io microfonodi Fabrizio Biolé
Mai come di questi tempi la rete ferroviaria regionale è in pericolo!Come molti sanno, nel 2012 c’è stato un taglio di quasi un quarto dell’intero chilometraggio presente sul territorio piemontese, con quattro linee chiuse nel solo territorio cuneese.In questi giorni però, alla deprecabile situazione per cui il combinato disposto delle politiche nazionali di tagli alla manutenzione – ad esempio i 400 milioni totali in meno utilizzati per coprire i buchi di bilancio creati dalla marchetta del Governo al PDL sull’abolizione dell’IMU – e di quelle regionali, con pesanti riduzioni del capitolo legato al TPL su ferro e l’indotta guerra tra territori con la corsa per l’inserimento nel Sistema Ferroviario metropolitano di Torino (grande innovazione di facciata, un po’ meno nella sostanza, se si pensa alle decine di obsoleti mezzi che sono stati trasformati in moderni, stampigliando sulle fiancate la colorata sigla e poco altro), si sono aggiunti episodi sporadici ma allarmanti come quello di martedi mattina 29 ottobre, presso il passaggio a livello di via Casa del Bosco a Bra.

Un convoglio costretto ad avanzare a 6 chilometri orari a causa del tilt dell’impianto che regola l’intersezione a raso con la rete viaria, tra sbarre di sicurezza sollevate e segnalatori luminosi spenti, pur previsto dalla prassi in casi eccezionali, aggiunge semplicemente un tassello alla trascuratezza del servizio pubblico di trasporto su ferro, in questo caso presumibilmente per mancata manutenzione o controllo da parte di RFI, proprietaria dei binari.

Se a ciò aggiungiamo le diverse testimonianze che affermano la ripezione di episodi del genere, diventa davvero un serio problema di sicurezza per pedoni, ,ciclisti, automobilisti e cittadini in genere.

Ho discusso un’interrogazione urgente per capire che tipo di provvedimenti intenda prendere la Giunta Regionale in merito all’incresciosa situazione senza però una risposta nel merito e convincente.

Di qualche ora fa, peraltro, l‘azzardata affermazione dell’Assessore Alberto Cirio, rispetto al fatto che dieci milioni di euro risparmiati a suo dire dal taglio  di linee ” non più attuali” – ancora l’indotto conflitto tra territori e tra utenti… – sarebbero a disposizione per i lavori dell’interramento dei binari nel centro di Bra.

Lungi da me dover acuire il senso di competizione tra territori, o voler sminuire l’importanza dell’opera, ma la priorità di investimento sulle risorse risparmiate dalla cancellazione di linee importanti come Cuneo-Saluzzo, Cuneo-Mondovi, o Ceva-Ormea non avrebbe il diritto di essere discusso e valutato anche con i territori che stanno rischiando di fare la stessa fine – vedi la linea Cuneo-Ventimiglia – ?
E, per rimanere nel contesto braidese, prima di declamare le disponibilità per un’opera strategica, ma davvero molto costosa, perchè non affrontiamo le problematiche legate alla sicurezza, come i ripetuti guasti del passaggio a livello di Casa del Bosco che vengono sovente poste dai cittadini?

PPPSegnaliamo questi interessanti appuntamenti a cui consigliamo di partecipare questo sabato:

 – sabato 26 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, davanti alla stazione di Cuneo, presidio per la salvaguardia della linea ferroviaria Cuneo-Nizza

 – sabato 26 ottobre, dalle 15.00, a Bussoleno (Salone Don Bunino), incontro tra la Costituente dei Beni Comuni e il Movimento NO TAV, con Gianna De Masi, Ugo Mattei, rappresentanti del Teatro Valle di Roma e giuristi

 – sabato 26 ottobre, corteo “Basta menzogne sull’inceneritore”, ritrovo h 14.00 davanti alla vecchia stazione Porta Susa e arrivo davanti alla RAI di via Verdi.

sostenibilità1Dal 28 al 31 ottobre si terrà al Politecnico di Torino l’importante convegno Science and Future, quattro giorni di dibattito sulla sostenibilità che avranno come punto di partenza l’esperienza e la lungimiranza di Aurelio Peccei, economista e intellettuale torinese, che sollecitò per primo una presa di coscienza dei limiti della crescita economica stabiliti dai vincoli fisici del Pianeta, e promosse il famoso rapporto “I limiti dello sviluppo”, elaborato dal MIT di Boston e pubblicato nel 1972.

