO, PIU’ ASSESSORI SI VEDONO
Con le formali comunicazioni di oggi, il sorridente (sic.) Presidente Cota rimpasta una Giunta che fin dall’inizio non ha dato parvenza di avere un disegno integrato e lungimirante per le politiche regionali. Un arresto (Ferrero) e tre indagati (Roberto Rosso e Massimo Giordano – che hanno avuto il buonsenso di dimettersi di propria iniziativa – e William Casoni – che ha invece necessitato di una spintarella) in meno di tre anni hanno fatto il resto.
Attendo l’approccio di Ugo Cavallera al riordino della sanità, nodo cruciale dal punto di vista economico e non solo, e – per inciso – sono curioso di vedere all’opera anche la creatività di Alberto Cirio nell’organizzazione della sua nuovissima delega, l’inedità “tartuficoltura”.
Infine, a beneficio di tutti i piemontesi, in Giunta anche i non eletti a Montecitorio “fratello” Agostino Ghiglia, condannato nel 1986 a 9 mesi di reclusione per l’aggressione di due studenti (fonte: il Fatto Quotidiano), e Riccardo Molinari, già consigliere, già vicepresidente, già decaduto su sentenza della Cassazione, per incompatibilità visti i suoi incarichi in EDiSU.
19/03/2013 – LEGGE URBANISTICA REGIONALE: LA GATTA E’ STATA LENTA, MA I GATTINI SONO CIECHI LO STESSO!
Nonostante l’oggettiva disponibilità al confronto da parte del vicepresidente Cavallera, è mancata la volontà e la capacità di cambiare punto di vista, come da sollecitazione dell’opposizione e questo ha portato ad una parzialissima ricezione delle modifiche richieste dai vari gruppi di minoranza. Le tre emergenzialità su cui intervenire erano e sono a mio avviso:
– porre mano al quadro normativo delle varianti parziali, correggendone le distorsioni che hanno portato agli scempi che sono sotto gli occhi di tutti i piemontesi, oltre che a iter piuttosto dubbi, se non poco leciti, oggetto di indagine da parte della commissione consiliare speciale che ha chiuso i suoi lavori da poco.
– innestare un percorso di forte partecipazione di cittadini, comitati e tutti gli attori portatori di interesse in tutte le fasi della pianificazione urbanistica e di gestione del territorio e del suolo.
– bloccare perentoriamente e tempestivametne il consumo di territorio e di suolo agricolo, azione radicale ma improcrastinabile, per tutta un serie di fattori.
Il disegno di legge è stato licenziato dal Consiglio Regionale dopo mesi di discussione in commissione ed in aula, conclusione inevitabile dell’iter, ma credo che sia utile, posto che il mio giudizio sul testo sia comunque negativo, rimarcare e ricordare un paio di dati numerici estrapolati da un recente studio dell’ISPRA, e che tutti dovremmo tenere a memoria come monito: ogni secondo che passa in Italia vengono consumati 8 metri quadrati di suolo libero! Inoltre in cinquant’anni la superficie di territorio comporomesso pro capite è tragicamente passata da 170 a 350 metri quadrati!
Anche e soprattutto per questi dati emergenziali la Giunta Regionale avrebbe dovuto essere più coraggiosa!
19/03/2013 – Il Consigliere Regionale Fabrizio Biolè aderisce al corteo NO TAV Susa-Bussoleno del 23 marzo
Il Gruppo Misto Progetto Partecipato del Consigliere Fabrizio Biolè aderisce alla manifestazione NO TAV Susa-Bussoleno del 23 marzo perché la lotta NO TAV è parte integrante della nostra iniziativa politica e istituzionale.
Il 23 marzo passeggeremo ancora una volta in Valle di Susa per ribadire la nostra vicinanza e solidarietà al Movimento NO TAV e per affermare  che la democrazia è ben altra cosa rispetto alla condanna di qualsiasi critica e alla criminalizzazione del dissenso, volta alla costruzione di un ordine autoritario su misura degli interessi di pochi.
Il TAV è un’opera insostenibile, dannosa e inutile e il Movimento NO TAV rappresenta un esempio positivo di pratica per la costruzione di un mondo più a misura di chi lo vive – uomini, animali, piante, ecosistemi, ecc. – e non di beni senza vita come il denaro.
18/03/2013 – CONFERENZA STAMPA E ODG A SOSTENGO DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI PER L’ACQUISTO DEI LIBRI
“Ho sottoscritto con molta convinzione l’odg proposto dalla collega Artesio che impegna il Consiglio Regionale a supportare gli studenti universitari meno abbienti affinchè possano avere la possibilità di fruire regolarmente dei testi per gli esami in seguito al blitz della polizia municipale con conseguente sequestro di diverse copisterie torinesi.
Il problema del wellfare universitario è molto articolato, dunque è necessario, parallelamente al tamponamento delle emergenzialità, attuare fin da subito un tavolo cui partecipino tutti gli attori interessati.
Sento particolarmente mia la spinta verso un uso diffuso dei libri elettronici come avviene in molti paesi europei e non solo: sarebbe in questo modo affrontati e risolti molti problemi in un colpo solo: i costi, la gestione e il trasporto per citare i principali…”
08/03/2013 – TRENI NUCLEARI SEGRETI TRA LE CASE DEI PIEMONTESI: E SIAMO A CINQUE!
Nella notte tra domenica 10 e lunedì 11 marzo 2013 attraverserà cinque provincie piemontesi (anche se il rischio radiologico in caso di imprevisti riguarderebbe l’intero Piemonte) il quinto pericoloso carico di materiale radioattivo destinato al riprocessamento in Normandia. Come sempre le informazioni si possono trovare solo su blog e siti indipendenti o sui social network e la strategia dell'”omertà istituzionale”, ufficialmente dettata da timori di attentati, ha continuato la sua annosa efficacia.
In sintesi: il nuovo passaggio del contenitore, su gomma da Saluggia a Vercelli e su ferro da Vercelli alla Valle di Susa, passando per Alessandria, Asti e Torino, per poi “espatriare” a Bardonecchia, richiama la grave problematica della mancata informazione preventiva alle popolazioni che nei territori interessati vivono e lavorano; costo totale dei passaggi 250 milioni di euro a carico dell’Italia.
L’Europa ci impose trasparenza verso i cittadini con le Direttive Euratom del 1989, spirito che il Consiglio Regionale del Piemonte recepì nella legge 5 del 2010; nel frattempo il D.P.C.M. 44 del 2006 varato da Silvio Berlusconi, tralasciò ogni indicazione sull’informazione preventiva, e in seguito le delibere regionali della Giunta Cota che trattano il trasporto di materiale irraggiato, prima tra tutte la 25-1404 del 19 gennaio 2011, fecero lo stesso. E’ tuttora giacente un ricorso al TAR del Lazio, di cui sono uno dei sottoscrittori, che chiede proprio la loro impugnativa.
I problemi, nonostante l’ineccepibile niet degli italiani sul ritorno al nucleare, rimangono preoccupanti a tanti livelli: primo tra tutti l’inadempienza dei governi nazionali succedutisi, nell’individuazione del deposito nazionale per le scorie risultanti dall’ex filiera elettronucleare italiana, poi l’illegittimità degli atti nazionali e regionali menzionati, che fungono da alibi affinchè non ci sia un’informazione preventiva alla popolazione, per non parlare della disinvolta cessione ai francesi del plutonio residuo nel materiale trasferito, che sarà utilizzato a scopo militare!
A ciò aggiungo una problematica tutta piemontese: il deposito “temporaneo” di oltre il 90% delle scorie solide e liquide presenti in Italia, presso Saluggia, provincia di Vercelli, in una struttura sulle sponde del fiume Dora.
Ciliegina sulla torta: dopo aver subito il riprocessamento, le sostanze verranno rispedite nel nostro paese, entro il 2025, ancora irraggianti e potenzialmente pericolose, per una presumibile odissea alla volta di un deposito che prevedo a quell’epoca ancora non identificato.
Bocche cucite per paura di attentati, si diceva..:non è forse un attentato ai propri cittadini affrontare in modo così superficialmente autoritario una problematica così estesa e impattante in termini spaziali e temporali?
08/03/2013 – “CINGHIALI RADIOATTIVI”: LA REGIONE CI DICA COME INTENDE MUOVERSI!
Mi allarma molto la notizia diffusa a partire da giovedì 7 marzo rispetto alle analisi effettuate su capi campione di cinghiali abbattuti nella nostra regione, e in particolare nel comprensorio della Val Sesia nel biennio 2012-2013.
Da questi dati risulterebbe una presenza dell’isotopo Cesio 137 all’interno dei tessuti di tali animali, con valori anche dieci volte superiori a quelli limite.
Per inciso, l”isotopo del Cesio 137 è stato pressochè inesistente in natura fino all’inizio dell’attività nucleare antropica, cioè i test sulle bombe nucleari; esso è un sottoprodotto della fissione nucleare artificiale con pochissimi usi pratici, in quanto ha buona capacità di reagire chimicamente ed è solubile in acqua, per cui risulta pericoloso in quanto poco controlabile.
A prescindere dalle cause che hanno determinato una dose così massiccia all’interni di un rapprersentante tipico della fauna selvatica piemontese come il cinghiale, credo sia assolutamente necessario non sottovalutare l’impatto che l’isotopo ha potuto potenzialmente avere per la sua presenza all’interno dei capi destinati all’alimentazione che sono appartenuti a battute di caccia da cui i campioni sottoposti ad analisi provengono.
Ritengo dunque essenziale che la Regione, come da proprio Statuto garante della salute e della sicurezza alimentare, faccia tutto quanto in proprio potere per valutare la situazione, pianificare provvedimenti all’altezza della sua gravità e, per quanto possibile, evitare l’ingresso dei eventuali altri capi contaminati all’interno della catena alimentare umana, oltre a concorrere alla comprensione della causa diretta, ipotizzata nella nube radioattiva proveniente dalla centrale di Chernobyl nei mesi successivi al tragico incidente. A tale scopo ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente in merito (in allegato) in modo che la Giunta possa comunicarci repentinamente tutte le azioni poste in essere o previste per il prossimo futuro. E fughi soprattutto un dubbio: non si tratta per caso di esemplari importati recentemente proprio dalle zone del disastro, visti i valori così alti, difficilmente raggiungibili, a mio modo di vedere, solo attraverso la trasmissione genetica tra generazioni di cinghiali in questi 25 anni?
Sembra infine retorico, ma è doveroso ribadire ancora una volta che tutti gli accenni alla volontà politica o amministrativa di ritornare a proporre filiere elettronucleari di qualsivoglia importanza è assolutamente criminale e studi, analisi, dati scientifici, a volte quasi casuali, sugli effetti collaterali continuano anno dopo anno, giorno dopo giorno, a confermarlo!
04/03/2013 – NUOVO DDL REGIONALE SULLA CACCIA: SACCHETTO PERDE IL PELO MA…
E’ di lunedì 4 marzo l’approvazione in seduta di Giunta Regionale del nuovo DDL sull’attività venatoria, che sarà a breve in discussione in commissione consiliare.
Manco a dirlo, dopo aver condotto un atteggiamento sprezzante per le associazioni ambientaliste, per il comitato referendario e per la stessa commissione consiliare, dopo la chiusura a qualsiasi confronto, e soprattutto dopo l’atto più antidemocratico che un governo possa condurre: l’abrogazione di un’intera legge per evitare una consultazione popolare, la Giunta Cota ci riprova con un testo, se possibile,  ancora peggiore i quello precedente.
Ad una prima lettura salta all’occhio il rispolvero di “cavalli di battaglia” come la possibilità di caccia nei Parchi Naturali, la caccia in deroga a specie protette, l’estensione del numero delle specie e del numero di capi del carniere e il prolungamento a dismisura del periodo venatorio.
Ci sarà spazio e tempo per ribadire, come tentato di fare già lo scorso anno fino all’autoritario e vergognoso epilogo, che l’espressione della volontà popolare non è utile solo per il consenso elettorale, ma deve essere il faro di ogni buon amministratore.
Ci sarò tempo e spazio per contrastare ancora una volta l’arroganza di una Giunta la cui legittimità è quanto meno dubbia e densa di ombre.