Il programma è molto ricco e di altissima qualità, con ospiti di elevata autorevolezza e con decenni di studio ed esperienza sul tema.

Dall’introduzione del convegno:

A distanza di oltre 40 anni, la crisi economica mondiale rivela connessioni sempre più evidenti con la disponibilità di energia fossile, di risorse minerarie, sfruttamento della biomassa, degradazione dei suoli e instabilità produzione agricola, inquinamento e cambiamenti climatici.

Al tempo stesso la scienza ha fatto enormi progressi sulla conoscenza dei processi naturali accoppiati a quelli umani, giungendo alla conclusione che l’attuale Antropocene è il periodo geologico dove una sola specie – sette miliardi di Homo sapiens – ha preso il sopravvento sull’intera biosfera modificando a tassi mai prima sperimentati anche atmosfera, idrosfera, criosfera, litosfera.

I rischi di una drastica transizione del sistema terrestre a seguito di tale inedita pressione sono concreti ma purtroppo economia, politica e cultura umanistica non hanno ancora raccolto l’urgenza di confrontarsi con tali scenari e con l’immanenza dei vincoli fisici nel progetto dell’umanità dominato dalla sola logica del mercato, della crescita e della competitività: un futuro impossibile.

I cambiamenti in atto – dal clima alla biodiversità – delineano invece futuri probabili che possono minacciare la qualità della vita umana sull’intero pianeta per millenni.

Solo uno scatto coraggioso di evoluzione culturale che riporti il prelievo di risorse all’interno dei cicli biogeochimici terrestri potrà dirigerci verso il futuro desiderabile di una specie e di una società stabili e sostenibili.

Quattro giorni di discussione al Politecnico di Torino con alcuni rappresentanti di punta della ricerca internazionale vogliono essere occasione per fare emergere un dibattito concreto e sempre più necessario a tutti i livelli della scienza, della cultura e della politica.

Per maggiori info:
http://scienceandthefuture.polito.it/

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di Fabrizio Biolé
Alcune volte, dopo aver analizzato, verificato e fugato ogni dubbio rispetto alla scarso approfondimento da parte degli enti pubblici sugli interventi da essi finanziati tramite bando – dunque con soldi appartenenti a tutti i cittadini – e vedendo che gli interventi in questione non subiscono nemmeno un rallentamento finalizzato al verificarne la validità sotto ogni punto di vista, specie se drenano ingenti quantità di risorse economiche, per il cittadino è veramente difficile non ipotizzare profili di malafede, siano essi poco rilevanti come macroscopici.

E’ questo il caso dello scellerato progetto di bacino irriguo nel territorio del comune di Boves, in località località Molettino della frazione Rivoira.

Andando con ordine: il progetto relativo alla realizzazione dell’opera, lago artificiale di circa cinquantamila metri cubi funzionale in prima istanza alla creazione della pressione necessaria per una costruenda rete di irrigazione a goccia, è stato giudicato ammissibile dalla Regione Piemonte all’interno del “Bando per la realizzazione di infrastrutture irrigue strategiche 2007-2009” per un totale di circa un milione quattrocentomila euro e, dopo alcune fasi di dialettica con realtà territoriali e associative che hanno rilevato diversi elementi di inopportunità, è ad oggi in fase di appalto.