01/03/2013 – LE LEGGI DELLA NATURA PREVALGONO SU QUELLE UMANE. ANCHE IN CONSIGLIO REGIONALE! E NONOSTANTE ESSO…
Recependo l’istanza di centinaia di professori e ricercatori italiani, ho depositato in questi giorni presso il Consiglio Regionale un Ordine del Giorno riguardante l’appello “La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo”, redatto e diffuso durante il mese di gennaio 2013.
Un appello che ritengo doppiamente importante perché offre un’interpretazione della crisi in atto potenzialmente capace di elaborare una soluzione e chiede di aprire un dibattito pubblico per confrontarsi su tale interpretazione, dunque iniziando anche a discutere della soluzione proposta.
Condivido tanto la critica all’attuale paradigma “crescista”, fondato sulla crescita infinita del consumo di risorse umane e naturali non riproducibili per puro fine di profitto individualistico, quanto la richiesta di un dibattito pubblico aperto e serio: appoggio quindi appieno il contenuto e la forma dell’appello, che ha tra i suoi primi firmatari due illustri piemontesi quali Luca Mercalli e Angelo Tartaglia.
Perciò ho presentato questo ordine del giorno, affinché la presa di posizione delle centinaia di accademici e ricercatori firmatari possa avere visibilità e soprattutto possa realizzarsi il loro fine principale: informare e confrontarsi per decidere democraticamente come superare la crisi in atto.
25/02/2013 – ALLARME: REGIONE IN SVENDITA A PARTIRE DALLE CASE DI RIPOSO
Il “coup de theatre” dell’Assessore Monferino, che proprio nel fine settimana elettorale pone le basi per la teorizzata e famigerata “esternalizzazione” del patrimonio immobiliare delle Aziende Sanitarie, partendo dalle case di riposo, è tanto improvvido quanto dannoso. Nessuno nega le enormi difficoltà economico-finanziarie della Regione, peraltro causate in primis da cattiva gestione la cui responsabilità è spalmata sulle varie Giunte succedutesi negli ultimi 15 anni; e certo un amministratore con una forma mentis manageriale (come Monferino) antepone il mero calcolo ragionieristico alla garanzia dell’erogazione di servizi ai cittadini, peraltro costituzionalmente sancita.
Cota ed il suo Assessore agiscono secondo priorità che non hanno senso: fare cassa subito attraverso la vendita del patrimonio immobiliare per poi avventurarsi in impegni di spesa di locazioni e affitti via via maggiori alla stipula di contratti per l’uso delle stesse strutture alienate, che gioco forza saranno sottoscitti con realtà economicamente forti e non con le piccole società locali, già duramente provate dai ritardi nei pagamenti da parte delle stesse ASL… Il contesto economico determinerà peraltro nient’altro che una “svendita” a questi grandi soggetti privati, estremamente svantaggiosa per i cittadini piemontesi, unici veri titolari del patrimonio pubblico.
Alcune esperienze nazionali che percorsero in passato la strada dei fondi immobiliari da mettere sul mercato stanno dimostrando l’insostenibilità di questo tipo di politiche.
E’ d’obbligo sottolineare che questo deprecabile progetto non va visto estrapolato dal contesto, ma si inserisce perfettamente nelle linee politiche che buona parte delle forze partitiche stanno determinando a vari livelli, tramite investimenti folli in spese inutili e non esssenziali (armamenti e grandi opere come il TAV in primis) a scapito del mantenimento dei servizi basilari (sanità e TPL su tutti).
Credo che sia importante a questo proposito che operatori, fruitori e amministratori lungimiranti facciano massa critica contro questo tipo di politiche, completamente indifferenti alle necessità primarie e ai principi di equità e giusta assistenza.
24/03/2013 – A RETTIFICA DELLA NOTIZIA DI AGENZIA RIPRESA DAL NUMERO DE LA REPUBBLICA DEL 23 FEBBRAIO
A rettifica dell’articolo pubblicato sabato 23 a proposito delle spese presenti all’interno dell’estratto conto pubblicato circa un mese fa sul sito www.fabriziobiole.org ritengo doveroso in nome di una informazione completa e corretta segnalare quanto segue: il cosiddetto fondo progetti a 5 stelle è formato dalla parte non percepita degli stipendi consiliari, si tratta dunque di soldi PRIVATI che io ed il collega Bono consideriamo alla stregua di risorse che devono essere utilizzate per la pubblica collettività, e non di soldi pubblici! Peraltro le spese citate relative ad attrezzature antigas sono strettamente correlate al progetto “presidiamo la democrazia” a difesa del territorio e dei cittadini valsusini e esclusivamente a questo scopo sono state utilizzate, per difenderci durante le manifestazioni cui abbiamo ritenuto doveroso partecipare, dall’eventuale lancio di lacrimogeni, in seguito al loro uso massiccio e indiscriminato il 27 giugno del 2011. Grazie.
21/02/2013 – DEPOSITATI A CUNEO RICORSI CONTRO IL FALSO RISARCIMENTO IMU DI BERLUSCONI
Come cittadini fortemente indignati abbiamo questa mattina depositato due esposti rispetto al comportamento, a nostro modo di vedere inqualificabile e probabilmente illecito, del candidato alle elezioni politiche Silvio Berlusconi.
Come sapete molte famiglie italiane stanno ricevendo in queste ore della missive molto simili a cartelle esattoriali a credito nelle quali verrebbe spiegato in che modo ottenere il rimborso dell’imposta IMU versata nel 2012. A prescindere dal fatto che promesse così insostenibili, e per questo offensive in un momento di difficoltà economica per buona parte della cittadinanza, come questa, sono a nostro modo di vedere deprecabili a prescindere dalla forza politica o dal candidato che le propone, riteniamo che con l’azione in oggetto la misura sia colma e che dunque i cittadini abbiano il dovere civico e morale di procedere in modo formale nei confronti di tali comportamenti.
Per questo, visto anche il deposito di documenti analoghi in altre parti d’Italia, abbiamo ritenuto di procedere con il deposito dell’esposto che sintetizza gli incresciosi fatti recenti, sia presso l’ufficio del Prefetto della nostra città, affinchè si faccia garante del corretto e lineare svolgimento della campagna elettorale e della consultazione elettorale, sia presso la Procura della Repubblica, affinchè proceda nella verifica delle ipotesi di reato che abbiamo individuato in quattro fattispecie: ex articoli 347 (usurpazione funzioni pubbliche), 416-ter (voto di scambio) e 640 (truffa) del codice penale ed ex articoli 96 e 97 (corruzione elettorale) del testo unico sulle elezioni D.P.R. 361/1957.