Diversi ordini di obiezioni rimangono tutt’ora validi e assolutamente mai “smontati” da chi, amministrazione comunale di Boves in primis, ha ritenuto di proseguire con il paraocchi quello che avrebbe invece potuto essere un percorso di confronto costruttivo e partecipato per la realizzazione di un’opera tutt’altro che indifferente come impatto sul territorio bovesano: come prima cosa lascia molto perplessi la localizzazione del bacino, che, pur con qualche piccola variazione morfologica rispetto al progetto originale comprometterebbe in modo permanente più di un ettaro e mezzo di terreno agricolo di forte pregio, con una ingente valenza pure paesaggistica; in secondo luogo si dimostra un non-senso progettuale la collocazione su superficie pressochè piana, il che comporterà, a differenza di una collocazione su pendio, l’irreversibilità del processo, con ingenti lavori di rimozione e trasporto (dove?) dei cinquantamila metri cubi di smarino, che nella fattispecie del progetto non potranno nemmeno essere ceduti a titolo oneroso in quanto questo comporterebbe attività di cava, obbligatoriamente sottoponibile a Valutazione d’Impatto che per il progetto di cui all’oggetto non è prevista (a questo si aggiunge una stima di 5000 viaggi di mezzi pesanti per l’asportazione del materiale dal circondario); ancora: da dati scientifici incontrovertibili, il livello di falda in loco, desumibile dal livello di alcuni pozzi circostanti, va dai circa 5 ai circa 3 metri dal piano di campagna e il bacino, profondo più di 6 metri, verrebbe scavato letteralmente nella falda acquifera, pratica pericolosa e scrupolosamente evitata in tutti i casi analoghi per una serie consistente di motivi.

Altre fondate obiezioni, non ideologiche ma profondamente scientifiche, sono che per esempio le ingenti risorse e il forte impatto avranno come contropartita un insulso utilizzo irriguo per meno di due mesi l’anno, oppure che – osservazione tutt’altro che marginale – entrambe le finalità del bacino, quella di messa in pressione dell’irrigazione a goccia e quella di riserva d’acqua in periodi secchi, non sono in nessun caso risolti da un progetto con quei parametri. Per la prima finalità la stessa efficienza (30 litri al secondo), ma anche un’efficienza superiore possono essere ottenute tramite l’uso di acqua corrente o di pozzi, molti dei quali già presenti, e con una spesa irrisoria; per la seconda finalità, più sistemica, un bacino delle dimensioni di cui all’oggetto è assolutamente insignificante: la riserva idrica verrebbe garantita solo da grandi invasi, la cui opportunità meriterebbe un dicorso a parte, con rese ben maggiori rispetto al pur maggiore investimento economico!

E ho volontariamente taciuto i tempi e costi di manutenzione per la proliferazione potenziale di alghe nei filtri di ogni singolo impianto, così come il fatto che mai siano stati posizionati sul territorio strumenti di rilevazione della portata e della pioggia. Insomma: ritengo che da parte dell’Amministrazione Comunale e dall’Amministrazione Regionale, che ha destinato all’inutile ma impattante progetto quasi un milione e mezzo di euro pubblici, si debba finalmente, prima di sprechi irreparabili, ragionale sulle concrete opportunità. Le misere modifiche poste in essere durante gli scorsi mesi di rielaborazione non sono che fumo negli occhi.

Tralascio la curiosa e “conflittuale” coincidenza di un Assessore Regionale all’Agricoltura che erogherebbe contributi di per un progetto proposto da uno dei propri genitori, in quanto legale rappresentante attuale del Consorzio Irriguo “valle Gesso, Valle Vermenagna, Cuneese bovesano”, per fare un’appello al buonsenso, e concretizzarlo – l’appello – in un’interrogazione urgente appena depositata in Consiglio Regionale, su una vicenda che grida allo spreco sotto molti punti di vista!

Progetto Partecipato “Lou Viol”: obiettivo raggiunto!

Pubblicato: 25 settembre 2013 da mallamacidaniele in ambiente, arte e cultura, trasporti

di Gruppo Consiliare Progetto Partecipato

Lou Viol è un associazione ONLUS nata a Gaiola (CN) nel 2012 per occuparsi di sentieristica, recuperando sentieri abbandonati o inutilizzabili e rendendoli nuovamente fruibili dai cittadini e dai turisti, nonché di tutti gli amanti della natura

Si compone di volontari dalle età più disparate i quali periodicamente fanno squadra per interventi mirati, unendo lavoro manuale e momenti conviviali.

Il recupero dei sentieri, oltre al valore ambientale e naturalistico, porta in sé anche un prezioso e profondo legame con le radici del territorio e della popolazione locale, oltre che essere di fatto parte integrante del processo di concreta attuazione dell’art. 9 della Costituzione che afferma “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storicoe artistico della nazione“.

Il progetto proposto da Lou Viol serve a unire innumerevoli piccoli punti apparentemente senza significato (muretti, fontane, cappelle, piste, sorgenti, postazioni panoramiche, ecc.) attraverso la creazione di una “rete virtuosa” di sentieri percorribili da tutti, con il posizionamento di appositi cartelli informativi nei punti di maggior interesse storico, paesaggistico e naturalistico.

Il contributo del Progetto Partecipato servirà all’acquisto del materiale necessario per svolgere questa attività di informazione, divulgazione e lettura della rete sentieristica.

PENTAX Image

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Lou Viol utilizzerà infatti le risorse per costituire una sorta di “kit” tipo di bacheca in legno di castagno autoctono e tramite la lavorazione di artigiani locali, così da far riscoprire la cultura, la storia e le tradizioni di una valle occitana e trasmettere alle nuove generazioni l’entusiasmo utile ed indispensabile per conservare e valorizzare l’ambiente che circostante.

Sotto la delega, niente?

Pubblicato: 9 settembre 2013 da mallamacidaniele in acqua pubblica, decrescita, democrazia, diritti, legalità, politica, solidarietà

kiengedi Fabrizio Biolé

Se ci fosse stato bisogno di confermarlo, la visita della dottoressa Kyenge ha sprizzato, a mio avviso, pochezza e mancanza di contenuti sotto molti punti di vista.

Intendiamoci: ben venga l’attenzione di una rappresentante governativa verso le problematiche territoriali, magari accompagnata da un formale momento di incontro e confronto con cittadini e rappresentanze. Però, nel caso del consesso di Saluzzo, è mancato il secondo ed è stata pessimamente coniugata la prima, a cominciare dall’escamotage alla base della tappa saluzzese della Ministra all’Integrazione, incastrata succedaneamente in testa al bagno di folla (?) con i GD braidesi.

E del maldestro incastro i convenuti hanno subìto le conseguenze fin dalle tempistiche: la brevissima permanenza della Kyenge a Saluzzo, schiacciata tra un rovinoso ritardo in arrivo – poco mancava al giro completo della lancetta – e appunto la fretta verso l’incontro molto “giovane” e altrettanto “democratico” in quel di Bra, in partenza.

In quanto ai contenuti, con tutto il rispetto per il formale mezzo A4 letto dalla dottoressa Impresa, Prefetto di Cuneo, e il vivace intervento di don Bruno Dalmasso, direttore Caritas – cui forse è mancato uno spunto critico che invece sarebbe stato adeguato -, tralasciando i comprensibilmente istituzionali discorsi della Vicepresidente di ANCI Tisi e del Presidente di Coldiretti Quaglia – ciascuno incentrato sulle istanze della propria rappresentanza -, alcuni tratti dell’intervento del Sindaco Allemano e quasi l’integrale discorso di chiusura della stessa Ministra hanno di molto abbassato il livello globale del breve incontro.

E’ molto probabile che il mio giudizio sia viziato da pregiudizi dovuti al susseguirsi di decisioni per me poco comprensibili, se non addirittura irragionevoli, da parte del Primo Cittadino – il rifiuto di un concreto intervento, a costo zero per il Comune, da parte delle associazioni cattoliche operanti sul territorio; il cocciuto trincerarsi dietro una dichiarazione di non competenza diretta, per evitare utili quanto semplici atti concreti (per esempio la fornitura emergenziale di acqua e luce ai migranti); il risibile pugno di ferro dello sgombero formale di pochi mesi fa, episodi che certo un qualche dubbio sulla totale buona fede lo fanno nascere.

Chicca di Allemano, io credo, la supercàzzola espressa circa a metà discorso che suona più o meno così: “…abbiamo tentato di non incentivare i migranti a trattenersi per non essere costretti ad abbassare il livello dell’accoglienza…”, in altre parole: non abbiamo dato loro nulla per evitare di dimostrare che avremmo potuto dar loro molto poco, e infatti l’unica cosa data in modo deciso è stata la mazzata dello sgombero con sequestro di tutti i miseri arredi presenti in loco!..