Siamo anzitutto sicuri che gli organi ufficiali cui ci siamo rivolti procederanno nel loro compito di verifica in modo preciso e solerte, secondo le proprie competenze e responsabilità, e crediamo che avendo rafforzato l’azione con l’unione di esperienze e impegni politici in contesti diversi tra di loro (quelli da cui noi stessi proveniamo e in cui ci muoviamo), essa possa essere d’esempio, magari impreciso e fallace, ma autentico e doveroso, per tutta la cittadinanza.
Fabrizio Biolé
Oreste Delfino
Ugo Sturlese
Mario Frusi
14/02/2013 – ONE BILLION RISING A CUNEO
“Come cittadino e come rappresentante istituzionale pro-tempore, partecipo oggi attivamente e fattivamente all’iniziativa lanciata a livello internazionale contro la violenza ed il femminicidio.
Se recenti studi e pubblicazioni hanno evidenziato in Italia una crescente emergenza rispetto ai reati contro ragazze e donne, per certi versi situazione sempre meno tabù e sempre più considerata anche dai media, è doveroso sottolineare che iniqui e meschini comportamenti e atti, pur con conseguenze dalla gravità sfumata e a volte sfuggente, si consumano quotidianamente anche a livello istituzionale e di organizzazione sociale. Alcuni sempi diversi ma significativi che riguardano il livello amministrativo regionale: per certi versi il reiterato boicottaggio della pillola abortiva e il tentativo di distruzione dell’eccellenza dei consultori pubblici piemontesi da parte della Giunta, per altri versi la mancanza di presenza femminile nell’ufficio di Presidenza del Consiglio, pur essendo il suo rinnovo molto recente.
Un miliardo di persone in piazza sono significative, simbolicamente, ma anche nelle conseguenze pratiche: se ognuno di noi da oggi stesso fa giusta informazione e sensibilizzazione verso una manciata di altri cittadini, ecco che il virus positivo ha contaminato l’intera società. Troppo ottimista? Forse, tanto vale provarci…”
07/02/2013 – LEVALDIGI: PRESO ATTO DELLA SITUAZIONE, LA REGIONE HA L’OBBLIGO DI FARSI CAPOFILA PER UNA EXIT STRATEGY!
Ritenendo di dover dare un segnale formale rispetto all’insostenibile situazione dell’Aeroporto di Levaldigi, che ormai trasversalmente viene considerato fucina di spese di risorse pubbliche irragionevoli – ricordo le dichiarazioni forti del Sindaco di Alba Marello (PD) rispetto ad una opportuna chiusura dello scalo e apprezzo la presa di posizione del neonato gruppo cuneese di Fare per fermare il declino nella stessa direzione -, ho depositato un’interrogazione alla Giunta Regionale affinchè abbia il coraggio di prendere atto dei dati e di farsi promotrice di un tavolo di concertazione con tutti gli enti e i privati azionisti di Geac per pianificare una exit strategy dignitosa.
Naturalmente in fase preelettorale, alcuni colleghi cuneesi hanno pensato di presentare atti di indirizzo che vanno nella direzione esattamente opposta, ma si tratta di mosse tanto prevedibili quanto miopi e strumentali.
E’ mia volontà sottolineare che la massima attenzione dovrà essere prestata al fine di garantire la salvaguardia dei lavoratori, tramite una seria ricollocazione degli stessi, per poi individuare gli step che portino ad una chiusura in tempi brevi.
Ritengo utile enfatizzare ancora una volta che in tempi di carenza drastica di risorse, chiunque abbia responsabilità amministrativa ha il dovere morale, oltre che l’obbligo sostanziale, di privilegiare la salvaguardia del patto sociale, concentrando i contenutissimi margini di manovra a livello economico-finanziario verso l’erogazione e la salvaguardia dei servizi basilari per i cittadini: la salute in primis, insieme con il trasporto pubblico locale e il diritto all’abitazione.
Sono consapevole che la chiusura di Levaldigi non potrà essere il toccasana per la soluzione dei problemi essenziali, ma certo i sessanta milioni di euro spesi finora per lo scalo, nel caso in cui si decidesse per la strada dell'”accanimento terapeutico”, diventeranno molti di più fino ad un punto di non ritorno in cui la chiusura sarà per abbandono.
Per questo auspico, vista anche la formalmente prospettata presa in carico per l’ente Regione dell’aeroporto, che la risposta alla mia interrgazione sia nel merito e soddisfacente: è necessaria, e non più rimandabile, un’assunzione di responsabilità! E sia chiaro che la presidente Gancia, Il dottor Dardanello e il Sindaco Borgna, in quanto rappresentanti pro tempore dei maggiori azionisti, devono fare responsabilmente la loro parte.
02/02/2013 – Difendere i diritti basilari. Scegliere le giuste priorità!
Oggi ho partecipato con convinzione alla manifestazione a tutela dei servizi sociali, in quanto ritengo che non sia più rimandabile l’apertura di un tavolo di crisi da parte dell’Assessorato alla Sanità. Berlusconi, Monti, Monferino e la gran parte delle forze politiche hanno perso il senso delle priorità! Basta spese per gli armamenti, basta spese per le grandi opere inutili! Si ritorni a finanziare i servizi basilari per il mantenimento dei diritti sanciti nella Carta Costituzionale.
30/01/2013 – ANCHE PASSERA SANCISCE L’INSOSTENIBILITA’ DI LEVALDIGI: SI PRENDANO PROVVEDIMENTI!
L’“Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale” emanato in questi giorni dal ministro Corrado Passera rappresenta l’ufficializzazione di quanto più volte ho ritenuto di enfatizzare con atti e comunicazioni: la rete aeroportuale italiana non è sostenibile! E’ troppo facile dare del disfattista o accusare di remare contro lo sviluppo territoriale-economico della nostra provincia, chi semplicemente enuncia dati e conseguenze!