Il ripetitivo discorso della Ministra mi ha invece negativamente stupito, sia perché mi sarei aspettato qualcosa in più in merito all’analisi della situazione, sia perché, pur senza pretendere una soluzione certa e pronta alla situazione strutturale, un accenno al concreto intervento sulla realtà contingente, non sarebbe stato certo pleonastico.

Ritengo intanto che abbia dimenticato parole del tono di “neocolonialismo”, “sovranità”, “approccio globale” concentrandosi sul termine “lavoro”, la cui importanza non voglio affatto sminuire neppure la metà di quanto la sua continua ripetizione è parsa fare nel diluito discorso dell’Onorevole Kyenge.

Ma forse qualche risposta specifica e strutturale alla situazione saluzzese è saltata fuori durante l’applaudita puntata in Sala Arpino a Bra, come una inelegante chiosa della Deputata Gribaudo, la più assenteista della Granda, facente gli onori di casa, ha lasciato intendere prima della dipartita della Ministra per la città della Zizzola. In tal caso lo scoprirò dai prossimi numeri dei periodici locali.

Chiudendo proprio con il concetto di “ assenza”, a partire da quella (l’ennesima!) dall’Aula Parlamentare della su citata Deputata, anche nei giorni in cui è in discussione nientemeno che la modifica della base legislativa del nostro Paese – la Carta Costituzionale -, segnalo la vergognosa e completa assenza del Governo Provinciale e di quello Regionale, col quale, per par mio, tenterò di affrontare lo spinoso argomento anche tramite l’interrogazione che ho depositato qualche settimana fa presso Palazzo Lascaris.

In ultimo da segnalare l’assenza, intesa come mancata visita, ancora per motivi di tempo presumo (sic), di Kyenge a “Guantànamo”, il significativo soprannome che è stato dato alla baraccopoli presso il Foro Boario nella quale risiedono gli esseri umani causa di tutta questa concitata e inconcludente attenzione. Mancata visita che ben si coniuga con la stizzita risposta della Ministra alla domanda diretta di uno dei ragazzi africani che hanno potuto presenziare all’incontro: “signora Kyenge, perché non sei venuta al campo a vedere in che condizioni mangiamo, dormiamo, viviamo? Per terra e senza nulla, come animali”. Provate a pensare se il soffocato “grazie” ricevuto in cambio dall’autorevole interlocutrice non racchiuda in sé buona parte della causa delle considerazioni critiche malamente espresse dal sottoscritto in questa paginetta…

https://i0.wp.com/web.rifondazione.it/home/images/art11.jpgdi Fabrizio Biolé
Mala tempora currunt, mai come oggi la ciceroniana sentenza si applica alla situazione socio-politica convulsa ed emergenziale che ci accompagna nella stretta attualità.I cittadini però per fortuna reagiscono, a tutti i livelli loro consentiti dagli scarsi e imperfetti istituti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento. E allora i presenti giorni si prospettano simbolicamente e fattivamente determinanti sia per quanto riguarda l’attivismo civico rispetto alle prossime scelte strutturali della maggioranza parlamentare, sia per quanto riguarda il piccolo ma devastante passo verso una nuova guerra nel Mediterraneo.

A partire da giovedì scorso, la settimana che un ampio collettivo di individui e associazioni sta dedicando alla  tutela e al rilancio dei principi costituzionali, è caratterizzata da iniziative collettive di fermo dissenso rispetto al tentativo eversivo di deroga all’articolo 138, il fragile ma determinante fulcro intorno a cui ruota la condivisione e la prudenza nelle modifiche della Carta.

Il sottoscritto è fra i cinque sottoscrittori che hanno depositato presso la Prefettura di Cuneo una stringata e precisa missiva indirizzata al Presidente Letta nella quale sono state palesati i presupposti irrinunciabili in una onesta discussione sulle riforma costituzionale, principi al momento ignorati in toto sia nella sostanza che nella forma dal testo della proposta licenziata in Senato e che in queste ore viene discussa alla Camera: in sintesi si rileva il forte contrasto con le modalità di modifica sancite in Carta, la contraddittoria revisione della prima parte della stessa e la non legittimità di questo Parlamento “nominato”.