Forse è utile riassumere in breve la situazione in cui viviamo per poter dare una ratio alla mia convinzione: non è certo necessario che ricordi che il contesto economico-finanziario è emergenziale per tutta una serie di fattori, che sarebbe dispersivo enumerare; giova però sottolineare che chi ha responsabilità di governo o istituzionale ha il dovere di salvaguardare i servizi pubblici essenziali, l’accesso al Trasporto Pubblico Locale, l’assistenza sanitaria e la garanzia di una abitazione per tutti i cittadini in primis. Si deduce che i servizi aggiuntivi e non essenziali, come gli aeroporti marginali – “Alpi del Mare” è uno di questi – debbano giocoforza dimostrare di avere un ragionevole equilibrio di bilancio senza intaccare in modo significativo il monte delle risorse pubbliche, già criticamente scarse.
Beh, la dimostrazione di cui sopra è, per l’aeroporto cuneese, completamente e ripetutamente fallita. Lo dicono i numeri: negli ultimi anni sono stati investiti centinaia di milioni di euro con un riscontro a dir poco fallimentare.
In termini economici: il dato di otto milioni di debito nel 2005, appianato con gli investimenti “olimpici”, è tornato e si è mantenuto costantemente negativo a partire dal 2007 per una cifra di circa un milione e mezzo di euro annuale. Nel 2011 è ad esempio certificata una perdita di esercizio di 2 milioni di euro, 2 milioni e mezzo di esposizione e 1 milione di debiti tributari.
In termini complessivi: “Alpi del Mare” è uno dei 50 scali italiani; fa parte dal gruppo fanalino di coda di 28 scali che tutti insieme rappresentano l’1% del traffico nazionale; pur avendo incrementato il valore assoluto di passaggi, si mantiene tuttora ben al di sotto della quota ottimale di 600.000 passeggeri l’annno, parametro di sostenibilità individuato dall’Unione Europea, insieme con il posizionamento geografico distante almeno.
In termini di prospettiva: Dopo l’inutile quanto sbandierato cambio di nome, dopo la prospettiva poco concreta di un’acquisizione da parte dell’aeroporto di Nizza, dopo l’inverosimile prospettiva di un’acquisizione da parte di Caselle – cui lo studio commissariato dalla Regione Piemonte a KPMG era finalizzato – e dopo i periodici roboanti ma fumosi annunci di soci privati interessati, pretendiamo dai rappresentanti dei maggiori azionisti di Geac – nell’ordine la presidente Gancia, il presidente Dardanello, il presidente Cota e il Sindaco Borgna un chiari e precisi dati di prospettiva sullo scalo, a prescindere dalle conseguenze e dalle ricadute che avrà l’atto di indirizzo del Ministero, nel momento in cui possa coniugarsi in provvedimenti definitivi ed esecutivi!
25/01/2013 – AUDIZIONE SUL CSI IN CONSIGLIO REGIONALE
Fabrizio Biolè, gruppo misto Progetto Partecipato: “Oggi all’incontro in commissione bilancio di audizione a proposito della situazione del CSI Piemonte è emersa palese dagli interventi una delle problematiche che in questi anni ha portato le istituzioni verso un punto di non ritorno: le strutture partecipate o strumentali degli enti diventano, a causa di una colpevole deviazione bipartisan, importanti bacini di clientelismo. Spiace doppiamente perchè questo avviene a scapito di chi in effetti, avendo l’occasione di essere assunto, fornisce la propria professionalità con competenza, ma che in un momento critico come l’attuale, si ritrova a trasformarsi da inconsapevole merce di scambio per favori elettorali, a carne da macello, nella corsa all’efficientamento economico. Per cui le recenti Casse Integrazione temo siano solo la punta dell’iceberg.
La pantomima dell’Assessore Giordano, che accusa gli auditi di non avergli mai direttamente dipinto la realtà in modo nudo e crudo, a differenza di quanto avvenuto davanti all’odierna commissione, rappresenta l’apoteosi dell’iposrisia, anche se le “colpe” si possono equamente distribuire tra chi ha nelle ultime legislature avuto responsabilità di governo della Regione.”
24/02/2013 – VENERDI 25 A CUNEO SI DIFENDONO MOBILITA’ E ACQUA PUBBLICA
Venerdi pomeriggio sarò presente alle due manifestazioni che si terranno nel capoluogo, rispettivamente in difesa dei trasporti e dell’acqua pubblica. Condivido infatti entrambe le istanze, promosse da attori diversi e con scopi che puntano a salvaguardare due diversi diritti primari del cittadino: quello alla mobilità e il diritto basilare di accesso all’acqua.
Sono sicuro che le due richieste siano fortemente complementari in quanto nascono dalla medesima esigenza: testimonianza civile contro le scelte dei governi che vanno nella direzione opposta alle richieste ed alle esigenze della cittadinanza.
Da un lato la cosidetta “revisione della spesa”, che dal livello nazionale si estende a cascata ai livelli più territoriali e che precarizza (quando non demolisce) in primis la rete del Trasporto Pubblico Locale, base essenziale per la mobilità pendolare e studentesca: costi crescenti in termini economici, di energia e di tempo per chiunque debba spostarsi quotidianamente e carenza progressiva di certezze per chi nel settore ci lavora.
Dall’altro la diabolica ricerca di scappatoie che raggirino – a quasi due anni dalla straordinaria vittoria referendaria – la volontà popolare, sfociata nel reinserimento nelle tariffe recentemente emanate dall’A.E.E.G. per il servizio idrico integrato, della remunerazione del capitale investito, sotto mentite spoglie.
Sono fiducioso in una vasta partecipazione della cittadinanza per due battaglie che è nostro dovere combattere, e vincere, per noi e per chi verrà dopo di noi. E’ mio dovere rimarcare quanto entrambe le istanze, al di là delle convinzioni ideologiche, siano giustificate e ragionevoli.
Per i trasporti sarebbe sufficiente una decisa inversione di tendenza dirottando gli ingenti investimenti per l’alta velocità, elitaria, dannosa e speculativa, sulla rete ferroviaria regionale, popolare, sostenibile e democratica!
E’ invece ormai incontrovertibilmente dimostrata come  fallimentare, la gestione idrica in direzione privatistica: Parigi su tutte ne è il massimo esempio!
Per cui: ore 15 Palazzo della Provincia; ore 16,30 Piazza Galimberti!
15/01/2013 – AI PIEMONTESI NON FAR SAPERE…ovvero IL SEGRETO VIAGGIO DEL PLUTONIO CHE REGALIAMO ALLA FRANCIA PER SCOPI MILITARI
Nella notte tra lunedì 14 e martedì 15 gennaio 2013 ha nuovamente attraversato cinque provincie piemontesi l’ennesimo pericoloso carico di materiale radioattivo destinato al riprocessamento in Normandia. Come sempre le informazioni si potevano trovare solo su blog e siti indipendenti o sui social network e la strategia dell'”omertà istituzionale”, ufficialmente dettata da timori di attentati, ha continuato la sua annosa efficacia.
In sintesi: il nuovo passaggio del contenitore, su gomma da Saluggia a Vercelli e su ferro da Vercelli alla Valle di Susa, passando per Alessandria, Asti e Torino, per poi “espatriare” a Bardonecchia, richiama la grave problematica della mancata informazione preventiva alle popolazioni che nei territori interessati vivono e lavorano.
L’Europa ci impose trasparenza verso i cittadini con le Direttive Euratom del 1989, spirito che il Consiglio Regionale del Piemonte recepì nella legge 5 del 2010; nel frattempo il D.P.C.M. 44 del 2006 varato da Silvio Berlusconi, tralasciò ogni indicazione sull’informazione preventiva, e in seguito le delibere regionali della Giunta Cota che trattano il trasporto di materiale irraggiato, prima tra tutte la 25-1404 del 19 gennaio 2011, fecero lo stesso. E’ tuttora giacente un ricorso al TAR del Lazio, di cui sono uno dei sottoscrittori, che chiede proprio la loro impugnativa.
I problemi, nonostante l’ineccepibile niet degli italiani sul ritorno al nucleare, rimangono preoccupanti a tanti livelli: primo tra tutti l’inadempienza dei governi nazionali succedutisi, nell’individuazione del deposito nazionale per le scorie risultanti dall’ex filiera elettronucleare italiana, poi l’illegittimità degli atti nazionali e regionali menzionati, che fungono da alibi affinchè non ci sia un’informazione preventiva alla popolazione, per non parlare della disinvolta cessione ai francesi del plutonio residuo nel materiale trasferito, che sarà utilizzato a scopo militare!
A ciò aggiungo una problematica tutta piemontese: il deposito “temporaneo” di oltre il 90% delle scorie solide e liquide presenti in Italia, presso Saluggia, provincia di Vercelli, in una struttura sulle sponde del fiume Dora.
Ciliegina sulla torta: dopo aver subito il riprocessamento, le sostanze verranno rispedite nel nostro paese, entro il 2025, ancora irraggianti e potenzialmente pericolose, per una presumibile odissea alla volta di un deposito che prevediamo a quell’epoca ancora non identificato.
Bocche cucite per paura di attentati, si diceva..:non è forse un attentato ai propri cittadini affrontare in modo così superficialmente autoritario una problematica così estesa e impattante in termini spaziali e temporali?
14/01/2013 – L’inaugurazione della stazione di Porta Susa.
il Consigliere Regionale Fabrizio Biolé, di Progetto Partecipato:”Cota, il nostro presidente “di lotta e di governo” ha accolto a braccia aperte l’odiato (?) Mario Monti, entrambi tronfi in un anticipo di campagna elettorale a spese delle rispettive istituzioni e dunque dei cittadini piemontesi.
Come da lui dichiarato, sarebbe sì opportuno che il nostro capoluogo fosse paragonabile alla città di Parigi, ma per altri concreti motivi, primo tra tutti la completa ripubblicizzazione del servizio idrico integrato…ma sappiamo che Fassino da quell’orecchio non ci sente.
Sugli episodi di scontro a contorno della cerimonia, nulla di nuovo da segnalare, se non solidarietà ai manifestanti feriti: le Forze dell’Ordine ci hanno infatti ormai abituati, in Val di Susa ma non solo, a queste cariche a freddo contro l’espressione del legittimo dissenso!”
05/12/2012 – LA GIUNTA COTA CI TOGLIE LETTERALMENTE “I BINARI DA SOTTO LE RUOTE”!
Nella seduta di Consiglio Regionale di questa settimana, una distratta aula ha bocciato il mio semplice ordine del giorno a proposito della salvaguardia “fisica” delle linee ferroviarie che prevedeva un impegno per la Giunta a evitare, in tutti i contesti in cui abbia voce in capitolo, la dismissione fisica delle linee.
Purtroppo già da alcune settimane sappiamo che arredi e materiale sono stati eliminati in alcune stazioni e su alcune tratte ferroviarie. Valutando la plausibile ipotesi di un possibile riutilizzo di binari di pezzatura da 60 kilogrammi al metro lineare per il cantiere del passante ferroviario torinese a scapito delle dodici linee ferroviarie su cui insiste la “sperimentazione” attuata dall’assessore Bonino, la maggior parte delle quali interessano territori marginali e periferici della regione.
Si consuma così, in un modo forse inedito, la consuetudine di prestare attenzione un po’ in tutti i settori al territorio centrale afferente alla città di Torino e cintura a scapito delle provincie di confine e che in passato ha riguardato di certo il settore sportivo e quello culturale in primis, con le grandi realtà torinesi che drenano il novanta per cento delle risorse e delle attenzioni dei partiti.
Un semplice impegno al mantenimento delle linee, che potesse garantire il loro riuso nel caso di un cambio di programmazione, senza la necessità di successivi onerosi interventi di eventuale ripristino, è dunque stato rigettato dal Vicepresidente Cavallera, assente l’Assessore Bonino.
Dopo il voto negativo dell’ordine del giorno, è mia volontà far sapere a tutti i cittadini dei territori interessati dai tagli alle ferrovie, che letteralmente il combinato disposto dei mancati trasferimenti dal livello centrale, uniti alle politiche di Cota e alla carenza di risorse che rende vantaggioso l’utilizzo anche solo di parte dal materiale ferroviario presente nelle periferie, ci porta ad una situazione in cui “ci stanno togliendo i binari da sotto le ruote”!
04/12/2012 – FF.OO.:CONSIGLIO REGIONALE CONTRO I CODICI IDENTIFICATIVI; LIETO DI ESSERE L’UNICA ODIERNA ECCEZIONE!