Le attività in merito continueranno con un banchetto di confronto con la cittadinanza in corso Nizza sabato 7 dalle 15 e con un momento di presidio in piazza della Costituzione domenica pomeriggio. Parallelamente ho appena depositato un atto di indirizzo in Consiglio Regionale che recepisce le stesse indicazioni della lettera a Letta, sottoponendole al voto dell’Assemblea Legislativa del Piemonte.
A tal proposito credi sia importantissimo sottoscrivere l’appello proposto da Il Fatto Quotidiano.

Nel frattempo, mentre aspettiamo con forte apprensione notizie sulle decisioni di intervento militare in Siria, azioni sulle quali poco o nulla a livello decisionale possiamo come cittadini, ritengo condivisibile come moto di protesta e di richiamo dell’attenzione, oltre che come forte atto politico collettivo di comunione interreligiosa e laica, una massiccia partecipazione alla giornata di digiuno di sabato 7.
Il forte movimento di protesta pacifica e condivisa contro l’intervento militare che verosimilmente sarà alla radice dell’ennesima escalation di violenza nel bacino mediterraneo e oltre, avrà peraltro in varie città italiane un momento di riflessione e di preghiera (per chi professa una qualche fede) e a Cuneo si terrà alle 18,30 di sabato presso il centro dei Tomasini.
Per par mio aderisco formalmente e sostanzialmente al digiuno ed all’incontro.

Una spicciola autocritica mi suggerisce spesso un’esclusiva attenzione a quelle che sono di fatto le problematiche legate alla stretta competenza appartenente al ruolo istituzionale che pro-tempore ricopro, ma non è forse incontestabile la perfetta interrelazione a cascata tra decisioni strutturali sulle regole che definiscono i rapporti tra cittadini e con le istituzioni e la gestione concreta dei settori che ogni ente – ed ogni eletto – ha come propria competenza? In altri termini diventa mero esercizio di stile continuare a rattoppare e lucidare i rubinetti di casa mentre qualcuno sta meticolosamente manomettendo e inquinando l’acquedotto, o vi sembra così irragionevole?

Inconveniente indigesto o prevedibile disastro?

Pubblicato: 26 agosto 2013 da mallamacidaniele in ambiente, energia, legalità, salute
torrente veglia inquinato moria pesci di Fabrizio Biolé
Di pochi giorni fa la notizia di un grave inquinamento da digestato da produzione di biogas nel torrente Veglia di Fossano, affluente diretto del fiume Stura di Demonte.Pare a causa del malfunzionamento di una pompa di un’azienda di Loreto ci sarebbe stata la fuoriuscita da una vasca di molte centinaia di metri cubi di liquame fortemente inquinante, rilevato dall’esperienza diretta di alcuni pescatori che hanno dato l’allarme all’arrivo e la diffusione nelle acque in cui svolgevano la propria attività di una macchia scura e maleodorante di notevoli dimensioni, la quale nei giorni successivi avrebbe causato la moria di numerosi animali acquatici.

Vista la dovuta e solerte azione di rilevamento dell’Agenzia ARPA, ho depositato immediatamente un’interrogazione urgente alla Giunta Regionale (in allegato) per conoscere in tempo reale lo svolgimento dell’attività e i rilievi e le potenziali conseguenze per il territorio, l’ambiente, l’ecosistema del torrente e i cittadini fossanesi.

Incidenti simili, che succedono purtroppo a cadenza costante lungo tutta la penisola, devono necessariamente interrogare amministratori e legislatori sull’opportunità di una produzione energetica così potenzialmente pericolosa come quella del biogas da digestione anaerobica.