L’Aula del Consiglio Regionale si è espressa oggi in merito ad un ordine del giorno dell’Ufficio di Presidenza, il numerio 921, proposto a seguito delle manifestazioni del 14 novembre che vede da parte dei proponenti una forte presa di posizione contro l’ipotesi di procedere a livello nazionale con una legge che finalmente possa allineare il nostro paese a Francia, Gran Bretagna, Germania, Svezia, Grecia, Irlanda, Norvegia e Austria, solo per citarne alcuni.
Sono tutti paesi europei, quelli eIencati, che hanno in vigore leggi che obbligano la presenza di codici identificativi sulle divise e sui caschi delle forze dell’ordine in assetto antisommossa.
Purtroppo gli episodi di superamento degli inderogabili princìpi di legalità cui devono sottostare i tutori dell’ordine sono numerosi in molti contesti, dalla manifestazione di piazza, ad azioni di interrogatori a seguito di fermi o arresti.
Il voto dell’ordine del giorno regionale che testualmente “auspica che il Governo italiano non dia corso alla proposta di inserire identificativi sulle divise degli agenti di Polizia, ritenendo che ciò comporterebbe dei gravi rischi per gli agenti anche nella sfera della vita privata” è stato positivo per tutti i votanti da destra a sinistra ad eccezione del sottoscritto.
Di questi ultimi giorni l’apertura dello stesso Ministro dell’Interno Cancellieri rispetto alla proposta del codice identificativo, per non parlare della presa di posizione positiva del sindacato di Polizia Silp CGIL, anche a seguito degli ultimi eventi relativi alle manifestazioni studentesche proprio del 14 novembre.
Più di ventimila sono inoltre ormai le sottoscrizioni della società civile a favore della proposta di identificativi sulle divise degli agenti antisommossa.
A quanto pare solo il Consiglio Regionale del Piemonte rimane arroccato a posizioni incomprensibili e antistoriche; cittadini, sindacati di settore, addirittura il bistrattato e, proprio a livello piemontese, bipartisan sostenuto governo tecnico hanno capito che è il momento di dare seguito alle ben tre proposte di legge già depositate in Parlamento.
Sono molto lieto di essere, almeno nella seduta di oggi, l’unica eccezione!
21/11/2012 – COMMERCIO: TEMO I RISULTATI DELLE NUOVE LINEE GUIDA REGIONALI
Il Piemonte ha finalmente la nuove linee guida per l’insediamento delle superfici commerciali. E’ mio forte timore che la soggezione che la Giunta ha avuto nei confronti delle misure a livello
nazionale, che tendono all’eliminazione di ogni vincolo di natura urbanistica e legislativa in nome del libero mercato e della libertà di iniziativa nel comparto commerciale, non porterà a nulla di buono.
L’insediamento di grandi superfici anche a contatto con i centri storici, la possibilità di posizionamento extraurbano anche in mancanza di infrastrutture stradali esistenti, la monetizzazione delle area a parcheggio in ambito urbano sono alcune delle criticità che intravedo nella nuova situazione.
Purtroppo nessuna misura è stata presa per evitare la desertificazione dei centri storici. Forse in un momento di grossa difficoltà, anche il coraggio dell’Assessore Casoni avrebbe potuto essere più forte, anche a costo di un rischio di impugnativa.
Prevedo un ulteriore aggravamento delle condizioni della rete commerciale di vicinato già fortemente minate con la recente liberalizzazione selvaggia degli orari di apertura, sulla quale anche questa maggioranza è per fortuna titubante.
13/11/2012 – A beneficio di tutti, questo è ciò che accadde ed è accaduto:
Nella seconda metà del 2009, i meetup di Beppe Grillo piemontesi si riunirono in un’Associazione che potesse portare avanti tutte le azioni tecnico-burocratiche per la presentazione della lista elettorale alle elezioni regionali che si sarebbero tenute di lì a pochi mesi. Nonostante oggi possa apparire strano, visti i dati in termini di consenso e di sondaggi, alcune province in quel momento faticarono non poco per riuscire a trovare candidati o attivisti che portassero avanti la raccolta firme; Cuneo fu una di queste, per cui, uno dei quattro candidati, il sottoscritto, venne inserito nonostante avesse già alle spalle due mandati elettorali comunali in un Comune di 500 abitanti, condizione che non avrebbe potuto permettere il mio inserimento. Per il caso specifico, e per evitare che non si riuscisse a presentare il listino della seconda provincia più importante del Piemonte, venne verbalmente chiesta una deroga allo staff di Beppe Grillo, nella persona di Gianroberto Casaleggio, come poi riportato pubblicamente anche dall’attuale capogruppo Davide Bono, e venne segnalata la fattispecie all’interno del modulo di candidatura depositato a suo tempo (allegato 1).
Il resto è cronaca: al di là di ogni più rosea aspettativa, il MoVimento 5 Stelle riuscì ad eleggere due consiglieri, tra cui il sottoscritto con più di 700 voti di preferenza.(allegato 2).
Venerdì 9 novembre, recatomi presso l’ufficio postale per il ritiro di una raccomandata, ho potuto leggere la missiva ormai pubblica, inviatami dal legale di Beppe Grillo che comunica “…la decisione del sig. Grillo di revocare l’autorizzazione all’utilizzo da parte…” mia “…del nome e del marchio del MoVimento 5 Stelle di cui egli è esclusivo titolare…” (allegato 3 e 4).
Una considerazione a proposito: mi pare quantomeno incomprensibile il motivo per cui mi sia stata data la possibilità all’uso politico e comunicativo del simbolo del MoVimento 5 Stelle per ben 32 mesi dalla data della mia elezione (risottolineo che il mio curriculum completo, con tanto di mandati pregressi, era stato messo in rete molto prima delle elezioni), per poi decidere di revocarlo, prima tramite una telefonata che mi chiedeva di fare un passo indietro silenzioso (alla stregua della peggior ammissione di una colpa, che non mi sento proprio di avere), nella quale rispiegai la totale trasparenza da parte nostra fin dagli esordi – e subito dopo inviai allo staff di Beppe Grillo copia dell’accettazione di candidatura – e poi con una fredda, seppur ineccepibile, lettera di uno studio legale.