Per rendere l’idea della pericolosità dell’evento, basti pensare che quindici giorni fa, a causa di un simile “incidente” a Civitanova Marche, con lo sversamento in un affluente del fiume Chienti di digestato di fermentazione anaerobica (che in quel caso era a monte già comunque diluito in acqua), il Sindaco ha vietato la balneazione sul litorale della cittadina, anche su suggerimento dell’Agenzia per L’Ambiente marchigiana, a causa di potenziali pericoli anche per la salute umana, oltre a quella della fauna fluviale e marina.
A fronte dell’insostenibilità economica di detta produzione – in mancanza di incentivi e certificati – vale la pena: aumentare le emissioni per la lavorazione dei terreni, aumentare la competizione alimentare – il 90% delle produzioni di biogas da deiezioni o rifiuti è infatti integrata da componenti vegetali sottratte all’alimentazione -, rendere criticha la quantità di emissioni dovute ai trasporti del materiale e soprattutto consumare indiscriminatamente grandi quantità di humus con il conseguente aumento dell’erosione e il dilavamento dei terreni agricoli, già messi a dura prova dalla scellerata cementificazione?

Io credo di no: forse, il brutto episodio di Fossano potrà essere spunto di riflessione approfondita anche a livello politico sull’opportunità di spinte incentivanti la produzione indotta di biogas, o almeno così mi auguro.

Intanto l’ecosistema del Veglia, e del tratto finale dello Stura, e i fossanesi ringraziano!

Io non ci Expo!

Pubblicato: 5 luglio 2013 da fabiole in ambiente, decrescita, democrazia, diritti, Economia, energia

https://i2.wp.com/www.investireoggi.it/green/files/2013/06/Il-Diavolo-veste-Prada-No-si-tinge-di-verde.jpgdi gruppo consiliare Progetto Partecipato

CHE COS’E’ MILANO EXPO 2015?

EXPO 2015, è formalmente un’esposizione universale, ovvero “una manifestazione che ha come scopo principale l’educazione del pubblico: può esporre i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare i bisogni della civilizzazione, dimostrare il progresso raggiunto in uno o più rami dell’attività umana, o indicare prospettive per il futuro” ma i mezzi di comunicazione si dimenticano sempre di trattare tutti gli altri aspetti correlati all’organizzazione di una Esposizione Universale, non ultimo il rapporto che le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno con questi eventi, essendo luogo di richiamo di ingenti capitali e finanziamenti.

CHE COS’E’ VERAMENTE MILANO EXPO 2015?

In realtà si tratta, nei fatti, di una gigantesca operazione mediatica, di indebitamento dei cittadini e di sfruttamento dei lavoratori, volta al consolidamento di relazioni nazionali e internazionali che hanno come unico scopo il raggiungimento del massimo profitto possibile, a scapito dei servizi pubblici locali e dei diritti dei cittadini stessi, le cui conseguenze ambientali saranno peraltro gravissime a causa del pesantissimo consumo di suolo libero, processo irreversibile a danno del paesaggio, del territorio e della collettività.

EXPO 2015 rappresenta la quintessenza del modello unico dominante anche per un altro motivo: dal 1994 le Expo sono anche, da Statuto, “strumenti chiave per l’educazione allo sviluppo sostenibile”, quindi è chiaro come venga usato l’evento per colpire la coscienza delle giovani generazioni e “ingannarle”, in aperta antitesi con i limiti dello sviluppo e la necessità di convertire ogni settore della società secondo i criteri di sostenibilità come indicato anche dall’appello “La terra non si governa con l’economia”.

Ciliegina sulla torta, il tema dominante dell’EXPO 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è una provocazione di cattivo gusto nei confronti di quanto davvero accade nel mondo e che viene registrato ogni anno, oltre che per la natura stessa dell’iniziativa.

Negli ultimi Expo, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto alcun riscontro positivo e le amministrazioni pubbliche si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’evento.

Il territorio si troverà a dover gestire aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti appositamente per l’evento che resteranno vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Torino 2006 i cui effetti devastanti sono ormai di dominio pubblico.

La Regione Piemonte il 13 luglio 2012 ha firmato con la Regione Lombardia e il Commissario dell’EXPO 2015 un protocollo di intesa per sostenere congiuntamente l’evento e il 12 settembre 2012 ha dato vita a un Comitato ristretto, con rappresentanti delle camere di commercio, dell’ANCI, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Ma che cosa lega davvero la Regione Piemonte all’EXPO di Milano? Forse la vecchia idea di finanziare tecnologie vecchie e inquinanti, come le automobili (la nuova Fiat 500L sarà auto ufficiale dell’evento), anziché la riconversione energetica; oppure la disponibilità a condividere le potenziali infiltrazioni ‘ndranghetiste, che hanno portato nel recente passato allo scioglimento di diversi comuni del territorio piemontese?

CHE COS’E’ IL COMITATO “NO EXPO”?

Contro l’EXPO 2015 e ciò che rappresenta è stato creato dall’unione di diversi soggetti il Comitato NO EXPO 2015, il quale organizza domenica 7 luglio una grande manifestazione, una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che bisogna finanziare e sostenere consiste nella riappropriazione dei diritti, nell’accesso al  reddito, nella difesa del territorio. La data è determinante perché il 7 luglio verrà inaugurata la sede dell’EXPO a Villa Reale di Monza.

L’appuntamento è per le 15.00 a Monza, in Largo Mazzini, con la presenza di gazebo informativi, e la marcia della massa critica NOExpo. (Partenza col pullman da Torino alle 11 al parcheggio di Piazza Caio Mario costo a/r 15,00 € – info 348-271784)

Per chi vuole farsi un’idea su ciò che Expo 2015 comporterà per il nostro paese: il Dossier Exit Expo.

 

Cota-pensiero: sparar(l)e ad alzo zero!

Pubblicato: 27 giugno 2013 da mallamacidaniele in armi, Bilancio, decrescita, democrazia, politica

di Gruppo Consigliare Progetto Partecipato

Gli F-35 si faranno: l’ha deciso l’Aula della Camera, che ha approvato il documento della maggioranza Letta-Berlusconi-Monti grazie ai voti dei deputati del PD, del PdL e di Scelta Civica; contrari invece Sel, il M5S e la Lega.

Esultante però il leghista Cota, governatore della nostra Regione, nella quale si assembleranno gli F-35, perché il progetto (cit.) “porta nuovi posti di lavoro sul mio territorio”.

Niente di più falso: l’assemblaggio dei caccia multi-ruolo F-35 Joint Strike Fighter interesserà 10.000 addetti circa, totalmente assunti però tra gli 11.000 lavoratori già impegnati nella sospesa produzione del jet europeo Eurofighter Typhoon. A riferirlo era stato già nel 2012 il generale Debertolis – il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti – durante la sua audizione di febbraio alla commissione Difesa della Camera.

Zero posti di lavoro per Cameri (la cittadina nei cui hangar i velivoli saranno assemblati), il novarese e il Piemonte.

Zero lavoro, zero razionalità: a fronte di un incremento nullo dell’occupazione e degli investimenti in ricerca (“assembleare” un aereo significa infatti semplicemente metterne insieme i pezzi “progettati” e “costruiti” altrove), la spesa per ogni mezzo varierà dai 55 (stima di Deboreolis) ai 148 milioni di euro (stima dello studio sulla cui base il Canada ha recentemente deciso di abbandonare il progetto F-35), costituendo dunque un vero e proprio regalo dei soldi dei cittadini alle casse dei grandi gruppi produttori di mezzi bellici (in primis la statunitense Lockhead Martin) e ai portafogli degli azionisti loro proprietari.

Zero occupazione, zero razionalità e zero strategia: nonostante Cota affermi che il progetto F-35 sia “l’unico grande programma industriale” attualmente varato in Italia, si fa a fatica a comprendere come il governatore possa considerare tale un progetto che impegnerà risorse pubbliche pari a 14 miliardi di euro per dei bombardieri, quando lo Stato nulla fa per mettere in sicurezza scuole e strade ed anzi svende gli immobili pubblici e cancella il trasporto locale.

Il Cota-pensiero si traduce in “zero futuro” per la popolazione, le istituzioni e l’economia piemontese, il cui presente è sempre più nero. Sono sicuro che i piemontesi tutto vogliano fuorché esser presi in giro da chi propaganda che costruire caccia che uccidono uomini, donne e bambini sia una via d’uscita dalla crisi, la cui soluzione richiede invece un cambio sostanziale di paradigma … e di quella classe dirigente, quei tanti Cota che, in attesa di bombardare con i missili genti lontane continuano a bombardare la loro gente con balle, volgarità e strumentale demagogia.