Per quanto riguarda dunque eventuali speculazioni  sulla tempistica di invio, gli eventuali dubbi possono essere fugati solo da chi la missiva l’ha inviata, per cui ritengo di non esprimermi.
Posto che la mia azione politica, sicuramente incompleta e fallace, si è finora ispirata a principi legati al movimento sotto la cui effige sono stato eletto, ma non ne è diretta ed esclusiva conseguenza, ritengo di poter continuare il mio incarico istituzionale all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte se e finché mi sarà possibile farlo in piena libertà e serenità, rispettando un linea coerente con il passato per quanto possibile.
Anche interpretando le pur parziali considerazioni ricevute in queste ore da molti cittadini piemontesi ritengo di non dovermi dimettere, ma credo sia anche opportuno rimarcare che, dal momento in cui sono fattivamente espulso dal MoVimento 5 Stelle, sento il dovere di rispedire gentilmente al mittente proposte di una mia immediata surroga con surrettizio reintegro a supporto dello stesso MoVimento che mi ha testé espulso.
Mi prenderò però comunque qualche giorno di riflessione, sentendo l’esigenza di ragionare sul mio futuro.
Un ultimissima considerazione: una puntuale deroga utilizzata in un momento di grossa difficoltà, in cui la fatica di poter presentare la lista regionale era oggettiva e tangibile come riferibile da chiunque abbia condiviso con me l’esperienza delle regionali 2009, sconfessata proprio nel momento in cui invece vengono stabilite per le candidature a ruoli molto più importanti, regole talmente stringenti da contenere al loro interno originariamente già deroghe “ad regionem”, e necessitare di ulteriori eccezioni successive legate ad alcuni territori – chissà che il futuro non ci riservi qualche altra ulteriore sorpresa… – a me, davvero, fa un po’ specie!
Cionondimeno: faccio comunque un grosso e sincero in bocca al lupo a tutti quelli che hanno deciso di tentare l’avventura delle cosiddette primarie online…
12/11/2012 – BEPPE GRILLO MI HA ESPULSO DAL MOVIMENTO 5 STELLE
Ritengo opportuno portare all’attenzione di tutti una situazione che mi riguarda personalmente.
E’ però necessario prima fare una doverosa premessa:
Nella seconda metà del 2009, i meetup di Beppe Grillo piemontesi si riunirono in un’Associazione che potesse portare avanti tutte le azioni tecnico-burocratiche per la presentazione della lista elettorale alle elezioni regionali che si sarebbero tenute di lì a pochi mesi. Nonostante oggi possa apparire strano, visti i dati in termini di consenso e di sondaggi, alcune province in quel momento faticarono non poco per riuscire a trovare candidati o attivisti che portassero avanti la raccolta firme; Cuneo fu una di queste, per cui, uno dei quattro candidati, il sottoscritto, venne inserito nonostante avesse già alle spalle due mandati elettorali comunali in un Comune di 500 abitanti, condizione che non avrebbe potuto permettere il mio inserimento. Per il caso specifico, e per evitare che non si riuscisse a presentare il listino della seconda provincia più importante del Piemonte, venne verbalmente chiesta una deroga allo staff di Beppe Grillo, nella persona di Gianroberto Casaleggio, come poi riportato pubblicamente anche dall’attuale capogruppo Davide Bono, e venne segnalata la fattispecie all’interno del modulo di candidatura depositato a suo tempo (allegato 1).
Il resto è cronaca: al di là di ogni più rosea aspettativa, il MoVimento 5 Stelle riuscì ad eleggere due consiglieri, tra cui il sottoscritto con più di 700 voti di preferenza (allegato 2)
Ecco i fatti:
Venerdì 9 novembre, recatomi presso l’ufficio postale per il ritiro di una raccomandata, ho potuto leggere la missiva in allegato (allegato 3 e 4), inviatami dal legale di Beppe Grillo che comunica “…la decisione del sig. Grillo di revocare l’autorizzazione all’utilizzo da parte…” mia “…del nome e del marchio del MoVimento 5 Stelle di cui egli è esclusivo titolare…”
Una considerazione a proposito: mi pare quantomeno incomprensibile il motivo per cui mi sia stata data la possibilità all’uso politico e comunicativo del simbolo del MoVimento 5 Stelle per ben 32 mesi dalla data della mia elezione (risottolineo che il mio curriculum completo, con tanto di mandati pregressi, era stato messo in rete molto prima delle elezioni), per poi revocarlo pochi giorni dopo che io ho espresso pubblicamente una critica ad un articolo del blog “beppegrillo.it” in merito ad un commento a mio modo di vedere inopportuno nei confronti di una consigliera eletta del MoVimento 5 Stelle, Federica Salsi.
Posto che la mia azione politica, sicuramente incompleta e fallace, si è finora ispirata a principi legati al movimento sotto la cui effige sono stato eletto, ma non ne è diretta ed esclusiva conseguenza, ritengo di dover continuare il mio incarico istituzionale all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte finché mi sarà possibile farlo in piena libertà e serenità.
Avendo analizzato superficialmente casi analoghi del passato, e non essendo potuto giungere ad una conclusione certa in merito all’utilizzo istituzionale del marchio sotto il quale sono stato eletto, a prescindere dalla revoca dell’uso commerciale e comunicativo, sono a chiedere a chiunque abbia per esperienze, competenza e professionalità, la possibilità di fornirmi una risposta esauriente in merito, la disponibilità al confronto, secondo un principio che condivido dell’importanza della rete di intelligenze. Nel frattempo applicherò nel modo più estensivo possibile, a mia tutela, le indicazioni contenute all’interno della lettera di comunicazione ricevuta pochi giorni fa.

Un ultimissima considerazione: una puntuale deroga utilizzata in un momento di grossa difficoltà, in cui la fatica di poter presentare la lista regionale era oggettiva e tangibile come riferibile da chiunque abbia condiviso con me l’esperienza delle regionali 2009, sconfessata proprio nel momento in cui invece vengono stabilite per le candidature a ruoli molto più importanti, regole talmente stringenti da contenere al loro interno originariamente già deroghe “ad regionem”, e necessitare di ulteriori eccezioni successive legate ad alcuni territori – chissà che il futuro non ci riservi qualche altra ulteriore sorpresa… – a me, davvero, fa un po’ specie!

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